lunedì 31 ottobre 2011

Clodia Falconilla e lo stretto legame Centuripe-Lanuvio

Clodia Falconilla e lo stretto legame Centuripe-Lanuvio
LA SICILIA 19 Settembre 2011

Ritornano temporaneamente a casa, nella mostra centuripina, reperti oggi conservati nei più importanti musei dell'Isola. Emergono anche i legami con Tunisi


Oggi, alle 16, si inaugura presso il museo archeologico regionale di Centuripe l'esposizione temporanea di reperti centuripini in prestito dal museo archeologico regionale «A. Salinas» di Palermo e delle teste di Clodia Falconilla e di Augusto, in prestito dal museo archeologico regionale «P. Orsi» di Siracusa.
Rosario Patanè
La mostra temporanea al Museo di Centuripe di opere in prestito dal Museo Archeologico Regionale «P. Orsi» di Siracusa e dal Museo Archeologico Regionale «A. Salinas» di Palermo è un momento del lavoro di riconfigurazione di contesti, di complessi archeologici provenienti da Centuripe, in collaborazione con i vecchi Musei Nazionali che dal XIX secolo tutelavano il patrimonio archeologico proveniente dai diversi centri dell'Isola.
Tre teste di statue di marmo da Centuripe sono state acquistate dall'allora Museo Nazionale di Siracusa in momenti diversi tra il 1899 e il 1914: dovevano provenire dall'area dell'ex mulino Barbagallo, allora in costruzione, dove successivamente è stata individuata l'area del foro con un augusteum, nell'ambito del quale era un importante gruppo di sculture realizzato nel II secolo, probabilmente tra il 128 e il 149. Una delle teste, ora in prestito dal Museo «P. Orsi», è stata recentemente identificata con Clodia Falconilla, importante figura appartenente alla famiglia alla quale si deve la realizzazione del monumento. La statua e l'iscrizione dedicatoria che era sulla base sono state trovate successivamente e sono regolarmente esposte al Museo di Centuripe. Allo stesso complesso appartiene un ritratto di Augusto, altro prestito del Museo «P. Orsi»: rinvenuto nel 1938 nello scavo delle fondazioni di un pilone del viadotto che sovrasta l'area archeologica, è confluito al Museo di Siracusa, all'epoca competente per territorio. L'entusiasmo per la scoperta, nell'anno dei festeggiamenti per il bimillennario augusteo, giocò un ruolo notevole nell'immaginario collettivo. Considerazioni di tipo tecnico fanno pensare a una buona copia realizzata nel II secolo, come l'intero complesso scultoreo. Dalla stessa area provengono altri ritratti di personaggi della famiglia imperiale e una testa attribuibile all'eroe Lanoios (scomparsa): il gruppo di sculture doveva comprendere personaggi della famiglia imperiale, personaggi della famiglia del committente e il mitico eroe Lanoios, il centuripino che al seguito di Enea va nel Lazio e lì fonda Lanuvio.
Le iscrizioni in origine sulle basi delle statue consentono di capire che il gruppo è stato dedicato da Q. Pompeius Sosius Priscus, console nel 149, di famiglia originaria di Centuripe, figlio di Q. Pompeius Falco, brillante ufficiale con Traiano nelle guerre daciche, poi personaggio ai vertici dell'amministrazione dell'Impero e amico personale di almeno un paio di imperatori. La realizzazione di monumenti in onore dell'Imperatore, nella città d'origine del dedicante, era prassi corrente nella costruzione di carriere politiche. Chiaramente il messaggio politico del gruppo scultoreo recita più o meno: "Lanoios e i miei antenati centuripini contribuirono a portare la civiltà nella nascente Roma. Altri miei antenati di recente si sono impegnati ai massimi livelli nell'amministrazione dell'Impero. E anch'io…".
Clodia Falconilla, nonna del committente, ha nel gruppo statuario un ruolo che sancisce la sua importanza nella storia della famiglia; il matrimonio avrà sancito un'importante alleanza tra le due famiglie. Una gens Clodia è originaria di Hadrumetum, in Africa. D'altra parte il ritratto di Clodia Falconilla, per quanto rovinato in superficie, presenta tratti somatici molto marcati (che si riscontrano anche nei ritratti dei due figli): sono lineamenti perfettamente compatibili con una nobile berbera.
Ma si può individuare anche un altro motivo propagandistico nella scelta di un tipo statuario di Cerere, come per figure di imperatrici, ma anche di donne di ceto molto elevato, con chiaro riferimento ai rifornimenti alimentari per la popolazione di Roma. La famiglia del committente, con vaste proprietà terriere in Sicilia e in Africa, doveva avere un ruolo nei rifornimenti di grano per l'annona; è evidente la rete di alleanze con famiglie senatorie dell'Africa Proconsolare (e il matrimonio con una Clodia di Hadrumetum come momento clou).
I personaggi della famiglia imperiale sono chiaramente scelti in modo tale da far brillare il parallelo con i Pompeii Falcones. E' presente Augusto, il fondatore dell'Impero. Germanico, personaggio importante nella propaganda della dinastia e con una carriera paragonabile a quella di Q. Pompeius Falco, è accompagnato dal figlio Druso Cesare e dalla madre Antonia Minore, che aveva unito la gens giulia con la gens claudia, così come Clodia Falconilla unisce una importante famiglia centuripina con una importante famiglia tunisina: da questo momento ci saranno i Pompeii Falcones, imparentati anche con i Rosci Murena, legati alla vecchia famiglia dei Rosci di Lanuvio.

Pesca con i cormorani sul fiume Nagara in Giappone


Pesca con i cormorani sul fiume Nagara in Giappone.

sabato 29 ottobre 2011

Donne pescatrici nella provincia di Shima in Giappone


Donne pescatrici nella provincia di Shima in Giappone.

La bandiera italiano sul Monte Santo ( Agosto - settembre 1917)


prima guerra mondiale.
La bandiera italiano sul Monte Santo ( Agosto - settembre 1917).

venerdì 28 ottobre 2011

mercoledì 26 ottobre 2011

Scoperta una necropoli di cinquemila anni fa

Scoperta una necropoli di cinquemila anni fa
Beatrice Andreose
Il Mattino - Padova 20/9/2011
Così gli Euganei seppellivano i morti cinquemila anni fa
Eccezionale rinvenimento tra Este e Baone: tumuli rialzati nella campagna

Quei "tumuli" di terra, a pianta circolare e forma convessa, con diametro variabile dai 10 ai 17 metri elevati nella parte centrale di circa mezzo metro, nella pianura dovevano fare una certa impressione. Monumenti funebri per una necropoli di tombe collettive sotto cui giacevano persone, si suppone cacciatori, vissute cinquemila anni fa, ovvero tremila anni prima che nella nostra Regione si insediassero gli Eneti o i Veneti che dir si voglia. Tre le sepolture ad inumazione scoperte nei mesi scorsi a Meggiaro, tra Este e Baone, nel corso dei lavori per la realizzazione del canale Meggiaro Nuovo e il risezionamento del canale Squacchielle, risalenti alla seconda metà del N millennio avanti Cristo. Lo stesso, per intenderci, a cui risale Otzi la Mummia dei ghiacci datata tra il neolitico e l'età dei metalli. Scheletri deposti all'interno di fosse, stesi sul fianco sinistro con le gambe ripiegate e senza oggetti di corredo. Tutti individui giovani, due bambini ed un adulto. Quest'ultimo con una punta di freccia sul capo, ad indicare che si trattava in vita di un cacciatore. L'eccezionalità della scoperta è rappresentata dalle strutture funerarie monumentali sotto cui erano stati deposti. Tumuli strutturati, ovvero accumuli artificiali di terra, mai trovati in Veneto (tranne che in un unico caso a Sovizzo), che hanno fatto sobbalzare sulla sedia (parole sue) il Sovrintendente per i Beni Archeologici del Veneto Vincenzo Tinè non a caso presente alla conferenza stampa indetta ieri ad Este dalla direttrice del Museo Nazionale Atestino Elodia Bianchin Citton, presenti anche il sindaco Giancarlo Piva e il presidente del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo Antonio Salvan. Le tombe sono state trovate sotto i campi ed, ancora, sotto uno spessore naturale di sabbia fluviale dell'antico corso dell'Adige che passava per Este arrivando, scoperte recenti, sino all'antica Monselice. Testimoniano che queste terre erano abitate e lavorate dall'uomo a partire dalla metà del IV millennio a.C. al I millennio a.C. Si trattava di popolazioni messe in relazione con influssi orientali che arrivarono in Italia nel eneolotico e che costituiscono la popolazione autoctona degli Euganei. Di notevole interesse anche alcune fosse circolari riempite con vasellame ceramico e carboni che gli studiosi indicano come piccole cave di argilla e limo successivamente riempite da scarti da fornace e rifiuti domestici risalenti al Bronzo recente ovvero al XIV-XID sec. a... Un forte indizio della presenza vicino a Marendole, verso Baone, di un altro abitato. Le indagini sono state condotte dalla ditta Petra con la direzione scientifica della Sovrintendenza. Presentata ieri anche una necropoli veneta rinvenuta lo scorso agosto a Carceri, presso lo scolo Fioretto, ad una profondità di circa tre metri. Otto tombe con ossario ed un ricco corredo funerario costituito da vasellame e manufatti in bronzo. Alcune erano contenute nella consueta cassetta in scaglia rosa degli Euganei, altre in cassette di legno. Lo scavo di emergenza, durato tre settimane e condotto sul posto dalla Ditta Archeologi Associati di Cadoneghe, ha messo in luce anche tombe che si ritiene facciano parte di un sepolcreto molto più vasto. Corredi funerari risalenti all'età del bronzo finale-inizi età del ferro (X-XI sec.a.C.) provenienti da Montagnana, tra le quali l'eccezionale sepoltura ad inumazione di una giovane donna, sono invece esposti per la prima volta, nella V sala del Museo Nazionale che verrà inaugurata sabato prossimo, 24 settembre, alle 17. Ricostruite ed esposte anche alcune tombe a incinerazione con i relativi corredi trovate a Saletto di Montagnana e ad Arquà Petrarca.

lunedì 24 ottobre 2011

Scoperto a monte del santuario un «castelliere» risalente al IV secolo avanti Cristo

Scoperto a monte del santuario un «castelliere» risalente al IV secolo avanti Cristo
Barbara Bertasi
L'Arena, Giovedì 6 Ottobre 2005

Il mistero di San Giorgio
Trovate anche monete greche: come sono finite in Valpolicella?

Sant’Ambrogio. Un villaggio fortificato sull’apice della collina di San Giorgio, tra la terra e il cielo, quasi nelle mani di quegli stessi dei a cui fu poi dedicato un santuario possente. Una nuova scoperta, avvolta da un enigma, impedisce di porre la parola fine all’indagine archeologica svolta quest’estate dalla Soprintendenza sulla sommità del colle secondo un percorso di ricerca iniziato nel 1996. Lo scavo illumina un insospettato squarcio di protostoria e sposterebbe le origini del centro abitato di San Giorgio più a monte di quanto finora si credeva fosse.
Sul punto più alto del monte sarebbe sorto, trecento anni prima del santuario di cui già è nota l’esistenza, un «castelliere», un villaggio che avrebbe preceduto l’edificazione dell’attuale San Giorgio, spostatosi poi più a valle probabilmente a causa di un incendio. Inoltre, ulteriori recentissime e inaspettate scoperte di monete greche trovate nella fascia pedemontana della Lessinia, accrediterebbero l’ipotesi che quella roccaforte sia stata culla di una civiltà di alto rango, superiore rispetto ai canoni nord-italici del primo millennio.
«Nel mese di agosto abbiamo svolto una campagna di indagini archeologiche accanto al cimitero di età napoleonica che si trova proprio nella zona sommitale della collina, che è denominata Torre in memoria di una costruzione medioevale di cui rimangono ora solo tracce nelle fondazioni», premette Luciano Salzani, direttore del Nucleo operativo di Verona della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto.
Lui e altri quattro archeologi hanno lavorato sul lato occidentale del piccolo monte, dove si trova uno spessore archeologico molto potente. «Nel V e IV secolo a.C. qui fu eretto il podio in pietra di un grande santuario su cui venivano fatti sacrifici con il fuoco agli dei del cielo, si bruciavano cioè animali e quindi si facevano libagioni».
Lo testimoniano vari reperti: «Fibule, spilloni in bronzo e, davanti al podio, ossa, carbone, cocci dei vasi che venivano fracassati dopo le libagioni», spiega Salzani. «Al podio, costruito in blocchi possenti, regolari e disposti a file orizzontali, si arrivava salendo un’ampia strada delimitata da muriccioli secondo la tipologia tipica dei roghi votivi che, nell’area alpina, erano sempre sulle sommità dei monti».
Se questa fase di indagini si può considerare chiusa un’ altra resta aperta. «Va chiarito in modo più puntuale quanto paiono rivelare alcuni strati molto profondi individuati quattro metri sotto la superficie, che noi facciamo risalire agli inizi della Età del Ferro», sottolinea Salzani. «Sotto il podio, cioè, nella zona laterale verso ovest, ci sono i resti di un villaggio molto antico datato al IX secolo avanti Cristo».
Gli archeologi sapevano dell’esistenza di materiali precedenti al periodo della costruzione del santuario, ma non si aspettavano che fossero così antichi: «Ora abbiamo accertato che sulla sommità della collina sorgeva un castelliere, un castello preistorico di difesa delimitato sul lato nord da un fossato».
E il direttore del Nucleo operativo precisa: «Lo scavo mostra un villaggio di capanne a pianta rettangolare, parzialmente scavate nella roccia, con gli alzati (cioè la parte a vista del muro) ora scomparsi che dovevano essere realizzati parte in legno, parte in lastre di pietra locale. Anche in quest’area sono stati trovati frammenti di vasi, resti di pasti, carboni».
Questo doveva essere il nucleo abitato proto-storico originario di San Giorgio: «L’insediamento, poi, fu probabilmente distrutto da un incendio e così si spostò più a valle. Solo 300 anni dopo, in quel medesimo luogo sorse il santuario che è già stato oggetto di studio». Così il cerchio si chiude. Ma solo teoricamente perché lassù c’è una zona ancora tutta da scavare. «Il progetto di quest’anno è stato portato avanti grazie a un finanziamento di 15mila euro, un contributo del comune di Sant’Ambrogio, della Banca Marano credito cooperativo della Valpolicella e della Fondazione Masi», sottolinea Salzani. «Si pensava di chiudere l’indagine con una pubblicazione e una mostra dei reperti trovati».
Ma la scoperta, fatta appunto ad agosto, pone nuovi interrogativi e non può essere lasciata così, sospesa proprio ai suoi esordi.

domenica 23 ottobre 2011

Danza con le torce alla corte dei Burgundi - 1463


Danza con le torce alla corte dei Burgundi - 1463.

Danza dei Fellahs dell'Alto Egitto


Danza dei Fellahs dell'Alto Egitto.

sabato 22 ottobre 2011

Selinunte. Scoperta «un'area industriale»

Selinunte. Scoperta «un'area industriale»
LA SICILIA Sabato 24 Settembre 2011

Quanto fossero importanti le imprese lo sapevano già nell'antichità. A confermarlo è l'area industriale scoperta e riportata alla luce al parco archeologico di Selinunte dagli scavi svolti dall'Università di Bonn in collaborazione con l'Istituto archeologico germanico di Roma e i cui risultati giovedì sono stati illustrati da Martin Bentz, docente di Archeologia classica all'ateneo tedesco, nel corso di un incontro che si è tenuto al Baglio Florio e che è stato organizzato dalla direttrice del parco Caterina Greco. «Il quartiere industriale che abbiamo scoperto - ha detto Bentz - si trova nella parte orientale della città, lungo il fiume Cotone. Idagini geofisiche avevano ipotizzato l'esistenza di questo settore produttivo che con lo scavo hanno trovato conferma. La zona indagata risulta una delle aree industriali più estese di una città greca. Le indagini sono iniziate nel 2010. Gli scavi hanno portato alla luce parte della cinta muraria, una strada e un isolato in cui è inserita una officina ceramica con 4 grandi fornaci per la cottura di tegole e vasi. La zona è stata frequentata dal VI fino al IV secolo a. C.». Con Bentz hanno collaborato Gabriel Zuchtriegel, Jon Albers, Jan Marius Müller e Linda Adorno, dell'Università di Bonn.

Tracce di una Pompei preistorica

Tracce di una Pompei preistorica
Il Mattino, 11/10/2005
La più famosa è certamente la Pompei tragicamente distrutta dall'eruzione del 79 dopo Cristo, ma non fu la più antica. Un'equipe di archeologi svedesi - informa un articolo che compare sulla rivista «Archeologia Viva» - ha recentemente individuato in quella stessa area, sotto uno spesso strato di ceneri vulcaniche, resti di utensili di uso quotidiano di molto precedenti alla Pompei romana, nella casa cosidetta degli «epigrammi greci».
È stato possibile fare questa scoperta grazie al rinvenimento di frammenti di ceramiche preistoriche e tracce di ferro carbonizzato datato al 3500 avanti Cristo. Un secondo strato conteneva invece reperti databili tra il 2200 e il 1500 prima di Cristo.
Ma la questione più interessante riguarda le ragioni che spinsero genti di ben tre epoche diverse a scegliere lo stesso sito, lambito dal fiume Sarno e sormontato dalla minacciosa vetta del Vesuvio. Come mai? Forse, come ipotizza la professoressa Leander Touati dell'Università di Stoccolma, gli insediamenti preistorici potrebbero aver superato i problemi di approvvigionamento idrico costruendo pozzi ben più sofisticati di quanto ritenuto sinora o approfittando di un più favorevole corso del Sarno.

venerdì 21 ottobre 2011

In età ellenistica a Centuripe un quartiere di ceramisti

In età ellenistica a Centuripe un quartiere di ceramisti
LA SICILIA 19 Settembre 2011
Nuove importanti scoperte dalle ricerche archeologiche

Antonio Tempio
L'archeologia centuripina ha un rapporto privilegiato con gli istituti di ricerca catanesi. Guido Libertini e Giovanni Rizza sono due nomi legati "a doppio filo" con la ricerca avviata nell'ultimo secolo a Centuripe. Alle pubblicazioni dei primi studiosi si affianca oggi un volume curato da Giacomo Biondi, archeologo e ricercatore dell'Istituto per i Beni archeologici e monumentali del Cnr di Catania. "Centuripe. Indagini archeologiche e prospettive di ricerca" rappresenta dunque un aggiornamento non solo su problematiche già note, ma anche sull'utilizzo di nuovi approcci di studio. Fra questi la Battlefield Archaeology, un metodo avviato dalla scuola anglosassone e rivolto allo studio di periodi e di manufatti riconducibili agli ultimi conflitti mondiali.
I contributi centrali del volume sono rivolti all'età ellenistico repubblicana - un florido periodo per Centuripe - da anni al centro di studi e di dibattiti accademici. Sono presentati gli scavi effettuati nell'ex feudo Gelofia, area già nota per la scoperta di un vasetto con incisa una lunga iscrizione in lingua sicula. La contrada è stata frequentata in piena età romana ed è probabile che in zona sorgesse un edificio monumentale adibito all'esercitazione del pugilato. I nuovi scavi sono stati condotti con l'ausilio del metal detector, notoriamente utilizzato dagli scavatori di frodo e per questa ragione ingiustamente rifiutato in molti scavi regolari. L'utilizzo si è reso necessario per la numerosa presenza di monete (studiate da Stefania Santangelo) sulla parte sommitale del terreno, che sarebbero state altrimenti sottratte da solerti clandestini.
Lo scavo ha permesso di chiarire l'estensione di una necropoli arcaica e di intercettare strutture adibite al culto demetriaco. Alcuni vani scavati nella roccia confermano inoltre una caratteristica dell'architettura domestica, quella cioè di utilizzare ambienti rupestri parzialmente completati con opere in pietra. Le ricerche - finanziate dalla lungimiranza di alcuni privati e sostenute anche dalla partecipazione di volontari - hanno permesso di chiarire che l'area della necropoli fu occupata da un quartiere di ceramisti fra il III e il I secolo a. C. Questa è l'ennesima conferma della vocazione che Centuripe ha sempre avuto per la produzione artigianale. Ciò è anche dimostrato dal contributo di Agostina Musumeci rivolto allo studio dei materiali della necropoli di contrada Casino, prodotti anch'essi fra il III e il I secolo a. C. In molti casi si tratta di statuette (soggetti danzanti e figure muliebri) deposte esclusivamente in tombe di individui femminili e di fanciulli. Il quarto contributo firmato da Rosario Patané pone l'accento sull'espansione che l'abitato conobbe in età ellenistico repubblicana, grazie ai dati di scavo recuperati in una zona apparentemente periferica. Dalle tracce di frequentazione sembra che alla continuità insediativa dei primi secoli faccia seguito una battuta d'arresto, generalmente collegata agli scontri con Sesto Pompeo. La crisi fu comunque temporanea e Centuripe sarebbe stata dotata di un nuovo assetto urbano per volere dell'imperatore Augusto. D'altra parte, l'antico legame d'alleanza esistente fra l'area laziale e Centuripe - che affondava anche nel mito - sembra oggi giustificare l'insolita prosperità che il centro siculo ha avuto durante gli anni della conquista romana dell'isola.
Il contributo di Salvatore Rizza è rivolto alla galleria romana di Centuripe, oggi meglio nota grazie ai risultati raggiunti tramite prospezioni geoelettriche. L'esistenza di questo percorso sotterraneo è forse testimonianza di una "militarizzazione" della città antica. Il lungo passaggio - scavato nella roccia e consolidato anche con opere in laterizio - permetteva di attraversare l'abitato da un versante all'altro, riducendo notevolmente le distanze a cielo aperto. Conclude il volume un secondo contributo di Giacomo Biondi che - come anticipato - amplia la ricerca agli anni dell'ultimo conflitto mondiale. Il materiale bellico recuperato risale ai primi anni Quaranta: si tratta di munizioni, parti di mortaio, contenitori metallici ed elmi, alcuni anche riutilizzati come abbeveratoi nelle vicine fattorie. Lo studio di questa nuova "cultura materiale" - affiancato alle ricerche d'archivio e alle testimonianze orali - permette all'autore una prima ricostruzione delle manovre militari condotte a Centuripe dalle truppe britanniche e tedesche.

mercoledì 19 ottobre 2011

I tesori nascosti nel fondale

I tesori nascosti nel fondale
Nicola Pinna
Unione Sarda 7/10/2011
Il mare della Gallura passato al setaccio dai sub dei carabinieri

Anfore, ceramiche e altri preziosi tornano a galla Nuove scoperte vanno ad arricchire il patrimonio culturale della Gallura: i sub dei carabinieri hanno lavorato per tutto il mese di settembre a caccia di reperti archeologici. C'è un grande tesoro nascosto nel mare della Gallura. È protetto dagli abissi, ma rischia ancora l'assalto dei tombaroli. Una parte di questo prezioso patrimonio archeologico sommerso è stato recuperato dai carabinieri: i militari del Nucleo tutela del patrimonio di Sassari, insieme ai colleghi del Nucleo subacquei di Cagliari, hanno passato un mese intero a setacciare i fondali. Hanno puntato l'attenzione soprattutto sulle aree protette e hanno scoperto un vero e proprio scrigno.

IL TESORO SOMMERSO. Gran parte dei reperti nascosti tra le rocce e le alghe è stata riportata a galla e consegnata agli esperti della Sovrintendenza. «I giacimenti che abbiamo individuato nel corso di quest'operazione rivestono un notevole interesse scientifico e sono già in fase di studio - spiega il comandante del Nucleo tutela del patrimonio, Paolo Montorsi - I controlli sono andati avanti per tutto il mese di settembre, con l'obiettivo di tenere sotto controllo le aree protette, quello di salvaguardare il patrimonio archeologico e di prevenire il rischio di razzie».
I VASI DI SANTA TERESA. Un deposito di anfore antichissime, i carabinieri l'hanno ritrovato nel mare di Santa Teresa, a due passi dallo Scoglio di Paganetto. Il vasellame, già analizzato dagli archeologi, rispetta alla perfezione la tradizione "greco-italica" e per questa ragione si pensa che possa risalire al secondo secolo avanti Cristo. Nella stessa zona, tra l'altro, i sub hanno riportato a galla numerosi rocchi litici di colonne dell'Età romana.
I ROMANI A PALAU. Una parte di questo patrimonio che nessuno conosceva è stata scoperta nelle acque di Punta Sardegna. Nascosti dalla poseidonia, i militari hanno ritrovato tre giacimenti di anfore, bacili e diversi esempi di anforisco di epoca romana, tutti realizzati in un periodo che va dal primo secolo avanti Cristo al secondo dopo Cristo. Nella zona di Macchia Mala, invece, è stato scoperto un cumulo di laterizi fittili del periodo imperiale.
LE NAVI DELL'ARCIPELAGO. Le Bocche di Bonifacio sono sempre state una pericolosa trappola per le navi in transito nel Nord della Sardegna. Dai tempi dei Fenici fino a oggi. Tutti i reperti scoperti nelle ultime settimane dai carabinieri, guarda caso, sono finiti nel fondale dopo l'affondamento di un'imbarcazione. Nelle acque dell'Isola di Spargi, per esempio, gli uomini del Nucleo tutela del patrimonio, hanno individuato un frammento, un tappo e un puntuale di anfora, ma anche un chiodo in metallo che apparteneva di sicuro a una nave romana. E giusto per confermare quanti carichi siano finiti sott'acqua, intorno all'Isola di Spargiotto, i sommozzatori hanno ritrovato persino un'ancora del XIX secolo.

martedì 18 ottobre 2011

prima guerra mondiale - foto aerea della città di Clermont


prima guerra mondiale - foto aerea della città di Clermont

sabato 15 ottobre 2011

Riproduzione di un disegno di epoca napoleonica raffigurante un progetto di invazione dell Inghilterra


Riproduzione di un disegno di epoca napoleonica raffigurante un progetto di invazione dell Inghilterra.

Dalla. sabbia. riemerge Amsicora Il più antico scheletro umano che sia mai stato rinvenuto in Sardegn

Dalla sabbia riemerge Amsicora
Il più antico scheletro umano che sia mai stato rinvenuto in Sardegna.
ALESSANDRA SALLEMI
NUOVA SARDEGNA – 11 ottobre 2011
CAGLIARI - La settimana scorsa sotto la pioggia e il vento Rita Melis e Margherita Mussi sono andate a fondo nella ricerca geoarcheologica cominciata a maggio con gli studenti della scuola di specializzazione in archeologia di Cagliari e lasciata in sospeso causa l'eterno problema dei soldi che non si trovano mai. La nuova campagna l'hanno fatta loro, col solo appoggio dell'ispettore della soprintendenza di Cagliari Massimo Casagrande e l'aiuto di qualche volontario della zona nonché dei Forestali perché attorno alla spiaggia nella Costa Verde, dove da 25 anni saltano fuori ossa umane e altri reperti di 8 mila anni fa, si è creato un cordone di solidarietà scientifica. Venerdì è arrivato il grande premio: Amsicora, scheletro umano intatto dalla vita in giù, adagiato di fianco, vicino al corredo di conchiglie rivenuto in primavera e a qualche metro da «Beniamino», i frammenti di un piede scoperti nel 2007 da una pattuglia condotta dalle due docenti. Rita Melis insegna geoarcheologia a Cagliari, dipartimento di Scienze della terra, Margherita Mussi paletnologia all'università La Sapienza di Roma. E' dall'alba degli anni Duemila che le due studiose frequentano questa zona richiamate dal gruppo Neapolis, custode di alcuni reperti molto preziosi: le ossa umane coperte di ocra rossa trovate da ragazzini proprio in quella spiaggia nel 1985. Melis ha ottenuto una concessione di scavo dal ministero dei Beni culturali e appena mette assieme qualche finanziamento ci torna con la collega di tanti scavi. Ogni volta, un risultato, stavolta un risultato enorme. Melis si esprime con molta cautela («dobbiamo studiare, bisogna capire»), però non minimizza la portata del ritrovamento: è lo scheletro umano più antico mai ritrovato in Sardegna, ma è la sua posizione che lo rende straordinario per l'Europa intera perché si può affermare che sia ricollegabile a una sepoltura, situazione non frequente per quel periodo nell'archeologia del Vecchio Continente. Gli strati di terra parlano alla geoarcheologa: in quell'epoca che segna il trapasso dal mesolitico (gli uomini cacciavano e raccoglievano il cibo) al neolitico (gli uomini cominciavano a praticare l'agricoltura) la spiaggia era più lontana. Lo scheletro è stato trovato con uno scavo a gradoni dall'alto verso il basso, ma il luogo dov'era sdraiato risulta essere stato «un riparo sotto roccia nelle arenarie». Posizione, strati di rocce, frane, il corredo di conchiglie non in posizione casuale racconteranno molto una volta eseguiti tutti gli esami oggi possibili: paleo-dna e isotopi possono spiegare cosa mangiavano, com'era l'ambiente attorno, ma anche le ragioni degli spostamenti di popolazioni seminomadi. Amsicora, chiamato così su consiglio di un volontario che voleva un nome sardo per questo antenato destinato alla fama, è un uomo del mesolitico in un'isola del Mediterraneo non facile da raggiungere. Il femore non è troppo corto, segno che la statura non doveva essere modesta. Melis spiega che i resti non sono stati portati via uno a uno, ma in blocco, con una spuma che si asciuga e trattiene tutto. Il futuro delle ricerche su Amsicora ancora una volta è legato ai finanziamenti. Una datazione costa 600 euro, la ricerca degli isotopi mille euro. I 25 anni trascorsi dalla prima scoperta non sono stati una scelta. La Provincia del Medio Campidano è stata bene *** vola: nel 2007 aveva finanziamento le analisi sulle ossa di «Beniamino», a maggio il soggiorno degli specializzandi. La spedizione ha potuto contare anche su un mecenate gradito: il proprietario del «Corsaro Nero» ha garantito i pasti, l'alloggio è stato nell'unica casa della zona. Ma gli scavi devono continuare: il ritrovamento di Amsicora non è casuale, bensì frutto dello studio sulle informazioni delle campagne precedenti. I cervi in libertà passeggiano su un vero giacimento geoarcheologico. Scavi sulle dune della Costa Verde Il periodo è quello tra mesolitico e neolitico.

martedì 11 ottobre 2011

Gli artisti sovietici si mettono in mostra

l'Unità 9.10.11
Gli artisti sovietici si mettono in mostra
Il Palazzo delle Esposizioni (Roma) presenta al pubblico due grandi mostre, a partire da martedì: «Realismi socialisti. Grande pittura sovietica 1920 - 1970» a cura di Matthew Bown, Evgenija Petrova, Zelfira Tregulova e «Aleksandr Rodcenko», a cura di Olga Sviblova (fino all’8 gennaio).

Incisi nella pietra i segni dei bimbi di 13 mila anni fa

Corriere della Sera 11.10.11
Incisi nella pietra i segni dei bimbi di 13 mila anni fa
Paola Caruso

Nel periodo Paleolitico i bambini in età prescolare non avevano carta e pennarelli per scarabocchiare, ma disponevano di caverne con pareti molli come il pongo, su cui tracciare scanalature con le dita. I loro segni si trovano nella grotta di Rouffignac, in Francia, e risalgono a 13 mila anni fa.
La scoperta del solchi nella roccia non è recente, ma soltanto adesso l'archeologa Jessica Cooney dell'Università di Cambridge, insieme a Leslie Van Gelder, si è accorta che quelle scanalature («finger fluting») sono da attribuire a bambini di 3-7 anni. Le dimensioni e le distanze tra le dita non lasciano dubbi: è opera di baby artisti. La Cooney ha presentato la ricerca alla conferenza «Child Labour in the Past» di Cambridge, sottolineando la presenza della mano femminile nei disegni. «Sembra che le tracce siano di almeno quattro bambini — dice Diego E. Angelucci dell'Università di Trento —. Ma quelle più ricorrenti sono state attribuite a una bambina». Insomma, una femmina più attiva dei maschi.
«La gender archaeology sta rivalutando il ruolo della donna nelle società preistoriche — aggiunge Angelucci —, dove spesso ci immaginiamo la figura dell'uomo cacciatore, coltivatore e guerriero, mentre la donna è sottovalutata».
Le scanalature di Rouffignac ci dicono anche altro. Primo: alcune linee sono troppo regolari per un bambino, spingendoci a credere che la minuscola mano sia stata guidata da una sorta di maestro/a. Secondo: i segni sono concentrati in un'unica stanza. Se mettiamo insieme le due osservazioni, possiamo dedurre che forse in quel luogo era presente una «scuola d'arte» per minori. «Le tracce in alto sulla parete indicano che i bambini venivano sollevati o tenuti sulle spalle — commenta Angelucci — e ciò ci fa capire quanta attenzione ci fosse per loro. Già in quel periodo i piccoli avevano uno status sociale. Lo si nota dal corredo funerario: il bimbo di Lagar Velho in Portogallo di 25 mila anni fa è stato sepolto con un coniglietto da compagnia».

Vicenza Venetica

VIcenza Venetica

giovedì 6 ottobre 2011

Un bassorilievo raffigurante Giovanna D'Arco


Un bassorilievo raffigurante Giovanna D'Arco.

Tavoletta dipinta greca con guerriero


Tavoletta dipinta greca con guerriero.

mercoledì 5 ottobre 2011

il reimpiego delle iscizioni antiche: i Miliari

il reimpiego delle iscizioni antiche: i Miliari

scena di combattimento da un vaso greco


scena di combattimento da un vaso greco.

Una pagina del processo a Giovanna D Arco


Una pagina del processo a Giovanna D Arco.

martedì 4 ottobre 2011

Legislazione sanitaria ai tempi di Giustiniano

Legislazione sanitaria ai tempi di Giustiniano

una caldaia da bagno a Pompei

una caldaia da bagno a Pompei

un caposaldo fenicio nell entroterra sardo - monte Sirai

un caposaldo fenicio nell entroterra saro - monte Sirai

domenica 2 ottobre 2011

L'Eresia catara a Vicenza

L'Eresia catara a Vicenza