giovedì 30 dicembre 2010

Guide scaricabili e un solo sito: via alla maxi promozione dell’Alta Valdicecina.

Guide scaricabili e un solo sito: via alla maxi promozione dell’Alta Valdicecina. Dall’alabastro alla geotermia Tutti i musei si mettono in rete
PAOLA SILVI
DOMENICA, 12 DICEMBRE 2010 IL TIRRENO - Pontedera

VOLTERRA. Basta un click per scoprire tutti i segreti del patrimonio culturale della Valdicecina. Dal museo della miniera di Montecatini a quello geotermico di Pomarance, all’ecomuseo dell’alabastro di Volterra. Tutti in rete, consultabili su un unico sito internet, con audio guide scaricabili e contenuti aggiuntivi online. È l’obiettivo del nuovo progetto presentato in maniera congiunta dalle tre amministrazioni alla Regione Toscana. La vetrina virtuale nasce all’insegna della sinergia e della cooperazione.
«Nasce con lo scopo - spiega Ilaria Buselli, assessore al turismo di Montecatini Valdicecina - di migliorare la promozione e la fruizione del nostro sistema museale. È possibile valorizzare solo ciò che si conosce». Partendo da questo presupposto i comuni della Valdicecina, con Volterra come capofila, stanno lavorando all’idea da oltre un anno. E il sito web completa un percorso di comunicazione avviato da metodologie di raccolta, accesso e scambio di dati. «Il piano studiato per il 2009 - continua Buselli - prevedeva la realizzazione di supporti cartacei e multimediali, di brochures, guide, opuscoli e volantini informativi». Da qui l’attenzione al contesto, agli scambi tra strutture e opere d’arte. «Al momento stiamo completando - aggiunge l’assessore - in collaborazione con il Consorzio Turistico, anche una cartina che metta in evidenza i collegamenti fra gli itinerari culturali e i territori di riferimento. Che leghi, tanto per fare un esempio, il museo dell’alabastro con le varie botteghe artigiane della zona. Per dare una visione a 360 gradi delle nostre terre. Per offrire al turista, all’appassionato e al curioso, rotte e mappe su cui orientarsi. Di fatto, i reperti archeologici conservati nei musei, le bellezze naturali esposte, raccontano la storia della gente e come tali non possono essere estrapolati dagli ambienti di cui fanno parte». La finestra multimediale aprirà così ulteriori orizzonti. «Sulla stessa linea - dice - abbiamo pensato di inserire il sito internet che costituirà una preziosa fonte di conoscenza». Ma c’è di più. La collaborazione museale va a braccetto con lo sviluppo turistico dell’area etrusca. «Puntare l’accento sui rapporti fra le nostre città e dunque fra le nostre strutture - conclude Buselli - significa proporre gite più consapevoli, viaggi pluriesperenziali. Il gruppo straniero di turno potrebbe magari decidere di allungare il soggiorno per finire di visitare l’intera valle. E il resto delle infrastrutture ne uscirebbe rafforzato».

martedì 21 dicembre 2010

Cronache di Pompei nel 79 d.C. raccontate dai ragazzini di oggi

Cronache di Pompei nel 79 d.C. raccontate dai ragazzini di oggi
Stefano Miliani
L'Unità 21/12/2010

Sotto il Vesuvio. L'originale metodo della docente Lietta Piattella per insegnare l'amore per la storia
Tra le macerie Quello che si è salvato dall'eruzione, rischia di venir spazzato via dai crolli e dall'incuria
La I g della scuola media romana Moscati alla Garbatella si è avventurata tra le vie in pietra dell'antica città. Curiosando, studiando e poi, con un tema, immaginando la vita dei pompeiani in quel fatale 24 agosto.

«Eravamo in pochi a sapere che quella montagna era un vulcano, ma nessuno sapeva che potesse essere un pericolo mortale». Chi ricorda è una donna di Pompei e ripensa a quel fatale 24 agosto del 79 d.C. in un testo di cui vi diciamo più sotto. Più prosaicamente, l'eruzione del Vesuvio devono averla immaginata anche coloro che hanno steso le motivazioni così urgenti da giustificare la presenza di un commissario a Pompei. Solo che mentre il vulcano è rimasto tranquillo sono crollate case.
La motivazione del vulcano ha insospettito la Corte dei Conti che ad agosto ha bocciato l'insediamento del Commissario Marcello Fiori, ha messo sotto la lente d'ingrandimento i suoi interventi, dall'adozione dei cani randagi ai lavori al Teatro Grande (sul restauro del Teatro Grande indaga anche la magistratura mentre sui crolli un'inchiesta investe nove persone tra cui l'ex soprintendente Guzzo ma non Fiori). Dopo la Casa dei Gladiatori del 6 novembre altri crolli sono seguiti ma non è franata la poltrona del ministro Bondi: lui teme come l'inferno la discussione della sfiducia sulla sua persona rinviata a gennaio, eppure sarebbe bene lasciasse il Collegio Romano soprattutto per quanto non ha fatto per la cultura, le arti e lo spettacolo, più che per una Pompei mal gestita con soprintendenti a rotazione forsennata e la caparbia volontà di non assumersi la responsabilità politica dei disastri. Nel frattempo, a novembre, una classe romana con insegnanti e guida si è avventurata tra le vie in pietra, le colonne e le domus dell'antica città. La Ia G della scuola media Moscati alla Garbatella a Roma ha curiosato, studiato. Poi, in un tema, c'è chi ha immaginato una tranquilla giornata pompeiana tra abluzioni, colazioni a base di focaccia e olive, terme e cena preparata dagli schiavi, chi quella tragica eruzione del 79 dopo Cristo, memore forse del trambusto negli scavi con via dell'Abbondanza affollata da telecamere, giornalisti, forze dell'ordine e tecnici al capezzale della Casa dei Gladiatori. Per inciso: leggere quei temi - con il consenso della scuola e dell'insegnante Lietta Piattella - fa capire quanto la storia e l'archeologia possano diventare vive e palpitanti se raccontate nel modo giusto e se vissute di persona, sul posto. «Sono nel mio cubiculum e sento i raggi del sole che mi sfiorano la pelle», è il dolce incipit da romanzo di Rebecca: la sua pompeiana si fa portare su un carro «alla Casa del gladiatore» passando per via dell'Abbondanza, al mercato vede sua madre «che litiga con un mercante perché la stoffa costa troppo», poi le terme, infine le amiche a cena a casa tra musica e balli fino a un sonno «felice». Trascorre «una giornata speciale» la protagonista di Federica, che «ritira le stoffe bianche pulite grazie all'urina» (il dettaglio dell'urina colpisce naturalmente i ragazzi di oggi) fino alla cena “su letti triclinari» preparata dalla serva a base di «maialino, pesce arrosto, verdure e qualche uovo». Più maschile, si gode «una lunga galoppata» per fare la spesa «al macellum» il signore creato da Valerio, pompeiano capace di «partecipare alla celebrazione di un rito sacro al tempio di Era» e uscirne appagato. «Una lotta fra gladiatori all'anfiteatro. Che divertimento», esclama invece quasi da tifoso il protagonista di Tommaso. Nulla lascia prefigurare il pericolo. Neppure la signora dell'inizio di questo articolo, descritta da Virginia, intuisce: e quando «ceneri e pomice cominciano a seppellire i carri», vede tutti scappare «a parte un cane rimasto legato alla sua catena, dimenticato dal suo padrone», scrive sempre Virginia con la pietà per il povero animale poi bloccato in quell'abbraccio di fuoco. Quel mattino se su Pompei arriva «una piccola nuvola di fumo, nessuno sembra badarci», racconta Ilaria. La quale coglie una costante che si vede spesso nel cinema sulle catastrofi: l'inconsapevolezza del pericolo di noi umani. «Improvvisamente il Vesuvio erutta, tutti credono che sia uno spettacolo meraviglioso e quindi continuano a fare le loro attività». Diciannove ore più tardi, Ilaria con stile secco ed efficace cancella ogni illusione: «molti pregano gli dei; molti cercano di scappare, ma è troppo tardi». Speriamo noti sia una profezia sulla nostra Italia.

lunedì 20 dicembre 2010

mercoledì 8 dicembre 2010

Il porto di Cecina ai tempi degli Etruschi

Il porto di Cecina ai tempi degli Etruschi
FEDERICA LESSI
GIOVEDÌ, 25 NOVEMBRE 2010 IL TIRRENO - Cecina

DOMANI PRIMA CONFERENZA

Da domani si va alla scoperta del nostro passato, per ritrovare luoghi e suggestioni delle civiltà antiche. Gli etruschi e la musica, i porti lungo la costa e un misterioso delitto medievale sono i temi delle tre conferenze che si svolgono domani, il 3 e il 17 dicembre alle 18 al Parco Archeologico a San Vincenzino (via Ginori, 33). Il ciclo è organizzato dalle cooperative Capitolium, Il Cosmo e Itinera, che gestiscono le due aree archeologiche del Comune dopo il grande successo de “I martedì del Museo”. Fabrizio Burchianti è il coordinatore scientifico del Museo archeologico di Villa Guerrazzi. Primo appuntamento domani alle 18 con “Porti e approdi lungo la costa: marinai, signori, schiavi e commercianti alla foce del Cecina dall’età del Ferro alla fine del mondo romano”, in cui Stefano Genovesi ricostruisce la storia economica dell’Etruria costiera. Venerdì 3 il celebre antropologo Francesco Mallegni dell’Università di Pisa narra un noir del passato: “Il cavaliere di Gragnola: un delitto medievale”, Castello dell’Aquila a Fivizzano. Infine il 17 dicembre si entra in atmosfera festiva con “Gli Etruschi in musica: iconografia, archeologia musicale ed evoluzione del suono”, una conferenza tenuta dal maestro Francesco Landucci, specializzato nella ricreazione di suoni della vita quotidiana etrusca. Al termine di ogni conferenza viene offerto un piccolo aperitivo. L’ingresso è libero, gradita la prenotazione: Capitolium, tel. 0586 769022, 340 1446885.

martedì 23 novembre 2010

Il fascino degli Etruschi una mostra epocale fra Lucca e Porcari

Il fascino degli Etruschi una mostra epocale fra Lucca e Porcari
LUNEDÌ, 22 NOVEMBRE 2010 IL TIRRENO - Lucca

Un’iniziativa della Fondazione Lazzareschi in collaborazione con l’Antica Zecca e Crl

“Etruschi, il fascino di una civiltà”. È la nuova iniziativa culturale della Fondazione Giuseppe Lazzareschi di Porcari che insieme alla Fondazione Antica Zecca di Lucca darà vita dal 18 dicembre 2010 al 27 marzo 2011 a una suggestiva mostra, realizzata con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, che racconterà l’eccellenza del popolo etrusco, la prima grande civiltà sorta in Italia, proprio in Toscana.
I luoghi, i riti, la vita quotidiana, ma anche gli orientamenti culturali, la religione e l’aldilà, l’economia e la grande produzione artistica, saranno raccontati attraverso una ricca collezione di oggetti, manufatti e volumi che riveleranno i misteri di questa antica cicltà sorta dal dal X secolo a.C. La Fondazione Antica Zecca di Lucca nella casermetta di S. Donato sulle mura urbane ospiterà inoltre la sezione dedicata alle monete, mentre nella sede centrale di Crl, nel cuore di Lucca, sarà possibile avere un “assaggio” dell’iniziativa culturale. La mostra sarà corredata, da un catalogo, da supporti didattici esplicativi degli oggetti esposti e da un video. In programma, momenti musicali e incontri serali a tema con esperti e studiosi. L’ingresso è libero.

sabato 20 novembre 2010

Guerrieri greci

                                                               Guerrieri greci

lunedì 15 novembre 2010

Bassorilievo gallico scoperto a Entremont - vicino ad Aix

                                        Bassorilievo gallico scoperto a Entremont - vicino ad  Aix

domenica 14 novembre 2010

Un édifice effondré à Pompéi, symbole d'un pays en état de catastrophe culturelle

Un édifice effondré à Pompéi, symbole d'un pays en état de catastrophe culturelle
PHILIPPE RIDET
LE MONDE – 13 novembre 2010

La Maison des gladiateurs et ses fresques qui s'effondrent entièrement, dimanche 7 novembre, à Pompéi, faute d'un entretien constant. Le tapis rouge du Festival du cinéma de Rome envahi par des centaines de mani-festants protestant, le jour de l'inauguration, contre les coupes dans la culture. Le Musée d'art moderne de Naples qui ne par-vient plus à payer ses factures d'électricité et menace de réduire ses heures d'ouverture. L'Opera qui a chi revoir à la baisse les contrats des techniciens. Tous ces événements disent «l'état de catastrophe culturelle » qui menace aujourd'hui l'Italie. La politique de rigueur budgétaire décrétée par le gouvernement (29 milliards d'euros d'économies en 2011 et 2012) se traduira par une reduction de 58 millions d'euros pour le secteur de la valorisation des biens culturels, et de plus de 100 millions pour le Fonds unique pour le spectacle (FUS). C'est également rude pour les collectivités locales: elles ne pourront dépenser plus que 20% des sommes allouées par l'Etat par le passé pour l'organisation d'événements culturels. «Ces restrictions sont un vrai désastre, se désole Umberto Croppi, adjoint à la culture de la capitale romaine. Une exposition comete celle du Caravage à Rome cette année ne sera plus possible. Or, elle a attire 500 00o visiteurs, rapporté 30 millions d'euros, dont 15 millions à l'Etat. » Cela ne fait pas fléchir le gouvernement : «La culture ne se mange pas», répond Giulio Tremonti, ministre de l'économie d'un pays qui compte le plus grand nombre (45) de sites classes au patrimoine de l'Unesco. Coeur d'activité de l'Italie Pour protester contre les coupes budgétaires, de nombreux musées, bibliothèques et sites archéologiques étaient fermés vendredi 12 novembre, d'autres étaient ouverts gratuitement. Le 22 novembre, les acteurs, réalisateurs, scénaristes et techniciens de cinéma sont également appelés par les syndicats à une grève générale. «Quand une entreprise est en difficulté, elle se concentre sur le coeur de son activite, or le coeur de l'activité de l'Italie, c'est la culture », explique l'adjoint à la mairie de Genes, Andrea Ranieri. « La culture n'est pas la cerise sur le gateau, c'est le gateau », renchérit le president de l'association des communes italiennes. Le gateau est mal en point. Au-delà de la polémique, c'est toute la gestion du patrimoine culturel italien qui est en cause. Sa sauvegarde et l'économie qui en découle. «Ce n'est pas seulement une maison qui s'effondre à Pompei, s'inquiète Maria Pia Guermandi, membre de la direction de l'association Italia Nostra, mais la crédibilité du pays. Nous ne sommes plus en mesure de gérer tout cela. » «Faute d'argent » L'art et la culture, qui devraient étre une des principales ressources de l'Italie, font l'objet de peu d'investissements, alors que le tourisme représente 12 % du PIB. De 7 milliards d'euros en 2008, année de l'élection de Silvio Berlusconi, le budget de la culture est tombe à 5milliards en 2010, soit 0,21% du budget de la nation. Musées de province presque vides, aires archéologiques ne recevant que quelques visiteurs par jour: l'Italie souffre de trop de richesses, et de trop peu d'argent pour les entretenir et attirer du public. «La valorisation de l'exceptionnel patrimoine apparait loin d'être optimale», conclut un rapport de la Fondation Ambrosetti, presente le 12 novembre dans le cadre de la manifestation Florens 2010, con sacrée à la valorisation du patrimoine. De son ceoté Sandro Bondi, le ministre de la culture, se débat entre l'intraitable ministre de l'économie et des milieux culturels aux abois. Pour manifester son opposition aux reductions budgétaires, il a bouclé un conseil des ministres. Mais il defend l'esprit de la réforme en dénoncant «la culture de l'assistance» qui a prévalu jusqu'alors. Son projet? Multiplier les fondations publiques et privées pour entretenir les Brands sites et les musées sur le modèle du Musée égyptien de Trin. Mais l'écroulement de la Maisons des gladiateurs pourrait porter un coup fatal au ministre de la culture. Après avoir maladroitement declare que le site s'était effondré «faute d'argent» pour l'entretenir, il a accuse les infiltrations d'eau d'être la cause de ce désastre, ce qui est en partie exact. «le me demettrais si j'étais responsable a. a-t-il répété, mercredi io novembre, au Parlement. L'opposition devrait déposer une motion de censure à l'encontre de celui qui a désormais gagné le sur-nom de « ministre des maux culturels ».

sabato 13 novembre 2010

Ambra del Baltico dal sepolcreto del colle di San Andrea

                                           Ambra del Baltico dal sepolcreto del colle di San Andrea

mercoledì 10 novembre 2010

Greco con abito da viaggio

                                                                Greco con abito da viaggio

sabato 30 ottobre 2010

Mappa delle rovine del tempio di Jupiter Ammon

                                     Mappa delle rovine del tempio di Jupiter Ammon

lunedì 25 ottobre 2010

Soldato greco

                                                         soldato greco

giovedì 21 ottobre 2010

Siamo figli degli Etruschi. In mostra la città delle origini

Siamo figli degli Etruschi. In mostra la città delle origini
Lorella Boralevi
Il Resto del Carlino 20/10/2010

Bologna nacque nel VII secolo: è la più antica fondata nel Norditalia

Il primato se lo gioca con Padova, Este e qualche altro centro veneto ma, anche senza voler essere campanilisti, Bologna è la più antica città fondata nel Norditalia. Il fenomeno che le diede vita si chiama sinecismo, ovvero unificazione di villaggi preesistenti (etruschi) in una nuova entità che aveva il suo cuore tra i fiumi Aposa e Ravone, un'estensione tra i 160 e i 200 ettari in zona pedecollinare, difesa da un muro in terra sormontato da una palizzata in legno e circondato da un fossato ritrovato tra Piazza Azzarita e Piazza VIII Agosto. Anche il nome, Felsina, che nel VII secolo avanti Cristo quell'agglomerato urbano assunse, potrebbe suggerire l'arroccamento (la stessa radice si ritrova infatti in Volsinii veteres, l'odierna Orvieto, costruita, com'è noto sulla sommità di una rupe). E' a quell'epoca, e ancora più indietro all'VIII-IX secolo a.C., che conduce la mostra che aprirà venerdì alle 17.30 al Museo Archeologico seguita da una conferenza del soprintendente ai Beni Archeologici, Luigi Malnati, che farà il punto sulle più recenti scoperte relative all'età del Ferro. «I risultati degli scavi ottocenteschi di Ghirardini nel villaggio villanoviano di via San Vitale sono sovrapponibili a quelli più recenti emersi dall'attività in Fiera dov'è stata trovata una necropoli da 1300 tombe, disseppellite in un anno, il cui excursus cronologico ribadisce una massiccia presenza risalente al IX secolo e una progressiva diminuzione con appendice nella seconda metà dell'VIII quando — sostiene Malnati — è mia impressione, che continuassero a usare quelle sepolture, per così dire, di famiglia, gli aristocratici già inurbati e trasferiti nell'abitato felsineo». Il percorso della mostra metterà proprio a confronto alcuni corredi ottocenteschi, quelli da cui nacque, nel 1881, il museo stesso, con reperti rinvenuti nelle campagne degli ultimi decenni, che lasciano però intatto il mistero che tuttora circonda il periodo protostorico tra XII e IX secolo: «Prima della colonizzazione degli Etruschi i dati sono davvero scarsi e anche le acquisizioni più recenti, oltre che alla Fiera, alla caserma Battistini e in via Terracini dove sono emerse tracce di abitato, riportano al medesimo periodo, non più indietro. Da quel momento in poi, invece esiste una continuità assoluta dalla fase orientalizzante, alla celtica, fino alla fondazione, nel 189 a.C., della Bononia romana che però, ed è un altro mistero, sposto il suo baricentro verso nord, all'incirca nel perimetro dell'attuale Quadrilatero». Alla vigilia, dunque, del 2200 dalla rifondazione, Bologna mette in mostra il suo passato più remoto e il cammino condotto dall'archeologia nei suoi 150 anni di vita. E chiunque potrà prenderne confidenza visitando gratuitamente fino al 6 gennaio l'allestimento che martedì 26 farà gli straordinari consentendo l'ingresso anche dalle 18 alle 22.

mercoledì 20 ottobre 2010

La Fenice

                                                                           La Fenice

lunedì 18 ottobre 2010

Vaso raffigurante un matrimonio ritrovato a Pompei

Vaso raffigurante un matrimonio ritrovato a Pompei

sabato 16 ottobre 2010

Persiani in battaglia

                                                              Persiani in battaglia

mercoledì 6 ottobre 2010

Museo di Baghdad, caos e saccheggi

Museo di Baghdad, caos e saccheggi
Massimo Galli
Italia Oggi 28/9/2010

Sono un po' distratti i funzionari dei musei e dei siti archeologici in Iraq. A sette anni dall'invasione americana del paese, che provocò anche il saccheggio a più riprese dei tesori artistici, circa un terzo del patrimonio è stato ritrovato. Dal museo nazionale di Bagdad erano spariti 15 mila pezzi di archeologia, vasi e collane babilonesi, bronzi di popoli mediorientali, ceramiche dell'antica Persia, tavolette d'argilla sumere costellate di testi cuneiformi che corrispondevano alla più vecchia scrittura umana conosciuta. Tra essi 638 oggetti, alcuni dei quali risalivano al terzo millennio avanti Cristo, che vennero rispediti nella primavera 2008 in Iraq dall'esercito americano che li aveva messi in sicurezza negli Stati Uniti. Fotografati, datati, classificati e impacchettati da un gruppo di esperti a New York, i pezzi vennero consegnati all'ufficio del primo ministro iracheno A1-Maliki. Sembrava fatta. Invece, dopo due anni, al museo nazionale non c'era traccia dei preziosi reperti. Svaniti nel nulla. I funzionari hanno detto che si è cercato dappertutto ma invano. Eppure un portavoce del primo ministro è tornato a chiedere agli americani le prove della loro consegna degli oggetti archeologici. Una presa in giro. Ma nei giorni scorsi è arrivata la soluzione del giallo. Improvvisamente Amira Eldan A1-Dahab, giovane direttrice del museo nazionale, ha annunciato trionfante il ritrovamento: i reperti erano finiti in un deposito di materiale da cucina. Questo episodio testimonia le enormi difficoltà in cui si dibatte la conservazione del tesori artistici iracheni, che durante la guerra erano finiti un po' in tutto il mondo, spesso nelle mani di collezionisti privati. E non si tratta soltanto del museo nazionale. In Iraq si trovano 12 mila siti archeologici, per lo più in zone lontane dalle città: qui il saccheggio è avvenuto senza scrupoli e in forma organizzata. Autentici predoni, visto che almeno 32 mila pezzi sono stati rubati. Per questo l'Iraq ha chiesto aiuto alle polizie di mezzo mondo, che si sono date da fare e hanno ottenuto buoni risultati. Dagli Usa sono arrivati a Bagdad oltre 1.500 oggetti. A fare acqua è l'organizzazione (termine azzardato, per la verità) irachena. Due anni fa era stata annunciata la costituzione di una polizia del patrimonio attraverso il reclutamento di 10 mila uomini: a oggi, invece, soltanto 200 sono attivi. A quanto pare mancano i soldi. Il dipartimento per la ricerca delle antichità scomparse, incaricato di scovare oggetti sospetti venduti nelle aste dell'intero pianeta, può contare su quattro persone, di cui una sola conosce l'inglese, e su due vecchi computer. Troppo poco per cimentarsi nella caccia al tesoro.

domenica 26 settembre 2010

Rinvenute altre tombe del III secolo a.C.

Rinvenute altre tombe del III secolo a.C.
Luigina Pileggi
Catanzaro (08/09/2010) GAZZETTA DEL SUD

Gli studiosi non escludono la possibilità che in questa zona si trovi la necropoli dell'antica Terina

È una tomba unica nel suo genere. Come non se n'erano mai viste prima. La scoperta del sarcofago del III secolo a.C. in un oliveto vicino alla caserma dei vigili del fuoco a Caronte, così come anticipato ieri dalla Gazzetta del Sud, è di certo una delle scoperte più importanti avvenute negli ultimi anni nel nostro territorio.
Si tratta infatti di una tomba monumentale che non ha precedenti nel lametino e che di certo, per la fattura e le accurate lavorazioni, doveva appartenere a qualche personaggio importante dell'epoca. La cassa è infatti formata da ben otto lastre calcaree: due laterali, due testate e quattro usate per la copertura. I due lati lunghi del sarcofago sono formati da pezzi monolitici, mentre nella parte interna della lastra superiore sono state trovate delle incisioni.
All'interno del sarcofago, che al momento del ritrovamento era ancora integro, non "profanato", gli archeologi hanno rinvenuto una lucerna e un pezzo femore.
Il fatto anomalo è che all'interno della tomba è stata rinvenuta solo una lucerna: all'epoca si usava invece deporre un cinturone se si trattava di un uomo o un braccialetto di bronzo se si trattava di una donna. Anche se ci sono stati molti casi in cui all'interno delle sepolture non è stato rinvenuto alcunchè.
Il dato certo, è che si tratta si una tomba appartenente ad una personalità importante, anche perchè le sepolture comuni erano fatte da lastre di terracotta, proprio come quella esposta al Museo archeologico del Complesso monumentale San Domenico, venuta alla luce durante uno scavo a Caposuvero condotto dai volontari dell'Associazione archeologica lametina.
Il sarcofago rinvenuto vicino al fiume Bagni è molto profondo e anche molto pesante, infatti gli archeologi dovrebbero smontarlo, catalogare i vari pezzi e poi rimontarlo all'interno del Museo, col supporto di una gru.
Questa importante scoperta potrebbe comunque non essere l'unica: intorno all'area transennata sono state già intraviste altre sepolture, anche se non magnificenti come il sarcofago in lastre calcaree.
Non è escluso che in quest'area, non molto lontana da Terina, possa essere localizzata la necropoli della sub colonia di Crotone. Un'ipotesi che, se fosse confermata, rappresenterebbe una scoperta dal valore inestimabile, che porterebbe la città di Lamezia alla ribalta delle cronache mondiali, e questa volta non per fatti di cronaca.
La scoperta della tomba è avvenuta fortuitamente, solo perchè su questo terreno (privato) si stanno effettuando dei lavori per il passaggio del metanodotto. Anche se gli studiosi sanno bene quanto sia importante questa zona dal punto di vista archeologico.
Due sono però gli ostacoli da sormontare: il primo è rappresentato dai proprietari dei terreni, spesso restii a lasciare le proprie terre coltivate a fini archeologici e culturali; il secondo sono le Istituzioni, che troppo spesso "disperdono" energie e fondi per manifestazioni passeggere e festaiole (per carità sono importanti anche queste!) invece di investire su progetti che puntino alla riscoperta del nostro passato e che possano riportare alla luce pezzi della nostra storia.
Bisognerebbe infatti investire di più sugli scavi archeologici, anche perchè ci sono zone, come quelle di Sant'Eufemia Vetere, dove basta spostare un po' la terra per trovare reperti storici dall'inestimabile importanza.
Lamezia non ha bisogno di mega progetti irrealizzabili per poter sviluppare il turismo, basta solo scavare qualche metro di terra: il suo tesoro ce l'ha già, basta solo volerlo scoprire.

sabato 25 settembre 2010

Spunta un’altra teoria su Ötzi «Fu una sepoltura rituale»

Spunta un’altra teoria su Ötzi «Fu una sepoltura rituale»
CORRIERE DEL TRENTINO 12 set 2010 Alto Adige

L’Uomo del ghiaccio, vissuto 5300 anni fa e trovato mummificato nel 1991 sul monte Similaun, in Val Senales, fu oggetto di sepoltura rituale: riposava vicino ad uno sperone di roccia di forma triangolare e aveva con sè oggetti simbolo e sostanze terapeutiche che potrebbero costituire il suo corredo funebre.

L’ipotesi, avanzata fin dal 2000 dall’archeologo Renato Fasolo di Verona, il quale ne rivela solo ora i dettagli, è sorretta dal contesto del ritrovamento, dalla disposizione e dalla funzione degli oggetti rinvenuti attorno. Più in alto rispetto al corpo, spiega Fasolo, sono stati trovati un arco, un’ascia, una gerla e una stuoia, «collocati su massi presso uno sperone roccioso sopra il quale si estende una piattaforma triangolare che richiama la forma di un pugnale». La piattaforma rocciosa sovrastante la conca nella quale giaceva il corpo si presenta quindi come «un possibile luogo di culto, che caratterizzerà successivamente l’Età del Rame, tanto che alcuni santuari riferibili a questo periodo, che hanno sempre restituito sepolture, presentano nella loro forma in pietra la lama triangolare del pugnale di Remedello (Brescia)». In questi anni, l’esperto Renato Fasolo ha introdotto alla conoscenza di Ötzi, i visitatori del Museo di Bolzano. Su incarico della Provincia, è stato lui a ricostruirne la figura e i reperti, a verificarne la funzionalità in collaborazione con l’Ufficio beni archeologici e a protocollare le relative relazioni con riferimenti alla sepoltura rituale, sostenuta in diversi convegni specialistici. All’Uomo del Ghiaccio, spiega ancora l’esperto, sono riferibili due contenitori in corteccia di betulla che, pur scompaginati dai primi interventi di recupero della mummia, «potrebbero rappresentare — prosegue — l’uno un recipiente contenente una provvista di frammenti e polvere di carbone, l’altro l’involucro per conservare al meglio il contenuto durante i trasferimenti verso le alte quote». «La presenza di mezzi che avessero distinto e sostenuto il suo procedere nell’esistenza — sottolinea Fasolo, per il quale tra le cause del decesso sarebbero da escludere la morte violenta e l’assideramento — potrebbe significare una riconsegna post mortem, nel luogo prescelto per la deposizione di un grande vecchio e del corredo o viatico per il suo per il suo viaggio oltre la vita».

Disegno raffigurante i primi scavi di Pompei


Disegno raffigurante i primi scavi di Pompei

mercoledì 22 settembre 2010

La tomba di un bimbo con i suoi "giocattoli"

La tomba di un bimbo con i suoi "giocattoli"
Nuccio Anselmo
Messina (08/09/2010) GAZZETTA DEL SUD

Si tratta di una sepoltura con un corredo eccezionale: un modellino di barca e alcune statuette

C'era ancora tanta storia da riscoprire nelle viscere di Largo Avignone, al numero 83 di via Cesare Battisti, dopo i primi straordinari risultati archeologici emersi nel novembre del 2009. Una delle tante pagine ritrovate della città su cui bisogna tenere sempre alta l'attenzione per la nostra "memoria". E il lavoro di scavo degli archeologi in questi mesi è proseguito parecchio, fino ad estate inoltrata. E pensare che la storia di questo cantiere cominciò negli anni Settanta, quando fu scoperta dall'associazione "Amici del Museo" una tomba a camera monumentale, che oggi è conservata sotto la scalinata. Adesso c'è la tomba di un bimbo venuta alla luce, una grande scoperta.
Una delle aree già esplorate aveva restituito nel novembre del 2009 parecchie reperti, nell'altra le esplorazioni sono state avviate sin dal gennaio di quest'anno e come nel primo cantiere sono state dirette dal Servizio archeologico della Soprintendenza, con maestranze specializzate messe a disposizione dalle ditte proprietarie del terreno.
Le nuove indagini hanno ancora di più confermato i dati molto importanti emersi sin dagli anni Settanta sul "grande" passato di questa zona archeologica cittadina, e soprattutto sul lungo utilizzo a scopo quasi esclusivamente funerario di questa grande area.
Ed è l'ennesima "prova" dell'importanza e dell'opulenza della nostra città soprattutto nel periodo da va dalla conquista mamertina (siamo nel III secolo a.C.) sino agli inizi dell'Impero (siamo nel I secolo).
L'attività portata avanti in questi mesi nel terreno di proprietà dell'impresa "Soc.Im." è ormai in dirittura di arrivo, tutto il materiale è stato estratto ed è già conservato e catalogato, adesso si apre la pagina del restuaro.
Il lavoro gionaliero di scavo che è andato avanti per mesi ha comportato innanzitutto il recupero degli epitymbia, i monumenti funebri, tra i quali il pezzo pregiato è senza dubbio quello del tipo ad altare con semicolonne che era affiorato nel novembre 2009.
Con i fondi di un piccolo finanziamento dell'assessorato regionale ai Beni Culturali i monumenti in migliore stato di conservazione sono stati già trasferiti in questi mesi al Museo Regionale, grazie alla disponibilità dell'ormai ex direttore, Gioacchino Barbera, e si spera che possano in futuro essere adeguatamente valorizzati.
Ma nella stessa area sono state esplorate in questi mesi più di 135 sepolture, che si sommano alle oltre 170 che affiorarono nel corso degli scavi degli anni Novanta.
Sepolture che hanno restituito in questi intensi mesi di scavi corredi di grande pregio, composti non soltanto di vasellame ma anche con monete, oggetti in bronzo e in argento.
Si tratta di un patrimonio che, insieme a quello da tempo restituito dagli scavi (e ne abbiamo avuto una prima presentazione nell'ormai dimenticata, a torto, mostra di Messina tenutasi al teatro Vittorio Emanuele tra il dicembre 1997 e il maggio del 1998), dovrebbe trovare senza dubbio una adeguata valorizzazione in un museo archeologico cittadino.
Ma fino ad oggi nella nuova organizzazione del settore dei Beni culturali non è stato previsto uno spazio espositivo dedicato all'archeologia urbana di Messina, eppure i materiali non mancano e in questi anni l'attività è stata sempre di rilievo, la prova concreta sono le numerose pubblicazioni curate dal Servizio archeologico della Soprintendenza. Anche se, come sempre accade in questo campo, s'è trattato di attività frenetica e spesso "subita" dalle ditte private. Solo alcune imprese veramente "illuminate" che hanno fornito gli operai per gli scavi, così come è accaduto a Largo Avignone.
L'Antiquarium di Palazzo Zanca, pur con l'interessante touch-screen non può certo rappresentare da solo la storia di Messina. Al di là del lavoro dei parchi istituiti in provincia è la nostra città che ha bisogno di un museo archeologico. Una battaglia in più per il nuovo soprintendente.

martedì 21 settembre 2010

Lama d’Antico e la via Egnazia. Gli scavi in riva all’Adriatico

Lama d’Antico e la via Egnazia. Gli scavi in riva all’Adriatico
di MARILENA DI TURSI
Corriere del Mezzogiorno 10 set 2010 Salerno

La Puglia un Corridoio 8 ce l’aveva già dalla notte dei tempi, da quando cioè era parte integrante di un traffico di merci, popoli e cultura che dall’Occidente si muoveva fino in Oriente, più precisamente dall’Adriatico al mar Nero. Un tracciato di scambi, un asse strategico che in passato si chiamava via Egnazia, e che già allora metteva in relazione la Puglia con i Balcani, insomma un percorso viario dalle multiformi stratificazioni culturali e artistiche. Egnazia naturalmente era anche una città dalla lunga storia urbana, ben evidenziata dagli scavi archeologici che, con l’adiacente museo, costituiscono uno dei siti più affascinanti di tutta la regione.
Sopra, foto aerea della zona archeologica di Egnazia. Nel tondo, la via Traiana

La più antica presenza umana risale all’età del bronzo (XV-XII secolo a.C.), seguita da una fase messapica, testimoniata da una serie di tombe (necropoli occidentale) e da un ricco materiale ceramico, vasi su vernice nera dipinta di bianco giallo e ocra. Con la romanizzazione, la città viene collegata al resto dell’impero dalla via Traiana, che taglia in due parti l’impianto urbano, polarizzando da un lato il centro monumentale con la basilica civile, l’anfiteatro, il foro, e, dall’altro, l’area residenziale con strutture abitative e con depositi di cereali (il criptoportico). Non mancavano neppure le terme, venute alla luce di recente, di cui è visibile quello che potrebbe essere il calidarium, una sorta di sauna con uno straordinario corredo di tubuli da cui passava l’acqua riscaldata. Vengono smantellate alla fine del IV secolo d.C. per fare spazio ad una manifattura in cui si produceva la calce utilizzata per la costruzione delle basiliche paleocristiane.

Uno di questi edifici di culto è emerso da poco, quasi sul mare, alle falde dell’acropoli, durante uno scavo di emergenza per scongiurare l’insediamento di uno stabilimento balneare. E’ una chiesa del VI secolo d.C. , con un quadriportico e delle transenne dipinte, che va inserita nella sistemazione complessiva della città, tra V e VI secolo, di cui si fa promotore il vescovo della diocesi di Egnazia, un certo Cosenzio. Ad impedire l’uso delle terme sarà proprio la comunità cristiana stanziatasi ad Egnazia a partire dal IV secolo d.C., che mal doveva sopportare la promiscuità del luogo al punto da provocarne un lento oblio e da seppellirne la memoria in un «butto», una specie di discarica del tempo. La comunità aveva inoltre un suo punto di riferimento nella basilica paleocristiana del IV secolo, ascrivibile al vescovo Rufenzio, e, ad oggi, la più antica basilica di Puglia, con battistero, confirmatarium, per la cresima, e nartece, atrio porticato riservato ai catecumeni e ai pubblici penitenti. Dell’edifico spunta con chiarezza solo l’abside, in parte annullata da un centro abitato e da una fullonica, tintoria con annessi locali per la tintura delle stoffe e con relative botteghe. Confermano un’attività commerciale che si mantiene fiorente anche in epoca tardo antica e che elegge Egnazia quale snodo strategico tra il Nord e il Sud della Puglia per il passaggio di prodotti, di truppe e di flussi culturali.

Di tale ricchezza rende conto il Museo Archeologico, posto fuori dalle mura dell’antica Gnathia, nell’area della necropoli messapica, che si articola in tre diversi percorsi espositivi, uno relativo all’età del bronzo, uno ai mosaici pavimentali romani e uno ai ricchi corredi funerari provenienti da due tombe scoperte nel 1939 e nel 1952.

domenica 19 settembre 2010

sabato 18 settembre 2010

Disegno di un antico ristorante pompeiamo - da una pittura murale

Disegno di un antico ristorante pompeiamo - da una pittura murale

martedì 14 settembre 2010

Le pillole di 2000 anni fa

Corriere della Sera 14.9.10
Le pillole di 2000 anni fa
Hanno più di duemila anni le pillole preparate dagli antichi greci, che archeologi americani sono riusciti ad analizzare con l’esame del Dna. Le pillole sono state trovate in una nave affondata al largo della Toscana nel 130 a.C. che trasportava medicine. Gli esperti sono stati in grado di analizzare queste compresse millenarie, scoprendo che erano realizzate mescolando più di dieci estratti di diverse piante, tra cui l’ibisco (importato probabilmente dal medio Oriente o dall’India e dall’Etiopia), il sedano, le carote e le cipolle selvatiche. «Per la prima volta possiamo confermare quanto scrissero Dioscoride e Galeno e quanto prescritto dai medici greci dell’antichità» ha affermato Alain Touwaide, dello Smithsonian National Museum of Natural History di Washington (Usa).

giovedì 2 settembre 2010

Il party più antico del mondo 40 invitati, dodicimila anni fa

La Repubblica 31.8.10
Tracce della festa trovate da due archeologhe di Gerusalemme in una grotta della Galilea.
Lo studio su Pnas Era stata organizzata per la sepoltura di una donna, forse la sciamana del villaggio. Mangiarono uri e tartarughe
Il party più antico del mondo 40 invitati, dodicimila anni fa
di Elena Dusi

"Già in quell´epoca banchettare serviva a consolidare le relazioni tra gli individui"

Cacciatori di giorno, amanti del convivio la notte. La sola differenza è che gli uomini primitivi festeggiavano con bue e tartaruga al posto di champagne e tartine. Per preparare il cibo trascorrevano giorni e giorni a cacciare, e dai resti degli oltre 300 chili di carne che gli archeologi hanno ritrovato in una grotta in Galilea, si è dedotto che gli invitati alla più antica festa della storia umana fossero tra i 35 e i 40, tutti evidentemente molto affamati. Il party primitivo, ricostruito dalle archeologhe Natalie Munro dell´università del Connecticut e Leore Grosman dell´università di Gerusalemme, risale a oltre 11.500 anni fa. Non era affatto scontato che uomini abituati a una vita dura, fatta di caccia e guerre fra tribù per il possesso del territorio, sentissero il bisogno di ritrovarsi insieme per socializzare. Ma la scoperta raccontata oggi sulla rivista Pnas, frutto di una campagna di scavi decennale nella grotta di Hilazon Tachtit, a metà strada fra il Lago di Tiberiade e il Mediterraneo, getta luce su uno snodo della storia umana in cui la vita nomade stava lasciando il passo a quella sedentaria, la caccia cominciava a essere affiancata dall´agricoltura e oltre alla brutale gara per la sopravvivenza anche le prime forme di arte e decorazione stavano diventando ingredienti della vita dei primitivi.
La festa più antica era stata organizzata per uno scopo in realtà poco gioioso: la sepoltura di una donna. Si trattava di una vecchina molto particolare per quel gruppo di uomini dell´epoca natufiana, la stessa in cui monili e ornamenti diventano molto diffusi così come le rappresentazioni artistiche sotto forma di pitture rupestri e statuette, e i primi cani vengono addomesticati per fare compagnia a famiglie sempre meno nomadi. Zoppa, malforma, alta non più di un metro e mezzo e molto anziana per gli standard dell´epoca, la donna era la sciamana del villaggio (segno premonitore di una vita spirituale particolarmente intensa, in quell´area del medio oriente) e l´ultimo saluto ai suoi resti si trasformò in "evento".
Nella grotta di Hilazon Tachtit, situata a 200 metri sul livello del mare e con una buona vista sul Mediterraneo che si trova 14 chilometri più a ovest, le due archeologhe hanno trovato i resti di tre esemplari di uro - un enorme bovino oggi estinto con grandi corna, la cui caccia non era esente da pericoli - e di almeno 71 tartarughe greche. Questi rettili, solitari e non molto numerosi già all´epoca, erano evidentemente stati catturati dopo molti giorni di ricerche. Alcuni dei loro carapaci, alla fine della festa, sono stati ordinatamente sepolti nella tomba della vecchia sciamana insieme a un piede umano (troppo grande per appartenere alla donna), due crani di martora, la punta dell´ala di un´aquila, la coda di un uro, le ossa del bacino di un leopardo, una zampa di cinghiale e un corno di gazzella.
«Davanti ai nostri occhi - spiegano nel loro articolo Munro e Grosman - abbiamo una società umana che si fa sempre più complessa e si avvia a quella rivoluzione dell´agricoltura» che avverrà un migliaio di anni più tardi, nell´epoca neolitica. «Le feste già all´epoca servivano a consolidare le relazioni fra gli individui, a integrare le varie comunità di uomini e a mitigare lo stress di una società che stava profondamente cambiando». Gli enormi spazi che ciascun individuo aveva avuto a disposizione fino a quel momento si stavano restringendo. La densità degli abitanti aumentava, la vita nei villaggi rendeva sempre più importante la cooperazione fra gli uomini. La società umana aveva iniziato una corsa verso la complessità e la stratificazione che non si sarebbe mai più fermata. E mai, di certo, gli invitati al party primitivo avrebbero immaginato a quali generi di villaggi e di feste sarebbero arrivati i loro discendenti.

sabato 21 agosto 2010

«Colosseo, sponsor occasione unica». Andrea Carandini: c’è trasparenza e serietà, scopriremo cose nuove

«Colosseo, sponsor occasione unica». Andrea Carandini: c’è trasparenza e serietà, scopriremo cose nuove
di PAOLO CONTI
CORRIERE DELLA SERA 8 ago 2010 Roma

Andrea Carandini, grande archeologo e presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, vede con entusiasmo il bando internazionale che apre agli sponsor privati la possibilità di restaurare il Colosseo.

«È entusiasmante, un’occasione unica e irripetibile per un privato. E anche per il Colosseo, probabilmente il monumento più conosciuto e amato del mondo. Con questi lavori potremmo avere la possibilità di scoprire nuovi particolari sinora ignoti. Potremmo avere, alla fine dei lavori, un Colosseo "inedito".

Carandini sottolinea l’opera meritoria di Roberto Cecchi, commissario delegato per la realizzazione degli interventi nell’area archeologica di Roma e Ostia antica.

«È giusto tornare al recupero del principio della manutenzione costante dei monumenti, e non a intervenire solo in seguito a un’emergenza».

E il restauro «privato» del Colosseo è un’opera, spiega Carandini fatta con «massima trasparenza e assoluta serietà amministrativa».
E infine, è ottima «la realizzazione del centro servizi».

«La proposta, vista con gli occhi di un imprenditore privato, mi sembra semplicemente entusiasmante. Mi auguro che il mondo legato all’industria, sia italiano che internazionale, comprenda la straordinaria e irripetibile occasione che si presenta per legare il proprio marchio a un’idea contemporanea, vitale, consapevole di mecenatismo. Qui parliamo del Colosseo, forse il monumento più famoso dell’intero pianeta...»

Andrea Carandini, sommo archeologo e presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, condivide il testo e soprattutto lo spirito del bando internazionale lanciato dal Commissario delegato per la realizzazione degli interventi nell’area archeologica di Roma e Ostia antica, Roberto Cecchi (che è anche Segretario generale del ministero per i Beni culturali).
L’operazione chiamerà una cordata di sponsor a investire 25 milioni di euro per il restauro dei prospetti (cioè delle facciata), la revisione e il restauro degli ambulacri e degli ipogei, la realizzazione di un moderno centro servizi.

Dunque lei, professor Carandini, non appartiene alla categoria degli studiosi che vede nell’intervento privato un’intrusione indebita nell’universo del restauro...

«Bisogna essere realisti. I fondi pubblici scarseggiano. Nell’immediato futuro sarà impensabile tornare ai livelli di spesa a disposizione del ministero quali erano, per esempio, negli anni Ottanta. Mi auguro che presto tra le priorità del governo ci sia un aumento della quota. Ma per come sono messe le cose ora, il contributo del privato, quindi il concorso della società civile alla salvaguardia dei monumenti, rappresentano un confine molto netto per la tutela del nostro patrimonio culturale: o prendere (i soldi degli sponsor) o morire. Per di più, in questo caso, c’è massima trasparenza e assoluta serietà amministrativa».

Quali saranno le caratteristiche scientifiche dell’intervento?

«Per quanto clamorosa, l’operazione Colosseo - aggiungo per fortuna - è solo una delle tante previste dell’azione intrapresa meritoriamente dal commissario Roberto Cecchi. Per rispondere alla domanda, proprio Cecchi sta duramente e silenziosamente lavorando da tempo al recupero del principio enunciato da Giovanni Urbani, insuperato teorico del restauro e indimenticato direttore dell’Istituto centrale.
Imporre cioè la cultura della manutenzione costante e attenta dei monumenti preferendola nettamente a quel tipo di restauro deciso sull’onda dell’emergenza. Seguendo il metodo enunciato da Cecchi nel primo rapporto sugli interventi per la tutela e la fruizione del patrimonio archeologico, si può immaginare un passo diverso proprio a partire dalla questione del Colosseo. Un meccanismo che, se applicato, tutelerebbe con costanza il patrimonio archeologico evitando cedimenti e crolli (com’è recentemente avvenuto proprio al Colosseo) e quindi urgenze. In questo senso è molto positivo che Cecchi sia un architetto, con un occhio più allenato di quello di un archeologo rispetto alla problematica complessiva di un edificio».

Cos’è, a suo avviso, il Colosseo per l’immaginario del mondo?

«Appunto, è un simbolo universale. Subito dopo la civiltà dei faraoni e il più grande sfogo fantastico di massa rispetto alla noia della contemporaneità. Se vogliamo... (ride) Messalina è un personaggio indubbiamente ben più interessante della D’Addario! Tornando ad argomenti più seri. Il Colosseo è anche lo sfondo della Via Crucis. E recentemente anche un luogo legato alla lotta contro la pena di morte nel mondo. Una stratificazione continua di significati diversi tra loro».

Pensa che l’operazione di restauro svelerà qualcosa di nuovo?

«Certamente. Anzi, dirò di più. Per molti aspetti, il Colosseo si può definire persino inedito. Se guardiamo le pubblicazioni in circolazione, il Colosseo è conosciuto solo in parte e nemmeno troppo bene. I monumenti di Roma, proprio per la loro grandiosità e la loro notorietà, vengono spesso dati quasi per scontati. Al contrario è arrivato il tempo di studiare l’Anfiteatro Flavio come se ci trovassimo di fronte alla scoperta di un campo legionario romano in Germania...».

Verosimilmente cosa si potrà scoprire?

«Impossibile dirlo ora, ma sicuramente chissà quanti particolari. Penso solo agli ipogei, tutti da rivedere. Agli ambulacri. Alla fine dell’operazione restauro posso dire che il "nuovo" Colosseo non sarà più quello di prima».

Qualcuno trova discutibile che sia lo sponsor a scegliere il direttore dei lavori, anche se in una terna indicata dalla soprintendenza. E anche se la responsabilità scientifica resta saldamente nelle competenze della stessa soprintendenza

«Invece io mi fido ciecamente dello Stato, cioè la soprintendenza, che indica i tre nominativi. Se non crediamo nello Stato, verso chi possiamo nutrire ancora certezze?»

Un altro aspetto che trova positivo?

«La realizzazione del centro servizi. Il tempo dei musei polverosi e privi di strutture è tramontato per sempre. E, aggiungo io, per fortuna» .

domenica 15 agosto 2010

Scoperto un villaggio dell´età del bronzo

Scoperto un villaggio dell´età del bronzo
MERCOLEDÌ, 11 AGOSTO 2010 LA REPUBBLICA - Roma

Gli scavi a Ladispoli: i resti di tre grandi capanne e un approdo per le barche

I ritrovamenti recenti fanno pensare ad un vero e proprio accampamento con i resti di almeno tre grandi capanne. Nel lato nord del Vaccina, inoltre, ad una profondità maggiore del suolo e più vicini al corso del fiume, i reperti hanno fatto ipotizzare la presenza di un approdo per piccole imbarcazioni. Da sottolineare che, accanto alle tracce di un insediamento dell´età del bronzo, a poca distanza è stato ritrovato il tracciato di un antico acquedotto romano che attraversando l´antica Aurelia, portava acqua verso i terreni ove ora sorge Ladispoli.
La Soprintendenza, dopo aver effettuato tutti i rilievi necessari e asportato il materiale significativo, ha prescritto la copertura con la terra degli scavi.

giovedì 5 agosto 2010

Un raro villaggio protostorico riscrive le teorie sui fabbri

Un raro villaggio protostorico riscrive le teorie sui fabbri
Domenica 25 Luglio 2010 PROVINCIA Pagina 33 L'ARENA

La Soprintendenza ha presentato il sito ritrovato a Crosare, tra i più importanti del Veneto

Il direttore Salzani: «È uno scavo simbolo per il Veronese e dimostra che gli artigiani non vagavano di casa in casa ma avevano officine fisse: ciò rivede ipotesi consolidate»

Dopo gli ultimi ritrovamenti in località Crosare, sono stati rinvenuti utensili e crogioli di fusione del bronzo del XII secolo avanti Cristo, Bovolone è diventato un sito campione di primario interesse per la Soprintendenza, un sito archeologico che ha già dato molto e ha ancora tanto da disvelare. Al punto che gli scavi alle Crosare sono diventati «lo scavo simbolo per la protostoria del Veronese». È Luciano Salzani a dirlo, direttore del nucleo operativo di Verona ed esperto di preistoria, durante la presentazione dei lavori al sindaco Riccardo Fagnani, amministratori e presidente della Pro loco, Illio Bertolini.
Si tratta di ritrovamenti - venuti alla luce tra aprile e giugno - di tale portata da costringere a rivedere le teorie: «Il ritrovamento fatto qui di capanne di due artigiani che fondevano e lavoravano il bronzo rovescia la teoria consolidata che gli artigiani fossero vaganti di villaggio in villaggio», spiega Luciano Salzani, «siamo di fronte a uno dei pochissimi villaggi che è sopravvissuto alla crisi generale della pianura padana del XII secolo a.C.», epoca in cui l’area si è spopolata per motivi non ancora chiari. Tutto è iniziato da un’ aratura un po' più profonda in un campo coltivato a mais, poco lontano dalla necropoli di Prato Castello, scoperta nel 1876 durante i lavori della ferrovia. Altri scavi nel circondario erano stati fatti tra il 1996 e il 2001. Dopo una pausa, gli scavi sono ripresi quest'anno con un finanziamento regionale richiesto dalla Pro loco di Bovolone e con un contributo del comune. I reperti dissotterrati sono subito apparsi molto interessanti. La campagna di scavi è stata effettuata dalla Sap di Mantova sotto la guida della Soprintendenza. I risultati sono andati al di là delle più rosee aspettative.
Ciò che è emerso è uno dei villaggi protostorici del veronese, posto all'interno dell'antico alveo del Menago, su un'isola, formato da capanne affiancate lungo un canale di scolo. Sono stati rinvenuti strutture e materiali eccezionali e unici per il veronese, oltre ai crogioli per la fusione del bronzo, la matrice di fusione di un'ascia, i resti di una rara falce in bronzo, spilloni per le vesti e rasoi. Inoltre, negli strati soprastanti le capanne, sono state individuate arature con vomero a chiodo dell'età del Ferro, databili V secolo a.C. È la seconda volta nel veronese che viene documentata quest’ attività agricola. In epoca medievale in zona venne costruito un castello (castrum Bodoloni), dopo la sua distruzione l’area tornò agricola, fino ad oggi. «Bovolone si riconferma un sito che dà molto all’ archeologia», ha detto il sindaco, «gli scavi sono importanti, ce lo conferma la soprintendenza, cercheremo di dare il nostro contributo per portar avanti gli studi, facendoli poi conoscere alla gente con esposizioni in paese».

sabato 31 luglio 2010

L´acropoli di Vassallaggi secoli di gloria e di oblio

L´acropoli di Vassallaggi secoli di gloria e di oblio
SALVATORE FALZONE
VENERDÌ, 30 LUGLIO 2010 la repubblica - Palermo

Il sito archeologico del nisseno abbandonato ai tombaroli e alle intemperie

Avamposto militare delle truppe acragantine fu teatro delle guerre tra sicani e siculi Col tiranno agrigentino Falaride divenne grande città

La strada è tutta buche, il cancello chiuso, lo spiazzale fuori uso, la guardiola senza guardia. Soffocati dalle sterpaglie, i resti dell´acropoli portati alla luce dagli archeologi Dino Adamesteanu e Piero Orlandini si vedono a malapena. Nessuno vigila più sui reperti. Le mura di cinta, considerate dagli studiosi un capolavoro dell´architettura militare antica (simili a quelle di Capo Soprano a Gela e a quelle di Eraclea Minoa), sono abbandonate a se stesse (un tratto è crollato l´estate scorsa): s´intravedono a stento fra le falle del terreno, addirittura entrano dentro il salone di una villetta privata e disabitata. È scempio a Vassallaggi, importante centro archeologico della Sicilia interna, nel Nisseno, tra San Cataldo e Serradifalco, avamposto militare delle truppe militari acragantine.
Gli esperti ritengono che il "tesoro" di Vassallaggi, sepolto sotto case abbandonate e terreni incolti, sia ancora tutto da scoprire. Del resto la città sorgeva su cinque colline, affacciate sui terreni pianeggianti dove scorrevano gli affluenti del Salso e del Platani; colline segnate da tracce remote (tombe a grotticella) che risalgono al bronzo antico. Fu proprio in quel periodo, mentre in Sicilia prendeva piede la cultura di Castelluccio (siamo tra il 2200 e il 1450 a. C.) con le sue ceramiche a superficie rossastra e decorazioni in nero, che un drappello di pastori vi piantò baracca e innalzò delle capanne circolari, fatte di roccia, pietra e tronchi d´albero. Poi di questo villaggio non se ne seppe più nulla: nessuna traccia della presenza dell´uomo durante l´età del bronzo medio e di quello recente e finale.
Probabilmente il villaggio rimase disabitato perché sprovvisto di apparati difensivi: indispensabili per proteggere le comunità sicane dalle incursioni dei siculi. Sul finire dell´VIII secolo iniziò la lenta risurrezione di quelle colline, occupate da gruppi indigeni di etnia sicana. E agli inizi del VI secolo arrivarono i greci (che già da tempo erano approdati sulle coste della Sicilia). Ma la svolta si ebbe con Falaride, tiranno di Agrigento, che si era messo in testa di conquistare anche i centri indigeni per tenere d´occhio le vie di penetrazione commerciale e militare verso l´interno e nella Sicilia settentrionale, cioè fin sulla costa: da lì infatti, con buona pace di Himera, avrebbe potuto controllare i traffici del Tirreno. Così, grazie al disegno di espansionismo politico del tiranno e grazie alla sua posizione geografica, Vassallaggi cambiò faccia: e da villaggio diventò cittadella militare.
Come la presero i sicani? Le fonti tacciono, ma è probabile che i greci di Akragas dovettero ricorrere alle armi per assoggettare quella gente, poco evoluta e molto gelosa delle proprie tradizioni. In ogni caso, la cittadella fu tirata su: e aveva (secondo Orlandini) la sua agorà dove fare affari e politica, i suoi spazi per invocare gli dei e quelli per seppellire i morti. Di sicuro, sul pianoro della seconda collina, fu costruito il santuario di Demetra e Kore, protettrici della terra, riccamente decorato, nei pressi del quale sono stati rinvenuti una gran quantità di statuette votive. Insomma, nel V secolo la cittadella era una vera e propria (piccola) polis, che batteva moneta e subiva l´influenza acragantina. Sempre in quegli anni fu eretta la cortina muraria, dopo la distruzione del centro firmata Ducezio (centro che potrebbe essere quello di Mothyon di cui parla Diodoro). Alla fine del V secolo Vassallaggi, condividendo la stessa sorte di altre poleis siceliote, fu rasa al suolo dai cartaginesi. Abbandonata, tornerà a rivivere nel secolo successivo grazie alla politica del condottiero corinzio Timoleonte. Prima di scomparire. Scoperta e studiata a partire dall´Ottocento (Paolo Orsi) e infine - ai nostri giorni - di nuovo abbandonata.

mercoledì 30 giugno 2010

Il Dna svela l´uomo di Altamura un cacciatore di 60mila anni fa

Il Dna svela l´uomo di Altamura un cacciatore di 60mila anni fa
TITTI TUMMINO
MARTEDÌ, 29 GIUGNO 2010 LA REPUBBLICA Bari

Il Dna svela l´uomo di Altamura un cacciatore di 60mila anni fa

Dagli esami conferme e nuove scoperte "È uno degli scheletri del Neanderthal meglio conservati al mondo"

È davvero un uomo lo scheletro rinvenuto il 7 ottobre del ‘93 nella grotta di Lamalunga ad Altamura. Non solo. La scoperta sensazionale emersa dagli studi affidati a specialisti di livello internazionale dalla Direzione regionale dei Beni culturali, consente di identificarlo come Uomo di Neanderthal. Ha vissuto fra i 60 e i 40 mila anni fa, aveva i capelli rossi e la carnagione chiara, un´altezza intorno al metro e sessanta, corporatura robusta. Lo scheletro ha "parlato" grazie all´esame del Dna, effettuato su una porzione di scapola prelevata in condizioni di massima sterilità nel suo giaciglio a dieci metri di profondità.
E così la Puglia si trova ad avere fra i suoi tesori uno degli scheletri più integri e meglio conservati di quell´Età in tutto il mondo. «Uno dei pochi a livello internazionale - precisa il direttore dei Beni culturali, Ruggero Martines - di cui esista la mappatura genetica, considerato che di "pezzi" di Neanderthal censiti in tutta Europa ne esistono meno di trenta».
Come tutti i neandertaliani, anche l´Uomo di Altamura era un predatore e viveva di caccia. Ma proprio la caccia l´ha tradito. Inseguiva una preda, forse un bovinide o una iena, probabilmente era buio: così non si è accorto dell´inghiottitoio, uno dei tanti nelle zone carsiche, ed è precipitato nella caverna, senza riuscire a risalire. Nessuno può dire quanto lunga sia stata la sua agonia, ma si può supporre che l´ambiente umido abbia reso veloce il processo di decomposizione. Per milioni di anni, l´uomo è rimasto lì, l´acqua ha sommerso lo scheletro, e l´alabastro l´ha ricamato di concrezioni a cavolfiore simili a merletti.
Il reperto dunque ha raccontato una parte della sua storia agli specialisti che l´hanno esaminato: David Caramelli del Dipartimento di Biologia evoluzionistica dell´Università di Firenze, Silvano Agostini del Servizio geologico e paleontologico della Soprintendenza archeologica dell´Abruzzo, Giorgio Manzi del Museo di antropologia della Sapienza di Roma, Marcello Piperno della facoltà di Lettere dello stesso ateneo, Guido Biscontin del Dipartimento di Scienze ambientali dell´Università Ca´ Foscari di Venezia. Ma la vicenda dell´Uomo di Neanderthal potrebbe riservare ancora molte sorprese con lo studio del cranio e della mandibola. «Con le tecniche del virtuale - conclude Martines - vogliamo mostrare presto al pubblico la storia del nostro progenitore».

lunedì 21 giugno 2010

Scoperto un altro sito preistorico

Scoperto un altro sito preistorico
AN.CARR.
DOMENICA, 20 GIUGNO 2010 IL TIRRENO - Grosseto

Altare dominato dalla costellazione del Serpente

Il territorio dei tufi continua a riservare importanti novità dal punto di vista culturale-archeologico. Infatti un altro sito preistorico è stato scoperto dallo studioso e ricercatore locale Marcello Giusti, mentre perlustrava la destra idrografica del torrente Meleta, il corso d’acqua che lambisce la cittadina ursinea in direzione Est-Ovest.
«In corrispondenza di un profondo “orrido”, un vero e proprio Gran Canyon in cui scorre l’acqua - racconta Marcello Giusti - si conserva ancora un ben marcato altare dominato dalla costellazione del Serpente, una delle divinità più in auge dell’antichità; la figura è semplificata, ma ben scolpita con grosse e profonde coppelle incise nel tufo».
«Tutta la parete - prosegue - presenta poi nicchie e grandi fori in cui, con molta probabilità, venivano poste offerte votive. Molto caratteristica una struttura monolitica-piramidale antistante alla parete, isolata dal resto del complesso, con costellazioni varie. Il motivo per cui i nostri antichi antenati incidessero coppelle è forse riferibile a culti della terra, delle acque, del cielo e, a proposito di quest’ultimo, particolare attenzione era riservata al disco solare e alla luna».
«I fenomeni celesti - continua - erano insomma attentamente osservati da persone esperte, una casta sacerdotale, anche per pianificare le scadenze agricole e pastorali di una comunità».
«Nel caso di questo sito - conclude Giusti -, vista la sua particolare ubicazione, praticamente sull’ultimo terrazzamento in fondo alla vallata, gli antichi sacerdoti potrebbero aver utilizzato contenitori con dei liquidi, capaci di proiettare un fascio di luce verso la figura del Serpente, oppure ad illuminare il grande disco concavo sulla sinistra della parete, trasformandolo in “sole” o “luna piena“. Insomma niente di statico: il dinamismo era reale o creato, sia per trarre auspici che per effettuare riti propiziatori».

lunedì 7 giugno 2010

Garibaldi in sembianze dii redentore - litografia piemontese del 1850


Garibaldi in sembianze dii redentore - litografia piemontese del 1850

mercoledì 19 maggio 2010

Il giallo dell’anello con lo scarabeo



Il giallo dell’anello con lo scarabeo
MARTEDÌ, 18 MAGGIO 2010 IL TIRRENO Grosseto

Il gioiello ha dato il nome alla grande tomba etrusca

Carico di storia e di misteri l’anello d’oro con scarabeo ruotante sul suo perno, ritrovato nel dromos della tomba etrusca scoperta l’anno scorso da giovani laureandi locali in archeologia, paleontologia, architettura, che scavano gratuitamente (nel 2007 la notizia di questi Indiana Jones di Maremma alla ricerca delle tombe perdute fece il giro del mondo; uscì anche sull’Herald Tribune).
La soprintendente, Gabriella Barbieri, quando la notizia del ritrovamento si diffuse, vietò ai giovani ricercatori volontari di rilasciare interviste e negò anche, per prudenza, la diffusione della foto dell’anello che, ora, spicca sulla locandina del convegno “Etruschi a Casenovole. Tombe del Tasso dello Scarabeo” che si svolgerà domenica prossima al Grand Hotel Petriolo Spa&Resort. Saranno anche esposte le oreficerie provenienti dagli scavi. Appuntamento interessante per tante altre ragioni, non ultimo per il giallo di quell’anello da donna con grande scarabeo nero di probabile origine egizia, ma di raffinata manifattura etrusca. Tanti i quesiti ai quali gli archeologi cercheranno di dare risposta. Ad esempio: perché il gioiello si trovava nel dromos (il corridoio che porta alla camera sepolcrale) e non nella tomba? Lo persero, fuggendo, i saccheggiatori che la depredarono, oppure fu messo lì? E se sì, perché? Certo è che è arrivato fino a noi in condizioni perfette. E l’anello non è stato il solo gioiello riportato alla luce nella necropoli di Casenovole (Civitella Paganico) che non smette di svelare tesori scientifici importanti. Nella tomba dello Scarabeo sono stati trovati, infatti, anche molti resti umani in ottimo stato di conservazione. Se la tomba del Tasso (anch’essa scoperta dagli stessi studiosi locali) era intatta, quest’ultima è stata violata, eppure agli occhi degli archeologi, appare anche più interessante. Non lo nascosero i volontari, componenti dell’associazione “Odyssesus” che organizza il convegno di domenica. La scoperta di questa grande tomba etrusca appare importante dal punto scientifico: significativa per dimensioni, per l’ottima conservazione dei molti scheletri sui quali i paleontologi, guidati dal prof. Mallegni, docente di antropologia all’università di Pisa e presidente del comitato scientifico dell’associazione Odyssesus (nata nel luglio 2007 per volontà dei giovani della zona), per l’alto numero degli inumati che potrebbe far supporre anche un riutilizzo della tomba stessa.
B. Z.
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nota. nella foto: sarcofago etrusco

mercoledì 12 maggio 2010

Tuscolo, la città 800 anni dopo.

Tuscolo, la città 800 anni dopo. Il primo percorso archeologico organizzato apre ai visitatori ogni domenica
Ilaria Romano
CORRIERE DELLA SERA 25 apr 2010 Roma

L’antico foro Il primo percorso archeologico organizzato apre ai visitatori ogni domenica

17 aprile 1191, 17 aprile 2010: a 819 anni dalla sua distruzione torna a vivere la città di Tusculum, con il primo percorso archeologico organizzato che apre ai visitatori, ogni domenica, l’area del suo antico foro, riportata alla luce dagli scavi della Escuela Española de Historia e Arqueologìa. Lo ha inaugurato la Comunità Montana Castelli Romani e prenestini, proprietaria del sito, in collaborazione con Escuela e Soprintendenza archeologica del Lazio, nell’ambito dell’impegno per il futuro Parco archeologico e culturale di Tuscolo. Un programma di visite guidate per tutto l’anno, camminamenti facilmente accessibili e pannelli illustrativi che tuffano nelle millenarie vicende della città, fin dove la storia sfuma in leggenda. Fondata sui Colli Albani da Telegono, figlio di Ulisse e della maga Circe, o secondo un’altra versione del mito dal re di Albalonga Silvio, figlio di Enea, o ancora – ipotesi mai archeologicamente convalidata ma affascinante – dagli etruschi, ameno scenario d’otium per tanti notabili della Roma tardorepubblicana e imperiale, infine ricca città medievale, sotto i conti di Tuscolo estese la sua influenza fino al litorale, suscitando le ire della vicina Roma che la distrusse, il 17 aprile 1191.

Otto secoli dopo, il foro di Tusculum torna a popolarsi. Dopo la prima apertura al pubblico con la Festa di Primavera di domenica scorsa con visite guidate (in tre turni tra le 10 e le 12 e dalle 15.30 in poi), giochi per bambini, eventi-spettacolo sì è sperimentata anche una «visita d’interpretazione ambientale e paesaggistica» con esperti. Tutti gli appuntamenti sono gratuiti. Le visite - a cura del Gruppo Archeologico Latino, gratuite - proseguono ogni domenica mattina dalle 10. Per i gruppi consigliabile la prenotazione (06.9470820, dal lunedì al venerdì). Informazioni: www.cmcastelli.it.

domenica 9 maggio 2010

Scoperto osservatorio preistorico

Scoperto osservatorio preistorico
ANTONELLO CARRUCOLI
SABATO, 08 MAGGIO 2010 IL TIRRENO - Grosseto

Il luogo dove gli antichi “dialogavano” con il firmamento si trova nella zona di Sovana. Gli studi saranno presentati in Francia

PITIGLIANO. L’associazione culturale Tages conduce studi relativi ai personaggi, ai beni culturali-ambientali del comprensorio dei tufi ed alle’tracce’ che l’uomo antico ha lasciato: ultima, in ordine di tempo, l’individuazione di un’area preistorica a carattere archeoastronomico nel sovanese. E a settembre Tages sarà rappresentata al convegno internazionale di Saint Martin de Vesubie -Francia- dal paleoastronomo Enrico Calzolari e dal tecnico gnomonista Luigi Torlai.
Prof. Calzolari, lei e Torlai parteciperete a questo convegno, portando studi condotti nel nostro comprensorio; di cosa si tratta?
«Il convegno riguarderà le rappresentazioni degli astri, degli ammassi stellari e delle costellazioni nella preistoria e nell’antichità; è in corso fra gli studiosi di archeoastronomia una disputa se sia credibile che gli antichi rappresentassero con le coppelle gli astri del cielo. Gli studiosi francesi intendono riaprire la discussione su come gli uomini della preistoria rappresentassero le costellazioni, offrendo come testimonianza le coppelle di Monte Bego, interpretate come rappresentazioni delle Pleiadi. Nel territorio dei tufi ci sono moltissime testimonianze di tipo archeoastronomico».
Alcuni soci della Tages hanno segnalato la presenza di un nuovo sito preistorico a valenza archeoastronomica vicino a Sovana. Lei si è recato sul posto per una prima indagine...
«Dopo il sopralluogo sono convinto del valore archeoastronomico del sito, che presenta una collocazione astronomica del tutto simile a Poggio Rota nel settore dei tramonti».
Strutture megalitiche, petroglifi, si trovano in più parti d’Europa. Secondo lei, c’è stato un nucleo originario?
«La domanda è ricorrente fra gli studiosi; personalmente accetto il nucleo originario per la formazione del linguaggio, ma per le rappresentazioni visive ritengo possibile sia la trasmissione nello spazio dovuta alle migrazioni, sia la identica risposta a stimoli visivi offerti dalla natura: basti pensare alla rappresentazione della svastica in Eurasia e nel Messico. una’analisi approfondita sulla psicologia dell’uomo primitivo è pubblicata sul mio sito www.paleoastronomia.com».

Soleschiano, dalla vegetazione spuntano resti di un edificio preromano

Soleschiano, dalla vegetazione spuntano resti di un edificio preromano
Il Messaggero veneto, 6 maggio 2010

Scoperta archeologica di rilievo in Friuli. Resti di rilievo in muratura sono venuti alla luce nel giardino di villa Martinengo, a Soleschiano di Manzano. Durante un intervento di riqualificazione dell’area verde, che circonda la dimora storica, sono stati scoperti le rovine di un imponente manufatto, con tutta probabilità di epoca preromana, prima nascoste da terra e vegetazione.

[6 maggio 2010]
http://messaggeroveneto.gelocal.it/multimedia/home/24451532/1/11

venerdì 7 maggio 2010

Il calvario dell'Italia - caricatura politica del 1850

Il calvario dell'Italia - caricatura politica del 1850

Un faraone di granito nero spunta in terra egiziana

Un faraone di granito nero spunta in terra egiziana
06 MAGGIO 2010, ITALIA OGGI

ESTERO - LE NOTIZIE MAI LETTE IN ITALIA

Un cantiere di scavi archeologici in Egitto, cercando di localizzare da cinque anni la sepoltura di Cleopatra, ha fatto riemergere una statua tolemaica colossale in granito nero, all'interno del tempio di Taposiris Magna, nei pressi di Alessandria. Questa figura senza testa potrebbe rappresentare il faraone Tolomeo IV che costruì il tempio oltre 2 mila anni fa. La dinastia tolemaica (330-30 a.C. circa), di origine greca, fu l'ultima dinastia faraonica prima che l'Egitto cedesse all'imperialismo romano.

La scoperta della tomba della regina suicida Cleopatra, moglie del generale romano Marco Antonio, costituirebbe la più grande conquista archeologica in Egitto dopo quella della tomba di Tutankhamon, individuata nel 1922 dal britannico Howard Carter.

Cadaveri a strati sotto la chiesa

Cadaveri a strati sotto la chiesa
LA SICILIA Mercoledì 28 Aprile 2010 Caltanissetta

Resti umani risalenti al 1200, poi nel 1866 avvenne la trasformazione in caserma

Luigi Scivoli
«Si è rivelato un vero disastro la trasformazione della chiesa in caserma perché sono state gravemente danneggiate le strutture archeologiche e architettoniche esistenti che erano di grande pregio e di grande interesse»: ha detto così il soprintendente ai beni culturali Rosalba Panvini nella presentazione dei lavori di restauro in corso nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli alla quale hanno partecipato gli architetti Daniela Vullo, Alessandro Ferrara, Carla Guzzone, Marco Cocciodiferro, e Giancarlo La Rocca, nonché la dott. Marina Conciu. È stato quindi spiegato che sono state rinvenute tre stratificazioni architettoniche importanti che passano attraverso una prima chiesa medievale «un po' più piccola e illuminata da poche finestrelle», la modifica effettuata tra il 500 e il 600 con la realizzazione di un altare dedicato al francescano San Diego D'Alcalà ritratto in un quadro che si conserva nella chiesa di Santa Flavia, e la realizzazione nel 700 delle arcate con numerosi quadri.
Intanto la sorpresa maggiore è stata la scoperta sotto la chiesa di un vero e proprio cimitero. Durante lo scavo è affiorata una grande quantità di resti umani sottoposti attualmente ad analisi antropologiche da parte della dott.ssa Rosaria Di Salvo di Palermo. «Soltanto nella parte esterna dell'abside - ha detto la dott. Panvini - sono stati rinvenuti i resti di 19 corpi tra cui due giovanetti, un maschio e una femmina, di 11 e 12 anni morti contemporaneamente, ma anche di un adulto con due anelli digitali di argento».
Ma i morti seppelliti sotto il pavimento della chiesa sono tanti e si riferiscono soprattutto al periodo tra il 1200 e il 1440/1500. «Venivano sistemati a strati - ha detto il soprintendente - nel senso che i nuovi morti venivano collocati sugli altri». Sono state rinvenute fosse comuni e anche cappelle gentilizie.
Dopo la chiusura delle cripte delle chiese (disposta nel 1838), nella chiesa di Santa Maria degli Angeli si continuarono a seppellire i morti per decreto speciale concesso forse per procurare un guadagno ai Frati Minori Riformati dell'annesso convento (c'erano apposite tariffe), per cui altri morti si aggiunsero a quelli precedenti «15 o 20 alla settimana nell'800 e per trovare loro posto - è stato spiegato - si schiacciavano gli scheletri esistenti e si faceva posto per i nuovi morti». La cosa che impressiona maggiormente è che quando nel 1866 la chiesa venne trasformata in caserma, i militari pensarono di realizzare un solaio i cui pilastri di sostegno furono "affondati" tra gli scheletri esistenti.
Nel corso dei lavori è stato portato alla luce l'abside della chiesa «al quale - ha detto la dott. Panvini - sono da collegare le finestre della chiesa originaria del 1239 che pare sia stata dedicata a S. Maria delle Grazie». Ma sono stati rinvenuti nelle murature più antiche, e più precisamente nelle finestrelle e nei cantonali «molti segni strani e incomprensibili - ha detto l'arch. Daniela Vullo - che si sta cercando di decifrare». L'arch. Carla Guzzone ha ricordato che nella contrada "Pietrarossa" sono state trovare tracce di un centro abitato e di un luogo venerato del sesto secolo avanti Cristo «per cui - ha detto - ci sarebbe una continuazione della sacralità del posto».
Nelle aree esterne dell'annesso convento sono stati asportati gli strati di cemento e altri "impasti" che l'impresa alla quale erano state affidate utilizzava per la realizzazione di "travi" per l'edilizia. Sono così venuti fuori gli originari pavimenti del chiostro e del cortile da quale, attraverso una scala, si accedeva al Castello di Pietrarossa. I lavori di restauro sono eseguiti dalla società consortile arl "Chiesa S. Maria degli Angeli". Dovrebbero essere conclusi entro la fine dell'anno, ma è impensabile. Mentre per il completamento del restauro occorreranno altre somme oltre ai 4.620.000 euro finanziati.

giovedì 6 maggio 2010

Elmetto con iscrizione commemorativa della vittoria di Hieron di Siracusa su pirati etruschi (474 ac)

Elmetto con iscrizione commemorativa della vittoria di Hieron di Siracusa su pirati etruschi (474 ac)

domenica 2 maggio 2010

Tombe greche «sbucano» tra l'aiuola

Tombe greche «sbucano» tra l'aiuola. Di Giovanni: «Valorizziamole»
LA SICILIA Giovedì 29 Aprile 2010 Siracusa

Necropoli nello spartitraffico al centro di viale Santa Panagia Tiche.

Tombe greche nello spartitraffico. Accade in viale Santa Panagia dove i resti di un'antica necropoli fanno capolino in mezzo al verde che arreda le aiuole centrali della grande arteria di Tiche.
Un rilievo archeologico non indicato da segnaletiche nè corredato da didascalie, come fa notare il consigliere comunale Ettore Di Giovanni, nonostante la sua importanza sotto il profilo storico.
«Si dovrebbe valorizzare questa curiosità storica - dice l'avvocato Di Giovanni - che si trova in pieno centro urbano, in una zona molto trafficata di uno dei rioni recenti della città. Lungo un'arteria nevralgica sulla quale ogni giorno passano numerosi automobilisti». I resti antichi sono ubicati nei pressi di un'altra area archeologica che è adiacente al posteggio di via Mazzanti. Anche in questo caso si tratta di emergenze storiche che non sono indicate in alcun modo, nonostante la loro grande valenza testimoniata dalle recenti indagini e dagli studi curati dalla soprintendenza.
«In pochi sanno che nascosti dal verde dello spartitraffico centrale del viale Santa Panagia - aggiunge il presidente della circoscrizione Tiche, Cosimo Burti - ci sono testimonianze greche che meritano di essere valorizzate. Sarebbe opportuno la presenza di cartelli informativi, d'altronde parliamo di resti archeologici di epoca greca».
Le tombe che si intravedono nell'erba dell'aiuola all'altezza della chiesa e del palazzo di giustizia, all'ingresso del viale, poco dopo l'incrocio con il viale Teracati, sono state inglobate nello spartitraffico e così salvaguardate. Ma non si tratta certo di un unicum: altre tombe greche in mezzo al traffico si possono notare lungo via Necropoli Grotticelle, come d'altronde rivela anche la sua toponomastica. Qui, lungo la cosiddetta «salita dell'ambra», si possono scorgere resti di sepolture greche ai bordi della carreggiata.
Una peculiarità che poco stupisce in una città antica quale è Siracusa. Ma che meriterebbe maggiore attenzione a beneficio di turisti e soprattutto degli stessi siracusani.

giovedì 22 aprile 2010

lunedì 19 aprile 2010

Ricostruzione nave fenicia

Ricostruzione nave fenicia

Himera torna alla luce con 10mila tombe

Himera torna alla luce con 10mila tombe
LA SICILIA Sabato 17 Aprile 2010

L'antica necropoli di Himera torna alla luce con 10 mila tombe in virtù degli scavi archeologici cominciati nel settembre 2009. Le ricerche finanziate da Reti Ferroviarie Italiane hanno dato modo di restituire alla collettività un bene di straordinario valore. L'obiettivo della campagna di scavi è quello di aumentare i reperti contenuti nell'Antiquarium.

I primi scavi risalgono al 1926 e vennero realizzati dalla Sovrintendenza di Palermo nella necropoli orientale. Nel 1980 partì un progetto del Parco che porta il nome dell'arch. Alba Gulì e sotto diversi aspetti è attuale in quanto nello spirito e nelle finalità intende valorizzare e rendere fruibile l'area archeologica. Nel 1991 la Soprintendenza di Palermo istituì un gruppo di lavoro con il fine di tutelare e di recuperare le aree di pertinenza della zona archeologica di Himera. Negli anni successivi la linea di condotta è rimasta sempre coerente con l'intento di valorizzare il Parco.


Himera con Naxos e Zankle (odierna Messina) è una delle colonie calcidesi dell'isola. La città fu fondata nel 648 a.C. presso la riva sinistra del fiume omonimo da un gruppo di coloni provenienti da Zankle, cui si unirono alcuni fuorusciti politici siracusani. La posizione, strategicamente importante, ne favorì un rapido sviluppo ed attirò le mire di Agrigento fin dai tempi di Falaride. Himera fu coinvolta nel conflitto greco-punico e prese parte, accanto ad Agrigento e Siracusa, alla battaglia del 480 a.C., consumatasi proprio nella pianura di Buonfornello. La coalizione dei greci di Sicilia, guidata da Gelone di Siracusa, conseguì una vittoria tanto significativa da essere stata associata, nel ricordo, alla battaglia di Salamina, che si sarebbe svolta nella stessa giornata. Con alcuni aiuti Himera divenne un centro di cultura mista ionico-dorica, come si riscontra non solo nella lingua e nel sistema monetario, ma anche nelle espressioni della cultura figurativa.

Nel 409 a.C., alla ripresa del conflitto greco-punico, la città fu conquistata e distrutta dai cartaginesi di Annibale, che deportarono i superstiti presso le vicine sorgenti termali. Nel 407 in quel luogo venne fondata Thermai Himeraiai.
Vincenzo Prestigiacomo


17/04/2010

venerdì 16 aprile 2010

Ritratto del brigante romano Gasperone


Ritratto del brigante romano Gasperone

Dopo il sarcofago spunta un’area archeologica

Dopo il sarcofago spunta un’area archeologica
02 APRILE 2010, CORRIERE ADRIATICO

Corridonia Un’area archeologica nei pressi del tiro a volo. Ad essere convinti di questa presenza sono gli esperti della Soprintendenza ai beni archeologici delle Marche, giunti a Corridonia martedì scorso a seguito del rinvenimento di un sarcofago.

Nella giornata di ieri sono emersi nuovi elementi sulla misteriosa e affascinante vicenda. A segnalare la presenza della bara su un campo è stato un cacciatore. Sul posto, insieme al personale della Soprintendenza, sono arrivati i carabinieri del Nucleo per la tutela dei beni culturali delle Marche, guidati dal capitano Salvatore Strocchia, i colleghi della stazione di Corridonia, agli ordini del maresciallo Gianmario Aringoli e i vigili del fuoco del comando provinciale di Macerata.

Quest’ultimi hanno provveduto a portare il sarcofago al centro archeologico di Urbisaglia, dove è posto sotto sequestro. Al momento, dunque, il reperto storico è inavvicinabile. Il sarcofago era stato lasciato sul terreno agricolo. Ad averlo estratto sarebbe stato un agricoltore, il quale, non rendendosi conto del valore, l’avrebbe lasciato sul campo.

La bara è stata trovata a poca distanza dal luogo in cui era sepolta. I militari sono sulle tracce dell’ignaro agricoltore (le ricerche sarebbero a buon punto). Caduta invece l’ipotesi di un’attività delinquenziale legata ai furti di reperti storici. Da parte del personale della Soprintendenza ai beni archeologici sono in corso le attività di studio per collocare il sarcofago dal punto di vista temporale e per stabilire la sua provenienza.

La bara, stando alle sue dimensioni, sarebbe di un bambino. Non sono stati rinvenuti iscrizioni o segni identificativi. Serviranno dunque studi approfonditi per stabilire le origini del sarcofago. Quella situata nei pressi del tiro a volo di Corridonia, in contrada Crocifisso, potrebbe dunque essere un’area archeologica di grande importanza. L’assessore alla Cultura Massimo Cesca si interesserà della vicenda. “Al momento - spiega - non sono ancora stato contattato dalla Soprintendenza. Si tratta comunque di una scoperta molto importante”. Resta ora da seguire l’evolversi della vicenda.

giovedì 15 aprile 2010

«Distrutti gli ipogei greci sotto il Museo Archeologico»

«Distrutti gli ipogei greci sotto il Museo Archeologico»
ANTONIO E. PIEDIMONTE
corriere del Mezzogiorno 13 apr 2010 Caserta

Gli ipogei greci in un libro reportage di Clemente Esposito. Che denuncia: distrutte le tombe sotto l’Archeologico

Un viaggio nella città più antica, quella greco romana, una passeggiata nei labirinti del sottosuolo, ma anche una dolorosa denuncia degli scempi che distruggono il patrimonio archeologico cittadino. È questo emolto altro il nuovo libro di Clemente Esposito Gli Ipogei greci della Sanità, Oxiana edizioni, (128 pagine, 18 euro), appena pubblicato e presentato nei giorni scorsi.

Per chi ama la «città parallela», il vulcanico ingegnere nato diverse primavere fa ad Airola, nel Beneventano, è una figura ben nota, una popolarità ed una autorevolezza che derivano dal fatto che sin dalla fine degli anni Cinquanta Esposito esplora le centinaia di grotte artificiali sopra le quali vive la maggior parte dei napoletani. Una storia che giustamente ha voluto sintetizzare nella premessa del volume ripercorrendo la straordinaria avventura cominciata con il professor Pietro Parenzan (cresciuto nel Carso triestino), il fondatore del Centro speleologico meridionale. Un’esperienza che negli anni Sessanta fu in qualche modo anche acquisita dal Comune: dopo l’apertura dell’ennesima voragine, il docente e il suo gruppo di giovani esploratori furono assoldati per rivelare le cavità ancora sconosciute. Il compenso? 100 lire a metro quadro.

Trenta e passa anni di incredibili scoperte, come la cava greca di Poggioreale, i cui graffiti— che affascinarono studiosi del calibro di Georges Vallet e Paul Arthur— sono ancora oggi un mistero degno di Dan Brown (il cui accesso è ovviamente negato). E tra le meraviglie nascoste nel tufo, l’«Indiana Jones del sottosuolo» troverà anche le splendide tombe di oltre duemila anni fa: gli ipogei greci. Una serie di sepolcri — quasi tutti tra via Foria, il Museo e il borgo dei Vergini — miracolosamente sopravvissuti alle alluvioni, ai depredatori, agli scempi edilizi e al degrado degli ultimi decenni. Autentiche rarità archeologiche, le tombe, che in qualche caso erano state visitate e raccontate anche dai grandi esploratori del passato, in primis Carlo Celano, che già nel Seicento (di fronte all’ipogeo di vico Tratta alla Sanità), era costretto a disperarsi: «… trovai che l’aveano quasi ruinata, in modo che mi caddero le lacrime, essendo certo che questa sepoltura era dei Greci». Esposito non è certo il tipo da commuoversi, ma di inalberarsi senza dubbio, come avvenne quando, qualche anno fa, in un ipogeo della Sanità, scoprì che un tubo rotto della fecale del palazzo sovrastante lo stava allagando di acque nere (e forse, dice, non è mai stato riparato). Ma rabbia e indignazione accompagnano spesso la scoperta delle vestigia dell’antichità nella città che sembra amarle di meno. L’immagine delle fondamenta di edifici ed altre colate di calcestruzzo gettate su sepolcri millenari non può che suscitare primordiali istinti di vendetta. E dove non c’è l’arroganza del business e la strafottenza di chi dovrebbe proteggere i tesori dell’antichità, c’è il prezzo da pagare al progresso: la linea della vecchia metropolitana (che in realtà era solo l’adattamento della linea ferroviaria Roma-Reggio Calabria), nel tratto della fermata Cavour, come racconta Esposito, «attraversò» almeno una decina ipogei greco-romani. Stessa storia con il palazzo Ottieri di via Foria (quello dove c’era l’Upim), sorto proprio su una area ricca di grandi tombe con bellissimi affreschi. E, dulcis in fundo, l’ingegnere descrive anche l’esperienza fatta recentemente al Museo archeologico nazionale: «Mi avevano chiamato — spiega — perché il calcestruzzo usato nei lavori di ampiamento del museo spariva nel sottosuolo e dunque c’era una cavità sconosciuta. Sono ritornato nel Museo — scrive nel libro — il 27 novembre del 2007, ed ho notato la scomparsa delle tombe a seguito di uno sbancamento ancora in atto che ne aveva messe in luce altre, questa volta anche inglobate nei pali del costone. Ho chiesto che fine avessero fatto i blocchi delle tombe, sperando che almeno si fossero salvati quelli con i graffiti, e mi è stato detto che erano stati portati a rifiuto insieme al resto dello sbancamento». Lo speleologo, nel volume allega anche un esplicativo corredo fotografico — l’apparato iconografico è una delle cose più importanti del volume— sul prima e dopo, e in attesa di scoprire quale è stato il destino delle tombe greche, ci ricorda che quelle tombe facevano parte di una grande cimitero che si estendeva dal Museo a Capodimonte, del quale aveva scritto nel 1888 Michele Ruggiero.

Ma di domande, sfogliando il libro, ne sorgono tante. Perché questo straordinario patrimonio, unico al mondo (gli ipogei greci con affreschi sono rarissimi), nascosto sotto i vicoli della Sanità (peraltro una zona particolarmente bisognosa di attenzioni sane) non è adeguatamente salvaguardato? Perché gli ipogei che si sono sino ad oggi miracolosamente salvati non si possono visitare? L’unica eccezione, infatti, si deve all’associazione Celanapoli, che in condizioni a dir poco avventurose è riuscita ad aprire, per un breve periodo, un piccolo tratto all’interno del cosiddetto «Ipogei dei togati». Ed ancora: perché non si avvia una sistematica campagna di scavo per scoprire cosa è rimasto degli altri sepolcri in quella che è conosciuta come la Valle delle tombe? Ed ancora, un ultimo quesito per gli inquilini di Palazzo San Giacomo: che fine ha fatto la riapertura definitiva del Cimitero delle Fontanelle (tanto per rimanere nella stessa zona), che da anni e anni viene puntualmente annunciata e regolarmente disattesa?