giovedì 31 gennaio 2013

Nuovi reperti dell'antica Medma tornano alla luce durante uno scavo

Nuovi reperti dell'antica Medma tornano alla luce durante uno scavo
Giuseppe Lacquaniti
Gazzetta del Sud, 16/11/2012
L'eccezionale scoperta in via Olindo Guerrini 
Si tratta di una fornace e di un pozzo in mattoni databili tra V e IV secolo a.C.

ROSARNO. Un'altra importante scoperta archeologica nel centro urbano di Rosarno. Sono venuti alla luce i resti di una fornace e di un pozzo in mattoni ricurvi, databili fine V, inizio IV sec. a.C., in via Olindo Guerrini (una via perpendicolare al muro di recinzione dell'ospedale, lato est), nel corso dei lavori per la costruzione della rete fognaria. Si tratta di un rinvenimento che assume particolare valenza, poiché contribuisce ad arricchire le coordinate urbanistiche dell'antica Medma. Lo scavo ha attraversato, nelle vicinanze, i resti della casa dello stesso periodo, nel cui perimetro verosimilmente erano stati costruiti, ad uso familiare, la fornace e il pozzo. Rilievi e prospezioni sono stati affidati dalla Soprintendenza al giovane archeologo rosarnese Gianluca Sapio, profondo conoscitore della storia di Medma e autore, sin dal 2005, di numerose indagini archeologiche nel territorio rosarnese. Il rinvenimento dei resti di fornaci ad uso familiare rivela l'importanza che i Medmei davano alla lavorazione dell'argilla, un materiale reperibile con estrema facilità, senza costo alcuno, eppure utilissimo per fabbricare utensili domestici, oggetti riconducibili al culto dei morti, finanche giocattoli per bambini. Ma la specialità massima di cui i nostri antenati menavano vanto, e per la quale erano conosciuti in tutto il Mediterraneo, era la produzione di manufatti di altissimo livello artistico. Si tratta di quei capolavori che ancora oggi si possono ammirare nei musei di tutto il mondo, in gran parte venuti alla luce nei primi anni del Novecento, a seguito delle campagne di scavi condotte da Paolo Orsi. Infatti, negli anni compresi tra il 1912 e il 1914, l'archeologo trentino rinvenne due gigantesche fosse sacre, verosimilmente nelle adiacenze di santuari dedicati a Persefone, Afrodite, Demetra e Atena, le massime divinità del pantheon medmeo, in cui erano stati seppelliti migliaia di ex voto, la massima parte terrecotte, dono dei fedeli alle loro divinità. Dunque, per gli abitanti di Medma, la lavorazione dell'argilla costituiva l'attività artigianale preminente. La fornace (con annesso pozzo di servizio) serviva per la cottura degli oggetti modellati dalle mani di maestri esperti nella lavorazione della creta. Era formata da un corridoio più stretto (detto "prefurnio") per l'immissione della legna o del carbone nella camera di combustione, su cui era collocato il piano forato, grazie al quale il calore passava nella camera di cottura, dove erano sistemati gli oggetti in argilla per essere convertiti in "terrecotte". Mentre esultano per questa ulteriore scoperta tutti quei rosarnesi che hanno a cuore le memorie patrie, c'è da osservare che sono 10 anni che la città attende invano la riapertura del Museo, che era stato chiuso "provvisoriamente" per consentire la ristrutturazione dell'auditorium di via Umberto I, nei cui locali si trovava ubicato. I lavori furono completati nel 2004, ma i reperti, provvisoriamente trasferiti presso la Soprintendenza reggina, non tornarono al loro posto. Neanche nella nuova sede museale allestita nel 2005 all'interno del Parco archeologico nell'ex palazzina dove alloggiava il custode della Scuola agraria. Bastava il semplice trasferimento delle vetrine, già in dotazione, in questi locali rimessi completamente a nuovo. Ma non se ne fece nulla perché, si disse dalla Soprintendenza, che si rendeva necessario un allestimento con nuove vetrine. Da sette anni se ne attende l'arrivo. Intanto c'è chi si chiede: «Ma perché, nell'attesa delle nuove, non sono state utilizzate quelle già in uso nel Museo dell'auditorium? Ed è lecito sapere che fine hanno fatto?».

mercoledì 30 gennaio 2013

prima guerra mondiale - una postazione di artiglieria serba distrutta

prima guerra mondiale - una postazione di artiglieria serba distrutta.

martedì 29 gennaio 2013

prima guerra mondiale - trincee tra Nieuport a Dixmude

prima guerra mondiale - trincee tra Nieuport a Dixmude.

lunedì 28 gennaio 2013

prima guerra mondiale - spostamenti in ambiente invernale

prima guerra mondiale - spostamenti in ambiente invernale.

domenica 27 gennaio 2013

prima guerra mondiale - un poster della American Library Associations Library war service

prima guerra mondiale - un poster della American Library Associations Library war service.

sabato 26 gennaio 2013

prima guerra mondiale - sottomarini inglesi nel porto di Gosport

prima guerra mondiale - sottomarini inglesi nel porto di Gosport.

venerdì 25 gennaio 2013

prima guerra mondiale - fucileria inglese in azione

prima guerra mondiale - fucileria inglese in azione.

giovedì 24 gennaio 2013

prima guerra mondiale - soldati montenegrini in costume tradizionale

prima guerra mondiale - soldati montenegrini in costume tradizionale

mercoledì 23 gennaio 2013

Prima guerra mondiale - sistema di trincee

Prima guerra mondiale - sistema di trincee.

martedì 22 gennaio 2013

In un libro le terrecotte di Selinunte

In un libro le terrecotte di Selinunte
LA SICILIA, Giovedì 20 Dicembre 2012

Il Dipartimento di Studi storici dell'Università di Torino ha pubblicato un volume sulle terrecotte architettoniche di Selinunte. Il testo è stato realizzato da Maria Clara Conti, docente di Archeologia classica all'Università torinese e componente della Société française d'archéologie classique, che da anni studia il sito selinuntino.
Il volume considera in modo particolare gli elementi che componevano la copertura, il rivestimento e la decorazione dei tetti realizzati nel corso del VI e del V secolo avanti Cristo per gli edifici e i santuari della colonia della Magna Grecia fondata dal condottiero Pammilo tra il 628 e il 627 avanti Cristo. L'attuale conoscenza dei tetti fittili selinuntini deriva dai materiali venuti alla luce con le campagne di scavo del XIX e dei primi decenni del XX secolo.
I materiali vengono custoditi nel museo archeologico regionale di Palermo e di essi si ha notizia attraverso una serie di volumi pubblicati tra l'ultimo trentennio dell'Ottocento e gli anni Sessanta. Sono rimasti invece in massima parte sconosciuti la collezione del museo civico di Castelvetrano e i reperti provenienti dagli scavi svolti tra gli anni Cinquanta e Ottanta dalla Sovrintendenza nelle zone dell'Acropoli e sulla collina occidentale i quali sono conservati in locali dentro l'area del parco archeologico.
L'Acropoli si estende tra i fiumi Modione e Cottone. L'area tra il 580 e il 409 avanti Cristo oltre a diventare il centro della vita pubblica, civile e religiosa fu abbellita da numerosi edifici. A baluardo dell'Acropoli oggi si eleva il tempio C restaurato di recente dopo essere rimasto ingabbiate per oltre un decennio in una struttura in ferro che con il tempo era diventata molto precaria. Soddisfazione per il volume pubblicato dall'Università di Torino è stata espressa dal sindaco Felice Errante.

lunedì 21 gennaio 2013

prima guerra mondiale - fanteria russa

prima guerra mondiale - fanteria russa.

domenica 20 gennaio 2013

prima guerra mondiale - ospedale da campo in un cimitero

prima guerra mondiale - ospedale da campo in un cimitero.

prima guerra mondiale - soldati tedeschi in attraversamento di un fiume polacco

prima guerra mondiale - soldati tedeschi in attraversamento di un fiume polacco

giovedì 17 gennaio 2013

Caporetto - Dal diario di guerra inedito - maggio-dicembre 1917

Caporetto - Dal diario di guerra inedito - maggio-dicembre 1917

Alcuni ritrovamenti archeologici a Castello di Godego

Alcuni ritrovamenti archeologici a Castello di Godego

martedì 15 gennaio 2013

La nave greca andrà nel Palazzo Ducale

La nave greca andrà nel Palazzo Ducale
LA SICILIA Martedì 18 Dicembre 2012 Gela

Abbandonata l'idea di costruire una nuova struttura per ospitare il relitto già restaurato

Il Palazzo Ducale diventerà la sede del museo che accoglierà il primo relitto di nave greca scoperto nel mare di Bulala. Sul tavolo della giunta municipale c'è un un atto di indirizzo con cui si dà mandato al dirigente del settore competente di mettere in atto le procedure per raggiungere l'obiettivo.
Abbandonata l' idea iniziale di ospitare la nave ed il suo carico in un locale della zona industriale messo a disposizione dall' Asi, ora la scelta è caduta su Palazzo Ducale, un edificio medievale, usato per conferenze e mostre, che si trova in pieno centro storico e non molto distante dal museo archeologico, dall' Acropoli e da Bosco Littorio, sede dell' emporio greco arcaico laddove quella nave aveva depositato il suo carico per poi ripartire verso altri porti ed affondare a causa di una tempesta.
La scelta è stata concertata dal Comune e dalla Soprintendenza alla luce del fatto che è agli sgoccioli il restauro dell' imbarcazione da parte del laboratorio specializzato di Portsmounth in Inghilterra cui la Soprintendenza affidò l'incarico. I primi legni sono già ritornati in Sicilia restaurati e stanno chiusi dentro una cassa a Caltanissetta. Ora deve tornare l'ultima parte del relitto strappato al mare.
"Andremo a maggio a prenderli - ha detto il Soprintendente di Caltanissetta Salvatore Gueli - potevamo già farlo ora ma solo per una parte. Ma a maggio ci restituiranno tutto". Così ci sono cinque mesi di tempo per attrezzarsi a ricevere la nave.
Al museo da costruire ex novo a Bosco Littorio non ci crede forse più nessuno. I finanziamenti (5 miliardi di lire) c'erano nel 2000 ma poi sono stati stornati dal governo Lombardo. A giugno si riparlerà della possibilità di avere un finanziamento europeo. Ma con le ristrettezze in cui versa la Regione, contare solo su finanziamenti che sono da ricercare per un'opera tutta da costruire, non sembra razionale. E allora si è pensato a Palazzo Ducale che già esiste e semmai ha bisogno di adattamenti. Per adesso su questo percorso c'è la volontà della giunta di favorire questo percorso
M. C. G.

sabato 12 gennaio 2013

Genova etrusca riemerge sotto l'Acquario

Genova etrusca riemerge sotto l'Acquario
Daniela Altimani
Il Secolo XIX,  Genova, 08/01/2013
Trovati dagli archeologi sub reperti del VI secolo a.C. e di epoca romana. Gettati da navi antiche alla fonda

DIETRO L'ACQUARIO, dov'era la Nave Italia e sarà collocato il Padiglione dei Delfini, prossima attrazione di Costa Edutainment, duemilaseicento anni fa probabilmente sostavano alla fonda imbarcazioni etrusche, e circa duemilacento anni fa, navi romane. Che scaricavano in quel punto i loro rifiuti, o trasbordavano merci su imbarcazioni più piccole, o magari perdevano in acqua qualche utensile, a causa di un fortunale. Il porto antichissimo di Genova doveva comunque essere piuttosto trafficato, almeno a giudicare da quanto sta affiorando dagli scavi preliminari al posizionamento dell'innovativa vasca dei delfini dell'Acquario, attualmente in costruzione a Volti «Reperti molto importanti» li giudicano il responsabile della Soprintendenza archeologica della Liguria, Bruno Massabò, e dei Beni archeologici di Genova, Piera Melli Un tesoro perla storia e l'archeologia, la prima prova provata che emerge direttamente dai fondali del porto e non dagli interramenti che si sono succeduti nei secoli, dei traffici che Genova intrattenne fin dai tempi più remoti con Etruschi prima e Romani poi «Gli studi degli anni '90 - osserva Nera Melli - su reperti e materiale stratigrafico trovato durante gli scavi del sottopasso di Caricamento, hanno consentito di appurare che la linea di costa in epoca romana corrispondeva alla Ripa e di scoprire molte cose sugli scambi commerciali e marittimi della città». Ma non erano mai stati pescati reperti direttamente dal fondale del porto antico, a circa dodici-tredici metri di profondità e a circa duecento da quella che era in epoca romana era la linea costiera I pezzi recuperati sono parti di anfore, frammenti di stoviglie, piatti, vassoi in ceramica, legni, materiali organici La cavità di un'anfora ha custodito nei millenni semi di pesche, albicocche, ciliege, uva Dentro un'altra sono rimaste fave, legumi di largo consumo tra i romani. Un team di archeologi subacquei ha estratti i reperti da sedimenti mai dragati prima, nemmeno quando, dal Rinascimento in poi, la pulizia delle acque portuali venne praticata periodicamente. «Ora, per la prima volta, siamo arrivati fino all'argilla del fondale» spiega Giusi Grimaudo, archeologa subacquea, fondatrice con Laura Sanna e Francesco Tiboni, di "Tesi Archeologia". Dietro l'Acquario, si ipotizza, c'era una specie di discarica marina Giacimento di informazioni sull'antichità. Quanto grande? «Spessore ed estensione devono ancora essere valutati» osserva Melli «sono stati compiuti sondaggi a campione». Al lavoro per scoprirlo c'è il team di "Tesi archeologia" che su incarico dell'Acquario e per obbligo di legge fino ad oggi ha recuperato reperti su tre porzioni di fondale di circa quattro metri per quattro ciascuno. Ma la vasca dei delfini sarà lunga oltre novanta metri e larga un trentina Quindi il lavoro di ricognizione, recupero e messa in sicurezza di tutto ciò che di antico potrebbe stare sotto lo specchio acqueo che sarà occupato dal futuro padiglione, non è finito. E potrebbe riservare altre sorprese. Costa Edutainment ha annunciato perla fine di marzo, comunque entro Pasqua, la conclusione dei lavori e il posizionamento della vasca. Con conseguente apertura al pubblico. Le scoperte archeologiche ritarderanno i tempi? «Stiamo lavorando in piena collaborazione con l'Acquario - premette il soprintendente Massabò - E si è già pensato di esporre in futuro all'interno dell'Acquario stesso una parte del materiale recuperato. Ma non possiamo ancora sapere cosa nasconde l'intera porzione di fondale interessata Non è detto sia tutta ugualmente rilevante per spessore ed estensione. Il nostro compito è tutelare tutto ciò che va preservato. La tempistica dipenderà anche da quante persone saranno impiegate nel completamento della ricognizione e nel recupero. E’ ovvio, se lavorano cinque, dieci o quindici archeologi i tempi cambiano». Beppe Costa, presidente di Costa Edutainment, non nasconde che l'obiettivo di aprire a Pasqua il padiglione dei delfini, per il rilancio turistico dell'Acquario, è importante. «Da parte nostra - osserva Costa - c'è disponibilità a mettere a disposizione maggiori risorse per rispettare i tempi Attendiamo comunque di avere indicazioni precise su come agire dalla Soprintendenza».

giovedì 10 gennaio 2013

LE MACCHINE E GLI DEI. SCULTURE ANTICHE

LE MACCHINE E GLI DEI. SCULTURE ANTICHE LE MAC CHINE E GLI DEI . SCULTURE ANTICHE

mercoledì 9 gennaio 2013

Un collirio di oltre 2000 anni fa nei reperti del relitto del Pozzino

Un collirio di oltre 2000 anni fa nei reperti del relitto del Pozzino
M. Massei Autunnali
MERCOLEDÌ, 09 GENNAIO 2013,
IL TIRRENO,  Piombino - Elba

Rivelato da uno studio del dipartimento di chimica dell’Università di Pisa e pubblicato in Usa La ricetta corrisponderebbe a quella descritta da Plinio il Vecchio nella “Naturalis Historia”

PIOMBINO Chissà se Plinio il Vecchio, descrivendo - circa 2000 anni fa - i rimedi naturali per i mali agli occhi, avrebbe mai potuto immaginare che ancora due millenni dopo si sarebbe parlato delle sue riflessioni per metterle a confronto con una straordinaria scoperta archeologica. La storia è molto lunga, anche se l’esito felice arriva alle cronache solamente un paio di giorni fa. È il 1974, infatti, quando al largo del Golfo di Baratti il Centro sperimentale di archeologia sottomarina di Albenga individua un antico vascello, poi classificato come «relitto del pozzino». Partono le spedizioni della Sovrintendenza, che rinviene una serie di apparecchiature mediche, e poi, nel 1989, una sorta di cassetta, anch’essa medica, contenente scatolette di varie misure. Per avviare gli studi occorre molto tempo, poiché molte, non ultima quella chimico-genetica, sono le sofisticate analisi a cui sottoporre i preziosi reperti e i loro contenuti.

Le antiche pastiglie. Risalenti, come tutto il resto, a 140 anni circa prima della nascita di Cristo. Nel 2010, i primi risultati, che parlano del potere emostatico di alcuni dei medicinali rinvenuti. Poi, oggi, la comunicazione che cambia le carte in tavola agli studi sulla medicina antica: le compresse di zinco rinvenute sulla nave servivano per curare gli occhi, probabilmente per applicazioni sulla parte esterna. Lo stesso procedimento che Plinio descrive nel «Naturalis Historia» e nel «De materia medica». Certo, arrivare a queste conclusioni non è stato semplice. Le antiche pastiglie (colore grigio, diametro di circa 4 centimetri) sono state sottoposte a innumerevoli esami, dalla spettroscopia ai raggi X e a infrarossi, fino alla gascromatografia e alla spettrometria di massa e a indagini paleobotaniche, che hanno permesso di isolare principio attivo ed eccipienti (resina di pino, oli vari) in modo da poterli confrontare con le fonti antiche e gli altri dati a disposizione.

Ad occuparsene è stato il dipartimento di chimica dell’Università di Pisa, sotto la guida della dottoressa Erika Ribechini, le cui conclusioni sono state trasmesse poi alla Sovrintendenza e agli studiosi delle Università di Pisa e Firenze. Lo studio, compilato da Ribechini assieme a Gianna Giachi, Pasquino Pallecchi, Antonella Romualdi (scomparsa l’anno scorso), Jeannette Jacqueline Lucejko, Maria Perla Colombini e Marta Mariotti Lippi, è stato pubblicato il 7 gennaio dalla rivista americana «Pnas - Procceding of the National Academy of Sciences of the Usa». Da Baratti a Washington, dunque, con radici che a guardarle da vicino riportano all’antica Grecia, da dove quella nave proveniva al tempo in cui il territorio era ancora, ma non per molto, dominio degli Etruschi. I quali, stando così le cose, dovevano già fare uso del collirio («kolluria» in greco significa «piccoli panetti rotondi», guardacaso la forma delle pastiglie), a meno che le medicine rinvenute sul vascello non dovessero fare parte di un kit di soccorso per il personale a bordo. A contenerle, in ogni caso, erano dei tubetti di stagno, dove le pastiglie sono rimaste perfettamente allineate per duemila anni, più o meno nella stessa posizione in cui siamo abituati a trovare le pastiglie che oggi si comprano in farmacia: ed è appunto a quei tubetti, evidentemente dotati di una resistenza insospettabile, che dobbiamo la possibilità di saperne qualcosa in più sulle abitudini degli antichi progenitori. Come alcuni tra gli altri reperti rinvenuti sul relitto del Pozzino, i tubetti si trovano oggi al museo archeologico di Cittadella.

sabato 5 gennaio 2013

prima guerra mondiale - donna al lavoro in una fabbrica


prima guerra mondiale - donna al lavoro in una fabbrica.

mercoledì 2 gennaio 2013

Nel passato virtuale A Paestum e Pompei con il touch screen

Nel passato virtuale A Paestum e Pompei con il touch screen
GIANNI VALENTINO
la Repubblica 15/11/2012, pagina 7, sezione NAPOLI

"Raccontare Pompei". Non manca una sezione dedicata al sito archeologico più famoso al mondo alla 15esima edizione della "Borsa del turismo archeologico", in calendario da oggi a domenica al Centro espositivo Ariston di Paestum. Dal focus "Ridare vita a Pompei: un progetto di sviluppo sostenibile per l' area vesuviana" all' incontro con il consigliere speciale del direttore Unesco, Mounir Bouchenaki, domani. Sabato, poi, introdotti dal giornalista Carlo Alberto Bucci, di Pompei discuteranno Stefano De Caro, direttore Iccrom, e gli scrittori Carmen Covìto, Cinzia Dal Masoe Francesco Pesando, autori di libri ispirati alla città distrutta dal Vesuvio nel 79 d. C. Un capitolo d' eccezione tocca ai monumenti del passato e al futuro dei viaggi, un vero esperimento pronto per i visitatori. Lo racconta Sofia Pescarin, direttore della sezione "Archeovirtual": «Le persone devono impararea percepire se stesse nei siti archeologici, in una convivenza tra opere e tecnologie perché queste ultime trasformeranno i musei e il turismo culturale. L' interazione coni sistemi digitali evolve e diventa a misura d' uomo. Si sperimenterà con i raggi infrarossi, con il touch screen e la gestualità umana fino a testare le cosiddette "tecnologie emergenti" che utilizzano gli impulsi del nostro cervello per dialogare con i tablet e la telefonia mobile. In collaborazione con il Virtual Heritage Lab del Cnr, istituto presieduto da Luigi Nicolais - aggiunge - stavolta avremo a Paestum installazionie simulazioni realizzate, fra gli altri, da Cipro, Germania, Spagna, Egitto. Ne sottolineo tre: l' ingresso nell' Ultima cena di Leonardo Da Vinci, per viverne la composizione spaziale e sedersi accanto agli apostoli-commensali; il naufragio del relitto finlandese Vrouw Maria e la visita alla tomba etrusca del VII secolo a. C. per osservarne il corredo funerario». La rassegna ideata e diretta da Ugo Picarelli, con l' alto patronato della presidenza della Repubblica e il sostegno di MiBAC, ministero Affari Esteri, Organizzazione mondiale del turismo e Unesco approfondisce le tematiche sulla valorizzazione dei siti archeologici, per destagionalizzare i flussi turistici in Italia e in Europa. «Celebriamo 15 anni di incontri, ricerche e convenzioni - dice Picarelli - consapevoli di essere un riferimento per il dialogo interculturale e la fruizione di monumenti antichi. Quest' anno ospitiamo 30 nazioni (al debutto Kenya e Indonesia), con un posto d' onore riservato all' Armenia. Faremo seminari per analizzare i rischi che si corrono in Siria, Tunisia e Libia di perdere per sempre meraviglie dell' archeologiaa causa delle guerree confido che tra un anno potremo scambiare il nostro know-how con il Forum delle Culture di Napoli. Infine approfondiremo l' importanza del volontariato, in questa fase di crisi finanziaria, per proteggere le nostre bellezze in rovina». Tanti i focus programmati: oggi e sabato Syusy Blady e Patrizio Roversi presentano "Slow Tour - viaggio nell' Italia minore", illustrando una mappa dei luoghi meno noti ma egualmente suggestivi della Campania e del Parco del Cilento. Il giornalista Roberto Giacobbo, conduttore Rai di "Voyager", interverrà con l' architetto Andrea Bruno (che ricostruì il ponte di Mostar) e l' ingegnere Giorgio Croci all' incontro "I grandi segni dell' uomo" e accennerà al suo libro "Da dove veniamo? La storia che ci manca" con cui risale a una ulteriore preistoria, tra l' estinzione dei dinosauri e la nostra era. Ancora, le avventure di Folco Quilici nei mari dei continenti, tra Mediterraneo e II guerra mondialee la sezione "Archeofilm"i filmati di Rai Educational. A chiudere, domenica alle 10 la conferenza per discutere sul "Manifesto del Sole24Ore per la diffusione della cultura, la conservazione e la tutela". Info 089 614 259 e 089 614 393 o www.borsaturismo.com