mercoledì 30 giugno 2010

Il Dna svela l´uomo di Altamura un cacciatore di 60mila anni fa

Il Dna svela l´uomo di Altamura un cacciatore di 60mila anni fa
TITTI TUMMINO
MARTEDÌ, 29 GIUGNO 2010 LA REPUBBLICA Bari

Il Dna svela l´uomo di Altamura un cacciatore di 60mila anni fa

Dagli esami conferme e nuove scoperte "È uno degli scheletri del Neanderthal meglio conservati al mondo"

È davvero un uomo lo scheletro rinvenuto il 7 ottobre del ‘93 nella grotta di Lamalunga ad Altamura. Non solo. La scoperta sensazionale emersa dagli studi affidati a specialisti di livello internazionale dalla Direzione regionale dei Beni culturali, consente di identificarlo come Uomo di Neanderthal. Ha vissuto fra i 60 e i 40 mila anni fa, aveva i capelli rossi e la carnagione chiara, un´altezza intorno al metro e sessanta, corporatura robusta. Lo scheletro ha "parlato" grazie all´esame del Dna, effettuato su una porzione di scapola prelevata in condizioni di massima sterilità nel suo giaciglio a dieci metri di profondità.
E così la Puglia si trova ad avere fra i suoi tesori uno degli scheletri più integri e meglio conservati di quell´Età in tutto il mondo. «Uno dei pochi a livello internazionale - precisa il direttore dei Beni culturali, Ruggero Martines - di cui esista la mappatura genetica, considerato che di "pezzi" di Neanderthal censiti in tutta Europa ne esistono meno di trenta».
Come tutti i neandertaliani, anche l´Uomo di Altamura era un predatore e viveva di caccia. Ma proprio la caccia l´ha tradito. Inseguiva una preda, forse un bovinide o una iena, probabilmente era buio: così non si è accorto dell´inghiottitoio, uno dei tanti nelle zone carsiche, ed è precipitato nella caverna, senza riuscire a risalire. Nessuno può dire quanto lunga sia stata la sua agonia, ma si può supporre che l´ambiente umido abbia reso veloce il processo di decomposizione. Per milioni di anni, l´uomo è rimasto lì, l´acqua ha sommerso lo scheletro, e l´alabastro l´ha ricamato di concrezioni a cavolfiore simili a merletti.
Il reperto dunque ha raccontato una parte della sua storia agli specialisti che l´hanno esaminato: David Caramelli del Dipartimento di Biologia evoluzionistica dell´Università di Firenze, Silvano Agostini del Servizio geologico e paleontologico della Soprintendenza archeologica dell´Abruzzo, Giorgio Manzi del Museo di antropologia della Sapienza di Roma, Marcello Piperno della facoltà di Lettere dello stesso ateneo, Guido Biscontin del Dipartimento di Scienze ambientali dell´Università Ca´ Foscari di Venezia. Ma la vicenda dell´Uomo di Neanderthal potrebbe riservare ancora molte sorprese con lo studio del cranio e della mandibola. «Con le tecniche del virtuale - conclude Martines - vogliamo mostrare presto al pubblico la storia del nostro progenitore».

lunedì 21 giugno 2010

Scoperto un altro sito preistorico

Scoperto un altro sito preistorico
AN.CARR.
DOMENICA, 20 GIUGNO 2010 IL TIRRENO - Grosseto

Altare dominato dalla costellazione del Serpente

Il territorio dei tufi continua a riservare importanti novità dal punto di vista culturale-archeologico. Infatti un altro sito preistorico è stato scoperto dallo studioso e ricercatore locale Marcello Giusti, mentre perlustrava la destra idrografica del torrente Meleta, il corso d’acqua che lambisce la cittadina ursinea in direzione Est-Ovest.
«In corrispondenza di un profondo “orrido”, un vero e proprio Gran Canyon in cui scorre l’acqua - racconta Marcello Giusti - si conserva ancora un ben marcato altare dominato dalla costellazione del Serpente, una delle divinità più in auge dell’antichità; la figura è semplificata, ma ben scolpita con grosse e profonde coppelle incise nel tufo».
«Tutta la parete - prosegue - presenta poi nicchie e grandi fori in cui, con molta probabilità, venivano poste offerte votive. Molto caratteristica una struttura monolitica-piramidale antistante alla parete, isolata dal resto del complesso, con costellazioni varie. Il motivo per cui i nostri antichi antenati incidessero coppelle è forse riferibile a culti della terra, delle acque, del cielo e, a proposito di quest’ultimo, particolare attenzione era riservata al disco solare e alla luna».
«I fenomeni celesti - continua - erano insomma attentamente osservati da persone esperte, una casta sacerdotale, anche per pianificare le scadenze agricole e pastorali di una comunità».
«Nel caso di questo sito - conclude Giusti -, vista la sua particolare ubicazione, praticamente sull’ultimo terrazzamento in fondo alla vallata, gli antichi sacerdoti potrebbero aver utilizzato contenitori con dei liquidi, capaci di proiettare un fascio di luce verso la figura del Serpente, oppure ad illuminare il grande disco concavo sulla sinistra della parete, trasformandolo in “sole” o “luna piena“. Insomma niente di statico: il dinamismo era reale o creato, sia per trarre auspici che per effettuare riti propiziatori».

lunedì 7 giugno 2010

Garibaldi in sembianze dii redentore - litografia piemontese del 1850


Garibaldi in sembianze dii redentore - litografia piemontese del 1850