mercoledì 6 ottobre 2010

Museo di Baghdad, caos e saccheggi

Museo di Baghdad, caos e saccheggi
Massimo Galli
Italia Oggi 28/9/2010

Sono un po' distratti i funzionari dei musei e dei siti archeologici in Iraq. A sette anni dall'invasione americana del paese, che provocò anche il saccheggio a più riprese dei tesori artistici, circa un terzo del patrimonio è stato ritrovato. Dal museo nazionale di Bagdad erano spariti 15 mila pezzi di archeologia, vasi e collane babilonesi, bronzi di popoli mediorientali, ceramiche dell'antica Persia, tavolette d'argilla sumere costellate di testi cuneiformi che corrispondevano alla più vecchia scrittura umana conosciuta. Tra essi 638 oggetti, alcuni dei quali risalivano al terzo millennio avanti Cristo, che vennero rispediti nella primavera 2008 in Iraq dall'esercito americano che li aveva messi in sicurezza negli Stati Uniti. Fotografati, datati, classificati e impacchettati da un gruppo di esperti a New York, i pezzi vennero consegnati all'ufficio del primo ministro iracheno A1-Maliki. Sembrava fatta. Invece, dopo due anni, al museo nazionale non c'era traccia dei preziosi reperti. Svaniti nel nulla. I funzionari hanno detto che si è cercato dappertutto ma invano. Eppure un portavoce del primo ministro è tornato a chiedere agli americani le prove della loro consegna degli oggetti archeologici. Una presa in giro. Ma nei giorni scorsi è arrivata la soluzione del giallo. Improvvisamente Amira Eldan A1-Dahab, giovane direttrice del museo nazionale, ha annunciato trionfante il ritrovamento: i reperti erano finiti in un deposito di materiale da cucina. Questo episodio testimonia le enormi difficoltà in cui si dibatte la conservazione del tesori artistici iracheni, che durante la guerra erano finiti un po' in tutto il mondo, spesso nelle mani di collezionisti privati. E non si tratta soltanto del museo nazionale. In Iraq si trovano 12 mila siti archeologici, per lo più in zone lontane dalle città: qui il saccheggio è avvenuto senza scrupoli e in forma organizzata. Autentici predoni, visto che almeno 32 mila pezzi sono stati rubati. Per questo l'Iraq ha chiesto aiuto alle polizie di mezzo mondo, che si sono date da fare e hanno ottenuto buoni risultati. Dagli Usa sono arrivati a Bagdad oltre 1.500 oggetti. A fare acqua è l'organizzazione (termine azzardato, per la verità) irachena. Due anni fa era stata annunciata la costituzione di una polizia del patrimonio attraverso il reclutamento di 10 mila uomini: a oggi, invece, soltanto 200 sono attivi. A quanto pare mancano i soldi. Il dipartimento per la ricerca delle antichità scomparse, incaricato di scovare oggetti sospetti venduti nelle aste dell'intero pianeta, può contare su quattro persone, di cui una sola conosce l'inglese, e su due vecchi computer. Troppo poco per cimentarsi nella caccia al tesoro.

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