martedì 1 febbraio 2011

La medicina al tempo dei faraoni

Bruno Halioua
La medicina al tempo dei faraoni
Edizioni Dedalo

Attraverso le descrizioni dei papiri e gli esami clinici condotti sulle mummie, è stato possibile tracciare un quadro delle principali patologie esistenti all'epoca dei faraoni. Le affezioni, principalmente dovute alla scarsa igiene e allo stile di vita degli egizi, venivano curate in diversi modi: dai preparati farmaceutici a base di erbe e parti di animale, agli amuleti e alle formule magiche per scongiurare le malattie, sino a una vera e propria forma di chirurgia. Il lettore troverà affascinante ed estremamente realistica la descrizione delle diagnosi, delle cure e dei procedimenti di imbalsamazione effettuati da veri e propri specialisti. L'autore, basandosi sulle approfondite ricerche in merito, tenterà anche di fornire una spiegazione scientifica delle «sette piaghe d'Egitto» attraverso un linguaggio al contempo scientifico, ma accessibile a tutti. Un glossario, in cui figurano i nomi delle divinità e dei faraoni, ci aiuta a far luce su questa civiltà così dibattuta, che da sempre suscita curiosità, fascino e mistero.

dalla prefazione:

Nel 1822, con la sua Lettre à Monsieur Dacier, relative à l'alphabet des hiéroglyphes phonétiques employés par les Égyptiens, Jean-François Champollion creava l'egittologia, la scienza dell'antico Egitto. L'antica cultura dei faraoni veniva finalmente svelata con tutti i suoi scritti, senza che si fosse obbligati a fare affidamento unicamente sui testi greci e latini le cui testimonianze, occorre ammetterlo, sono a volte errate e spesso imprecise. La nostra conoscenza della civiltà faraonica si è considerevolmente evoluta in centottant'anni. Al giorno d'oggi non esistono probabilmente egittologi paragonabili a quelli delle origini. Solamente fino a una trentina di anni orsono era ancora possibile sperare di assimilare i libri e gli articoli che ogni anno arricchivano una bibliografia già consistente, ma oggi le centinaia di opere pubblicate rendono difficile, se non impossibile, uno studio globale e approfondito del mondo faraonico. L'egittologo del XXI secolo sta per diventare uno «specialista altamente specializzato», che è solo storico, oppure storico dell'arte, o archeologo, o epigrafista, oppure che limita le sue ricerche all'Antico o al Nuovo Regno, a questo o quel sito. L'universalità della disciplina si avvia malauguratamente ad una rapida sparizione causata semplicemente dai sempre più numerosi campi di ricerca. L'egittologia sta dunque entrando nell'età adulta? In questa scienza che diventa sempre più complessa, troppo spesso si esita ancora a fare appello agli scienziati non egittologi. Certamente gli archeologi hanno dato l'esempio e ogni missione che oggi lavori nella valle del Nilo si circonda di architetti, geologi, antropologi e ancora ceramologi che, con le loro conoscenze tecniche, coadiuvano il lavoro di studio e di pubblicazione delle vestigia riportate alla luce. Tuttavia esiste ancora la tendenza a non fidarsi completamente di «quelli che non hanno direttamente accesso ai testi», quelli che non leggono i geroglifici, i «non iniziati»; una posizione piuttosto paradossale se pensiamo che esistono, e sono facilmente accessibili a tutti, eccellenti traduzioni proposte da epigrafisti dal talento giustamente riconosciuto. Chi meglio di un geologo può immergersi nello studio delle rocce e dei minerali utilizzati dai costruttori all'epoca dei faraoni? Chi meglio di un botanico può affrontare la flora che ornava i giardini delle sponde del Nilo? Chi meglio di un medico può carpire e districarsi fra i segreti dei dottori e dei chirurghi antichi? Ecco ciò che propone l'autore di questo libro, che sicuramente non è un egittologo ma, utilizzando la traduzione dei grandi testi medici redatti dai colleghi di Imhotep, ha saputo guardare la medicina egizia da una prospettiva del tutto inedita. Un esiguo numero di egittologi ci aveva già provato e le pubblicazioni risultanti dai loro studi costituiscono una base di ricerca di grande qualità, tuttavia eravamo in attesa di un rinnovamento. Il fatto che un tecnico come il dottor Halioua si sia fatto carico di tale aspettativa è una fortuna per l'ambiente scientifico, sia egittologico che medico. Il suo occhio da specialista saprà interessare il neofita come lo scienziato affermato. Da buon «ingegnere medico moderno» egli sa comprendere meglio di chiunque altro queste ricette, a volte sorprendentemente arcaiche, che caratterizzano l'abilità dei guaritori egizi. È sorprendente che uno scienziato contemporaneo, abituato alla genetica e al microscopio elettronico, commenti i cataplasmi di sterco di coccodrillo che le donne egizie utilizzavano come contraccettivo! Se il suo viaggio nell'arte medica egizia sorprenderà alcuni per l'aspetto quasi incredibile delle prescrizioni e l'esattezza delle diagnosi, siamo sicuri che susciterà l'interesse di tutti i lettori per la semplicità di linguaggio e per l'ampiezza della sua erudizione.

Daniel Soulié

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