lunedì 9 febbraio 2009

Quel nome che evoca la sabbia mutuato da una divinità fenicia

Quel nome che evoca la sabbia mutuato da una divinità fenicia
FRANCESCO GALIOTO
DOMENICA, 08 FEBBRAIO 2009 LA REPUBBLICA - Palermo

È con i Florio che l´Arenella intraprende il suo sviluppo, accelerato poi nel 1915 dall´insediamento della fabbrica chimica dei tedeschi Goldenberg. Ma per una giusta individuazione delle sue origini occorre rintracciare le sue più antiche connotazioni e le radici del suo nome. Alla fine del Cinquecento l´architetto Camillo Camilliani, navigando da Palermo verso Trapani, individua l´Arenella e riferisce che alla "Punta di Santa Margherita seu Renella" vi è un immenso scoglio capace di offrire nascondiglio e ricovero a un brigantino. Che fine ha fatto questo scoglio? Può esser stato demolito e raso a pelo d´acqua per costruirvi sopra, con gli stessi conci da esso ricavati, tutto il complesso edile della Tonnara? È questa l´ipotesi storica più accreditata.


Però alcune scoperte, compiute negli anni Ottanta dall´associazione Speleo-Archeologica siciliana, portano a un passato più remoto in cui questa borgata è stata un crocevia di popoli, un epicentro di culto, sin dal tempo dei Fenici e forse anche da prima. Tali scoperte sono la rilettura della grotta del Trizzanà, ritenuta prima solo malfaraggio, che ha svelato la sua funzione primitiva di antro oracolare; tanti ipogei, dalle inconfondibili caratteristiche a dromos e a pozzo, ancora in corso di studio; porti e canali di collegamento, dalla via della Leva alla Chimica Arenella e oltre, che ancora giacciono sotto una coltre di detriti; macine e pulegge in pietra dura di basalto, resti di antica ingegneria, dentro la stessa Chimica Arenella dove, tra l´altro, è stato rilevato un qanat con dei pozzi seriali e dove sono state riscoperte le Bottegarelle, caverne misteriose, citate pure dal Camilliani; reperti subacquei, come un´anfora arcaica del VI Secolo avanti Cristo e alcuni anelli per sartie di navi antiche, vari reperti di superficie.
Qui all´Arenella, probabilmente al Trizzanà, si sarebbe sviluppato il culto per una divinità fenicia che in tempi successivi, per sincretismo, fu trasferito in quello cristiano per Sant´Antonino, patrono dell´Arenella, di cui è nota la leggenda del ritrovamento in mare. Il nome della vecchia divinità risulta dal termine fenicio Horon-El che significa «il dio della caverna». Sicché, il percorso per il luogo sacro era pertanto la via all´Horon-El, per corruzione lessicale «all´Arenella», così come era detta un tempo la strada principale che quivi conduceva.
Ed è proprio da qui che scaturisce il nome stesso della borgata. Non dalla sabbia, come altri hanno erroneamente sempre immaginato, che mai è stata tanto abbondante da determinarne il nome, essendo peraltro l´Arenella tutta scogliera. A memoria d´uomo e fino a prova contraria.

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