mercoledì 30 novembre 2011

L’arte ritrovata dell’Istria

L’arte ritrovata dell’Istria
Riccardo Lattuada
03/09/2005 Il Mattino

A Trieste, al museo Rivoltella, è aperta fino al 6 gennaio 2006 una mostra relegata dalla stampa italiana al rango di evento minore. «Histria. Opere d’arte restaurate: da Paolo Veneziano a Tiepolo» (catalogo Electa), non è solo una di quelle vetrine di routine in cui le sovrintendenze mostrano al pubblico le attività di conservazione e di tutela svolte dai loro funzionari. «Histria» è, per così dire, la copertina illustrata di un libro che racconta la diaspora di una parte del popolo italiano dimenticata fino a ieri. Gli istriani, italiani come noi, scacciati dalle loro case, respinti oltre il confine della Jugoslavia nel corso delle brutali vicende dell’ultimo dopoguerra nelle regioni orientali del nostro paese. Gli istriani, dispersi in altre regioni d’Italia e poi esuli per il mondo nel silenzio delle istituzioni italiane. Gli istriani, oggi minoranza in casa loro, detentori di una italianità di confine e quindi più ricca e consapevole, ma negata dall’ignoranza del loro paese delle loro vicende antiche e recenti. Gli istriani, uniti alla civiltà di Venezia ancor prima che della storia d’Italia; dei quali solo ora, a sessant’anni dalla loro diaspora, si comincia a parlare, quando il loro dramma è senza possibilità di redenzione. «Histria» racconta la dunque storia di un pezzo della cultura italiana al di fuori dei suoi confini nazionali. Tale tema, respinto ai margini del dibattito storico-artistico dal timore provincialistico tutto italiano di rinnovare i fasti di un colonialismo mai davvero consumato, vide in Federico Zeri uno dei pochi intellettuali consapevoli. Additando aree come Malta, la Corsica, l’Egeo, la Croazia e la stessa Istria, Zeri incitava a ristudiare i nessi storici di queste regioni con quella che era stata la loro patria culturale, o almeno una delle loro patrie culturali. A Zeri, con un bell’atto di consapevolezza, è per l’appunto dedicata «Histria». In catalogo è narrata innanzitutto la storia di un manipolo di funzionari che, al rullare sempre più vicino dei tamburi di guerra, curò il ritiro e il ricovero delle più importanti opere d’arte situate nei territori istriani. Nel 1940, a guerra ormai iniziata, il sovrintendente Fausto Franco, il direttore dei Musei Civici di Trieste, Silvio Rutteri, e Carlo Someda de Marco, direttore del museo civico di Udine, realizzavano in brevissimo tempo e a perfezione il ricovero a Villa Manin di Passariano delle opere d’arte del Friuli e dell'Istria - Capodistria, Pirano, Pola - oltre a curare una vasta campagna di protezioni contro le bombe agli edifici più antichi della regione. Dopo il 1943, con il crollo militare italiano nell’area, la situazione diventò drammatica, e un complesso gioco di restituzioni, ricoveri anche avventurosi, portava un manipolo di opere d’arte istriane a Roma, a Palazzo Venezia, nei cui depositi sarebbero rimaste chiuse sino al 2002. Altre opere andavano a Mantova, con percorsi così complessi che la ricostruzione delle loro provenienze è ancora in corso. Quando nel 1955 la cosiddetta Zona B, comprendente Capodistria, Pirano, Umago, Isola, Cittanova, Buie e altri centri, passava definitivamente sotto sovranità jugoslava, si sanciva quella che è stata definita la vicenda di una «italianità dispersa». Tra le indecisioni e gli opportunismi delle vicende politiche del dopoguerra, calava la damnatio memoriae sulle opere chiuse a Palazzo Venezia. Un atto di indirizzo di Vittorio Sgarbi del 2002, credo la sua più importante iniziativa come sottosegretario del ministero per i Beni e le Attività Culturali, consentiva il restauro delle opere e la loro la destinazione alla sovrintendenza del Friuli Venezia Giulia. La mostra di Trieste è il frutto di questo atto: riappare così una serie di opere che mostrano la forza di propagazione della civiltà artistica veneziana in uno dei territori chiave della Serenissima. Il grande polittico di Paolo Veneziano, del 1355, proveniente dal monastero di San Giovanni Battista a Pirano, apre l’esposizione con una testimonianza di apertura a Giotto e alla nuova pittura italiana del Trecento. La potente e arcaica «Madonna con Bambino e Angeli musicanti» di Alvise Vivarini, del 1489, documenta la diffusione del linguaggio di Giovanni Bellini nei territori della Serenissima. L’«Entrata del Podestà Sebastiano Contarini nel Duomo di Capodistria» di Vittore Carpaccio, del 1517, proveniente dal Duomo di Capodistria, ci mostra i maggiorenti della città riuniti intorno all’alto magistrato veneziano. E le opere del figlio di Vittore, Benedetto Carpaccio, illustrano il protrarsi nella provincia istriana della tradizione quattrocentesca veneta. Il barocco veneziano è documentato da una splendida «Annunciazione» del poco noto Matteo Ponzone (1563 - post 1663), dalla «Madonna della Cintola» di Giambattista Tiepolo, eseguita verso il 1730 per la Chiesa della Madonna della Consolazione di Pirano, e dalla «Madonna del Rosario» di Giuseppe Angeli, brillante quanto poco noto allievo di Piazzetta. La mostra pone un interrogativo senza possibili risposte immediate: riportare le opere nei loro luoghi di provenienza o tenerle a Trieste? In un’Istria ormai soltanto luogo dell’anima, Trieste è il luogo a essa più prossimo, ma resta un malinconico palliativo. L’ingresso della Slovenia nell’Unione europea può spingere questo paese e la Croazia a considerare l’Istria non solo dal punto di vista dei suoi beni artistici, ma anche ripensando alla comunità che le ha dato la civiltà e la cultura: gli istriani. C’è da sperare che, prima o poi, le opere d’arte in mostra tornino nei luoghi d’origine, ma insieme ai discendenti di coloro che le vollero e le produssero. Utopia? Forse, ma perché non sperare?

Seconda guerra balcanica - truppe in marcia verso il fronte

Seconda guerra balcanica - truppe in marcia verso il fronte.

martedì 29 novembre 2011

caccia alla balena


caccia alla balena.

seconda guerra balcanica - trasporto di rifornimenti verso le prime linee


seconda guerra balcanica - trasporto di rifornimenti verso le prime linee.

sabato 26 novembre 2011

Il ritrovamento eccezionale nella tomba: servivano a “sfamare” il defunto - Tre uova con più di 2000 anni

Il ritrovamento eccezionale nella tomba: servivano a “sfamare” il defunto - Tre uova con più di 2000 anni
ELISABETTA GIORGI
MERCOLEDÌ, 02 NOVEMBRE 2011 IL TIRRENO Grosseto

La Soprintendenza: pensiamo a creare un museo sul posto

I greci lo consumavano fin dall’età di Pericle, i romani lo usavano sia per i dolci che per i contorni di salse mentre gli etruschi vi accompagnavano il percorso del defunto nell’oltretomba, come simbolo d’immortalità. È l’uovo, un prodotto straordinariamente nutritivo ma anche un simbolo ancestrale di rinascita, come dimostra la scoperta effettuata in questi giorni vicino a Casale di Pari.
Sorpresa. Tre gusci d’uovo di gallina risalenti a 2.200 anni fa e deposti dai nostri antenati sono affiorati in questi giorni nella piccola tomba a camera etrusca appena scoperta sotto al castello di Casenovole. La tomba è giunta alla luce venerdì dopo una segnalazione dell’associazione archeologica Odysseus, da cui è partito lo scavo d’urgenza effettuato all’interno della proprietà privata del maniero dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana: centinaia di ettari immersi in una vegetazione rigogliosa e tra i quali, nel corso degli anni, sono spuntate qua e là sepolture millenarie. Compresa quest’ultima: una piccola ma preziosa tomba risalente al 3º-2º secolo a.c. e che - spiega la Soprintendenza - si caratterizza per un’unica deposizione con scarsa suppellettile di corredo. La scoperta, avvenuta per caso, non è finita qui ma ha riservato un’altra sorpresa perché, nella polvere, hanno iniziato a farsi luce alcuni gusci d’uova quasi interamente conservati, seppure ricoperti di concrezioni calcaree, da interpretarsi verosimilmente come pasto funebre lasciato dagli etruschi al momento della deposizione del defunto. «I gusci sono almeno tre e - spiega la Soprintendenza - dovremo effettuare analisi specifiche per verificare se fossero state offerte crude o cotte. In ogni caso si tratta di un caso non frequentissimo di offerta di pasto funebre (il defunto aveva necessità di cibo anche nell’oltretomba) che poteva avere anche significati simbolici». L’uovo come simbolo di resurrezione e rinascita, insomma, com’era nell’usanza rasennate.
La scoperta maremmana assume un certo valore dal punto di vista paleonutrizionale visto che «è piuttosto raro trovare gusci d’uovo in buono stato di conservazione. Sarà dunque interessante - prosegue la Soprintendenza - analizzare i resti cremati e intrecciare il dato ottenuto con quelli desumibili dal resto del corredo. Anche per i resti cremati saranno effettuate analisi nel laboratorio di paleoantropologia della Soprintendenza fiorentina». Il percorso è complesso anche da un punto di vista della valorizzazione - sottolinea il funzionario di zona, Maria Angela Turchetti - poiché prevede la salvaguardia del sito, la messa in sicurezza delle strutture e la loro conservazione, il restauro dei corredi, il loro studio e, auspichiamo, la loro fruizione pubblica attraverso la pubblicazione dei risultati, mostre temporanee o permanenti, e preferibilmente una “musealizzazione” in loco».
Sepoltura e uova sono venuti alla luce grazie alla collaborazione istaurata negli ultimi anni tra Comune di Civitella Paganico, associazione archeologica e Soprintendenza, e alla disponibilità dei privati proprietari dei terreni. Praticamente un lavoro di gruppo che - nonostante la crisi dei fondi dell’archeologia - già tra 2007 e 2009 ha portato a scoprire una significativa porzione di necropoli al servizio di un piccolo abitato etrusco.

giovedì 24 novembre 2011

Museo navigazione, tempi lunghi

Museo navigazione, tempi lunghi
02/11/2011 LA SICILIA

Resta il problema di dove esporre la nave greca appena sarà ultimato il restauro in Inghilterra

Sono nulle le speranze di vedere costruito il museo della navigazione a Bosco Littorio prima che l'ultimo pezzo ligneo della nave greca arcaica, entro la fine del 2012, torni restaurato dal laboratorio dall'Inghilterra. Il finanziamento dell'opera per 6 milioni di euro c'era anni fa quando però mancava il progetto esecutivo e sembra che si sia volatilizzato ora che c'è il progetto esecutivo.
Già da oltre un anno la prima parte dei legni della nave sono tornati in Italia restaurati e sono custoditi in cassette chiuse all'interno del museo di Caltanissetta. Entro fine anno potrà tornare anche una seconda parte dei legni. Il direttore del parco archeologico di Gela arch. Salvatore Gueli dovrà recarsi in Inghilterra per prelevare i legni ma ci sono difficoltà economiche per le spese del trasporto speciale tant'è che il sindaco ed il presidente della Provincia stanno cercando finanziatori per questa operazione.
Resta sul tappeto il problema della sede per esporre la nave ed il suo carico. Il sindaco Angelo Fasulo, il presidente della provincia Pino Federico e il direttore del parco archeologico hanno individuato un percorso alternativo, quello di usare un locale che già esiste nell'attesa di avere il vero museo. Hanno perciò contattato il presidente dell'Asi Giuseppe Pisano per un sopralluogo ai locali disponibili nell'area industriale. E' stato scelto l'edificio del centro sociale attiguo a quello dell'amministrazione dell'Asi come sede di un laboratorio della nave greca. L'idea è quella di portare i legni là in esposizione creando una sorta di laboratorio visibile al pubblico per le fasi che riguarderanno l'assemblaggio della nave e forse anche la ricostruzione delle parti mancanti. Le istituzioni locali insomma sembrano avere fretta nell'esposizione del relitto greco che per la sua unicità potrebbe attirare turisti in città. E poi devono dare risposte a quei cittadini che temono che i legni della nave resteranno chiusi in eterno nelle cassette al museo di Caltanissetta.
Così si sono avviate nei giorni scorsi le procedure autorizzative mirate a poter utilizzare i locali dell'Asi. E' un edificio abbastanza ampio e mai usato. Certo la sua ubicazione nella zona industriale con le ciminiere del petrolchimico che fanno da sfondo lasciano qualche dubbio circa la validità della scelta. Ma essa può funzionare se attorno all'esposizione della nave si costruisce un progetto che riguarda i vari aspetti dello sfruttamento ai fini turistici del bene archeologico: operazione non facile e nemmeno semplice.
Per l'esposizione di un relitto greco parecchio delicato vanno presi accorgimenti speciali che riguardano la sicurezza, il grado di umidità dei locali, l'esposizione al sole e la prptezione da tutti gli agenti che possano causare danni a legni che hanno resistito in fondo al mare più di 2.500 anni.
M.C.G.

mercoledì 23 novembre 2011

prima guerra mondiale - infermiere preparano un camera operatoria


prima guerra mondiale - infermiere preparano un camera operatoria.

martedì 22 novembre 2011

La Tomba del Guerriero Etrusco

La Tomba del Guerriero Etrusco
GIUSEPPE M. DELLA FINA
la Repubblica 05-09-2005
Cortona - Due novità importanti per l'archeologia italiana provengono da Cortona: oggi viene inaugurato il nuovo allestimento del Museo dell'Accademia Etrusca e della Città, nei giorni scorsi è stata scoperta una necropoli di epoca orientalizzante. Iniziamo proprio da quest'ultima notizia: vicino al grandioso tumulo noto come il Melone II del Sodo sono state portate alla luce due tombe «a circolo» e un articolato complesso edilizio. Le tombe contengono ognuna 4 o 5 casse di deposizione che, a loro volta, racchiudono un'urna con le ceneri del defunto e ricchi corredi che consentono d'inquadrarle cronologicamente nel VII secolo a. C. Si segnalano brocche, calici, ciotole di bucchero e una lancia di ferro, che potrebbe caratterizzare come guerriero il defunto.
Il complesso edilizio è d'in-terpretazione più difficile, ma rinvia con sicurezza ad uno o più edifici dalle dimensioni ragguardevoli, uno dei muri misura infatti oltre 24 metri in lunghezza. Con altrettanta certezza si può affermare già che ha avuto più fasi.
Le ricerche, portate avanti dai tecnici della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, proseguono e, con i loro risultati, andranno ad arricchire il quadro storico della Cortona etrusca e romana, che si è accresciuto notevolmente negli ultimi anni. Proprio tale ricchezza di ritrovamenti ha reso necessario ripensare lo storico Museo dell'Accademia Etrusca ospitato all'interno di Palazzo Casali.
Si è utilizzato l'aggettivo storico non a caso, l'istituzione museale cortonese è infatti una delle più antiche e prestigiose d'Italia essendo stata istituita nel 1727, quando l'abate Onofrio Baldelli donò la propria collezione di antichità all'Accademia Etrusca istituita nello stesso anno da Marcello e Ridolfino Venuti e che raggiunse, nel volgere di pochi decenni, un prestigio europeo arrivando ad annoverare tra i propri soci personaggi quali Montesquieu (1739), Voltaire (1745) e Winckelmann(1761).
In quale maniera si è ripensato il museo? E stato integrato con un'ampia sezione incentrata sul passato della città e in grado di infondergli una doppia anima: una legata al collezionismo archeologico e alla storia della disciplina, l'altra incentrata sulle vicende storiche di Cortona e del suo territorio ricostruite soprattutto alla luce della documentazione archeologica.
Il nuovo percorso si snoda lungo gli spazi sotterranei di Palazzo Casali e trova punti di eccellenza nell'esposizione dei corredi arcaici del Tumulo I e del Tumulo II del Sodo, dei bronzi provenienti dalle tombe principesche di Trestina e Fabbrecce, dei reperti provenienti dall'area della Porta Bifora con le celebri statuette bronzee delle divinità Culsans e Selvans.
Una segnalazione a parte merita la cosiddetta Tabula Cort-nensis, vale a dire una tavola in bronzo su cui è inciso il terzo testo in lingua etrusca per lunghezza giunto sino a noi. Vi si fa riferimento a transazioni che videro coinvolta la famiglia Cusu, una delle principali della città-stato, e vi è ricordato il nome etrusco del lago Trasimeno.
L'illustrazione della fase romana è affidata prevalentemente ai materiali provenienti dalla villa imperiale dellaTufa in località Ossaia con i suoi pavimenti mosaicati. A] primo piano di Palazzo Casali prende avvio il percorso espositivo del settore antiquario che non ha perduto fortunatamente il sapore di raccolta d'epoca. Accoglie capolavori assoluti come il Lampadario, una delle realizzazioni più raffinate dell'artigianato artistico etrusco. Al secondo piano una piccola collezione di antichità egizie e la Biblioteca settecentesca. Con il suo museo rinnovato, Cortona è ancora più deliziosa.

Torna alla luce la città del Sarno

Torna alla luce la città del Sarno
FRANCESCO GRAVETTl
08/10/2005, La Repubblica, Genova
A Striano uno scavo con centinaia di reperti dei Sarrastri, gli stessi abitanti di Poggiomarino


CERAMICHE, bronzi, frammenti di ossa e legno: sono alcuni dei reperti rinvenuti a Striano, in località "Affrontata allo Specchio", lungo le sponde del fiume Sarno. Sono centinaia. Molti reperti affiorano in superficie nel tratto di terra che costeggia il fiume. Si tratta, con ogni probabilità, della stessa tipologia di reperti trovati anche nella vicina Poggiomarino, riconducibili ai Sarrastri, la popolazione che ha abitato per quasi un millennio intorno al Sarno. A segnalare il ritrovamento i rappresentanti del Gruppo Archeologico "Terramare 3000" che, per conto della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Pompei, già gestiscono il villaggio protostorico della Longola a Poggiomarino.
I volontari di "Terramare 3000" hanno effettuato diversi sopralluoghi, dandone comunicazione alla Soprintendenza di Pompei e chiedendo che vengano realizzati dei saggi di scavo. Assieme alla Pro Loco strianese hanno fornito diverse foto dei reperti agli esperti della Soprintendenza. Gli archeologi che si occupano di questa zona da tempo ipotizza-
no, infatti, che il villaggio perifluviale scoperto casualmente a Poggiomarino nel2000 e definito la "Venezia protostorica" sia soltanto una piccola parte di un più vasto sito, abitato dal IV al V secolo a. C. I reperti di Striano confermerebbero questa tesi. Finora, però, l'Ente guidato da Piero Giovanni Guzzo non ha ancora indetto la gara d'appalto per dare avvio ai lavori di scavo. Per questo il gruppo "Terra-mare3000"domenica mattina si recherà in località "Affrontata allo Specchio" e invocherà l'intervento delle istituzioni, per chiedere che i saggi di scavo vengano effettuati presto.

lunedì 21 novembre 2011

Scoperto in Veneto un atelier di piume per neanderthaliani

Scoperto in Veneto un atelier di piume per neanderthaliani
Libero 3/11/2011

Cavernicoli, bruti, primitivi sì, ma con il senso dell'estetica. Nella Grotta di Fumane, in Veneto, è stato rinvenuto un "laboratorio" di piume ornamentali con le quali si abbellivano gli uomini di Neanderthal. Tutti i particolari della sensazionale scoperta sono pubblicati sul nuovo numero della rivista Archeologia Viva (Giunti). La storia dell'uomo di Neanderthal continua a riservare colpi di scena. Che l'uso della scheggiatura non avesse segreti lo sapevamo da tempo, ma che la finalità potesse essere, in certi casi, puramente estetica è una novità assoluta. Sono i reperti riportati alla luce grazie alle ricerche condotte dall'Università di Ferrara a scrivere una pagina inedita Le ricche testimonianze conservate nei depositi della grotta veneta forniscono una precisa documentazione sulla componente "vanitosa" dei nostri cugini, colonizzatori del continente europeo durante l'ultima epoca glaciale. Tra i vari tipi di volatili, i rapaci erano i prediletti, per utilizzarne il bel piumaggio, ma anche per il significato simbolico che i predatori giocavano nell'immaginario collettivo di popolazioni che vivevano di caccia. Alle penne spesso venivano aggiunti altri abbellimenti, tra cui artigli di aquila reale, la padrona dei cieli, la preda più bella e ambita.

venerdì 18 novembre 2011

prima guerra mondiale - fronte italiano - soldati in ricognizione


prima guerra mondiale - fronte italiano - soldati in ricognizione

mercoledì 16 novembre 2011

Un tesoretto archeologico affiora a Cerignola

Un tesoretto archeologico affiora a Cerignola
Luca Pernice
Corriere del Mezzogiorno - Bari 11/11/2011

Ritrovate tre tombe a «grotticella», recuperati 64 reperti
La scoperta casuale è stata fatta da un contadino durante i lavori nella sua campagna
Dato ai carabinieri tutto il materiale

Le tombe di un guerriero, di una donna e di un bambino risalenti al IV secolo avanti Cristo. E' quanto scoperto nelle campagne di Cerignola da un agricoltore che stava effettuando dei lavori nel suo terreno. Sessantaquattro i reperti archeologici recuperati dall'agricoltore e dal figlio, un laureando in Lettere: reperti che sono stati consegnati ai carabinieri della compagnia di Cerignola e ai colleghi della Tutela Patrimonio Culturale di Bari. Nel corso di alcuni lavori effettuati con mezzi agricoli pesanti e finalizzati a impiantare un vigneto, il terreno ha ceduto di circa due metri, facendo venire alla luce tre sepolture, definite a «grotticella». Tombe scavate direttamente nella roccia e dotate di una piccola apertura che conduceva alla camera sepolcrale vera e propria. All'interno di queste tombe l'agricoltore ha trovato il corredo funebre costituito da olle acrome, oinochoe a fasce, piatti e brocche con varie decorazioni, vasetti, ma anche alcuni piccoli oggetti in bronzo e un cratere a figure rosse con la rappresentazione di Dioniso con un mantello che pende dal braccio mentre insegue una Menade, una delle donne che, nella mitologia greca, accompagnavano il figlio di Zeus nei suoi viaggi. Tutti i beni erano perfettamente conservati e il proprietario del terreno agricolo, anche grazie al figlio, ha avuto la cura di prelevarli con cautela evitando lesioni e crepe. I reperti risalirebbero al IV secolo avanti Cristo, in un'epoca a cavallo tra i Dauni, gli antichi abitanti della provincia di Foggia, e i romani. Secondo quanto ipotizzato dalla responsabile della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia per il Gargano e per la zona di Cerignola, Giovanna Pacilio, i tre corredi funebri potevano appartenere a un guerriero, una donna e un bambino. Tra i reperti, infatti, sono stati trovati un frammento di un cinturone e uno «strigile», l'arnese utilizzato dai gladiatori e dai guerrieri per pulirsi il corpo dopo che si erano cosparsi di olio. Trovato anche un «netta orecchie» in metallo. Recuperati anche uno specchio e alcune piccole olle di ceramica a impasto, appartenenti ad una donna, e un piattino di colore rosso raffigurante un cigno: un oggetto che, molto spesso, costituiva il corredo funebre dei bambini. Un ritrovamento particolare e importante, come è stato sottolineato dal comandante del reparto operativo di Foggia, il maggiore Pasquale Del Gaudio, e dal comandante della compagnia di Cerignola, il capitano Salvatore Del Campo. Importante anche perché per la prima volta si tratta di reperti archeologici che vengono consegnati alle forze dell'ordine e non sono frutto di sequestri. Inoltre gli esperti credono che i terreni dove sono state trovate le tombe possano dare alla luce altre importanti scoperte. Infatti non si esclude che ci siano altre tombe o anche un piccolo villaggio, visto che tra i reperti sono state recuperate alcune tegole. Intanto si sta lavorando con l'amministrazione comunale di Cerignola affinché i beni archeologici trovati siano esposti in un museo cittadino e non chiusi in scatoloni nei magazzini.

martedì 15 novembre 2011

due infermiere nella prima guerra mondiale


due infermiere nella prima guerra mondiale.

domenica 13 novembre 2011

Carta del mondo secondo Ecateo

Carta del mondo secondo Ecateo.

Blog Antichi Sepolcri

Blog Antichi Sepolcri.
http://antichisepolcri.blogspot.com

immagine ripresa dal blog.
cerimonia funebre da un vaso greco.

sabato 12 novembre 2011

prima guerra balcanica (1912-1914) - sepoltura dei caduti


prima guerra balcanica (1912-1914) - sepoltura dei caduti.

prima guerra mondiale - bandiere da combattimento - Russe e Francesi - esposte a Berlino


prima guerra mondiale - bandiere da combattimento - Russe e Francesi - esposte a Berlino.

giovedì 10 novembre 2011

Torre del Silenzio a Bombay - Luogo sacro dei Parsi ove venivano esposti i cadaveri


Torre del Silenzio a Bombay - Luogo sacro dei Parsi ove venivano esposti i cadaveri.

lunedì 7 novembre 2011

interno di Igloo Inuit


interno di Igloo Inuit.

disegno raffigurante la condizione della donna nella prima guerra mondiale


disegno raffigurante la condizione della donna nella prima guerra mondiale.

domenica 6 novembre 2011

prima guerra mondiale - trincee sul Carso


prima guerra mondiale - trincee sul Carso.

prima guerra mondiale - fronte italiano - ponte sul fiume Isonzo


prima guerra mondiale - fronte italiano - ponte sul fiume Isonzo.

prima guerra mondiale - truppe serbe attraversano il fiume Kolubara


prima guerra mondiale - truppe serbe attraversano il fiume Kolubara.

prima guerra mondiale - caverna usata dagli austriaci come postazione


prima guerra mondiale - caverna usata dagli austriaci come postazione.

gruppo di donne Inuit


gruppo di donne Inuit.

sabato 5 novembre 2011

A Pompei concluso il restauro della conceria

A Pompei concluso il restauro della conceria
Carlo Avvisati
Il Mattino - Napoli 6/10/2011
Il salvataggio di vasche e banconi curato dagli industriali delle pelli

POMPEI. In quella che è la più antica conceria del mondo, alla fine di via Stabiana, a Pompei, gli archeologi del centro Jean Berard di Napoli, coordinati da Jean Pier Brun, hanno lavorato per due anni recuperando elementi importantissimi quali le coperture delle stanze con le vasche e delle aree con i dolii e il bancone. I lavori effettuati e quanto scoperto sulle antiche tecniche di per conciare le pelli saranno presentati domani, alle 10.30, presso l'Auditorium di Pompei, con gli interventi, tra gli altri, di Riccardo Villari, sottosegretario ai Beni culturali, della soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro e di Gianni Russo e Salvatore Mercogliano, rispettivamente vicepresidente e direttore dell'Unione Nazionale Industria Conciaria. Secondo gli studiosi, l'opificio pompeiano faceva parte di una sorta di un vero e proprio polo conciario. Nella fabbrica si lavoravano le pelli che arrivavano in prevalenza dall'Irpinia. Gli ambienti accoglievano sia l'abitazione del proprietario sia i locali perla lavorazione delle pelli. Nell'area retrostante il portico si trovano 15 vasche circolari in muratura. In dodici si faceva la concia vegetale con foglie di castagno o di quercia; nelle altre si impiegava l'allume di rocca. «Abbiamo sponsorizzato l'intervento di recupero - sottolinea Mercogliano - e continueremo ancora a sostenere altri progetti perché ci interessa riportare alla luce un distretto conciario così antico».

prima guerra mondiale - foto propagandistica con donne che salutano i soldati in partenza


prima guerra mondiale - foto propagandistica con donne che salutano i soldati in partenza.

donne impegnate in lavori boschivi durante la prima guerra mondiale


donne impegnate in lavori boschivi durante la prima guerra mondiale.

venerdì 4 novembre 2011

giovedì 3 novembre 2011

mercoledì 2 novembre 2011

ragazze tamil raccolgono il The a Ceylon


ragazze tamil raccolgono il The a Ceylon.

martedì 1 novembre 2011