mercoledì 15 giugno 2011

dal Mondo - La collina misteriosa (scanagatta)

dal Mondo - La collina misteriosa (scanagatta)

Göbekli Tepe è un sito archeologico unico al mondo, al cui interno sono stati nascosti per millenni i primi esempi di monumenti, statue e templi dei primi popoli che hanno insediato la Terra. Si trova presso la città di Şanlıurfa, nell'odierna Turchia, a confine con la Siria, e risale all'inizio del Neolitico o alla fine del Mesolitico. Qui è stato rinvenuto il più antico esempio di tempio in pietra mai scoperto, risalente negli anni tra il 11500-8000 a.C. circa, la cui costruzione interessò centinaia di uomini nell'arco di tre-cinque secoli.

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dal Mondo - Scoperte nuove piramidi? (scanagatta)

dal Mondo - Scoperte nuove piramidi? (scanagatta)

Recentemente la BBC ha annunciato la scoperta, in Egitto, di 17 nuove piramidi. La notizia ha suscitato l'interesse non solo sull'argomento in se ma anche sul supporto che le nuove tecnologie, in questo caso i satelliti, possono offrire all'archeologia. Tale metodologia, abbastanza conosciuta, permette di osservare anche i siti archeologici. Gli studi portati avanti con l'ausilio delle immagini da satellite si concludono spesso con l'individuazione di probabili nuovi siti.

dal Mondo - CIBO: BIRRA PRODOTTA DA FRANCESI GIA' NEL QUINTO SECOLO A.C. (scanagatta)

dal Mondo - CIBO: BIRRA PRODOTTA DA FRANCESI GIA' NEL QUINTO SECOLO A.C.

I reperti del sito archeologico di Roquepertuse (Provenza, Francia) indicano che i francesi dell'area mediterranea producevano birra gia' nel quinto secolo a.C. Lo ha annunciato la rivista Human Ecology, pubblicando gli studi di Laurent Bouby e colleghi del Centro di Bio-Archeologia e di Ecologia del CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique) di Montpellier (Francia). Secondo i ricercatori ''il caso di Roquepertuse suggerisce che la produzione della birra fosse un'attivita' svolta fra le mura domestiche''. Probabilmente, spiegano i ricercatori, gli abitanti del sito imbevevano i semi di orzo nelle stoviglie, li facevano germinare sul pavimento, li seccavano in un forno, li macinavano e procedevano alla fermentazione e alla conservazione utilizzando un camino e appositi contenitori.

Attualita' - Archeologia: nave romana di 2mila anni fa aveva il medico a bordo (scanagatta)

Attualita' - Archeologia: nave romana di 2mila anni fa aveva il medico a bordo (scanagatta)

Una nave romana rinvenuta al largo delle coste toscane, vicino Piombino (Livorno), aveva il medico a bordo, con tanto di cassetta del pronto soccorso. Il relitto e' stato scoperto nel 1974, ma la novita' e' emersa solo da poco, come rende noto il 'Corriere della Sera'. Il veliero, noto come il 'relitto del Pozzino' dal luogo in cui e' stato trovato, e' lungo 15 metri e largo 3, e trasportava anfore, brocche, coppe di vetro, ceramiche, lucerne, tutte provenienti da Paesi del Mediterraneo orientale e dell'Asia Minore. Affondo' tra il 140 e il 120 avanti Cristo nel Golfo di Baratti.

Una necropoli di tremila anni fa

Una necropoli di tremila anni fa
04-03-11, il tirreno

Roberto Riu
LIVORNO. È una scoperta eccezionale, su questo non vi sono dubbi, quella emersa nella zona di Parrana San Martino (il luogo preciso è non stato divulgato per evitare furti o vandalismi). Si tratta di una necropoli ad incinerazione che da un esame preliminare appare risalente a circa tremila anni fa e perciò riconducibile ad un’epoca protostorica compresa tra la fine dell’Età del Bronzo e gli inizi dell’Età del Ferro.
L’autore della scoperta è stato Franco Sammartino, da decenni attento studioso del territorio provinciale livornese, che l’estate scorsa durante una delle sue consuete esplorazioni ha visto affiorare le tracce inequivocabili di una lontana frequentazione umana. In seguito è stata avviata una prima campagna di scavo con la direzione scientifica della dottoressa Silvia Ducci della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana: scavi che, effettuati sotto la direzione operativa dell’archeologa Giuditta Grandinetti, hanno coinvolto attivamente il personale scientifico del Museo di Storia naturale ovvero la dottoressa Barbara Raimondi, il dottor Edoardo Borzatti de Löwenstern, la dottoressa Raffaella Grassi ed i volontari del Gruppo Archeologico Paleontologico Livornese di cui Franco Sammartino è storico esponente.
Sebbene il sito sia in parte danneggiato dal transito di mezzi meccanici, gli scavi hanno condotto ad un risultato davvero strepitoso: dagli abissi del tempo è infatti riemersa una necropoli ad incinerazione, forse riferibile alla civiltà protovillanoviana (riconosciuta come antenata rispetto agli Etruschi), nella cui area, circa 400 metri quadrati, sono state individuate ben novantasette sepolture di cui soltanto dieci sono state sinora esplorate. La necropoli si compone di urne cinerarie formate da vasi in ceramica di forma biconica muniti di una sola ansa laterale e di un coperchio ricavato da una ciotola capovolta: vasellame talora impreziosito da decorazioni assai elaborate. Dentro ogni urna, dopo la cremazione del defunto eseguita su una catasta di legna, le ceneri sono state deposte unitamente a piccoli oggetti in bronzo (fibule, anelli e altri monili) in funzione di corredo funerario. Ciascuna urna veniva poi collocata in una semplice buca scavata nel terreno e quindi ricoperta: un rituale che gli antichi abitanti del luogo hanno evidentemente ripetuto molte volte sino a creare la necropoli ora venuta alla luce. E qui si impone il principale quesito: se c’è una necropoli, da qualche parte, non troppo lontano, doveva esserci anche un luogo abitato: un villaggio di cui però, al momento, non è stata trovata traccia.
D’altro canto, sinora, a parte le palafitte di Stagno, i ritrovamenti nel livornese relativi a quel periodo sono stati solo episodici. L’importanza di questa necropoli, l’unica del genere in situ e con una tale consistenza, rinvenuta nella Toscana centro-settentrionale, risiede appunto nella sua completezza, tale da permettere uno studio sistematico in grado fornire elementi certi per ricostruire la realtà passata di questi luoghi.
«Purtroppo - precisa Sammartino - mancano i soldi per completare gli scavi e perciò, come Gruppo Archelogico-Paleontologico Livornese, è stato chiesto un finanziamento alla Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno».

martedì 7 giugno 2011

Aroesilas re di Cirene dirige le operazione di carico del Silfio

                                      Aroesilas re di Cirene dirige le operazione di carico del Silfio

domenica 5 giugno 2011

giovedì 2 giugno 2011

L’ultima tana dei Neanderthal si nasconde al Circolo Polare?

La Stampa, TuttoScienze 1.6.11
L’ultima tana dei Neanderthal si nasconde al Circolo Polare?
Scoperta in Russia una “cassetta degli attrezzi” di 28 mila anni fa
Gabriele Beccaria

Cambia la mappa degli insediamenti «Ecco la prova che la loro sfera di influenza nell’Eurasia era più vasta di quanto si credesse»
Gli oggetti Asce, punte e raschietti: sono numerosissimi i pezzi recuperati nel sito russo di Byzovaya

L’ ultimo rifugio di una specie che scivola nell’estinzione o l’avamposto di una specie concorrente in ascesa? Nel primo caso i resti ritrovati non lontano dal Circolo Polare sono il commovente micromondo degli ultimi Neanderthal, nel secondo rappresentano l’attrezzatura standard di un gruppetto di Sapiens, bene organizzati come colonizzatori ma ancora primitivi.
Il mistero è intrigante anche per una questione di date: gli oltre 300 utensili in pietra ritrovati nel sito di Byzovaya, nel Nord della Russia, risalgono a 28 mila 500 anni fa, all’incirca 8 mila anni dopo la presunta scomparsa dei nostri cugini del Paleolitico. Eppure quel set di asce, raschietti e punte appare come un classico esempio di tecnologia «made in Neanderthal». Arcaica, certo, ma brutalmente efficace. Tanto da aver consentito a una tribù di spingersi fino a una zona estrema, ancora più gelida, all’epoca, di quanto non sia oggi e che la maggior parte dei paleoantropologi ha sempre considerato «off limits» per i nostri sfortunati parenti.
Un team multidisciplinare del Cnrs francese, con l’appoggio di un gruppo misto di russi e norvegesi, ha pubblicato un articolo sulla rivista «Science» per raccontare il ritrovamento: dalle colline degli Urali sono emersi oggetti realizzati con la tecnica della scheggiatura, tipica di una cultura intermedia come la Musteriana. Purtroppo non ci sono - almeno al momento - ossa fossili che facciano luce sull’enigma, ma sono stati raccolti abbondanti resti di animali. Soprattutto orsi, volpi, lupi e mammuth. Sono stati datati con esattezza grazie al carbonio 14 e alla luminescenza e sui reperti le analisi al microscopio elettronico hanno rivelato segni caratteristici di macellazione. Proprio quella in stile Neanderthal.
Non è abbastanza per escludere del tutto una presenza dei Sapiens, ma l’intreccio degli elementi sarebbe un altro indizio a favore dell’unica specie che ha davvero conteso alla nostra il dominio del Pianeta. Avrebbe resistito più a lungo di quanto si pensava e non è un caso che tra le scoperte più recenti molte ne stiano modificando in meglio il controverso identikit: un popolo di abili cacciatori, inclini a brandelli di pensiero simbolico, probabilmente dotati di una forma basica di linguaggio. «Questa zona può essere stata davvero uno degli ultimi rifugi e, se così fosse, sarebbe una realtà emozionante», ha dichiarato Ludovic Slimak, professore alla Université de Toulouse le Mirail. Di sicuro è ora di cominciare a ridisegnare - per l’ennesima volta - la mappa degli insediamenti neanderthaliani, allargando la loro sfera di influenza nell’Eurasia. In questo caso si tratta di un migliaio di chilometri più a Nord di quanto finora si fosse ritenuto possibile.
A stupire i ricercatori sono proprio le caratteristiche della «location»: «Si trattava di individui - ha aggiunto Slimak che vivevano in zone artiche in un periodo in cui l’Europa era avvolta in una cappa di condizioni climatiche molto fredde». Come ci siano riusciti con mezzi ridotti, che i ricercatori considerano rozzi e lontani da quelli del Paleolitico superiore (terminato appena 10 mila anni fa), è un giallo nel giallo. Molte certezze della paleoantropologia devono essere riviste.
Una tra tante: se i protagonisti del sito di Byzovaya fossero stati in realtà dei Sapiens, allora sarebbe altrettanto sorprendente - ha notato il professore francese - che abbiano utilizzato il knowhow dei predecessorisconfitti, quando questi erano già svaniti (almeno da quelle zone). Sarebbe la dimostrazione dell’omaggio postumo alle loro qualità di artigiani e combattenti e della permeabilità di abitudini e comportamenti tra le due specie. A Slimak non resta che ammettere che i punti d’oscurità prevalgono su quelli di luce: «Vastissime aree dell’Eurasia restano per la maggior parte ignote. Non ci sarebbe da stupirsi se nuove sorprese arrivassero già nel prossimo futuro».
E non resta che aspettare, se negli stessi giorni della notizia di «Science» un altro articolo - su «Proceedings of the National Academy of Sciences» - ha di nuovo buttato tutto all’aria: le datazioni provenienti dalla caverna di Mezmaiskaya, nella Russia occidentale, suggeriscono che i Neanderthal si siano arresi alle leggi darwiniane non oltre 39 mila 700 anni fa: secondo Thomas Higham, prof della University of Oxford, l’intrigante incontro tra «loro» e «noi» potrebbe non essere mai avvenuto o essersi verificato solo per un breve periodo e in zone ristrette. Di sicuro, i Neanderthal non smettono di provocarci.

mercoledì 1 giugno 2011

Morgantina. Disputed Statue Is Back Home in Italy

Morgantina. Disputed Statue Is Back Home in Italy
Elisabetta Povoledo
The New York Times 20/5/2011

A statue of a cult deity that was once the subject of litigation between the Italian government and the J. Paul Getty Museum of Los Angeles, was publicly unveiled on Tuesday in its new home in Aidone, Sicily. The Getty bought the seven-foot-tall limestone-and marble statue in 1988 for 18 million, giving rise to a two-decade legal battle after Italian authorities determined it had been looted from Italy. The museum agreed to return the statue, often identified as Aphrodite, as part of a 2007 accord with the Italian government for the restitution of 40 illegally excavated artifacts. The statue was finally shipped to Rome in March. It has been installed in what is expected to be its permanent home, the archaeological museum in Aidone, a hilltop town near the ruins of the ancient Greek colony of Morgantina, where some experts believe the statue once stood.