sabato 28 novembre 2009

Tuvixeddu, stop al cantiere

Tuvixeddu, stop al cantiere
Lissia, Mauro
La Nuova Sardegna, 28 novembre 2009

I giudici del Consiglio si Stato riaprono le speranze che il monumento costituito dalla necropoli più vasta e antica del Mediterraneo sia salvata.

CAGLIARI. Il colle di Tuvixeddu potrebbe essere salvo: la sesta sezione del Consiglio di Stato ha accolto il ricorso dell’avvocatura generale e ha annullato la sentenza del Tar Sardegna del 20 aprile scorso con la quale i giudici amministrativi avevano dato il via libera agli ultimi due nullaosta concessi dal Comune di Cagliari a Nuova Iniziative Coimpresa, quelli che la sovrintendenza ai beni architettonici e ambientali aveva annullato a settembre del 2008.

I giudici di palazzo Spada hanno ascoltato nell’udienza del 24 novembre scorso le ragioni dell’avvocato dello stato Sergio Sabelli e quelle dei legali del gruppo Cualbu, gli avvocati Pietro Corda e Antonello Rossi. Si sono riservati la decisione, come sempre accade nel corso delle sessioni d’udienza a Roma. Poi però la notizia del verdetto favorevole per la sovrintendenza è trapelata attraverso i consueti canali ufficiosi ed è arrivata in Sardegna. Perché storici, ambientalisti e intellettuali cagliaritani possano gioire bisognerà però attendere il deposito della sentenza, tra due o tre settimane. Se l’esito del giudizio d’appello verrà confermato il piano di edificazione del gruppo immobiliare correrà il rischio di naufragare. Le due autorizzazioni firmate dal Comune il 25 agosto 2008 davano l’ok a un grande complesso edificato con nove unità abitative in tre corpi di fabbrica e ad altre diciotto in nove strutture più una grande residenza unifamiliare, per un totale di 14.630 metri cubi su un’area molto estesa del colle, con vista sulla necropoli punica. Coimpresa è impegnata nella costruzione di alcuni palazzi su via Is Maglias, ma quella che nel progetto viene indicata come unità insediativa E3 rappresenta il cuore del lussuoso quartiere del quale è cominciata proprio in questi giorni la commercializzazione, con una grande campagna pubblicitaria. Bloccare questa frazione del piano significa pregiudicare il progetto, già messo a rischio dalla procedura di vincolo che la sovrintendenza ai beni culturali ha avviato per le aree pubbliche di Tuvixeddu, compreso il canyon artificiale dove dovrebbe passare la strada d’accesso al nuovo quartiere.

Contro quell’iniziativa i legali del gruppo Cualbu hanno ricorso al Tar insieme a quelli del Comune, ma se le informazioni ufficiose arrivate da Roma trovassero conferma il costruttore sarebbe davanti alla più brutta delle gatte da pelare. Bocciati i due nullaosta finali, si tratterebbe di riaprire la procedura autorizzatoria ma secondo le indicazioni del Consiglio di Stato. Una su tutte, che ricalca le motivazioni con cui l’allora sovrintendente Fausto Martino aveva bocciato le autorizzazioni giudicandole affette da un “vizio esiziale”: prima di firmarle, il Comune avrebbe dovuto trasmettere la pratica alla sovrintendenza ai beni architettonici, il cui parere è indispensabile - come ha ribadito l’avvocato Sabelli - per rendere efficace il nullaosta. In questo caso, a leggere il ricorso dell’avvocatura generale dello stato, non solo sarebbe mancata la richiesta del parere, ma non risulterebbe traccia di alcuna documentazione tecnica sulla parte di progetto oggi contestata. Come dire: il sovrintendente Martino sarebbe rimasto all’oscuro di quanto Coimpresa intendeva e intende fare su Tuvixeddu, malgrado fosse proprio il suo ufficio quello demandato a esercitare il potere di controllo e di verifica. Sabelli peraltro, nel suo ricorso di ventotto pagine in cui si fa riferimento a «numerosi profili di illegittimità», punta il dito su altri aspetti della controversia e mette ancora una volta l’accento su un problema ignorato nei pronunciamenti giudiziari precedenti, quello che rappresenta il cavallo di battaglia delle associazioni ecologiste impegnate da anni nella difesa del colle punico: l’entrata in vigore del codice dei beni culturali e del paesaggio ha cambiato radicalmente la valutazione sull’impatto degli interventi edificatori in aree sensibili. Se le norme precedenti tendevano a tutelare il luogo, quelle in vigore difendono il paesaggio nella sua interezza e complessità naturale. Ora però si tratta di capire quali punti abbiano convinto i giudici di Roma a fermare i nullaosta per Tuvixeddu: forse gli errori commessi - secondo l’avvocato Sabelli - dal Tar Sardegna nella sentenza di aprile. Forse l’assenza di quel passaggio di documenti che ai comuni mortali può sembrare una formalità ma che in un giudizio amministrativo diventa decisivo.

mercoledì 25 novembre 2009

Trovata la sala del trono dell'ultimo re longobardo a Salerno

Trovata la sala del trono dell'ultimo re longobardo a Salerno
di Roberto Fabbri
articolo di lunedì 23 novembre 2009 - IL GIORNALE

A San Pietro a Corte Arechi II ricevette gli inviati di carlo Magno e rifiutò di sottomettersi al sovrano dei Franchi
È stata identificata nell'unica reggia longobarda rimasta in piedi, a Salerno, la sala del trono dove Arechi II rifiutò la sottomissione chiestagli dagli ambasciatori di Carlo Magno, all'indomani della sua vittoria su Desiderio, l'ultimo re longobardo, sconfitto e assediato a Pavia nell'anno 774: «Abbiamo seguito passo passo il percorso minuziosamente descritto dal Chronicon Salernitanum, che racconta l'arrivo dell'ambasceria inviata da Carlo Magno ad Arechi. Quest'ultimo - spiega Felice Pastore, l'archeologo salernitano che ha illustrato la scoperta in un convegno della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico conclusasi ieri a Paestum - aveva sposato Adelperga, figlia del re Desiderio appena sconfitto e sorella di Ermengarda (la moglie ripudiata da Carlo Magno, il quale era quindi ex cognato dello stesso Arechi). Gli inviati del re franco furono trattati con tutti gli onori, ma la loro richiesta fu respinta, proprio nella sala che noi abbiamo identificato». Si tratta del Complesso Monumentale di San Pietro a Corte, nel centro storico di Salerno, il quartiere dei Barbuti (i «barbuti» sono proprio loro, i Longobardi, ossia il popolo dalle lunghe barbe, come li chiamò il loro storiografo Paolo Diacono). I sovrani longobardi vi avevano eretto il loro Sacratissimo Palazzo sui resti delle terme romane, abbandonate dopo un terremoto e successivamente riciclate in sepolcreto monumentale. Lì, nella sala più settentrionale del secondo piano dell'edificio, Adelchi II ricevette l'ambasceria di Carlo Magno, che dopo la vittoria si era autoproclamato re dei Franchi e dei Longobardi, alzando al cielo le due corone.
Adelchi, come racconta il Chronicon Salernitanum, si fece trovare dagli ambasciatori seduto sul trono, abbigliato con i paramenti imperiali, e si qualificò come il Princeps Longobardorum. Il recupero della sala del trono è ancora in corso, e non è affatto facile, come racconta Pastore, soprattutto perché le vestigia longobarde sono state devastate da un pessimo «restauro» cominciato negli anni Cinquanta del secolo scorso, da un soprintendente che tendeva a gettare via tutto ciò che ostacolasse lo scavo delle antiche terme romane.
Il recupero del palazzo, l'unico palazzo longobardo al mondo, è diretto da Paolo Peduto, dell'Universwità di Salerno. Dopo la cacciata dal nord-Italia i Longobardi si meridionalizzano, e Arechi II accoglie i profughi del suo popolo che scendono a sud dopo la sconfitta. La storia successiva racconta una sorta di bizantinizzazione dei regnanti longobardi, i quali cercarono l'alleanza dell'Impero Romano d'oriente contro i Franchi e contro il papato: ma quell'alleanza non andò a buon fine. I Longobardi, comunque, restarono padroni dell'Italia meridionale fino al 1076, quando furono sconfitti dall'arrivo dell'ennesimo popolo barbarico, i Normanni, guidati da Roberto il Guiscardo.

sabato 21 novembre 2009

venerdì 20 novembre 2009

terracotte provenienti dallanecropoli di Myrina

terracotte provenienti dallanecropoli di Myrina

martedì 17 novembre 2009

Tuvixeddu, la guerra non è finita

Tuvixeddu, la guerra non è finita
FRANCESCO PINNA
UNIONE SARDA – 17 novembre 2009

Per i Beni paesaggistici il colle va tutelato per la vecchia miniera. L'amministrazione: «È una cava come tante». La Sovrintendenza chiede il vincolo, il Comune ricorre.

Per la Sovrintendenza la miniera è un unicum di particolare interesse storico . Richiesta una sospensione provvedimento. A fine luglio la Soprintendenza regionale per i beni architettonici e paesaggistici aveva avviato le procedure per chiedere il riconoscimento del particolare interesse culturale di una parte consistente del comparto di Tuvixeddu. Questa volta non per la presenza della necropoli punica, bensì per l'esistenza della vecchia miniera che rappresenterebbe un unicum di particolare interesse storico . Una nuova minaccia di vincoli per il progetto immobiliare di Nuove Iniziative Coimpresa, ripartito dopo anni di battaglie giudiziarie, vinte dalla società del Gruppo Cualbu. IL RICORSO. Il Comune ha deciso di rivolgersi ancora una volta ai giudici amministrativi, presentando attraverso l'avvocato Carla Curreli, un ricorso alla Seconda sezione del Tar Sardegna con la richiesta di annullare, ma prima ancora di sospenderne gli effetti, il tentativo di applicare vincoli paesaggisti legati non pi alle antiche tombe ma a un'archeologia di tipo industriale. Il 25 novembre, il Collegio, composto dalla presidente Rosa Panunzio e dai giudici Francesco Scano e Marco Lensi, si riunirà per la prima udienza di Camera di consiglio e discuterà l'istanza cautelare. In precedenza, anche Coimpresa aveva presentato un analogo ricorso. IL COMPLESSO. Il 22 luglio, era stata la Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici che aveva scritto al Comune annunciando l'avvio del procedimento per riconoscere l'area di «notevole interesse culturale», considerandola «un pregevole complesso minerario impiantato alla fine dell'Ottocento ed attivo per quasi un secolo in ambito urbano, comprendente manufatti, gallerie sotterranee, tunnel di trasporto dei materiali, nastri trasportatori, tramogge, piani di carico, fronti di cava ed altre evidenti tracce dell'attività estrattiva che costituiscono un unico di particolare interesse culturale». Che si tratti di archeologia classica o industriale, il risultato finale potrebbe essere quello di nuovi vincoli di tutela legati al codice Urbani. A deciderlo, fatto salvo diverso pronunciamento dei giudici, dovrà essere il ministero per i Beni culturali che ha a disposizione 210 giorni per l'istruttoria. IL COMUNE. Di parere diverso è il Comune che ha deciso di ricorrere al Tar secondo il ricorso, dai documenti della Soprintendenza (che in passato aveva concesso il parere favorevole al progetto di Coimpresa) emergerebbe come le attività estrattive fossero ancora in corso dopo il 1960, mentre la norma esclude dalla disciplina le opere di autori viventi o la cui esecuzione non risalga a 50 anni. Non solo: si contesta anche la carenza di motivazione legata alla bozza di relazione redatta dal responsabile del procedimento Francesco Peretti: difetterebbe di «qualsiasi concreta motivazione di carattere storico, artistico, o di particolarità del sistema estrattivo utilizzato, non riscontrabile in altri siti, che giustifichi la dichiarazione di notevole interesse storico e artistico». In sintesi, niente di diverso da tante altre cave. «L'attività ostativa della Soprintendenza - conclude il ricorso - sembra finalizzata ad impedire l'attuazione dell'intervento nell'ambito di un progetto strettamente integrato e coordinato, che ha visto la convergenza degli interessi dell'Amministrazione regionale, di quella comunale e dei privati proprietari delle aree».

domenica 15 novembre 2009

L’aratro svela una necropoli. Scoperte a Castellaneta dieci tombe di età ellenistica

L’aratro svela una necropoli. Scoperte a Castellaneta dieci tombe di età ellenistica
14 NOVEMBRE 2009, CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

Dieci tombe, per adulti e bambini, incastonate in una tipica necropoli di età ellenistica risalente al periodo tra il quarto e il terzo secolo avanti Cristo sono state ritrovate dagli uomini del Corpo Forestale in contrada Chiulli, a Castellaneta.

Gli archeologi della Soprintendenza hanno poi materialmente effettuato gli scavi riportando alla luce reperti e corredi funerari ora allo studio per datarli con precisione e stabilirne origine e storia. La scoperta è stata fatta a settembre dal proprietario del terreno, a destinazione agricola, proprio durante le operazioni di aratura dei campi seminativi. Le abbondanti piogge di quel periodo avevano formato alcune depressioni che lasciavano intravedere cavità coperte da lastroni. L’uomo ha avvertito il Corpo forestale che, accertata la presenza sotto il primo strato di terra di qualcosa di collegabile all’archeologia, ha allertato la Soprintendenza. Gli scavi hanno interessato un’area di duemila metri quadrati e hanno portato allo scoperto la necropoli. Dai primi rilievi gli archeologi deducono che sicuramente fa parte di un piccolo insediamento rurale con le sepolture che seguono una disposizione abbastanza regolare. Sono infatti allineate per file parallele e in perfetto orientamento in senso est-ovest: è il tipico rito funerario greco che prevede l’inumazione del defunto in posizione distesa e supina, con il cranio ad est. Le differenti tipologie di strutture tombali testimoniano la presenza di sarcofagi per adulti e per bambini. Le prime hanno quattro lastroni in carparo ed una copertura a leggero spiovente dello stesso materiale mentre le tombe per i bambini, di dimensione naturalmente ridotte, appaiono come fosse di piccole dimensioni coperte da una tegola in argilla. Inutile aggiungere che otto delle dieci tombe avevano già ricevuto la visita dei tombaroli e presentavano poveri corredi funerari tipici delle comunità dedite all’allevamento ed all’agricoltura. In quel periodo la zona evidentemente ospitava insediamenti non ricchi, soprattutto rurali e culturalmente influenzati dalla vicinanza alla grande polis Taranto. I ladri hanno asportato quanto c’era di interessante e di vendibile sul mercato clandestino lasciandoci, a testimonianza del loro passaggio, confezioni moderne di Pocket coffee e una cazzuola di recente costruzione, non confondibile con strumenti dell’epoca greca. Gli esperti che anche in altre parti di contrada Chiulli possano esserci vestigia di interesse archeologico.

C. Be.

necropoli per caso

Necropoli per caso
PAOLO VIOTTI
SABATO, 14 NOVEMBRE 2009 LA REPUBBLICA - Bari

Quando hanno iniziato a scavare, pensavano ad una ristrutturazione degli impianti e non a un rinvenimento di reperti archeologici. Ma al posto di cavi e tubi, hanno trovato ossa umane e vasi ornamentali del IV secolo avanti Cristo: è successo a Toritto, in un palazzo in via De Santis.

I proprietari degli appartamenti hanno scoperto così, per puro caso, che pochi metri sotto di loro riposavano reperti archeologici di immenso valore, che adesso saranno studiati dagli esperti per poi trovare la sistemazione più idonea.

La tomba, contenente i resti di scheletri umani e sei vasi di terracotta, per adesso è rimasta lì: dopo aver aspettato per centinaia di anni, qualche mese in più non sembra un´eternità.

Moneta d'Argento di Siracusa

Moneta d'Argento di Siracusa

mercoledì 11 novembre 2009

Scempio alle domus de janas

Scempio alle domus de janas
L'Unione Sarda 09/11/2009

La denuncia è finita su un blog sardo, firmata dal Gruppo ricerche Sardegna: i vandali hanno visitato le Domus de janas di Anela e Ittireddu, meglio conosciute come Sos furrigheddos. Nella cosiddetta tomba del re, ricca di segni preistorici, i teppisti hanno asportato a colpi di scalpello le figure pi significative. Una delle componenti il gruppo, facendo ricerche su puliblicazioni riguardanti quella e altre tombe ipogeiche, ha rintracciato una vecchia fotografia riproducente il sito originario: dal confronto Ira la fotografia e lo stato attuale della parete della tomba del re risulta mancante lo splendido graffito di un cervo e quello di un altro animale, mentre non sono stati toccati altri disegni. Lo scempio arriva in parlamento. Piergiorgio Massidda, senatore Pdl, chiede al ministro dei Beni culturali Bondi se risulta alla Sovrintendenza della Sardegna la commissione del grave attentato al patrimonio culturale che essa è preposta a salvaguardare; infine se la Soprintendenza abbia denunciato i fatti ai carabinieri per la tutela dei beni culturali e se stiano svolgendo ricerche utili alla cattura dei responsabili.

venerdì 6 novembre 2009

Bologna riunisce in foto e on line le memorie della Grande Guerra

Bologna riunisce in foto e on line le memorie della Grande Guerra
BRUNELLA TORRESIN
MERCOLEDÌ, 04 NOVEMBRE 2009 LA REPUBBLICA - Bologna

L´Esposizione

Oggi in Pinacoteca la presentazione di quattro progetti di restauro e valorizzazione

Il 17 novembre 1918, pochi giorni dopo la conclusione della Prima guerra mondiale, a palazzo Bonora, in via Santo Stefano, si inaugurò l´Esposizione nazionale della guerra. Era stata progettata, a conflitto ancora in corso, per raccogliere fondi da destinare in beneficenza; la si allestì, sei giorni dopo la resa della Germania, per celebrare la vittoria e una collettiva impresa di memoria. Nelle sale di palazzo Bonora, tra cimeli d´ogni genere, furono realizzati veri e propri tableaux vivants della vita in trincea, gli accampamenti, le armi, le munizioni, i mezzi di trasporto. Un libro, edito dall´Editrice Compositori, Grande guerra e costruzione della memoria. L´Esposizione Nazionale della Guerra del 1918 a Bologna, curato da Elena Rossoni, ricostruisce ora quella pagina di storia cittadina e nazionale e sigla la conclusione di quattro progetti accomunati dal tema, la Grande Guerra, e dal sostegno accordato loro dal Ministero per i beni culturali, attraverso la legge del 2001 sulla Tutela del patrimonio storico della prima guerra mondiale. Gli altri progetti riguardano la digitalizzazione e la catalogazione di 101 fotografie provenienti da un archivio «nemico», l´Istituto Geografico Militare di Vienna, e per varie vicende oggi conservate nei Musei Civici di Imola, a cura di Oriana Orsi; la digitalizzazione, la catalogazione e la messa in rete (www.memofotogalvani.beniculturali.it) di 100 diapositive e 60 stereoscopie dell´Istituto Minerva destinate a proiezioni didattiche e conservate al liceo Galvani, a cura di Corinna Giudici, e, infine, la schedatura delle tombe dei caduti e del grande ossario del chiostro VI della Certosa di Bologna, a cura di Mirella Cavalli, confluita nella pubblicazione Memorie della Grande Guerra. Tutti e quattro i progetti verranno presentati oggi alle 17, nell´Aula Gnudi della Pinacoteca (via Belle Arti 56), nell´incontro dedicato a «Il fronte del ricordo. Grande Guerra, immagini, eventi, luoghi», introdotto dal soprintendente Luigi Ficacci e animato dalle curatrici con brevi relazioni corredate da immagini.
Le immagini fotografiche, infatti, sono il nucleo sensibilissimo dei rispettivi interventi di restauro e conservazione, sia in quanto patrimonio storico che in quanto testimonianze esemplari dell´uso che di questo patrimonio si è fatto, o non si è fatto. Dell´Esposizione del 1918 non fu pubblicato il catalogo ma ne rimangono fotografie e articoli di stampa; il tableau vivant del ricovero alpino - con la sentinella, i cani, la slitta sotto la neve - richiama le fotografie degli accampamenti o della sinuosa linea scura degli alpini in marcia sull´Adamello colti nelle diapositive conservate al Galvani. Quelle lastre di vetro costituirono un nuovo avanguardistico ausilio didattico negli anni in cui prendeva forma la propaganda del regime fascista, emendate dalla brutalità sanguinaria di un conflitto che provocò la morte di 15 milioni di persone.

Un tesoro sotto la piazza

Un tesoro sotto la piazza
EMANUELE PIERONI
Edizione del 4 novembre 2009, CORRIERE ADRIATICO

Dopo lo scheletro scoperti i resti di un grande edificio ad uso pubblico

Camerino Anche i funzionari della Sovrintendenza per i archeologici delle Marche hanno confermato le impressioni dell’antropologo e consigliere comunale Franco Ugo Rollo, secondo cui i resti umani rinvenuti in piazza Cavour non sono di epoca romana.

“Si tratta quasi sicuramente – ha spiegato la dottoressa Mara Silvestrini, giunta ieri mattina a Camerino – di una sepoltura fatta quando la zona era già in disuso. Studieremo anche questi resti e cercheremo di datare esattamente la sepoltura, ma il vero interesse, in piazza Cavour, sono gli straordinari tesori che vengono riportati alla luce ogni giorno”.

Un parere che fa il paio con quello espresso, sempre ieri mattina, dal sovrintendente De Marinis, che ha voluto essere presente al sopralluogo: “Non si può non approfondire gli studi e perdere così una simile occasione, di fondamentale importanza per la storia e il futuro della città”. In effetti, man mano che il personale della cooperativa che sta effettuando gli scavi libera l’area dal terreno, si cominciano a individuare, ben definiti, i contorni dell’antica piazza. Più precisamente i resti di un imponente edificio che sta catalizzando l’attenzione degli studiosi, tanto che la Sovrintendenza sta ormai da mesi effettuando sopralluoghi con cadenza settimanale.

Inoltre, come ha dichiarato al termine del sopralluogo il sindaco della città ducale, Dario Conti, “tra le novità emerse destano particolare curiosità, nei pressi del luogo in cui è stato trovato lo scheletro, alcuni pilastrini che sembrerebbero far parte di un'area termale. “I materiali e la tecnica di costruzione – ha spiegato ancora la dottoressa Silvestrini – ci permettono di escl udere che si tratti di edifici privati. Sicuramente, in quella zona c’era una grossa struttura ad uso pubblico, ma, ad oggi, è davvero presto per dire esattamente cosa. Per questo proseguiremo gli scavi, nel tentativo di andare alla base dei muri stessi, dove potrebbero essere rimaste integre le pavimentazioni”.

L’area interessata, come è noto, è quella che si estende lungo la facciata di Palazzo Arcivescovile. “C’è una stratificazione – ha proseguito la funzionaria della Sovrintendenza – che ci permette di affermare che quella zona ha rivestito per un periodo di diversi secoli una particolare importanza della città. Si va, come è noto, da reperti risalenti ai primi secoli avanti Cristo fino al decimo secolo”. Al sopralluogo di ieri mattina, oltre al sovrintendente Giuliano De Marinis, alla dottoressa Mara Silvestrini e al consigliere Franco Ugo Rollo erano presenti il sindaco di Camerino, Dario Conti, e gli assessori Roberto Lucarelli e Roberto Di Girolamo.