domenica 30 dicembre 2012

archeologia dei paesaggi preistorici

archeologia dei paesaggi preistorici archeologia dei paesaggi preistorici

Lo «Steering committee» vigilerà sui lavori a Pompei

Lo «Steering committee» vigilerà sui lavori a Pompei
Vincenzo Esposito
Corriere del Mezzogiorno, Napoli, 21/12/2012

Il ministro Fabrizio Barca arriva agli Scavi di Pompei per studiare la situazione e contemporaneamente viene varato il decreto (firmato con i colleghi Ornaghi, Passera e Cancellieri) che fa diventare operativo lo Steering Committee, l'organismo deputato ad accompagnare e verificare l'attuazione del piano di interventi per il rilancio dell'area archeologica. Avrà la rappresentanza dei ministeri competenti e dei rappresentanti Ue. Qualcuno potrebbe parlare di «commissariamento» dei lavori. Ma è la garanzia, chiesta anche dall'Unione europea per evitare ciò che lo stesso ministro denunciò pochi mesi fa: lo sperpero di fiumi di denaro in progetti inutili o fantasma. Ora arrivano 105 milioni. I primi sei verranno impiegati per l'apertura di due cantieri a gennaio che si occuperanno, nella Regio VI, del restauro di cinque Domus. «Saremo ferrei sul cronoprogramma», ha detto Barca. I lavori di restauro e messa in sicurezza termineranno nel 2015.
Sarà una specie di direttore dei lavori a garanzia dei fondi, 105 milioni, stanziati per rimettere in sesto gli Scavi di Pompei. E da buon direttore ha voluto toccare con mano quello che c'è da fare e la situazione reale del sito archeologico che ogni anno continua ad ospitare due milioni di turisti. Quella di ieri è stata, per il ministro Fabrizio Barca, una visita da finanziatore. Ha incontrato il sovrintendente Teresa Elena Cinquantaquattro e i tecnici impegnati nei primi cantieri che partiranno a gennaio. Sono i lavori legati al primo bando, quello per la manutenzione e il restauro di cinque domus, prime fra tutte quella delle Pareti Rosse e poi quella dei Dioscuri nella Regio VI. Il bando di gara assorbe risorse per 6 milioni di euro. «Con gli interventi in programma - ha detto Barca - entro il 2015 si potranno vedere cose non accessibili al pubblico ma soprattutto si realizzeranno opere di riqualificazione eliminando i problemi alla radice, come nel caso delle infiltrazioni d'acqua che minano la solidità delle mura». Ma non è finita qua. Nel pomeriggio Barca ha incontrato nella sala consiliare del Comune di Pompei gli industriali presentando un bando di gara per idee d'impresa da realizzare nella zona circostante gli scavi. Attività economiche quali la filiera dell'artigianato e quella della floricoltura. Quello che deve nascere, nelle intenzioni del ministero, è un sistema integrato per attrarre ancora più turisti e non fare del sito archeologico una cattedrale nel deserto. «La nostra - ha spiegato Barca - vuole essere la testimonianza che l'area archeologica di Pompei non è quella specie di obbrobrio che viene descritta da qualche tempo ma che comunque ci sono difficoltà di accessibilità che vanno risolte». Stavolta nessuna parola sugli sprechi passati, la valanga di denaro ingoiato in progetti inutili. Parla solo di futuro, il ministro: «Nel corso dei prossimi mesi non solo abbiamo in animo di fornire un punto costante sugli interventi svolti, ma abbiamo soprattutto l'obiettivo di evidenziare con chiarezza il cronoprogramma degli interventi ancora da compiere, per arrivare alla scadenza del 2015 con tutti i progetti portati a termine. Un momento importante sarà a febbraio del prossimo anno, quando a Pompei arriverà il commissario europeo per valutare in prima persona lo stato dell'arte degli interventi fino ad allora avviati». Pompei aprirà tutte le sue porte comprese quelle oggi inaccessibili. Domus e ville da cui verrà tolto il cartello no entry e che sono attualmente gestite da un pugno di persone che le fanno visitare dietro laute mance. Il sistema Pompei deve cambiare. La città di cui Plinio narrò la distruzione deve diventare una ricchezza per tutti e non solo per pochi. E a vigilare su tutto sarà lo «Steering Committee» che con un decreto firmato dai ministri Barca, Ornaghi, Passera e Cancellieri diventa operativo. A presiedere il Comitato, composto da sette rappresentanti dei diversi ministeri e della Comunità Europea, sarà Giampiero Marchesi, dello sviluppo economico. La mission pensata per il comitato è quella di accompagnare e verificare l'attuazione del piano di interventi per il rilancio dell'area archeologica. Possiamo parlare di commissariamento? Apparentemente sembra di sì. Anzi, pare che stia accadendo proprio ciò che «Le Monde» e i francesi da tempo sostengono: Pompei è una ricchezza dell'umanità, non può essere gestita solo dagli italiani.

giovedì 20 dicembre 2012

guerrieri greci dipinti su un vaso da Micene


guerrieri greci dipinti su un vaso da Micene.

mercoledì 5 dicembre 2012

aereoplano nella prima guerra mondiale


aereoplano nella prima guerra mondiale.

giovedì 15 novembre 2012

arciere sciita raffigurato una piatto ateniese a figure rosse


arciere sciita raffigurato una piatto ateniese a figure rosse.

lunedì 5 novembre 2012

prima guerra mondiale - aviatore con maschera ad ossigeno indossata


prima guerra mondiale - aviatore con maschera ad ossigeno indossata.

sabato 3 novembre 2012

Other Losses by James Bacque - Peace for Germany (synopsis of the book)



Published on Sep 10, 2012 by JamesBacque


This is the only authentic video version of an historic meeting in October, 2011 in Washington entitled Peace For Germany. The participants at the meeting were Colonel Max Klaar, Bundeswehr, (retired); Major Merrit P. Drucker, United States Army, (retired) and James Bacque, author of Other Losses. Their sole interest is to publish the truth about the fate of Germans and Germany under Allied rule after World War Two. This video is the only one authorized by them.

sabato 27 ottobre 2012

The Antikythera Mechanism: World's oldest computer



This documentary investigates the Antikythera Mechanism, a computer-like device that may have been used to calculate the movements of stars and planets. It also highlights ancient inventors Archimedes and Ctesibius. The Antikythera mechanism is an ancient mechanical computer designed to calculate astronomical positions. It was recovered in 1900--1901 from the Antikythera wreck. Its significance and complexity were not understood until decades later. Its time of construction is now estimated between 150 and 100 BC. Technological artifacts of similar complexity and workmanship did not reappear in Europe until the 14th century, when mechanical astronomical clocks were built in Europe. Jacques-Yves Cousteau visited the wreck for the last time in 1978, but found no additional remains of the Antikythera mechanism. Professor Michael Edmunds of Cardiff University who led the most recent study of the mechanism said: "This device is just extraordinary, the only thing of its kind. The design is beautiful, the astronomy is exactly right. The way the mechanics are designed just makes your jaw drop. Whoever has done this has done it extremely carefully ... in terms of historic and scarcity value, I have to regard this mechanism as being more valuable than the Mona Lisa." The device is displayed at the National Archaeological Museum of Athens, accompanied by a reconstruction made and donated to the museum by Derek de Solla Price.

Правдивая история о Трое



un interessante documentario su storia di Troia.

The Lost Legions Of Varus



n the autumn of 9 AD Roman forces occupying Northern Germany were lured into a death trap. Over 20,000 of the world's most feared troops, their families, even their animals, were slaughtered by Iron Age tribes. The bloody massacre defined forever the limits of Roman expansion and left Europe fatefully divided, yet for almost 2,000 years the exact site of this disaster was only guessed at. Then, in 1987, a British soldier made a find that suggested the true whereabouts of the 'Battle of Teutoburg'. Today a grim picture of deception, ambush and ritual slaughter is beginning to emerge.

"In the autumn of A.D. 9 Varus marched his three legions from their summer camp to a winter camp further west. The army was huge, fifteen thousand men plus a train of ten thousand women, children, slaves and pack animals. The march was scheduled to take several days, over difficult terrain, and at times the column would be up to nine miles long as they wound through narrow forest tracks and ravines. Because of the fatal trust of Varus and the cunning of Arminius the Germans knew the exact route this long, lumbering army would take. Thousands of German warriors prepared the trail with trapdoors, hides and traps, and waited.

Varus' army marched without incident for the first day then, just before dusk, when the entire army was far from the safety of camp and committed to the march, the Germans sprang their trap. Small-bands of warriors burst from their hides and cut down passing Romans then melted into the forest. Spears were hurled from trees or rocky outcrops. The Romans, trained to fight in large formations in the open field, were ambushed as they milled in complete disarray. Isolated and confused, they were cut to pieces by one attack after another. For three days and three nights the Germans hunted the shattered bands of Romans to extinction, deep in the dark rain-drenched forest. There were few survivors. Some, including Varus, chose suicide rather than fall into enemy hands. It was the German practice to sacrifice their prisoners to their Druidic gods by crucifying them on sacred oak trees. After the battle the heads of the Roman dead were nailed up along the trail; all except for Varus, whose head Arminius presented to Morboduus, the King of Bohemia, in an attempt to impress him.

Legend has it that it was not until Morboduus forwarded Varus' head to the Emperor that Rome became aware of the disaster that had befallen the German garrison. Three entire legions, out of Rome's twenty-eight, were swallowed by the Teutoberg forest. But the defeat in Germany generated shockwaves far beyond the magnitude of the loss, which was smaller than Carrhae, and indeed smaller than the losses during the civil wars. Those three days in the German forest decided the course of history for millennia to come. Rome was already short of military manpower and the losses in Germany simply could not be made up. Those three legions disappeared form the roles forever and the Roman army would never again field more than twenty-five legions. As the old emperor Augustus drew near death, at the age of seventy-nine, he was seen by his servants wandering the palace weeping and crying "Quinctilius Varus give me back my legions!" The blow to Roman confidence was irreparable. In his will Augustus advised Tiberius to never again cross the Rhine -- "be satisfied with what we have and never desire to increase the size of the empire". This policy would hold until the fall of Rome."
http://www.fighttimes.com/magazine/magazine.asp?article=719

lunedì 15 ottobre 2012

Peltast raffigurato su una coppa a figure nere ateniese


Peltast raffigurato su una coppa a figure nere ateniese.

domenica 14 ottobre 2012

Il vero Hobbit abitava in Indonesia

Corriere della sera, inserto: La Lettura 07.10.2012
Il vero Hobbit abitava in Indonesia
Telmo Pievani


I resti di un piccolo essere umano trovati sull'isola di Flores sconvolgono le teorie sull'evoluzione. È un esemplare di una specie estinta dal cranio minuscolo ma capace di cacciare e usare il fuoco. Le sue origini restano misteriose, eppure fino a 12 mila anni fa convisse con i nostri antenati

L'omino è dispettoso, di quelli che escono nottetempo dalla foresta a seminare scompiglio. Ne conosciamo tanti dalle favole di tutto il mondo, ma quella volta sbucò fuori, non in carne ma in ossa sì, da un sito preistorico dell'Estremo Oriente. E ad essere scompaginate furono le nostre conoscenze scientifiche sull'evoluzione umana. Nel 2003 scienziati australiani e indonesiani coordinati da Mike Morwood rinvennero, nella grotta di Liang Bua, sull'isola di Flores in Indonesia, i resti di un individuo bipede, probabilmente di sesso femminile, con caratteristiche eccezionali. Superava di poco il metro di altezza e il suo cervello era estremamente piccolo. Eppure, primo caso del genere, nonostante la capacità cranica così ridotta sembrava possedere una tecnologia avanzata, padroneggiare il fuoco ed essere un ottimo cacciatore. Che ci faceva un essere tanto particolare, e ben adattato, su un'isola sperduta?
A quel tempo alcuni scienziati sostenevano ancora la tesi secondo cui l'evoluzione di Homo sapiens sarebbe avvenuta progressivamente e in parallelo in diverse regioni del globo, e non a partire da un'origine unica, recente e africana. Con il filtro di questa visione «multiregionale», gli strani esemplari di Flores furono interpretati come una popolazione locale di Homo sapiens malati di microcefalia, di cretinismo congenito, o affetti da qualche altra malformazione. Ma le perplessità verso questa ipotesi ad hoc si fecero subito sentire: c'era ben poco della nostra specie, con o senza patologie, nell'aspetto degli antichi abitanti di Liang Bua.
Così il mistero si infittì e da Flores arrivarono altre sorprese. Le dimensioni ridotte e le proporzioni del corpo analoghe a quelle di forme molto arcaiche del genere Homo, seppur rimpicciolite, fecero pensare che si trattasse di una popolazione asiatica, forse di Homo erectus, spintasi fino agli estremi del suo areale e rimasta bloccata sull'isola a causa delle oscillazioni del livello dei mari. Essendo un puzzle inedito di caratteri, gli scopritori ritennero che vi fossero tutti i crismi di particolarità per assegnare a questo unicum evolutivo un nuovo nome di specie. Era il 27 ottobre 2004 e su «Nature» il paleoantropologo Peter Brown, con Morwood e gli altri del gruppo, presentò al mondo una nuova specie umana: Homo floresiensis.
Fu un putiferio. Gli strascichi della dura contesa tra scienziati rivali, con accuse di manipolazione dei reperti e rivendicazioni nazionali, si trascinano ancora oggi. Per un certo periodo un influente paleoantropologo indonesiano, fervente sostenitore dell'ipotesi multiregionale, riuscì persino a sottrarre i fossili e a non farli studiare agli avversari. Ma le caratteristiche morfologiche di questo omino lo resero ben presto assai più interessante delle reciproche ostilità.
Tra il 2007 e il 2009 l'ipotesi della microcefalia venne esclusa da ripetuti studi comparati. Nel frattempo, il modello multiregionale tramontava sotto i colpi delle evidenze molecolari e paleontologiche. L'evoluzione umana appariva sempre più come un fitto mosaico di specie, spesso conviventi nello stesso periodo, con Homo sapiens arrivato buon ultimo dall'Africa. Nel 2009 si scoprì che i nove individui portati alla luce a Liang Bua sono simili solo in parte a «Homo erectus nani»: posseggono infatti alcuni caratteri così primitivi (soprattutto nella forma del cranio e nei grandi piedi) da far supporre che possa trattarsi di discendenti di una forma africana più remota e già di piccole dimensioni. È possibile che siano discendenti della prima uscita dall'Africa di forme arcaiche del genere Homo, cominciata poco dopo i due milioni di anni fa.
Alcuni utensili, ridatati con precisione nel 2010, fecero risalire il primo popolamento di Flores, nel vicino sito di Mata Menge, a circa 900 mila anni fa. Ci sarebbe stato quindi il tempo sufficiente perché una forma umana antica — forse lo stesso antenato degli Homo erectus che sopravvissero sull'isola di Giava fino a tempi relativamente recenti nella valle del fiume Solo — sviluppasse un adattamento tipico di specie che si trovano a vivere sulle isole: il «nanismo insulare». Con scarsità di risorse e in assenza di predatori, il processo selettivo favorisce la riduzione della corporatura perché in tal modo si diminuisce il fabbisogno energetico e si accelerano le generazioni. Viceversa, come nel caso dell'enorme roditore che veniva cacciato proprio dall'Homo floresiensis, se si è prede talvolta conviene ingigantirsi. Nella grotta di Liang Bua è stata scoperta nel 2011 anche una cicogna alta un metro e 82 cm.
Un'isola del lontano Oriente, piccoli hobbit dai lunghi piedi, topi mostruosi, cicogne giganti: sembra una storia alla Jonathan Swift e invece è tutto scritto nei fossili. Che sia arrivato già piccolo o si sia rimpicciolito in loco, Homo floresiensis si è oggi conquistato un posto d'onore come il più curioso rappresentante della diversità del genere Homo. Ma i dispetti non sono finiti qui. Nonostante la provenienza antica, le datazioni dicono che su Flores questa straordinaria specie pigmea abitò fino a tempi recentissimi: addirittura fino a circa 12 mila anni fa. È una scoperta sorprendente. In pratica questi hobbit insulari, in miniatura come gli stegodonti nani di cui si cibavano o come gli elefanti nani della Sicilia, sono sopravvissuti fino a una manciata di millenni prima dell'invenzione dell'agricoltura e della scrittura da parte di Homo sapiens.
Purtroppo, a causa dell'umidità e dell'acidità del suolo, non è stato finora possibile estrarre il Dna antico dalle loro ossa. Non si riesce a studiare la sequenza del loro genoma, come invece è possibile per il nostro cugino più stretto, l'uomo di Neanderthal. Non sappiamo perché gli hobbit di Flores si siano estinti (forse un'eruzione vulcanica?) e non vi sono testimonianze dirette di incontri con Homo sapiens. Tuttavia, considerando che i primi rappresentanti della nostra specie sono giunti in Australia ben prima di 12 mila anni fa e che la catena di isole della Sonda era un passaggio pressoché obbligato insieme a quello di Celebes e delle Molucche, è probabile che sull'isola di Flores vi siano stati incontri ravvicinati tra queste due specie, come anche tra Homo sapiens e Neanderthal in Medio Oriente e in Europa.
Questo caso mostra come i motori fondamentali dell'evoluzione abbiano agito sulle specie degli ominini come su tutte le altre forme viventi. Spostamento sul territorio e isolamento geografico hanno prodotto convivenze e diversificazioni di specie, fino a tempi molto recenti. La storia del piccolo hobbit indonesiano è ancora in gran parte da scrivere. Dobbiamo abituarci all'idea che non più tardi di 50-40 mila anni fa, tra Africa ed Eurasia, fossero in circolazione almeno quattro forme umane (noi, i Neanderthal, Homo floresiensis nella sua piccola enclave protetta dal mare, e un'altra specie asiatica trovata sui Monti Altai e non ancora battezzata), ciascuna intelligente a modo suo. Poi siamo rimasti gli unici, per ragioni forse legate alla nostra loquace invasività. È importante però sapere che nel passato recente ci sono stati molti altri modi di essere umani, altri ramoscelli nell'intricato albero della discendenza umana. Il messaggio di Liang Bua, al quale non volevamo quasi credere, è che non eravamo soli.

venerdì 5 ottobre 2012

prima guerra mondiale - dirigibile americano con struttura non rigida in volo


prima guerra mondiale - dirigibile americano con struttura non rigida in volo.

sabato 15 settembre 2012

mercoledì 5 settembre 2012

prima guerra mondiale - pallone di osservazione per artiglieria in fase di ascesa


prima guerra mondiale - pallone di osservazione per artiglieria in fase di ascesa.

domenica 19 agosto 2012

Babilonia traforata dall'oleodotto

Babilonia traforata dall'oleodotto
Roberto Bongiorni
Il sole 24 ore – Domenica 17/6/2012
Sarà inaugurata a breve la pipeline che attraversa le mura dell'antica città da Nord a Sud.
Inutili gli sforzi di Mariam Omran Musa, la direttrice del sito, che però ancora non si è arresa
«Il petrolio e il patrimonio archeologico costituiscono la ricchezza del nostro Paese. Quando il greggio si esaurirà, avremo ancora i siti archeologici»
Un oleodotto che attraversa l'antica città di Babilonia. Per impedire l'ennesimo insulto al simbolo del patrimonio archeologico della Mesopotamia, Mariam Omran Musa è ricorsa a ogni mezzo. Ha mosso le sue conoscenze altolocate. Ha bussato alle porte dei potenti nella capitale Baghdad. Insieme al ministero del Turismo, ha perfino intentato un'improbabile causa contro il più potente dei Ministeri: quello del Petrolio. Invano. Gli sforzi della direttrice del sito di Babilonia per conto del Dipartimento iracheno di antichità (Sbah) sono stati inutili. La battaglia è cominciata in gennaio, quando sulla polverosa collina di fango e sabbia che si affaccia davanti all'antica Babilonia sono arrivati gli ingegneri con i loro rilevatori. Poi è stata la volta degli eleganti uomini del ministero del Petrolio. Infine sono arrivati i bulldozer. Hanno scavato in quei dossi sabbiosi. Che ciascuno vede a modo suo. Per gli "uomini del petrolio" è solo una massa di detriti e polvere. Per gli archeologi dello Sbah un terreno stratificato che potrebbe contenere diversi reperti e mattoni di fango, difficili da individuare. La terra è stata rimossa, il tubo posato e ricoperto. E presto, forse già in giugno, sarà inaugurato l'oleodotto. Immaginatevi di essere donna in un Paese dove la presenza femminile in posizioni dirigenziali è mal vista dai più conservatori. E di sfidare l'espansione della sola industria a cui si affida il nuovo Iraq. Donna, anche se lei puntualizza: «le donne irachene ricoprono posizioni di rilievo nelle istituzioni». E "contro il progresso" del nuovo Iraq. Mariam è tutto questo. La causa sembra dunque destinata a soccombere. Ma lei è decisa a difendere Babilonia, dove ha iniziato a lavorare 33 anni fa: «Attendiamo il verdetto - spiega al telefono -. Non è difficile accertare dove stia la verità. L'oleodotto attraversa le mura esterne entrando nel cuore di Babilonia da nord a sud per un 1,5 chilometri». Potrebbe dunque scorrere sotto i leggendari Giardini pensili, una delle Sette meraviglie del mondo antico. L'oleodotto, che parte da Bassora, fornirà ogni giorno 45mila barili di prodotti derivati alla capitale, martoriata dai blackout e dalla carenza di carburante. «In campo archeologico - continua Mariam - l'ingresso in un sito di un macchinario pesante è considerata una grave violazione. Figuriamoci quando si scava per dei tubi a una profondità e a una lunghezza di questa estensione. Visto il liquido che trasporta c'è anche il rischio di perdite o di un'esplosione». La battaglia tra archeologi e ministero del Petrolio riflette un dilemma: cosa viene prima? La tutela del patrimonio archeologico, che tuttavia richiederà del tempo per divenire una fonte di reddito, oppure lo sviluppo, certo più rapido e remunerativo, della ricca industria degli idrocarburi? Mariam una risposta ce l'ha. «Il petrolio e il patrimonio archeologico sono entrambi la ricchezza del nostro Paese. Ma quando il greggio si esaurirà, avremo ancora i siti archeologici». Anche il ministero del Petrolio ha le idee chiare: «È stato fatto ogni calcolo e non è stato trovato nulla durante i lavori, condotti peraltro con grande cautela. Abbiamo seguito la traccia dei progetti precedenti». Vale a dire i due oleodotti costruiti molto vicino negli anni Ottanta, di cui uno non è più in uso. «Ma se qualcuno in passato ha sbagliato bisogna per forza perseverare?», ribatte Mariam. Aldilà delle schermaglie il destino della città fondata nel 2500 avanti Cristo, conquistata da Ciro II nel 539 avanti Cristo, e ripresa da Alessandro Magno due secoli dopo, è sempre stato avverso. Anche nei tempi moderni. Saddam ci aveva già messo del suo con i restauri "correttivi", inserendo mattoncini con il suo logo, a imitazione degli antichi sovrani. D'altronde lui proclamava di essere "il discendente del Re Nabucodonosor". E così fece ricostruire la cinta di mura interne, ristrutturando integralmente il teatro greco e restaurando la fase più antica della Porta di Ishtar, di cui si conserva la fase finale a Berlino. Un restauro "creativo" che, come ci spiega Alessandra Peruzzetto, archeologa del World Monuments Fund (Wmf), rende difficile individuare le parti originali e che a suo tempo aveva contribuito a motivare il rifiuto dell'Unesco a inserire il sito tra il patrimonio dell'umanità. "Babilonia, Autopsia di un disastro": il titolo del primo capitolo che l'archeologo Paolo Brusasco, docente di Archeologia e storia dell'arte del vicino Oriente antico all'Università di Genova, affronta nel suo libro “Babilonia. All'origine del mito”, descrive in modo efficace il degrado in cui versa la città. «Oltre all'urto del tempo, all'incuria, ai restauri poco ortodossi di Saddam Hussein e ai saccheggi, si sono aggiunti i danni compiuti dalle truppe americane e polacche che nel 2003 eressero a Babilonia la base Camp Alpha». In un rapporto diffuso nel 2009, l'Unesco denunciò i gravi danni commessi dai militari. «Nel cuore della città interna - precisa Brusasco, che a Babilonia ha lavorato diversi anni - dove si trovano i resti più monumentali (tra cui il palazzo di Nabucodonosor II e la Porta di Ishtar) - si è spianato con bulldozer e ricoperto con ghiaia. Le vibrazioni causate dal vicino eliporto hanno compromesso la tenuta dei fragili resti in mattoni della Porta di Ishtar e del Palazzo Reale Sud, già danneggiati dall'innalzarsi delle acque sotterranee. Le barriere protettive, riempite con terreno archeologico di Babilonia e di altri siti vicini, hanno contaminato per sempre l'integrità dell'area». «E oggi - continua - c'è una nuova minaccia: il rilancio di un turismo indiscriminato (il sito è riaperto dal 2009) da parte del Governo a maggioranza sciitae del suo ministero del Turismo, che vede nelle rovine un'occasione per aumentare gli introiti e che sta soppiantando lo Sbah, di matrice sunnita. Dentro il perimetro della zona archeologica sono state costruite aree da picnic e centri residenziali per gli impiegati della municipalità. Il turismo è una risorsa, ma i flussi devono essere regolati. Quanto all'oleodotto nessuno è in grado di sapere se ci sono stati danni, ma è molto probabile. II sito di Babilonia è in gran parte inesplorato, soprattutto la facies più antica, quella paleobabilonese dell'età di Hammurabi (1792-1750 avanti Cristo), sepolta nella falda freatica. È questa fase che l'oleodotto potrebbe avere irrimediabilmente compromesso». Inesplorato. Come lo è, in parte, tutto il Paese. I siti archeologici classificati sono più di 12mila, ma negli ultimi anni gli iracheni stanno verificando la presenza di moltissimi nuovi siti. «È plausibile - condude Brusasco - che possano essere decine di migliaia. Tutti vulnerabili. I team di archeologi stranieri si contano sulla punta delle dita e il problema dei saccheggi è all'ordine del giorno». «Abbiamo bisogno di 17mila guardie a protezione dei siti e altri 750 archeologi», spiega Qais Hussein Rasheed, capo dello Sbah. L'oro nero sta avendo la meglio sui fragili mattoni in crudo. Per troppo tempo l'Iraq è rimasto l'eterna promessa mancata. Possiede 143 miliardi di barili di riserve accertate, le terze al mondo. Ma nel suo sottosuolo ci sarebbero altri 100 miliardi di barili. Per un Paese che non è riuscito a curare la sua "petrodipendenza", la ricchezza dipende da quanto greggio uscirà dai rubinetti (il petrolio copre il 9o% in valore dell'export). La produzione è tornata a 3 milioni di barili al giorno (mbg), il massimo da 22 anni. Ma le ambizioni sono ben altre: 5, anche 6 mbg nei prossimi anni. «L'oleodotto minaccia l'integrità di Babilonia, condizione fondamentale perché sia inserita nella lista dell'Unesco (a oggi ci sono solo Hatra, Samarra e Ashur) - precisa Peruzzetto -. Come Wmf, in collaborazione con lo Sbah, siamo impegnati in un progetto mirato alla preparazione del piano di gestione e conservazione del sito. Un progetto che agevolerebbe il raggiungimento di questo importante obiettivo». in passato lo Sbah ci aveva provato due volte senza successo. L'oleodotto è solo l'ultima delle ferite inferte al patrimonio culturale della Terra trai due fiumi. Un Eldorado dell'archeologia, eppure, per motivi di sicurezza, una delle regioni più disertate dagli archeologi di tutto il mondo.

mercoledì 15 agosto 2012

domenica 5 agosto 2012

prima guerra mondiale - pallone frenato


prima guerra mondiale - pallone frenato.

sabato 4 agosto 2012

Un tesoro archeologico scoperto in terra di Sicilia

Un tesoro archeologico scoperto in terra di Sicilia
20/06/2012, IL TEMPO
Un tesoro archeologico scoperto in terra di Sicilia dove un gruppo di studiosi francesi sta procedendo ad una serie di studi su un sito considerato una specie di «nuova Pompei». «I componenti della missione archeologica francese considerano Terravecchia (l'antica Giarratana) nel ragusano una Pompei siciliana, perchè lasciata così come si trovava all'indomani del terremoto del 1693». Lo afferma una nota della provincia di Ragusa. «Questo straordinario risultato - prosegue la nota - è stato comunicato dal professore Philippe Racinet professore di Storia e Archeologia medievale, presso l'Universitè de Picardie, nel corso della conferenza stampa svoltasi presso la Provincia alla presenza del Commissario Giovanni Scarso, Giovanni Di Stefano, direttore del parco Archeologico di Camarina e Giovanni Berretta, presidente del Comitato di Gemellaggio». «Da oltre dodici anni gli scavi archeologici della antica cittadina di Terravecchia - dice Scarso - nel territorio di Giarratana, sono al centro di un gemellaggio culturale tra Ragusa, il dipartimento dell'Oise e l'Universitè de Picardie. Anche quest'anno, la Provincia ha potuto ospitare gli archeologi francesi, studenti e docenti, ma grazie all'intervento dell'Unicredit di Ragusa che ha sponsorizzato l'evento». «Dopo anni di studi e ricerche non invasive - spiega il capo missione Philippe Racinet - siamo riusciti a creare una planimetria del sito e stabilire la grandezza e l'importanza della chiesa di San Giovanni. Terravecchia è stata abbandonata dai suoi abitanti dopo un tentativo di ricostruzione ma qualcosa ha fatto desistere i cittadini nel continuare a restaurare quanto distrutto dal terremoto ed edificare in altro luogo l'attuale Giarratana. Il prossimo passo - conclude Racinet - sarà il restauro della chiesa utilizzando fondi europei per permetterne la pubblica fruizione». L'antica Giarratana rappresenta in pratica una «macchina del tempo», in grado di riportare gli studiosi a mezzo millennio fa.

sabato 21 luglio 2012

prima guerra mondiale - partenza di un reggimento serbo


prima guerra mondiale - partenza di un reggimento serbo.

giovedì 5 luglio 2012

prima guerra mondiale - due aereoplani


prima guerra mondiale - due aereoplani.

martedì 3 luglio 2012

giovedì 21 giugno 2012

prima guerra mondiale - partenza dei cosacchi


prima guerra mondiale - partenza dei cosacchi.

giovedì 7 giugno 2012

Medoacus - Festa Rievocazione Storica - Campo Romano - Nove - 2011

Medoacus - Festa Rievocazione Storica - Campo Romano - Nove - 2011

martedì 5 giugno 2012

prima guerra mondiale - lavori su un aereoplano in un hangar in prossimità del fronte


prima guerra mondiale - lavori su un aereoplano in un hangar in prossimità del fronte.