sabato 27 ottobre 2012

The Antikythera Mechanism: World's oldest computer



This documentary investigates the Antikythera Mechanism, a computer-like device that may have been used to calculate the movements of stars and planets. It also highlights ancient inventors Archimedes and Ctesibius. The Antikythera mechanism is an ancient mechanical computer designed to calculate astronomical positions. It was recovered in 1900--1901 from the Antikythera wreck. Its significance and complexity were not understood until decades later. Its time of construction is now estimated between 150 and 100 BC. Technological artifacts of similar complexity and workmanship did not reappear in Europe until the 14th century, when mechanical astronomical clocks were built in Europe. Jacques-Yves Cousteau visited the wreck for the last time in 1978, but found no additional remains of the Antikythera mechanism. Professor Michael Edmunds of Cardiff University who led the most recent study of the mechanism said: "This device is just extraordinary, the only thing of its kind. The design is beautiful, the astronomy is exactly right. The way the mechanics are designed just makes your jaw drop. Whoever has done this has done it extremely carefully ... in terms of historic and scarcity value, I have to regard this mechanism as being more valuable than the Mona Lisa." The device is displayed at the National Archaeological Museum of Athens, accompanied by a reconstruction made and donated to the museum by Derek de Solla Price.

Правдивая история о Трое



un interessante documentario su storia di Troia.

The Lost Legions Of Varus



n the autumn of 9 AD Roman forces occupying Northern Germany were lured into a death trap. Over 20,000 of the world's most feared troops, their families, even their animals, were slaughtered by Iron Age tribes. The bloody massacre defined forever the limits of Roman expansion and left Europe fatefully divided, yet for almost 2,000 years the exact site of this disaster was only guessed at. Then, in 1987, a British soldier made a find that suggested the true whereabouts of the 'Battle of Teutoburg'. Today a grim picture of deception, ambush and ritual slaughter is beginning to emerge.

"In the autumn of A.D. 9 Varus marched his three legions from their summer camp to a winter camp further west. The army was huge, fifteen thousand men plus a train of ten thousand women, children, slaves and pack animals. The march was scheduled to take several days, over difficult terrain, and at times the column would be up to nine miles long as they wound through narrow forest tracks and ravines. Because of the fatal trust of Varus and the cunning of Arminius the Germans knew the exact route this long, lumbering army would take. Thousands of German warriors prepared the trail with trapdoors, hides and traps, and waited.

Varus' army marched without incident for the first day then, just before dusk, when the entire army was far from the safety of camp and committed to the march, the Germans sprang their trap. Small-bands of warriors burst from their hides and cut down passing Romans then melted into the forest. Spears were hurled from trees or rocky outcrops. The Romans, trained to fight in large formations in the open field, were ambushed as they milled in complete disarray. Isolated and confused, they were cut to pieces by one attack after another. For three days and three nights the Germans hunted the shattered bands of Romans to extinction, deep in the dark rain-drenched forest. There were few survivors. Some, including Varus, chose suicide rather than fall into enemy hands. It was the German practice to sacrifice their prisoners to their Druidic gods by crucifying them on sacred oak trees. After the battle the heads of the Roman dead were nailed up along the trail; all except for Varus, whose head Arminius presented to Morboduus, the King of Bohemia, in an attempt to impress him.

Legend has it that it was not until Morboduus forwarded Varus' head to the Emperor that Rome became aware of the disaster that had befallen the German garrison. Three entire legions, out of Rome's twenty-eight, were swallowed by the Teutoberg forest. But the defeat in Germany generated shockwaves far beyond the magnitude of the loss, which was smaller than Carrhae, and indeed smaller than the losses during the civil wars. Those three days in the German forest decided the course of history for millennia to come. Rome was already short of military manpower and the losses in Germany simply could not be made up. Those three legions disappeared form the roles forever and the Roman army would never again field more than twenty-five legions. As the old emperor Augustus drew near death, at the age of seventy-nine, he was seen by his servants wandering the palace weeping and crying "Quinctilius Varus give me back my legions!" The blow to Roman confidence was irreparable. In his will Augustus advised Tiberius to never again cross the Rhine -- "be satisfied with what we have and never desire to increase the size of the empire". This policy would hold until the fall of Rome."
http://www.fighttimes.com/magazine/magazine.asp?article=719

lunedì 15 ottobre 2012

Peltast raffigurato su una coppa a figure nere ateniese


Peltast raffigurato su una coppa a figure nere ateniese.

domenica 14 ottobre 2012

Il vero Hobbit abitava in Indonesia

Corriere della sera, inserto: La Lettura 07.10.2012
Il vero Hobbit abitava in Indonesia
Telmo Pievani


I resti di un piccolo essere umano trovati sull'isola di Flores sconvolgono le teorie sull'evoluzione. È un esemplare di una specie estinta dal cranio minuscolo ma capace di cacciare e usare il fuoco. Le sue origini restano misteriose, eppure fino a 12 mila anni fa convisse con i nostri antenati

L'omino è dispettoso, di quelli che escono nottetempo dalla foresta a seminare scompiglio. Ne conosciamo tanti dalle favole di tutto il mondo, ma quella volta sbucò fuori, non in carne ma in ossa sì, da un sito preistorico dell'Estremo Oriente. E ad essere scompaginate furono le nostre conoscenze scientifiche sull'evoluzione umana. Nel 2003 scienziati australiani e indonesiani coordinati da Mike Morwood rinvennero, nella grotta di Liang Bua, sull'isola di Flores in Indonesia, i resti di un individuo bipede, probabilmente di sesso femminile, con caratteristiche eccezionali. Superava di poco il metro di altezza e il suo cervello era estremamente piccolo. Eppure, primo caso del genere, nonostante la capacità cranica così ridotta sembrava possedere una tecnologia avanzata, padroneggiare il fuoco ed essere un ottimo cacciatore. Che ci faceva un essere tanto particolare, e ben adattato, su un'isola sperduta?
A quel tempo alcuni scienziati sostenevano ancora la tesi secondo cui l'evoluzione di Homo sapiens sarebbe avvenuta progressivamente e in parallelo in diverse regioni del globo, e non a partire da un'origine unica, recente e africana. Con il filtro di questa visione «multiregionale», gli strani esemplari di Flores furono interpretati come una popolazione locale di Homo sapiens malati di microcefalia, di cretinismo congenito, o affetti da qualche altra malformazione. Ma le perplessità verso questa ipotesi ad hoc si fecero subito sentire: c'era ben poco della nostra specie, con o senza patologie, nell'aspetto degli antichi abitanti di Liang Bua.
Così il mistero si infittì e da Flores arrivarono altre sorprese. Le dimensioni ridotte e le proporzioni del corpo analoghe a quelle di forme molto arcaiche del genere Homo, seppur rimpicciolite, fecero pensare che si trattasse di una popolazione asiatica, forse di Homo erectus, spintasi fino agli estremi del suo areale e rimasta bloccata sull'isola a causa delle oscillazioni del livello dei mari. Essendo un puzzle inedito di caratteri, gli scopritori ritennero che vi fossero tutti i crismi di particolarità per assegnare a questo unicum evolutivo un nuovo nome di specie. Era il 27 ottobre 2004 e su «Nature» il paleoantropologo Peter Brown, con Morwood e gli altri del gruppo, presentò al mondo una nuova specie umana: Homo floresiensis.
Fu un putiferio. Gli strascichi della dura contesa tra scienziati rivali, con accuse di manipolazione dei reperti e rivendicazioni nazionali, si trascinano ancora oggi. Per un certo periodo un influente paleoantropologo indonesiano, fervente sostenitore dell'ipotesi multiregionale, riuscì persino a sottrarre i fossili e a non farli studiare agli avversari. Ma le caratteristiche morfologiche di questo omino lo resero ben presto assai più interessante delle reciproche ostilità.
Tra il 2007 e il 2009 l'ipotesi della microcefalia venne esclusa da ripetuti studi comparati. Nel frattempo, il modello multiregionale tramontava sotto i colpi delle evidenze molecolari e paleontologiche. L'evoluzione umana appariva sempre più come un fitto mosaico di specie, spesso conviventi nello stesso periodo, con Homo sapiens arrivato buon ultimo dall'Africa. Nel 2009 si scoprì che i nove individui portati alla luce a Liang Bua sono simili solo in parte a «Homo erectus nani»: posseggono infatti alcuni caratteri così primitivi (soprattutto nella forma del cranio e nei grandi piedi) da far supporre che possa trattarsi di discendenti di una forma africana più remota e già di piccole dimensioni. È possibile che siano discendenti della prima uscita dall'Africa di forme arcaiche del genere Homo, cominciata poco dopo i due milioni di anni fa.
Alcuni utensili, ridatati con precisione nel 2010, fecero risalire il primo popolamento di Flores, nel vicino sito di Mata Menge, a circa 900 mila anni fa. Ci sarebbe stato quindi il tempo sufficiente perché una forma umana antica — forse lo stesso antenato degli Homo erectus che sopravvissero sull'isola di Giava fino a tempi relativamente recenti nella valle del fiume Solo — sviluppasse un adattamento tipico di specie che si trovano a vivere sulle isole: il «nanismo insulare». Con scarsità di risorse e in assenza di predatori, il processo selettivo favorisce la riduzione della corporatura perché in tal modo si diminuisce il fabbisogno energetico e si accelerano le generazioni. Viceversa, come nel caso dell'enorme roditore che veniva cacciato proprio dall'Homo floresiensis, se si è prede talvolta conviene ingigantirsi. Nella grotta di Liang Bua è stata scoperta nel 2011 anche una cicogna alta un metro e 82 cm.
Un'isola del lontano Oriente, piccoli hobbit dai lunghi piedi, topi mostruosi, cicogne giganti: sembra una storia alla Jonathan Swift e invece è tutto scritto nei fossili. Che sia arrivato già piccolo o si sia rimpicciolito in loco, Homo floresiensis si è oggi conquistato un posto d'onore come il più curioso rappresentante della diversità del genere Homo. Ma i dispetti non sono finiti qui. Nonostante la provenienza antica, le datazioni dicono che su Flores questa straordinaria specie pigmea abitò fino a tempi recentissimi: addirittura fino a circa 12 mila anni fa. È una scoperta sorprendente. In pratica questi hobbit insulari, in miniatura come gli stegodonti nani di cui si cibavano o come gli elefanti nani della Sicilia, sono sopravvissuti fino a una manciata di millenni prima dell'invenzione dell'agricoltura e della scrittura da parte di Homo sapiens.
Purtroppo, a causa dell'umidità e dell'acidità del suolo, non è stato finora possibile estrarre il Dna antico dalle loro ossa. Non si riesce a studiare la sequenza del loro genoma, come invece è possibile per il nostro cugino più stretto, l'uomo di Neanderthal. Non sappiamo perché gli hobbit di Flores si siano estinti (forse un'eruzione vulcanica?) e non vi sono testimonianze dirette di incontri con Homo sapiens. Tuttavia, considerando che i primi rappresentanti della nostra specie sono giunti in Australia ben prima di 12 mila anni fa e che la catena di isole della Sonda era un passaggio pressoché obbligato insieme a quello di Celebes e delle Molucche, è probabile che sull'isola di Flores vi siano stati incontri ravvicinati tra queste due specie, come anche tra Homo sapiens e Neanderthal in Medio Oriente e in Europa.
Questo caso mostra come i motori fondamentali dell'evoluzione abbiano agito sulle specie degli ominini come su tutte le altre forme viventi. Spostamento sul territorio e isolamento geografico hanno prodotto convivenze e diversificazioni di specie, fino a tempi molto recenti. La storia del piccolo hobbit indonesiano è ancora in gran parte da scrivere. Dobbiamo abituarci all'idea che non più tardi di 50-40 mila anni fa, tra Africa ed Eurasia, fossero in circolazione almeno quattro forme umane (noi, i Neanderthal, Homo floresiensis nella sua piccola enclave protetta dal mare, e un'altra specie asiatica trovata sui Monti Altai e non ancora battezzata), ciascuna intelligente a modo suo. Poi siamo rimasti gli unici, per ragioni forse legate alla nostra loquace invasività. È importante però sapere che nel passato recente ci sono stati molti altri modi di essere umani, altri ramoscelli nell'intricato albero della discendenza umana. Il messaggio di Liang Bua, al quale non volevamo quasi credere, è che non eravamo soli.

venerdì 5 ottobre 2012

prima guerra mondiale - dirigibile americano con struttura non rigida in volo


prima guerra mondiale - dirigibile americano con struttura non rigida in volo.