sabato 31 dicembre 2011

giovedì 22 dicembre 2011

Necropoli pre-sannitica a San Retro Avellana

Necropoli pre-sannitica a San Retro Avellana
Mar.Spa.
Il Tempo, Molise, 25 settembre 2005
Nell'ambito delle Ginate Eurpee ilei Patrimonio la Soprintendenza del Molis ha reso noti per la prima volta risultati di uno scavo a San Pietro Avellana, che ha riportato alla luce una necropoli pre-sannitica.
«Si tratta di sepolture datate tra il VII e VI secolo a.C., più antiche di quelle della necropoli di Pozzilli del VI secolo a.C. che è anche la più grande fino a oggi rivenuta».
Lo ha riferito Stefania Capini, funzionano della Soprintendenza, alla stampa durante una conferenza a San Pietro Avellana. Lo scavo ha interessato solo una piccola porzione del territorio ritenuto interessante dal punto di vista archeologico. «I lavori ha detto ancora la Capini -- adesso sono fermi per consentire un esame di tutti i reperti trovati e il restauro degli stessi».
Secondo la Capini -ci sono tutti gli elementi per proseguire lo scavo e avviare la valorizzazione dell’intera area. Un processo - ha concluso la Sovrintendente del Molise - che si avvia molto più facilmente quando le ipotesi sono confermale da risconti concreti».
Una necropoli è stata rinvenuta nei mesi addietro anche nell'area di Sessano nel Molise.

martedì 20 dicembre 2011

dipinto su un vaso greco rappresentante dei guerrieri da Micene


dipinto su un vaso greco rappresentante dei guerrieri da Micene.

domenica 18 dicembre 2011

prima guerra mondiale - un volontario serbo di 12 anni


prima guerra mondiale - un volontario serbo di 12 anni.

prima guerra mondiale - fronte italiano - vedetta apre il fuoco


prima guerra mondiale - fronte italiano - vedetta apre il fuoco.

sabato 17 dicembre 2011

Mappa del territorio di Siracusa anno 264 ac


Mappa del territorio di Siracusa anno 264 ac.

Disegno dell'Elsa della Spada offerta Giuseppe Garibaldi


Disegno dell'Elsa della Spada offerta Giuseppe Garibaldi.

martedì 13 dicembre 2011

lunedì 12 dicembre 2011

prima guerra mondiale - cavalleria dal nuovo Wales dei Sud


prima guerra mondiale - cavalleria dal nuovo Wales dei Sud.

sabato 10 dicembre 2011

The Mandaeans of Iraq and Iran: Their Cults, Customs, Magic Legends, and Folklore

The Mandaeans of Iraq and Iran: Their Cults, Customs, Magic Legends, and Folklore

E. S. Drower

I Mandei sono una religiosa molto antica che esiste ancora in numero limitato nei territori di confine del sud dell'Iraq e dell'Iran. Né cristiani, musulmani, ebrei né parsi, la religione mandea contiene una varietà di elementi antichi che testimoniano la loro antichità. Gli aderenti alla fede si possono trovare nelle città e villaggi nelle terre del basso Eufrate, il Tigri inferiore, i fiumi che circondano lo Shatt-al-Arab, e nella provincia iraniana del Khuzistan adiacente (una volta chiamato Arabistan).

La loro religione è un proto-religione in cui essi discendono da Adamo che fu il primo a ricevere l'istruzione religiosa dei Mandei. Il loro ultimo grande maestro e guaritore era Giovanni il Battista. Le origini, sia del popolo che  della religione sono ancora oggi un mistero.


mercoledì 7 dicembre 2011

Sono veri quei fantastici cavalli

La Stampa. TuttoScienze 30.11.11
Sono veri quei fantastici cavalli
Gabriele Beccaria

Un capolavoro risalente a 35 mila anni fa: i cavalli maculati della grotta francese di Pech-Merle

Erano veri i famosi cavalli maculati, dal pelo bianco e punteggiato di macchie in stile leopardo.
Raffigurati in uno dei maggiori «affreschi» del Paleolitico, nella grotta francese di Pech-Merle, hanno tormentato a lungo gli studiosi, convinti che all’epoca non potessero ancora esistere. Pensavano di essere di fronte a una scena simbolica: si trattava di cavalli-spiriti dicevano -, incarnazioni colorate di sogni sciamanici, forse espressioni di un’arcaica forma di religiosità nascente. E invece sembra proprio di no. Il Dna (ormai diventato protagonista anche nelle ricerche sui nostri progenitori) suggerisce un’altra verità. Venticinquemila anni fa, quando presero forma sulle irregolari pareti di roccia, quegli strani animali selvaggi esistevano già e galoppavano, non ancora domati, tra le sparse tribù di Sapiens, impegnati a osservarli a distanza e a chiedersi come catturarli.
Il ribaltamento di prospettiva è eloquente: sono stati analizzati i genomi di 31 esemplari pre-domestici, risalenti a 35 mila anni fa e ricavati da frammenti di ossa e denti. Li hanno portati alla luce in una quindicina di siti, dall’Est all’Ovest, dalla Siberia all’Europa periferica e profonda, e in laboratorio è emersa una storia inattesa. Quattro campioni risalenti al Pleistocene e altri due appartenenti all’Età del Rame condividono il gene che fa la differenza: è quello associato allo spettacolare look con le macchie di leopardo, che oggi esibiscono razze come gli Appaloosa, i Knabstrupper e i Noriker. E non basta. Le analisi dicono che gli antenati dei quadrupedi attuali possedevano già le varianti che conosciamo, anche il mantello baio e quello «total black». Insomma: i fotogrammi arrivati fino a noi, attraversando un ponte di 250 secoli, sono tutt’altro che fiction, ma rappresentano la vivida concretezza di un mondo perduto.
«Erano artisti e molto abili, in grado di descrivere la realtà in dettaglio ha commentato uno degli autori della ricerca, Arne Ludwig, genetista evoluzionista al “Leibniz Institute for Zoo and Wildlife Research” -. La spiccata capacità di osservazione ha notato sulla rivista “Proceeding of the National Academy of Sciences” costituiva una delle chiavi del loro successo come cacciatori e lo sarebbe stata anche più tardi, nel Neolitico, quando cominciarono ad addomesticare gli animali».
Adesso si apre una nuova era per rileggere da capo la paleoarte, facendo dialogare genomi e fenotipi con immagini enigmatiche, che sembrano prendersi costantemente gioco delle interpretazioni dei moderni. Ludwig è tra chi pensa che dalle scene parietali c’è molto da spremere per esplorare i sentieri dell’evoluzione cognitiva e culturale di esseri umani che inventarono la pittura senza pennelli: i colori si mischiavano alla saliva e poi si sputavano sulla «tela». Prove di bravura che restano ineguagliate.

lunedì 5 dicembre 2011

Donne impegnate in lavori agricoli nel corso della prima guerra mondiale


Donne impegnate in lavori agricoli nel corso della prima guerra mondiale.

sabato 3 dicembre 2011

The Art of Building in the Classical World: Vision, Craftsmanship, and Linear Perspective in Greek and Roman Architecture

The Art of Building in the Classical World: Vision, Craftsmanship, and Linear Perspective in Greek and Roman Architecture
John R. Senseney

Questo libro esamina l'applicazione del disegno nel processo di progettazione dell'architettura classica, esplorando come gli strumenti e le tecniche del disegno teorie sviluppate per l'architettura in seguito a forma di visione e rappresentazioni dell'universo nella scienza e nella filosofia. Sulla base di studi recenti che esamina e ricostruisce il processo di progettazione dell'architettura classica, John R. Senseney si concentra sul disegno tecnico in edilizia come un modello per l'espressione di ordine visivo, mostrando che le tecniche degli antichi greci disegno attivamente determinati concetti sulla mondo. Egli sostiene che le innovazioni unicamente greca di principi costruzione grafica ha determinato che la forma di volumetrie, le qualità speciali e perfezionamenti degli edifici e il modo in cui è stato immaginato per se stesso.

La mappa di Ecateo V-VI secolo ac


La mappa di Ecateo V-VI secolo ac.

Ecateom storico greco, disegnò una mappa terrestre circolare. Lo storico pose al centro della mappa la sua città natale, Mileto in Asia minore.
Mel 228 A.C., ad Alessandria d’Egitto, il filosofo Eratostene completò la misurazione della Terra stabilendo, in modo inconfutabile, la forma sferica e calcolando la circonferenza del Pianeta con una approssimazione dell’uno per cento.

mercoledì 30 novembre 2011

L’arte ritrovata dell’Istria

L’arte ritrovata dell’Istria
Riccardo Lattuada
03/09/2005 Il Mattino

A Trieste, al museo Rivoltella, è aperta fino al 6 gennaio 2006 una mostra relegata dalla stampa italiana al rango di evento minore. «Histria. Opere d’arte restaurate: da Paolo Veneziano a Tiepolo» (catalogo Electa), non è solo una di quelle vetrine di routine in cui le sovrintendenze mostrano al pubblico le attività di conservazione e di tutela svolte dai loro funzionari. «Histria» è, per così dire, la copertina illustrata di un libro che racconta la diaspora di una parte del popolo italiano dimenticata fino a ieri. Gli istriani, italiani come noi, scacciati dalle loro case, respinti oltre il confine della Jugoslavia nel corso delle brutali vicende dell’ultimo dopoguerra nelle regioni orientali del nostro paese. Gli istriani, dispersi in altre regioni d’Italia e poi esuli per il mondo nel silenzio delle istituzioni italiane. Gli istriani, oggi minoranza in casa loro, detentori di una italianità di confine e quindi più ricca e consapevole, ma negata dall’ignoranza del loro paese delle loro vicende antiche e recenti. Gli istriani, uniti alla civiltà di Venezia ancor prima che della storia d’Italia; dei quali solo ora, a sessant’anni dalla loro diaspora, si comincia a parlare, quando il loro dramma è senza possibilità di redenzione. «Histria» racconta la dunque storia di un pezzo della cultura italiana al di fuori dei suoi confini nazionali. Tale tema, respinto ai margini del dibattito storico-artistico dal timore provincialistico tutto italiano di rinnovare i fasti di un colonialismo mai davvero consumato, vide in Federico Zeri uno dei pochi intellettuali consapevoli. Additando aree come Malta, la Corsica, l’Egeo, la Croazia e la stessa Istria, Zeri incitava a ristudiare i nessi storici di queste regioni con quella che era stata la loro patria culturale, o almeno una delle loro patrie culturali. A Zeri, con un bell’atto di consapevolezza, è per l’appunto dedicata «Histria». In catalogo è narrata innanzitutto la storia di un manipolo di funzionari che, al rullare sempre più vicino dei tamburi di guerra, curò il ritiro e il ricovero delle più importanti opere d’arte situate nei territori istriani. Nel 1940, a guerra ormai iniziata, il sovrintendente Fausto Franco, il direttore dei Musei Civici di Trieste, Silvio Rutteri, e Carlo Someda de Marco, direttore del museo civico di Udine, realizzavano in brevissimo tempo e a perfezione il ricovero a Villa Manin di Passariano delle opere d’arte del Friuli e dell'Istria - Capodistria, Pirano, Pola - oltre a curare una vasta campagna di protezioni contro le bombe agli edifici più antichi della regione. Dopo il 1943, con il crollo militare italiano nell’area, la situazione diventò drammatica, e un complesso gioco di restituzioni, ricoveri anche avventurosi, portava un manipolo di opere d’arte istriane a Roma, a Palazzo Venezia, nei cui depositi sarebbero rimaste chiuse sino al 2002. Altre opere andavano a Mantova, con percorsi così complessi che la ricostruzione delle loro provenienze è ancora in corso. Quando nel 1955 la cosiddetta Zona B, comprendente Capodistria, Pirano, Umago, Isola, Cittanova, Buie e altri centri, passava definitivamente sotto sovranità jugoslava, si sanciva quella che è stata definita la vicenda di una «italianità dispersa». Tra le indecisioni e gli opportunismi delle vicende politiche del dopoguerra, calava la damnatio memoriae sulle opere chiuse a Palazzo Venezia. Un atto di indirizzo di Vittorio Sgarbi del 2002, credo la sua più importante iniziativa come sottosegretario del ministero per i Beni e le Attività Culturali, consentiva il restauro delle opere e la loro la destinazione alla sovrintendenza del Friuli Venezia Giulia. La mostra di Trieste è il frutto di questo atto: riappare così una serie di opere che mostrano la forza di propagazione della civiltà artistica veneziana in uno dei territori chiave della Serenissima. Il grande polittico di Paolo Veneziano, del 1355, proveniente dal monastero di San Giovanni Battista a Pirano, apre l’esposizione con una testimonianza di apertura a Giotto e alla nuova pittura italiana del Trecento. La potente e arcaica «Madonna con Bambino e Angeli musicanti» di Alvise Vivarini, del 1489, documenta la diffusione del linguaggio di Giovanni Bellini nei territori della Serenissima. L’«Entrata del Podestà Sebastiano Contarini nel Duomo di Capodistria» di Vittore Carpaccio, del 1517, proveniente dal Duomo di Capodistria, ci mostra i maggiorenti della città riuniti intorno all’alto magistrato veneziano. E le opere del figlio di Vittore, Benedetto Carpaccio, illustrano il protrarsi nella provincia istriana della tradizione quattrocentesca veneta. Il barocco veneziano è documentato da una splendida «Annunciazione» del poco noto Matteo Ponzone (1563 - post 1663), dalla «Madonna della Cintola» di Giambattista Tiepolo, eseguita verso il 1730 per la Chiesa della Madonna della Consolazione di Pirano, e dalla «Madonna del Rosario» di Giuseppe Angeli, brillante quanto poco noto allievo di Piazzetta. La mostra pone un interrogativo senza possibili risposte immediate: riportare le opere nei loro luoghi di provenienza o tenerle a Trieste? In un’Istria ormai soltanto luogo dell’anima, Trieste è il luogo a essa più prossimo, ma resta un malinconico palliativo. L’ingresso della Slovenia nell’Unione europea può spingere questo paese e la Croazia a considerare l’Istria non solo dal punto di vista dei suoi beni artistici, ma anche ripensando alla comunità che le ha dato la civiltà e la cultura: gli istriani. C’è da sperare che, prima o poi, le opere d’arte in mostra tornino nei luoghi d’origine, ma insieme ai discendenti di coloro che le vollero e le produssero. Utopia? Forse, ma perché non sperare?

Seconda guerra balcanica - truppe in marcia verso il fronte

Seconda guerra balcanica - truppe in marcia verso il fronte.

martedì 29 novembre 2011

caccia alla balena


caccia alla balena.

seconda guerra balcanica - trasporto di rifornimenti verso le prime linee


seconda guerra balcanica - trasporto di rifornimenti verso le prime linee.

sabato 26 novembre 2011

Il ritrovamento eccezionale nella tomba: servivano a “sfamare” il defunto - Tre uova con più di 2000 anni

Il ritrovamento eccezionale nella tomba: servivano a “sfamare” il defunto - Tre uova con più di 2000 anni
ELISABETTA GIORGI
MERCOLEDÌ, 02 NOVEMBRE 2011 IL TIRRENO Grosseto

La Soprintendenza: pensiamo a creare un museo sul posto

I greci lo consumavano fin dall’età di Pericle, i romani lo usavano sia per i dolci che per i contorni di salse mentre gli etruschi vi accompagnavano il percorso del defunto nell’oltretomba, come simbolo d’immortalità. È l’uovo, un prodotto straordinariamente nutritivo ma anche un simbolo ancestrale di rinascita, come dimostra la scoperta effettuata in questi giorni vicino a Casale di Pari.
Sorpresa. Tre gusci d’uovo di gallina risalenti a 2.200 anni fa e deposti dai nostri antenati sono affiorati in questi giorni nella piccola tomba a camera etrusca appena scoperta sotto al castello di Casenovole. La tomba è giunta alla luce venerdì dopo una segnalazione dell’associazione archeologica Odysseus, da cui è partito lo scavo d’urgenza effettuato all’interno della proprietà privata del maniero dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana: centinaia di ettari immersi in una vegetazione rigogliosa e tra i quali, nel corso degli anni, sono spuntate qua e là sepolture millenarie. Compresa quest’ultima: una piccola ma preziosa tomba risalente al 3º-2º secolo a.c. e che - spiega la Soprintendenza - si caratterizza per un’unica deposizione con scarsa suppellettile di corredo. La scoperta, avvenuta per caso, non è finita qui ma ha riservato un’altra sorpresa perché, nella polvere, hanno iniziato a farsi luce alcuni gusci d’uova quasi interamente conservati, seppure ricoperti di concrezioni calcaree, da interpretarsi verosimilmente come pasto funebre lasciato dagli etruschi al momento della deposizione del defunto. «I gusci sono almeno tre e - spiega la Soprintendenza - dovremo effettuare analisi specifiche per verificare se fossero state offerte crude o cotte. In ogni caso si tratta di un caso non frequentissimo di offerta di pasto funebre (il defunto aveva necessità di cibo anche nell’oltretomba) che poteva avere anche significati simbolici». L’uovo come simbolo di resurrezione e rinascita, insomma, com’era nell’usanza rasennate.
La scoperta maremmana assume un certo valore dal punto di vista paleonutrizionale visto che «è piuttosto raro trovare gusci d’uovo in buono stato di conservazione. Sarà dunque interessante - prosegue la Soprintendenza - analizzare i resti cremati e intrecciare il dato ottenuto con quelli desumibili dal resto del corredo. Anche per i resti cremati saranno effettuate analisi nel laboratorio di paleoantropologia della Soprintendenza fiorentina». Il percorso è complesso anche da un punto di vista della valorizzazione - sottolinea il funzionario di zona, Maria Angela Turchetti - poiché prevede la salvaguardia del sito, la messa in sicurezza delle strutture e la loro conservazione, il restauro dei corredi, il loro studio e, auspichiamo, la loro fruizione pubblica attraverso la pubblicazione dei risultati, mostre temporanee o permanenti, e preferibilmente una “musealizzazione” in loco».
Sepoltura e uova sono venuti alla luce grazie alla collaborazione istaurata negli ultimi anni tra Comune di Civitella Paganico, associazione archeologica e Soprintendenza, e alla disponibilità dei privati proprietari dei terreni. Praticamente un lavoro di gruppo che - nonostante la crisi dei fondi dell’archeologia - già tra 2007 e 2009 ha portato a scoprire una significativa porzione di necropoli al servizio di un piccolo abitato etrusco.

giovedì 24 novembre 2011

Museo navigazione, tempi lunghi

Museo navigazione, tempi lunghi
02/11/2011 LA SICILIA

Resta il problema di dove esporre la nave greca appena sarà ultimato il restauro in Inghilterra

Sono nulle le speranze di vedere costruito il museo della navigazione a Bosco Littorio prima che l'ultimo pezzo ligneo della nave greca arcaica, entro la fine del 2012, torni restaurato dal laboratorio dall'Inghilterra. Il finanziamento dell'opera per 6 milioni di euro c'era anni fa quando però mancava il progetto esecutivo e sembra che si sia volatilizzato ora che c'è il progetto esecutivo.
Già da oltre un anno la prima parte dei legni della nave sono tornati in Italia restaurati e sono custoditi in cassette chiuse all'interno del museo di Caltanissetta. Entro fine anno potrà tornare anche una seconda parte dei legni. Il direttore del parco archeologico di Gela arch. Salvatore Gueli dovrà recarsi in Inghilterra per prelevare i legni ma ci sono difficoltà economiche per le spese del trasporto speciale tant'è che il sindaco ed il presidente della Provincia stanno cercando finanziatori per questa operazione.
Resta sul tappeto il problema della sede per esporre la nave ed il suo carico. Il sindaco Angelo Fasulo, il presidente della provincia Pino Federico e il direttore del parco archeologico hanno individuato un percorso alternativo, quello di usare un locale che già esiste nell'attesa di avere il vero museo. Hanno perciò contattato il presidente dell'Asi Giuseppe Pisano per un sopralluogo ai locali disponibili nell'area industriale. E' stato scelto l'edificio del centro sociale attiguo a quello dell'amministrazione dell'Asi come sede di un laboratorio della nave greca. L'idea è quella di portare i legni là in esposizione creando una sorta di laboratorio visibile al pubblico per le fasi che riguarderanno l'assemblaggio della nave e forse anche la ricostruzione delle parti mancanti. Le istituzioni locali insomma sembrano avere fretta nell'esposizione del relitto greco che per la sua unicità potrebbe attirare turisti in città. E poi devono dare risposte a quei cittadini che temono che i legni della nave resteranno chiusi in eterno nelle cassette al museo di Caltanissetta.
Così si sono avviate nei giorni scorsi le procedure autorizzative mirate a poter utilizzare i locali dell'Asi. E' un edificio abbastanza ampio e mai usato. Certo la sua ubicazione nella zona industriale con le ciminiere del petrolchimico che fanno da sfondo lasciano qualche dubbio circa la validità della scelta. Ma essa può funzionare se attorno all'esposizione della nave si costruisce un progetto che riguarda i vari aspetti dello sfruttamento ai fini turistici del bene archeologico: operazione non facile e nemmeno semplice.
Per l'esposizione di un relitto greco parecchio delicato vanno presi accorgimenti speciali che riguardano la sicurezza, il grado di umidità dei locali, l'esposizione al sole e la prptezione da tutti gli agenti che possano causare danni a legni che hanno resistito in fondo al mare più di 2.500 anni.
M.C.G.

mercoledì 23 novembre 2011

prima guerra mondiale - infermiere preparano un camera operatoria


prima guerra mondiale - infermiere preparano un camera operatoria.

martedì 22 novembre 2011

La Tomba del Guerriero Etrusco

La Tomba del Guerriero Etrusco
GIUSEPPE M. DELLA FINA
la Repubblica 05-09-2005
Cortona - Due novità importanti per l'archeologia italiana provengono da Cortona: oggi viene inaugurato il nuovo allestimento del Museo dell'Accademia Etrusca e della Città, nei giorni scorsi è stata scoperta una necropoli di epoca orientalizzante. Iniziamo proprio da quest'ultima notizia: vicino al grandioso tumulo noto come il Melone II del Sodo sono state portate alla luce due tombe «a circolo» e un articolato complesso edilizio. Le tombe contengono ognuna 4 o 5 casse di deposizione che, a loro volta, racchiudono un'urna con le ceneri del defunto e ricchi corredi che consentono d'inquadrarle cronologicamente nel VII secolo a. C. Si segnalano brocche, calici, ciotole di bucchero e una lancia di ferro, che potrebbe caratterizzare come guerriero il defunto.
Il complesso edilizio è d'in-terpretazione più difficile, ma rinvia con sicurezza ad uno o più edifici dalle dimensioni ragguardevoli, uno dei muri misura infatti oltre 24 metri in lunghezza. Con altrettanta certezza si può affermare già che ha avuto più fasi.
Le ricerche, portate avanti dai tecnici della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, proseguono e, con i loro risultati, andranno ad arricchire il quadro storico della Cortona etrusca e romana, che si è accresciuto notevolmente negli ultimi anni. Proprio tale ricchezza di ritrovamenti ha reso necessario ripensare lo storico Museo dell'Accademia Etrusca ospitato all'interno di Palazzo Casali.
Si è utilizzato l'aggettivo storico non a caso, l'istituzione museale cortonese è infatti una delle più antiche e prestigiose d'Italia essendo stata istituita nel 1727, quando l'abate Onofrio Baldelli donò la propria collezione di antichità all'Accademia Etrusca istituita nello stesso anno da Marcello e Ridolfino Venuti e che raggiunse, nel volgere di pochi decenni, un prestigio europeo arrivando ad annoverare tra i propri soci personaggi quali Montesquieu (1739), Voltaire (1745) e Winckelmann(1761).
In quale maniera si è ripensato il museo? E stato integrato con un'ampia sezione incentrata sul passato della città e in grado di infondergli una doppia anima: una legata al collezionismo archeologico e alla storia della disciplina, l'altra incentrata sulle vicende storiche di Cortona e del suo territorio ricostruite soprattutto alla luce della documentazione archeologica.
Il nuovo percorso si snoda lungo gli spazi sotterranei di Palazzo Casali e trova punti di eccellenza nell'esposizione dei corredi arcaici del Tumulo I e del Tumulo II del Sodo, dei bronzi provenienti dalle tombe principesche di Trestina e Fabbrecce, dei reperti provenienti dall'area della Porta Bifora con le celebri statuette bronzee delle divinità Culsans e Selvans.
Una segnalazione a parte merita la cosiddetta Tabula Cort-nensis, vale a dire una tavola in bronzo su cui è inciso il terzo testo in lingua etrusca per lunghezza giunto sino a noi. Vi si fa riferimento a transazioni che videro coinvolta la famiglia Cusu, una delle principali della città-stato, e vi è ricordato il nome etrusco del lago Trasimeno.
L'illustrazione della fase romana è affidata prevalentemente ai materiali provenienti dalla villa imperiale dellaTufa in località Ossaia con i suoi pavimenti mosaicati. A] primo piano di Palazzo Casali prende avvio il percorso espositivo del settore antiquario che non ha perduto fortunatamente il sapore di raccolta d'epoca. Accoglie capolavori assoluti come il Lampadario, una delle realizzazioni più raffinate dell'artigianato artistico etrusco. Al secondo piano una piccola collezione di antichità egizie e la Biblioteca settecentesca. Con il suo museo rinnovato, Cortona è ancora più deliziosa.

Torna alla luce la città del Sarno

Torna alla luce la città del Sarno
FRANCESCO GRAVETTl
08/10/2005, La Repubblica, Genova
A Striano uno scavo con centinaia di reperti dei Sarrastri, gli stessi abitanti di Poggiomarino


CERAMICHE, bronzi, frammenti di ossa e legno: sono alcuni dei reperti rinvenuti a Striano, in località "Affrontata allo Specchio", lungo le sponde del fiume Sarno. Sono centinaia. Molti reperti affiorano in superficie nel tratto di terra che costeggia il fiume. Si tratta, con ogni probabilità, della stessa tipologia di reperti trovati anche nella vicina Poggiomarino, riconducibili ai Sarrastri, la popolazione che ha abitato per quasi un millennio intorno al Sarno. A segnalare il ritrovamento i rappresentanti del Gruppo Archeologico "Terramare 3000" che, per conto della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Pompei, già gestiscono il villaggio protostorico della Longola a Poggiomarino.
I volontari di "Terramare 3000" hanno effettuato diversi sopralluoghi, dandone comunicazione alla Soprintendenza di Pompei e chiedendo che vengano realizzati dei saggi di scavo. Assieme alla Pro Loco strianese hanno fornito diverse foto dei reperti agli esperti della Soprintendenza. Gli archeologi che si occupano di questa zona da tempo ipotizza-
no, infatti, che il villaggio perifluviale scoperto casualmente a Poggiomarino nel2000 e definito la "Venezia protostorica" sia soltanto una piccola parte di un più vasto sito, abitato dal IV al V secolo a. C. I reperti di Striano confermerebbero questa tesi. Finora, però, l'Ente guidato da Piero Giovanni Guzzo non ha ancora indetto la gara d'appalto per dare avvio ai lavori di scavo. Per questo il gruppo "Terra-mare3000"domenica mattina si recherà in località "Affrontata allo Specchio" e invocherà l'intervento delle istituzioni, per chiedere che i saggi di scavo vengano effettuati presto.

lunedì 21 novembre 2011

Scoperto in Veneto un atelier di piume per neanderthaliani

Scoperto in Veneto un atelier di piume per neanderthaliani
Libero 3/11/2011

Cavernicoli, bruti, primitivi sì, ma con il senso dell'estetica. Nella Grotta di Fumane, in Veneto, è stato rinvenuto un "laboratorio" di piume ornamentali con le quali si abbellivano gli uomini di Neanderthal. Tutti i particolari della sensazionale scoperta sono pubblicati sul nuovo numero della rivista Archeologia Viva (Giunti). La storia dell'uomo di Neanderthal continua a riservare colpi di scena. Che l'uso della scheggiatura non avesse segreti lo sapevamo da tempo, ma che la finalità potesse essere, in certi casi, puramente estetica è una novità assoluta. Sono i reperti riportati alla luce grazie alle ricerche condotte dall'Università di Ferrara a scrivere una pagina inedita Le ricche testimonianze conservate nei depositi della grotta veneta forniscono una precisa documentazione sulla componente "vanitosa" dei nostri cugini, colonizzatori del continente europeo durante l'ultima epoca glaciale. Tra i vari tipi di volatili, i rapaci erano i prediletti, per utilizzarne il bel piumaggio, ma anche per il significato simbolico che i predatori giocavano nell'immaginario collettivo di popolazioni che vivevano di caccia. Alle penne spesso venivano aggiunti altri abbellimenti, tra cui artigli di aquila reale, la padrona dei cieli, la preda più bella e ambita.

venerdì 18 novembre 2011

prima guerra mondiale - fronte italiano - soldati in ricognizione


prima guerra mondiale - fronte italiano - soldati in ricognizione

mercoledì 16 novembre 2011

Un tesoretto archeologico affiora a Cerignola

Un tesoretto archeologico affiora a Cerignola
Luca Pernice
Corriere del Mezzogiorno - Bari 11/11/2011

Ritrovate tre tombe a «grotticella», recuperati 64 reperti
La scoperta casuale è stata fatta da un contadino durante i lavori nella sua campagna
Dato ai carabinieri tutto il materiale

Le tombe di un guerriero, di una donna e di un bambino risalenti al IV secolo avanti Cristo. E' quanto scoperto nelle campagne di Cerignola da un agricoltore che stava effettuando dei lavori nel suo terreno. Sessantaquattro i reperti archeologici recuperati dall'agricoltore e dal figlio, un laureando in Lettere: reperti che sono stati consegnati ai carabinieri della compagnia di Cerignola e ai colleghi della Tutela Patrimonio Culturale di Bari. Nel corso di alcuni lavori effettuati con mezzi agricoli pesanti e finalizzati a impiantare un vigneto, il terreno ha ceduto di circa due metri, facendo venire alla luce tre sepolture, definite a «grotticella». Tombe scavate direttamente nella roccia e dotate di una piccola apertura che conduceva alla camera sepolcrale vera e propria. All'interno di queste tombe l'agricoltore ha trovato il corredo funebre costituito da olle acrome, oinochoe a fasce, piatti e brocche con varie decorazioni, vasetti, ma anche alcuni piccoli oggetti in bronzo e un cratere a figure rosse con la rappresentazione di Dioniso con un mantello che pende dal braccio mentre insegue una Menade, una delle donne che, nella mitologia greca, accompagnavano il figlio di Zeus nei suoi viaggi. Tutti i beni erano perfettamente conservati e il proprietario del terreno agricolo, anche grazie al figlio, ha avuto la cura di prelevarli con cautela evitando lesioni e crepe. I reperti risalirebbero al IV secolo avanti Cristo, in un'epoca a cavallo tra i Dauni, gli antichi abitanti della provincia di Foggia, e i romani. Secondo quanto ipotizzato dalla responsabile della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia per il Gargano e per la zona di Cerignola, Giovanna Pacilio, i tre corredi funebri potevano appartenere a un guerriero, una donna e un bambino. Tra i reperti, infatti, sono stati trovati un frammento di un cinturone e uno «strigile», l'arnese utilizzato dai gladiatori e dai guerrieri per pulirsi il corpo dopo che si erano cosparsi di olio. Trovato anche un «netta orecchie» in metallo. Recuperati anche uno specchio e alcune piccole olle di ceramica a impasto, appartenenti ad una donna, e un piattino di colore rosso raffigurante un cigno: un oggetto che, molto spesso, costituiva il corredo funebre dei bambini. Un ritrovamento particolare e importante, come è stato sottolineato dal comandante del reparto operativo di Foggia, il maggiore Pasquale Del Gaudio, e dal comandante della compagnia di Cerignola, il capitano Salvatore Del Campo. Importante anche perché per la prima volta si tratta di reperti archeologici che vengono consegnati alle forze dell'ordine e non sono frutto di sequestri. Inoltre gli esperti credono che i terreni dove sono state trovate le tombe possano dare alla luce altre importanti scoperte. Infatti non si esclude che ci siano altre tombe o anche un piccolo villaggio, visto che tra i reperti sono state recuperate alcune tegole. Intanto si sta lavorando con l'amministrazione comunale di Cerignola affinché i beni archeologici trovati siano esposti in un museo cittadino e non chiusi in scatoloni nei magazzini.

martedì 15 novembre 2011

due infermiere nella prima guerra mondiale


due infermiere nella prima guerra mondiale.

domenica 13 novembre 2011

Carta del mondo secondo Ecateo

Carta del mondo secondo Ecateo.

Blog Antichi Sepolcri

Blog Antichi Sepolcri.
http://antichisepolcri.blogspot.com

immagine ripresa dal blog.
cerimonia funebre da un vaso greco.

sabato 12 novembre 2011

prima guerra balcanica (1912-1914) - sepoltura dei caduti


prima guerra balcanica (1912-1914) - sepoltura dei caduti.

prima guerra mondiale - bandiere da combattimento - Russe e Francesi - esposte a Berlino


prima guerra mondiale - bandiere da combattimento - Russe e Francesi - esposte a Berlino.

giovedì 10 novembre 2011

Torre del Silenzio a Bombay - Luogo sacro dei Parsi ove venivano esposti i cadaveri


Torre del Silenzio a Bombay - Luogo sacro dei Parsi ove venivano esposti i cadaveri.

lunedì 7 novembre 2011

interno di Igloo Inuit


interno di Igloo Inuit.

disegno raffigurante la condizione della donna nella prima guerra mondiale


disegno raffigurante la condizione della donna nella prima guerra mondiale.

domenica 6 novembre 2011

prima guerra mondiale - trincee sul Carso


prima guerra mondiale - trincee sul Carso.

prima guerra mondiale - fronte italiano - ponte sul fiume Isonzo


prima guerra mondiale - fronte italiano - ponte sul fiume Isonzo.

prima guerra mondiale - truppe serbe attraversano il fiume Kolubara


prima guerra mondiale - truppe serbe attraversano il fiume Kolubara.

prima guerra mondiale - caverna usata dagli austriaci come postazione


prima guerra mondiale - caverna usata dagli austriaci come postazione.

gruppo di donne Inuit


gruppo di donne Inuit.

sabato 5 novembre 2011

A Pompei concluso il restauro della conceria

A Pompei concluso il restauro della conceria
Carlo Avvisati
Il Mattino - Napoli 6/10/2011
Il salvataggio di vasche e banconi curato dagli industriali delle pelli

POMPEI. In quella che è la più antica conceria del mondo, alla fine di via Stabiana, a Pompei, gli archeologi del centro Jean Berard di Napoli, coordinati da Jean Pier Brun, hanno lavorato per due anni recuperando elementi importantissimi quali le coperture delle stanze con le vasche e delle aree con i dolii e il bancone. I lavori effettuati e quanto scoperto sulle antiche tecniche di per conciare le pelli saranno presentati domani, alle 10.30, presso l'Auditorium di Pompei, con gli interventi, tra gli altri, di Riccardo Villari, sottosegretario ai Beni culturali, della soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro e di Gianni Russo e Salvatore Mercogliano, rispettivamente vicepresidente e direttore dell'Unione Nazionale Industria Conciaria. Secondo gli studiosi, l'opificio pompeiano faceva parte di una sorta di un vero e proprio polo conciario. Nella fabbrica si lavoravano le pelli che arrivavano in prevalenza dall'Irpinia. Gli ambienti accoglievano sia l'abitazione del proprietario sia i locali perla lavorazione delle pelli. Nell'area retrostante il portico si trovano 15 vasche circolari in muratura. In dodici si faceva la concia vegetale con foglie di castagno o di quercia; nelle altre si impiegava l'allume di rocca. «Abbiamo sponsorizzato l'intervento di recupero - sottolinea Mercogliano - e continueremo ancora a sostenere altri progetti perché ci interessa riportare alla luce un distretto conciario così antico».

prima guerra mondiale - foto propagandistica con donne che salutano i soldati in partenza


prima guerra mondiale - foto propagandistica con donne che salutano i soldati in partenza.

donne impegnate in lavori boschivi durante la prima guerra mondiale


donne impegnate in lavori boschivi durante la prima guerra mondiale.

venerdì 4 novembre 2011

giovedì 3 novembre 2011

mercoledì 2 novembre 2011

ragazze tamil raccolgono il The a Ceylon


ragazze tamil raccolgono il The a Ceylon.

martedì 1 novembre 2011

lunedì 31 ottobre 2011

Clodia Falconilla e lo stretto legame Centuripe-Lanuvio

Clodia Falconilla e lo stretto legame Centuripe-Lanuvio
LA SICILIA 19 Settembre 2011

Ritornano temporaneamente a casa, nella mostra centuripina, reperti oggi conservati nei più importanti musei dell'Isola. Emergono anche i legami con Tunisi


Oggi, alle 16, si inaugura presso il museo archeologico regionale di Centuripe l'esposizione temporanea di reperti centuripini in prestito dal museo archeologico regionale «A. Salinas» di Palermo e delle teste di Clodia Falconilla e di Augusto, in prestito dal museo archeologico regionale «P. Orsi» di Siracusa.
Rosario Patanè
La mostra temporanea al Museo di Centuripe di opere in prestito dal Museo Archeologico Regionale «P. Orsi» di Siracusa e dal Museo Archeologico Regionale «A. Salinas» di Palermo è un momento del lavoro di riconfigurazione di contesti, di complessi archeologici provenienti da Centuripe, in collaborazione con i vecchi Musei Nazionali che dal XIX secolo tutelavano il patrimonio archeologico proveniente dai diversi centri dell'Isola.
Tre teste di statue di marmo da Centuripe sono state acquistate dall'allora Museo Nazionale di Siracusa in momenti diversi tra il 1899 e il 1914: dovevano provenire dall'area dell'ex mulino Barbagallo, allora in costruzione, dove successivamente è stata individuata l'area del foro con un augusteum, nell'ambito del quale era un importante gruppo di sculture realizzato nel II secolo, probabilmente tra il 128 e il 149. Una delle teste, ora in prestito dal Museo «P. Orsi», è stata recentemente identificata con Clodia Falconilla, importante figura appartenente alla famiglia alla quale si deve la realizzazione del monumento. La statua e l'iscrizione dedicatoria che era sulla base sono state trovate successivamente e sono regolarmente esposte al Museo di Centuripe. Allo stesso complesso appartiene un ritratto di Augusto, altro prestito del Museo «P. Orsi»: rinvenuto nel 1938 nello scavo delle fondazioni di un pilone del viadotto che sovrasta l'area archeologica, è confluito al Museo di Siracusa, all'epoca competente per territorio. L'entusiasmo per la scoperta, nell'anno dei festeggiamenti per il bimillennario augusteo, giocò un ruolo notevole nell'immaginario collettivo. Considerazioni di tipo tecnico fanno pensare a una buona copia realizzata nel II secolo, come l'intero complesso scultoreo. Dalla stessa area provengono altri ritratti di personaggi della famiglia imperiale e una testa attribuibile all'eroe Lanoios (scomparsa): il gruppo di sculture doveva comprendere personaggi della famiglia imperiale, personaggi della famiglia del committente e il mitico eroe Lanoios, il centuripino che al seguito di Enea va nel Lazio e lì fonda Lanuvio.
Le iscrizioni in origine sulle basi delle statue consentono di capire che il gruppo è stato dedicato da Q. Pompeius Sosius Priscus, console nel 149, di famiglia originaria di Centuripe, figlio di Q. Pompeius Falco, brillante ufficiale con Traiano nelle guerre daciche, poi personaggio ai vertici dell'amministrazione dell'Impero e amico personale di almeno un paio di imperatori. La realizzazione di monumenti in onore dell'Imperatore, nella città d'origine del dedicante, era prassi corrente nella costruzione di carriere politiche. Chiaramente il messaggio politico del gruppo scultoreo recita più o meno: "Lanoios e i miei antenati centuripini contribuirono a portare la civiltà nella nascente Roma. Altri miei antenati di recente si sono impegnati ai massimi livelli nell'amministrazione dell'Impero. E anch'io…".
Clodia Falconilla, nonna del committente, ha nel gruppo statuario un ruolo che sancisce la sua importanza nella storia della famiglia; il matrimonio avrà sancito un'importante alleanza tra le due famiglie. Una gens Clodia è originaria di Hadrumetum, in Africa. D'altra parte il ritratto di Clodia Falconilla, per quanto rovinato in superficie, presenta tratti somatici molto marcati (che si riscontrano anche nei ritratti dei due figli): sono lineamenti perfettamente compatibili con una nobile berbera.
Ma si può individuare anche un altro motivo propagandistico nella scelta di un tipo statuario di Cerere, come per figure di imperatrici, ma anche di donne di ceto molto elevato, con chiaro riferimento ai rifornimenti alimentari per la popolazione di Roma. La famiglia del committente, con vaste proprietà terriere in Sicilia e in Africa, doveva avere un ruolo nei rifornimenti di grano per l'annona; è evidente la rete di alleanze con famiglie senatorie dell'Africa Proconsolare (e il matrimonio con una Clodia di Hadrumetum come momento clou).
I personaggi della famiglia imperiale sono chiaramente scelti in modo tale da far brillare il parallelo con i Pompeii Falcones. E' presente Augusto, il fondatore dell'Impero. Germanico, personaggio importante nella propaganda della dinastia e con una carriera paragonabile a quella di Q. Pompeius Falco, è accompagnato dal figlio Druso Cesare e dalla madre Antonia Minore, che aveva unito la gens giulia con la gens claudia, così come Clodia Falconilla unisce una importante famiglia centuripina con una importante famiglia tunisina: da questo momento ci saranno i Pompeii Falcones, imparentati anche con i Rosci Murena, legati alla vecchia famiglia dei Rosci di Lanuvio.

Pesca con i cormorani sul fiume Nagara in Giappone


Pesca con i cormorani sul fiume Nagara in Giappone.

sabato 29 ottobre 2011

Donne pescatrici nella provincia di Shima in Giappone


Donne pescatrici nella provincia di Shima in Giappone.

La bandiera italiano sul Monte Santo ( Agosto - settembre 1917)


prima guerra mondiale.
La bandiera italiano sul Monte Santo ( Agosto - settembre 1917).

venerdì 28 ottobre 2011

mercoledì 26 ottobre 2011

Scoperta una necropoli di cinquemila anni fa

Scoperta una necropoli di cinquemila anni fa
Beatrice Andreose
Il Mattino - Padova 20/9/2011
Così gli Euganei seppellivano i morti cinquemila anni fa
Eccezionale rinvenimento tra Este e Baone: tumuli rialzati nella campagna

Quei "tumuli" di terra, a pianta circolare e forma convessa, con diametro variabile dai 10 ai 17 metri elevati nella parte centrale di circa mezzo metro, nella pianura dovevano fare una certa impressione. Monumenti funebri per una necropoli di tombe collettive sotto cui giacevano persone, si suppone cacciatori, vissute cinquemila anni fa, ovvero tremila anni prima che nella nostra Regione si insediassero gli Eneti o i Veneti che dir si voglia. Tre le sepolture ad inumazione scoperte nei mesi scorsi a Meggiaro, tra Este e Baone, nel corso dei lavori per la realizzazione del canale Meggiaro Nuovo e il risezionamento del canale Squacchielle, risalenti alla seconda metà del N millennio avanti Cristo. Lo stesso, per intenderci, a cui risale Otzi la Mummia dei ghiacci datata tra il neolitico e l'età dei metalli. Scheletri deposti all'interno di fosse, stesi sul fianco sinistro con le gambe ripiegate e senza oggetti di corredo. Tutti individui giovani, due bambini ed un adulto. Quest'ultimo con una punta di freccia sul capo, ad indicare che si trattava in vita di un cacciatore. L'eccezionalità della scoperta è rappresentata dalle strutture funerarie monumentali sotto cui erano stati deposti. Tumuli strutturati, ovvero accumuli artificiali di terra, mai trovati in Veneto (tranne che in un unico caso a Sovizzo), che hanno fatto sobbalzare sulla sedia (parole sue) il Sovrintendente per i Beni Archeologici del Veneto Vincenzo Tinè non a caso presente alla conferenza stampa indetta ieri ad Este dalla direttrice del Museo Nazionale Atestino Elodia Bianchin Citton, presenti anche il sindaco Giancarlo Piva e il presidente del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo Antonio Salvan. Le tombe sono state trovate sotto i campi ed, ancora, sotto uno spessore naturale di sabbia fluviale dell'antico corso dell'Adige che passava per Este arrivando, scoperte recenti, sino all'antica Monselice. Testimoniano che queste terre erano abitate e lavorate dall'uomo a partire dalla metà del IV millennio a.C. al I millennio a.C. Si trattava di popolazioni messe in relazione con influssi orientali che arrivarono in Italia nel eneolotico e che costituiscono la popolazione autoctona degli Euganei. Di notevole interesse anche alcune fosse circolari riempite con vasellame ceramico e carboni che gli studiosi indicano come piccole cave di argilla e limo successivamente riempite da scarti da fornace e rifiuti domestici risalenti al Bronzo recente ovvero al XIV-XID sec. a... Un forte indizio della presenza vicino a Marendole, verso Baone, di un altro abitato. Le indagini sono state condotte dalla ditta Petra con la direzione scientifica della Sovrintendenza. Presentata ieri anche una necropoli veneta rinvenuta lo scorso agosto a Carceri, presso lo scolo Fioretto, ad una profondità di circa tre metri. Otto tombe con ossario ed un ricco corredo funerario costituito da vasellame e manufatti in bronzo. Alcune erano contenute nella consueta cassetta in scaglia rosa degli Euganei, altre in cassette di legno. Lo scavo di emergenza, durato tre settimane e condotto sul posto dalla Ditta Archeologi Associati di Cadoneghe, ha messo in luce anche tombe che si ritiene facciano parte di un sepolcreto molto più vasto. Corredi funerari risalenti all'età del bronzo finale-inizi età del ferro (X-XI sec.a.C.) provenienti da Montagnana, tra le quali l'eccezionale sepoltura ad inumazione di una giovane donna, sono invece esposti per la prima volta, nella V sala del Museo Nazionale che verrà inaugurata sabato prossimo, 24 settembre, alle 17. Ricostruite ed esposte anche alcune tombe a incinerazione con i relativi corredi trovate a Saletto di Montagnana e ad Arquà Petrarca.

lunedì 24 ottobre 2011

Scoperto a monte del santuario un «castelliere» risalente al IV secolo avanti Cristo

Scoperto a monte del santuario un «castelliere» risalente al IV secolo avanti Cristo
Barbara Bertasi
L'Arena, Giovedì 6 Ottobre 2005

Il mistero di San Giorgio
Trovate anche monete greche: come sono finite in Valpolicella?

Sant’Ambrogio. Un villaggio fortificato sull’apice della collina di San Giorgio, tra la terra e il cielo, quasi nelle mani di quegli stessi dei a cui fu poi dedicato un santuario possente. Una nuova scoperta, avvolta da un enigma, impedisce di porre la parola fine all’indagine archeologica svolta quest’estate dalla Soprintendenza sulla sommità del colle secondo un percorso di ricerca iniziato nel 1996. Lo scavo illumina un insospettato squarcio di protostoria e sposterebbe le origini del centro abitato di San Giorgio più a monte di quanto finora si credeva fosse.
Sul punto più alto del monte sarebbe sorto, trecento anni prima del santuario di cui già è nota l’esistenza, un «castelliere», un villaggio che avrebbe preceduto l’edificazione dell’attuale San Giorgio, spostatosi poi più a valle probabilmente a causa di un incendio. Inoltre, ulteriori recentissime e inaspettate scoperte di monete greche trovate nella fascia pedemontana della Lessinia, accrediterebbero l’ipotesi che quella roccaforte sia stata culla di una civiltà di alto rango, superiore rispetto ai canoni nord-italici del primo millennio.
«Nel mese di agosto abbiamo svolto una campagna di indagini archeologiche accanto al cimitero di età napoleonica che si trova proprio nella zona sommitale della collina, che è denominata Torre in memoria di una costruzione medioevale di cui rimangono ora solo tracce nelle fondazioni», premette Luciano Salzani, direttore del Nucleo operativo di Verona della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto.
Lui e altri quattro archeologi hanno lavorato sul lato occidentale del piccolo monte, dove si trova uno spessore archeologico molto potente. «Nel V e IV secolo a.C. qui fu eretto il podio in pietra di un grande santuario su cui venivano fatti sacrifici con il fuoco agli dei del cielo, si bruciavano cioè animali e quindi si facevano libagioni».
Lo testimoniano vari reperti: «Fibule, spilloni in bronzo e, davanti al podio, ossa, carbone, cocci dei vasi che venivano fracassati dopo le libagioni», spiega Salzani. «Al podio, costruito in blocchi possenti, regolari e disposti a file orizzontali, si arrivava salendo un’ampia strada delimitata da muriccioli secondo la tipologia tipica dei roghi votivi che, nell’area alpina, erano sempre sulle sommità dei monti».
Se questa fase di indagini si può considerare chiusa un’ altra resta aperta. «Va chiarito in modo più puntuale quanto paiono rivelare alcuni strati molto profondi individuati quattro metri sotto la superficie, che noi facciamo risalire agli inizi della Età del Ferro», sottolinea Salzani. «Sotto il podio, cioè, nella zona laterale verso ovest, ci sono i resti di un villaggio molto antico datato al IX secolo avanti Cristo».
Gli archeologi sapevano dell’esistenza di materiali precedenti al periodo della costruzione del santuario, ma non si aspettavano che fossero così antichi: «Ora abbiamo accertato che sulla sommità della collina sorgeva un castelliere, un castello preistorico di difesa delimitato sul lato nord da un fossato».
E il direttore del Nucleo operativo precisa: «Lo scavo mostra un villaggio di capanne a pianta rettangolare, parzialmente scavate nella roccia, con gli alzati (cioè la parte a vista del muro) ora scomparsi che dovevano essere realizzati parte in legno, parte in lastre di pietra locale. Anche in quest’area sono stati trovati frammenti di vasi, resti di pasti, carboni».
Questo doveva essere il nucleo abitato proto-storico originario di San Giorgio: «L’insediamento, poi, fu probabilmente distrutto da un incendio e così si spostò più a valle. Solo 300 anni dopo, in quel medesimo luogo sorse il santuario che è già stato oggetto di studio». Così il cerchio si chiude. Ma solo teoricamente perché lassù c’è una zona ancora tutta da scavare. «Il progetto di quest’anno è stato portato avanti grazie a un finanziamento di 15mila euro, un contributo del comune di Sant’Ambrogio, della Banca Marano credito cooperativo della Valpolicella e della Fondazione Masi», sottolinea Salzani. «Si pensava di chiudere l’indagine con una pubblicazione e una mostra dei reperti trovati».
Ma la scoperta, fatta appunto ad agosto, pone nuovi interrogativi e non può essere lasciata così, sospesa proprio ai suoi esordi.

domenica 23 ottobre 2011

Danza con le torce alla corte dei Burgundi - 1463


Danza con le torce alla corte dei Burgundi - 1463.

Danza dei Fellahs dell'Alto Egitto


Danza dei Fellahs dell'Alto Egitto.

sabato 22 ottobre 2011

Selinunte. Scoperta «un'area industriale»

Selinunte. Scoperta «un'area industriale»
LA SICILIA Sabato 24 Settembre 2011

Quanto fossero importanti le imprese lo sapevano già nell'antichità. A confermarlo è l'area industriale scoperta e riportata alla luce al parco archeologico di Selinunte dagli scavi svolti dall'Università di Bonn in collaborazione con l'Istituto archeologico germanico di Roma e i cui risultati giovedì sono stati illustrati da Martin Bentz, docente di Archeologia classica all'ateneo tedesco, nel corso di un incontro che si è tenuto al Baglio Florio e che è stato organizzato dalla direttrice del parco Caterina Greco. «Il quartiere industriale che abbiamo scoperto - ha detto Bentz - si trova nella parte orientale della città, lungo il fiume Cotone. Idagini geofisiche avevano ipotizzato l'esistenza di questo settore produttivo che con lo scavo hanno trovato conferma. La zona indagata risulta una delle aree industriali più estese di una città greca. Le indagini sono iniziate nel 2010. Gli scavi hanno portato alla luce parte della cinta muraria, una strada e un isolato in cui è inserita una officina ceramica con 4 grandi fornaci per la cottura di tegole e vasi. La zona è stata frequentata dal VI fino al IV secolo a. C.». Con Bentz hanno collaborato Gabriel Zuchtriegel, Jon Albers, Jan Marius Müller e Linda Adorno, dell'Università di Bonn.

Tracce di una Pompei preistorica

Tracce di una Pompei preistorica
Il Mattino, 11/10/2005
La più famosa è certamente la Pompei tragicamente distrutta dall'eruzione del 79 dopo Cristo, ma non fu la più antica. Un'equipe di archeologi svedesi - informa un articolo che compare sulla rivista «Archeologia Viva» - ha recentemente individuato in quella stessa area, sotto uno spesso strato di ceneri vulcaniche, resti di utensili di uso quotidiano di molto precedenti alla Pompei romana, nella casa cosidetta degli «epigrammi greci».
È stato possibile fare questa scoperta grazie al rinvenimento di frammenti di ceramiche preistoriche e tracce di ferro carbonizzato datato al 3500 avanti Cristo. Un secondo strato conteneva invece reperti databili tra il 2200 e il 1500 prima di Cristo.
Ma la questione più interessante riguarda le ragioni che spinsero genti di ben tre epoche diverse a scegliere lo stesso sito, lambito dal fiume Sarno e sormontato dalla minacciosa vetta del Vesuvio. Come mai? Forse, come ipotizza la professoressa Leander Touati dell'Università di Stoccolma, gli insediamenti preistorici potrebbero aver superato i problemi di approvvigionamento idrico costruendo pozzi ben più sofisticati di quanto ritenuto sinora o approfittando di un più favorevole corso del Sarno.

venerdì 21 ottobre 2011

In età ellenistica a Centuripe un quartiere di ceramisti

In età ellenistica a Centuripe un quartiere di ceramisti
LA SICILIA 19 Settembre 2011
Nuove importanti scoperte dalle ricerche archeologiche

Antonio Tempio
L'archeologia centuripina ha un rapporto privilegiato con gli istituti di ricerca catanesi. Guido Libertini e Giovanni Rizza sono due nomi legati "a doppio filo" con la ricerca avviata nell'ultimo secolo a Centuripe. Alle pubblicazioni dei primi studiosi si affianca oggi un volume curato da Giacomo Biondi, archeologo e ricercatore dell'Istituto per i Beni archeologici e monumentali del Cnr di Catania. "Centuripe. Indagini archeologiche e prospettive di ricerca" rappresenta dunque un aggiornamento non solo su problematiche già note, ma anche sull'utilizzo di nuovi approcci di studio. Fra questi la Battlefield Archaeology, un metodo avviato dalla scuola anglosassone e rivolto allo studio di periodi e di manufatti riconducibili agli ultimi conflitti mondiali.
I contributi centrali del volume sono rivolti all'età ellenistico repubblicana - un florido periodo per Centuripe - da anni al centro di studi e di dibattiti accademici. Sono presentati gli scavi effettuati nell'ex feudo Gelofia, area già nota per la scoperta di un vasetto con incisa una lunga iscrizione in lingua sicula. La contrada è stata frequentata in piena età romana ed è probabile che in zona sorgesse un edificio monumentale adibito all'esercitazione del pugilato. I nuovi scavi sono stati condotti con l'ausilio del metal detector, notoriamente utilizzato dagli scavatori di frodo e per questa ragione ingiustamente rifiutato in molti scavi regolari. L'utilizzo si è reso necessario per la numerosa presenza di monete (studiate da Stefania Santangelo) sulla parte sommitale del terreno, che sarebbero state altrimenti sottratte da solerti clandestini.
Lo scavo ha permesso di chiarire l'estensione di una necropoli arcaica e di intercettare strutture adibite al culto demetriaco. Alcuni vani scavati nella roccia confermano inoltre una caratteristica dell'architettura domestica, quella cioè di utilizzare ambienti rupestri parzialmente completati con opere in pietra. Le ricerche - finanziate dalla lungimiranza di alcuni privati e sostenute anche dalla partecipazione di volontari - hanno permesso di chiarire che l'area della necropoli fu occupata da un quartiere di ceramisti fra il III e il I secolo a. C. Questa è l'ennesima conferma della vocazione che Centuripe ha sempre avuto per la produzione artigianale. Ciò è anche dimostrato dal contributo di Agostina Musumeci rivolto allo studio dei materiali della necropoli di contrada Casino, prodotti anch'essi fra il III e il I secolo a. C. In molti casi si tratta di statuette (soggetti danzanti e figure muliebri) deposte esclusivamente in tombe di individui femminili e di fanciulli. Il quarto contributo firmato da Rosario Patané pone l'accento sull'espansione che l'abitato conobbe in età ellenistico repubblicana, grazie ai dati di scavo recuperati in una zona apparentemente periferica. Dalle tracce di frequentazione sembra che alla continuità insediativa dei primi secoli faccia seguito una battuta d'arresto, generalmente collegata agli scontri con Sesto Pompeo. La crisi fu comunque temporanea e Centuripe sarebbe stata dotata di un nuovo assetto urbano per volere dell'imperatore Augusto. D'altra parte, l'antico legame d'alleanza esistente fra l'area laziale e Centuripe - che affondava anche nel mito - sembra oggi giustificare l'insolita prosperità che il centro siculo ha avuto durante gli anni della conquista romana dell'isola.
Il contributo di Salvatore Rizza è rivolto alla galleria romana di Centuripe, oggi meglio nota grazie ai risultati raggiunti tramite prospezioni geoelettriche. L'esistenza di questo percorso sotterraneo è forse testimonianza di una "militarizzazione" della città antica. Il lungo passaggio - scavato nella roccia e consolidato anche con opere in laterizio - permetteva di attraversare l'abitato da un versante all'altro, riducendo notevolmente le distanze a cielo aperto. Conclude il volume un secondo contributo di Giacomo Biondi che - come anticipato - amplia la ricerca agli anni dell'ultimo conflitto mondiale. Il materiale bellico recuperato risale ai primi anni Quaranta: si tratta di munizioni, parti di mortaio, contenitori metallici ed elmi, alcuni anche riutilizzati come abbeveratoi nelle vicine fattorie. Lo studio di questa nuova "cultura materiale" - affiancato alle ricerche d'archivio e alle testimonianze orali - permette all'autore una prima ricostruzione delle manovre militari condotte a Centuripe dalle truppe britanniche e tedesche.

mercoledì 19 ottobre 2011

I tesori nascosti nel fondale

I tesori nascosti nel fondale
Nicola Pinna
Unione Sarda 7/10/2011
Il mare della Gallura passato al setaccio dai sub dei carabinieri

Anfore, ceramiche e altri preziosi tornano a galla Nuove scoperte vanno ad arricchire il patrimonio culturale della Gallura: i sub dei carabinieri hanno lavorato per tutto il mese di settembre a caccia di reperti archeologici. C'è un grande tesoro nascosto nel mare della Gallura. È protetto dagli abissi, ma rischia ancora l'assalto dei tombaroli. Una parte di questo prezioso patrimonio archeologico sommerso è stato recuperato dai carabinieri: i militari del Nucleo tutela del patrimonio di Sassari, insieme ai colleghi del Nucleo subacquei di Cagliari, hanno passato un mese intero a setacciare i fondali. Hanno puntato l'attenzione soprattutto sulle aree protette e hanno scoperto un vero e proprio scrigno.

IL TESORO SOMMERSO. Gran parte dei reperti nascosti tra le rocce e le alghe è stata riportata a galla e consegnata agli esperti della Sovrintendenza. «I giacimenti che abbiamo individuato nel corso di quest'operazione rivestono un notevole interesse scientifico e sono già in fase di studio - spiega il comandante del Nucleo tutela del patrimonio, Paolo Montorsi - I controlli sono andati avanti per tutto il mese di settembre, con l'obiettivo di tenere sotto controllo le aree protette, quello di salvaguardare il patrimonio archeologico e di prevenire il rischio di razzie».
I VASI DI SANTA TERESA. Un deposito di anfore antichissime, i carabinieri l'hanno ritrovato nel mare di Santa Teresa, a due passi dallo Scoglio di Paganetto. Il vasellame, già analizzato dagli archeologi, rispetta alla perfezione la tradizione "greco-italica" e per questa ragione si pensa che possa risalire al secondo secolo avanti Cristo. Nella stessa zona, tra l'altro, i sub hanno riportato a galla numerosi rocchi litici di colonne dell'Età romana.
I ROMANI A PALAU. Una parte di questo patrimonio che nessuno conosceva è stata scoperta nelle acque di Punta Sardegna. Nascosti dalla poseidonia, i militari hanno ritrovato tre giacimenti di anfore, bacili e diversi esempi di anforisco di epoca romana, tutti realizzati in un periodo che va dal primo secolo avanti Cristo al secondo dopo Cristo. Nella zona di Macchia Mala, invece, è stato scoperto un cumulo di laterizi fittili del periodo imperiale.
LE NAVI DELL'ARCIPELAGO. Le Bocche di Bonifacio sono sempre state una pericolosa trappola per le navi in transito nel Nord della Sardegna. Dai tempi dei Fenici fino a oggi. Tutti i reperti scoperti nelle ultime settimane dai carabinieri, guarda caso, sono finiti nel fondale dopo l'affondamento di un'imbarcazione. Nelle acque dell'Isola di Spargi, per esempio, gli uomini del Nucleo tutela del patrimonio, hanno individuato un frammento, un tappo e un puntuale di anfora, ma anche un chiodo in metallo che apparteneva di sicuro a una nave romana. E giusto per confermare quanti carichi siano finiti sott'acqua, intorno all'Isola di Spargiotto, i sommozzatori hanno ritrovato persino un'ancora del XIX secolo.

martedì 18 ottobre 2011

prima guerra mondiale - foto aerea della città di Clermont


prima guerra mondiale - foto aerea della città di Clermont

sabato 15 ottobre 2011

Riproduzione di un disegno di epoca napoleonica raffigurante un progetto di invazione dell Inghilterra


Riproduzione di un disegno di epoca napoleonica raffigurante un progetto di invazione dell Inghilterra.

Dalla. sabbia. riemerge Amsicora Il più antico scheletro umano che sia mai stato rinvenuto in Sardegn

Dalla sabbia riemerge Amsicora
Il più antico scheletro umano che sia mai stato rinvenuto in Sardegna.
ALESSANDRA SALLEMI
NUOVA SARDEGNA – 11 ottobre 2011
CAGLIARI - La settimana scorsa sotto la pioggia e il vento Rita Melis e Margherita Mussi sono andate a fondo nella ricerca geoarcheologica cominciata a maggio con gli studenti della scuola di specializzazione in archeologia di Cagliari e lasciata in sospeso causa l'eterno problema dei soldi che non si trovano mai. La nuova campagna l'hanno fatta loro, col solo appoggio dell'ispettore della soprintendenza di Cagliari Massimo Casagrande e l'aiuto di qualche volontario della zona nonché dei Forestali perché attorno alla spiaggia nella Costa Verde, dove da 25 anni saltano fuori ossa umane e altri reperti di 8 mila anni fa, si è creato un cordone di solidarietà scientifica. Venerdì è arrivato il grande premio: Amsicora, scheletro umano intatto dalla vita in giù, adagiato di fianco, vicino al corredo di conchiglie rivenuto in primavera e a qualche metro da «Beniamino», i frammenti di un piede scoperti nel 2007 da una pattuglia condotta dalle due docenti. Rita Melis insegna geoarcheologia a Cagliari, dipartimento di Scienze della terra, Margherita Mussi paletnologia all'università La Sapienza di Roma. E' dall'alba degli anni Duemila che le due studiose frequentano questa zona richiamate dal gruppo Neapolis, custode di alcuni reperti molto preziosi: le ossa umane coperte di ocra rossa trovate da ragazzini proprio in quella spiaggia nel 1985. Melis ha ottenuto una concessione di scavo dal ministero dei Beni culturali e appena mette assieme qualche finanziamento ci torna con la collega di tanti scavi. Ogni volta, un risultato, stavolta un risultato enorme. Melis si esprime con molta cautela («dobbiamo studiare, bisogna capire»), però non minimizza la portata del ritrovamento: è lo scheletro umano più antico mai ritrovato in Sardegna, ma è la sua posizione che lo rende straordinario per l'Europa intera perché si può affermare che sia ricollegabile a una sepoltura, situazione non frequente per quel periodo nell'archeologia del Vecchio Continente. Gli strati di terra parlano alla geoarcheologa: in quell'epoca che segna il trapasso dal mesolitico (gli uomini cacciavano e raccoglievano il cibo) al neolitico (gli uomini cominciavano a praticare l'agricoltura) la spiaggia era più lontana. Lo scheletro è stato trovato con uno scavo a gradoni dall'alto verso il basso, ma il luogo dov'era sdraiato risulta essere stato «un riparo sotto roccia nelle arenarie». Posizione, strati di rocce, frane, il corredo di conchiglie non in posizione casuale racconteranno molto una volta eseguiti tutti gli esami oggi possibili: paleo-dna e isotopi possono spiegare cosa mangiavano, com'era l'ambiente attorno, ma anche le ragioni degli spostamenti di popolazioni seminomadi. Amsicora, chiamato così su consiglio di un volontario che voleva un nome sardo per questo antenato destinato alla fama, è un uomo del mesolitico in un'isola del Mediterraneo non facile da raggiungere. Il femore non è troppo corto, segno che la statura non doveva essere modesta. Melis spiega che i resti non sono stati portati via uno a uno, ma in blocco, con una spuma che si asciuga e trattiene tutto. Il futuro delle ricerche su Amsicora ancora una volta è legato ai finanziamenti. Una datazione costa 600 euro, la ricerca degli isotopi mille euro. I 25 anni trascorsi dalla prima scoperta non sono stati una scelta. La Provincia del Medio Campidano è stata bene *** vola: nel 2007 aveva finanziamento le analisi sulle ossa di «Beniamino», a maggio il soggiorno degli specializzandi. La spedizione ha potuto contare anche su un mecenate gradito: il proprietario del «Corsaro Nero» ha garantito i pasti, l'alloggio è stato nell'unica casa della zona. Ma gli scavi devono continuare: il ritrovamento di Amsicora non è casuale, bensì frutto dello studio sulle informazioni delle campagne precedenti. I cervi in libertà passeggiano su un vero giacimento geoarcheologico. Scavi sulle dune della Costa Verde Il periodo è quello tra mesolitico e neolitico.

martedì 11 ottobre 2011

Gli artisti sovietici si mettono in mostra

l'Unità 9.10.11
Gli artisti sovietici si mettono in mostra
Il Palazzo delle Esposizioni (Roma) presenta al pubblico due grandi mostre, a partire da martedì: «Realismi socialisti. Grande pittura sovietica 1920 - 1970» a cura di Matthew Bown, Evgenija Petrova, Zelfira Tregulova e «Aleksandr Rodcenko», a cura di Olga Sviblova (fino all’8 gennaio).

Incisi nella pietra i segni dei bimbi di 13 mila anni fa

Corriere della Sera 11.10.11
Incisi nella pietra i segni dei bimbi di 13 mila anni fa
Paola Caruso

Nel periodo Paleolitico i bambini in età prescolare non avevano carta e pennarelli per scarabocchiare, ma disponevano di caverne con pareti molli come il pongo, su cui tracciare scanalature con le dita. I loro segni si trovano nella grotta di Rouffignac, in Francia, e risalgono a 13 mila anni fa.
La scoperta del solchi nella roccia non è recente, ma soltanto adesso l'archeologa Jessica Cooney dell'Università di Cambridge, insieme a Leslie Van Gelder, si è accorta che quelle scanalature («finger fluting») sono da attribuire a bambini di 3-7 anni. Le dimensioni e le distanze tra le dita non lasciano dubbi: è opera di baby artisti. La Cooney ha presentato la ricerca alla conferenza «Child Labour in the Past» di Cambridge, sottolineando la presenza della mano femminile nei disegni. «Sembra che le tracce siano di almeno quattro bambini — dice Diego E. Angelucci dell'Università di Trento —. Ma quelle più ricorrenti sono state attribuite a una bambina». Insomma, una femmina più attiva dei maschi.
«La gender archaeology sta rivalutando il ruolo della donna nelle società preistoriche — aggiunge Angelucci —, dove spesso ci immaginiamo la figura dell'uomo cacciatore, coltivatore e guerriero, mentre la donna è sottovalutata».
Le scanalature di Rouffignac ci dicono anche altro. Primo: alcune linee sono troppo regolari per un bambino, spingendoci a credere che la minuscola mano sia stata guidata da una sorta di maestro/a. Secondo: i segni sono concentrati in un'unica stanza. Se mettiamo insieme le due osservazioni, possiamo dedurre che forse in quel luogo era presente una «scuola d'arte» per minori. «Le tracce in alto sulla parete indicano che i bambini venivano sollevati o tenuti sulle spalle — commenta Angelucci — e ciò ci fa capire quanta attenzione ci fosse per loro. Già in quel periodo i piccoli avevano uno status sociale. Lo si nota dal corredo funerario: il bimbo di Lagar Velho in Portogallo di 25 mila anni fa è stato sepolto con un coniglietto da compagnia».

Vicenza Venetica

VIcenza Venetica

giovedì 6 ottobre 2011

Un bassorilievo raffigurante Giovanna D'Arco


Un bassorilievo raffigurante Giovanna D'Arco.

Tavoletta dipinta greca con guerriero


Tavoletta dipinta greca con guerriero.

mercoledì 5 ottobre 2011

il reimpiego delle iscizioni antiche: i Miliari

il reimpiego delle iscizioni antiche: i Miliari

scena di combattimento da un vaso greco


scena di combattimento da un vaso greco.

Una pagina del processo a Giovanna D Arco


Una pagina del processo a Giovanna D Arco.

martedì 4 ottobre 2011

Legislazione sanitaria ai tempi di Giustiniano

Legislazione sanitaria ai tempi di Giustiniano

una caldaia da bagno a Pompei

una caldaia da bagno a Pompei

un caposaldo fenicio nell entroterra sardo - monte Sirai

un caposaldo fenicio nell entroterra saro - monte Sirai

domenica 2 ottobre 2011

L'Eresia catara a Vicenza

L'Eresia catara a Vicenza

mercoledì 28 settembre 2011

prima guerra mondiale - fronte italiano - trasporto tramite teleferica


prima guerra mondiale - fronte italiano - trasporto tramite teleferica