mercoledì 19 maggio 2010

Il giallo dell’anello con lo scarabeo



Il giallo dell’anello con lo scarabeo
MARTEDÌ, 18 MAGGIO 2010 IL TIRRENO Grosseto

Il gioiello ha dato il nome alla grande tomba etrusca

Carico di storia e di misteri l’anello d’oro con scarabeo ruotante sul suo perno, ritrovato nel dromos della tomba etrusca scoperta l’anno scorso da giovani laureandi locali in archeologia, paleontologia, architettura, che scavano gratuitamente (nel 2007 la notizia di questi Indiana Jones di Maremma alla ricerca delle tombe perdute fece il giro del mondo; uscì anche sull’Herald Tribune).
La soprintendente, Gabriella Barbieri, quando la notizia del ritrovamento si diffuse, vietò ai giovani ricercatori volontari di rilasciare interviste e negò anche, per prudenza, la diffusione della foto dell’anello che, ora, spicca sulla locandina del convegno “Etruschi a Casenovole. Tombe del Tasso dello Scarabeo” che si svolgerà domenica prossima al Grand Hotel Petriolo Spa&Resort. Saranno anche esposte le oreficerie provenienti dagli scavi. Appuntamento interessante per tante altre ragioni, non ultimo per il giallo di quell’anello da donna con grande scarabeo nero di probabile origine egizia, ma di raffinata manifattura etrusca. Tanti i quesiti ai quali gli archeologi cercheranno di dare risposta. Ad esempio: perché il gioiello si trovava nel dromos (il corridoio che porta alla camera sepolcrale) e non nella tomba? Lo persero, fuggendo, i saccheggiatori che la depredarono, oppure fu messo lì? E se sì, perché? Certo è che è arrivato fino a noi in condizioni perfette. E l’anello non è stato il solo gioiello riportato alla luce nella necropoli di Casenovole (Civitella Paganico) che non smette di svelare tesori scientifici importanti. Nella tomba dello Scarabeo sono stati trovati, infatti, anche molti resti umani in ottimo stato di conservazione. Se la tomba del Tasso (anch’essa scoperta dagli stessi studiosi locali) era intatta, quest’ultima è stata violata, eppure agli occhi degli archeologi, appare anche più interessante. Non lo nascosero i volontari, componenti dell’associazione “Odyssesus” che organizza il convegno di domenica. La scoperta di questa grande tomba etrusca appare importante dal punto scientifico: significativa per dimensioni, per l’ottima conservazione dei molti scheletri sui quali i paleontologi, guidati dal prof. Mallegni, docente di antropologia all’università di Pisa e presidente del comitato scientifico dell’associazione Odyssesus (nata nel luglio 2007 per volontà dei giovani della zona), per l’alto numero degli inumati che potrebbe far supporre anche un riutilizzo della tomba stessa.
B. Z.
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nota. nella foto: sarcofago etrusco

mercoledì 12 maggio 2010

Tuscolo, la città 800 anni dopo.

Tuscolo, la città 800 anni dopo. Il primo percorso archeologico organizzato apre ai visitatori ogni domenica
Ilaria Romano
CORRIERE DELLA SERA 25 apr 2010 Roma

L’antico foro Il primo percorso archeologico organizzato apre ai visitatori ogni domenica

17 aprile 1191, 17 aprile 2010: a 819 anni dalla sua distruzione torna a vivere la città di Tusculum, con il primo percorso archeologico organizzato che apre ai visitatori, ogni domenica, l’area del suo antico foro, riportata alla luce dagli scavi della Escuela Española de Historia e Arqueologìa. Lo ha inaugurato la Comunità Montana Castelli Romani e prenestini, proprietaria del sito, in collaborazione con Escuela e Soprintendenza archeologica del Lazio, nell’ambito dell’impegno per il futuro Parco archeologico e culturale di Tuscolo. Un programma di visite guidate per tutto l’anno, camminamenti facilmente accessibili e pannelli illustrativi che tuffano nelle millenarie vicende della città, fin dove la storia sfuma in leggenda. Fondata sui Colli Albani da Telegono, figlio di Ulisse e della maga Circe, o secondo un’altra versione del mito dal re di Albalonga Silvio, figlio di Enea, o ancora – ipotesi mai archeologicamente convalidata ma affascinante – dagli etruschi, ameno scenario d’otium per tanti notabili della Roma tardorepubblicana e imperiale, infine ricca città medievale, sotto i conti di Tuscolo estese la sua influenza fino al litorale, suscitando le ire della vicina Roma che la distrusse, il 17 aprile 1191.

Otto secoli dopo, il foro di Tusculum torna a popolarsi. Dopo la prima apertura al pubblico con la Festa di Primavera di domenica scorsa con visite guidate (in tre turni tra le 10 e le 12 e dalle 15.30 in poi), giochi per bambini, eventi-spettacolo sì è sperimentata anche una «visita d’interpretazione ambientale e paesaggistica» con esperti. Tutti gli appuntamenti sono gratuiti. Le visite - a cura del Gruppo Archeologico Latino, gratuite - proseguono ogni domenica mattina dalle 10. Per i gruppi consigliabile la prenotazione (06.9470820, dal lunedì al venerdì). Informazioni: www.cmcastelli.it.

domenica 9 maggio 2010

Scoperto osservatorio preistorico

Scoperto osservatorio preistorico
ANTONELLO CARRUCOLI
SABATO, 08 MAGGIO 2010 IL TIRRENO - Grosseto

Il luogo dove gli antichi “dialogavano” con il firmamento si trova nella zona di Sovana. Gli studi saranno presentati in Francia

PITIGLIANO. L’associazione culturale Tages conduce studi relativi ai personaggi, ai beni culturali-ambientali del comprensorio dei tufi ed alle’tracce’ che l’uomo antico ha lasciato: ultima, in ordine di tempo, l’individuazione di un’area preistorica a carattere archeoastronomico nel sovanese. E a settembre Tages sarà rappresentata al convegno internazionale di Saint Martin de Vesubie -Francia- dal paleoastronomo Enrico Calzolari e dal tecnico gnomonista Luigi Torlai.
Prof. Calzolari, lei e Torlai parteciperete a questo convegno, portando studi condotti nel nostro comprensorio; di cosa si tratta?
«Il convegno riguarderà le rappresentazioni degli astri, degli ammassi stellari e delle costellazioni nella preistoria e nell’antichità; è in corso fra gli studiosi di archeoastronomia una disputa se sia credibile che gli antichi rappresentassero con le coppelle gli astri del cielo. Gli studiosi francesi intendono riaprire la discussione su come gli uomini della preistoria rappresentassero le costellazioni, offrendo come testimonianza le coppelle di Monte Bego, interpretate come rappresentazioni delle Pleiadi. Nel territorio dei tufi ci sono moltissime testimonianze di tipo archeoastronomico».
Alcuni soci della Tages hanno segnalato la presenza di un nuovo sito preistorico a valenza archeoastronomica vicino a Sovana. Lei si è recato sul posto per una prima indagine...
«Dopo il sopralluogo sono convinto del valore archeoastronomico del sito, che presenta una collocazione astronomica del tutto simile a Poggio Rota nel settore dei tramonti».
Strutture megalitiche, petroglifi, si trovano in più parti d’Europa. Secondo lei, c’è stato un nucleo originario?
«La domanda è ricorrente fra gli studiosi; personalmente accetto il nucleo originario per la formazione del linguaggio, ma per le rappresentazioni visive ritengo possibile sia la trasmissione nello spazio dovuta alle migrazioni, sia la identica risposta a stimoli visivi offerti dalla natura: basti pensare alla rappresentazione della svastica in Eurasia e nel Messico. una’analisi approfondita sulla psicologia dell’uomo primitivo è pubblicata sul mio sito www.paleoastronomia.com».

Soleschiano, dalla vegetazione spuntano resti di un edificio preromano

Soleschiano, dalla vegetazione spuntano resti di un edificio preromano
Il Messaggero veneto, 6 maggio 2010

Scoperta archeologica di rilievo in Friuli. Resti di rilievo in muratura sono venuti alla luce nel giardino di villa Martinengo, a Soleschiano di Manzano. Durante un intervento di riqualificazione dell’area verde, che circonda la dimora storica, sono stati scoperti le rovine di un imponente manufatto, con tutta probabilità di epoca preromana, prima nascoste da terra e vegetazione.

[6 maggio 2010]
http://messaggeroveneto.gelocal.it/multimedia/home/24451532/1/11

venerdì 7 maggio 2010

Il calvario dell'Italia - caricatura politica del 1850

Il calvario dell'Italia - caricatura politica del 1850

Un faraone di granito nero spunta in terra egiziana

Un faraone di granito nero spunta in terra egiziana
06 MAGGIO 2010, ITALIA OGGI

ESTERO - LE NOTIZIE MAI LETTE IN ITALIA

Un cantiere di scavi archeologici in Egitto, cercando di localizzare da cinque anni la sepoltura di Cleopatra, ha fatto riemergere una statua tolemaica colossale in granito nero, all'interno del tempio di Taposiris Magna, nei pressi di Alessandria. Questa figura senza testa potrebbe rappresentare il faraone Tolomeo IV che costruì il tempio oltre 2 mila anni fa. La dinastia tolemaica (330-30 a.C. circa), di origine greca, fu l'ultima dinastia faraonica prima che l'Egitto cedesse all'imperialismo romano.

La scoperta della tomba della regina suicida Cleopatra, moglie del generale romano Marco Antonio, costituirebbe la più grande conquista archeologica in Egitto dopo quella della tomba di Tutankhamon, individuata nel 1922 dal britannico Howard Carter.

Cadaveri a strati sotto la chiesa

Cadaveri a strati sotto la chiesa
LA SICILIA Mercoledì 28 Aprile 2010 Caltanissetta

Resti umani risalenti al 1200, poi nel 1866 avvenne la trasformazione in caserma

Luigi Scivoli
«Si è rivelato un vero disastro la trasformazione della chiesa in caserma perché sono state gravemente danneggiate le strutture archeologiche e architettoniche esistenti che erano di grande pregio e di grande interesse»: ha detto così il soprintendente ai beni culturali Rosalba Panvini nella presentazione dei lavori di restauro in corso nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli alla quale hanno partecipato gli architetti Daniela Vullo, Alessandro Ferrara, Carla Guzzone, Marco Cocciodiferro, e Giancarlo La Rocca, nonché la dott. Marina Conciu. È stato quindi spiegato che sono state rinvenute tre stratificazioni architettoniche importanti che passano attraverso una prima chiesa medievale «un po' più piccola e illuminata da poche finestrelle», la modifica effettuata tra il 500 e il 600 con la realizzazione di un altare dedicato al francescano San Diego D'Alcalà ritratto in un quadro che si conserva nella chiesa di Santa Flavia, e la realizzazione nel 700 delle arcate con numerosi quadri.
Intanto la sorpresa maggiore è stata la scoperta sotto la chiesa di un vero e proprio cimitero. Durante lo scavo è affiorata una grande quantità di resti umani sottoposti attualmente ad analisi antropologiche da parte della dott.ssa Rosaria Di Salvo di Palermo. «Soltanto nella parte esterna dell'abside - ha detto la dott. Panvini - sono stati rinvenuti i resti di 19 corpi tra cui due giovanetti, un maschio e una femmina, di 11 e 12 anni morti contemporaneamente, ma anche di un adulto con due anelli digitali di argento».
Ma i morti seppelliti sotto il pavimento della chiesa sono tanti e si riferiscono soprattutto al periodo tra il 1200 e il 1440/1500. «Venivano sistemati a strati - ha detto il soprintendente - nel senso che i nuovi morti venivano collocati sugli altri». Sono state rinvenute fosse comuni e anche cappelle gentilizie.
Dopo la chiusura delle cripte delle chiese (disposta nel 1838), nella chiesa di Santa Maria degli Angeli si continuarono a seppellire i morti per decreto speciale concesso forse per procurare un guadagno ai Frati Minori Riformati dell'annesso convento (c'erano apposite tariffe), per cui altri morti si aggiunsero a quelli precedenti «15 o 20 alla settimana nell'800 e per trovare loro posto - è stato spiegato - si schiacciavano gli scheletri esistenti e si faceva posto per i nuovi morti». La cosa che impressiona maggiormente è che quando nel 1866 la chiesa venne trasformata in caserma, i militari pensarono di realizzare un solaio i cui pilastri di sostegno furono "affondati" tra gli scheletri esistenti.
Nel corso dei lavori è stato portato alla luce l'abside della chiesa «al quale - ha detto la dott. Panvini - sono da collegare le finestre della chiesa originaria del 1239 che pare sia stata dedicata a S. Maria delle Grazie». Ma sono stati rinvenuti nelle murature più antiche, e più precisamente nelle finestrelle e nei cantonali «molti segni strani e incomprensibili - ha detto l'arch. Daniela Vullo - che si sta cercando di decifrare». L'arch. Carla Guzzone ha ricordato che nella contrada "Pietrarossa" sono state trovare tracce di un centro abitato e di un luogo venerato del sesto secolo avanti Cristo «per cui - ha detto - ci sarebbe una continuazione della sacralità del posto».
Nelle aree esterne dell'annesso convento sono stati asportati gli strati di cemento e altri "impasti" che l'impresa alla quale erano state affidate utilizzava per la realizzazione di "travi" per l'edilizia. Sono così venuti fuori gli originari pavimenti del chiostro e del cortile da quale, attraverso una scala, si accedeva al Castello di Pietrarossa. I lavori di restauro sono eseguiti dalla società consortile arl "Chiesa S. Maria degli Angeli". Dovrebbero essere conclusi entro la fine dell'anno, ma è impensabile. Mentre per il completamento del restauro occorreranno altre somme oltre ai 4.620.000 euro finanziati.

giovedì 6 maggio 2010

Elmetto con iscrizione commemorativa della vittoria di Hieron di Siracusa su pirati etruschi (474 ac)

Elmetto con iscrizione commemorativa della vittoria di Hieron di Siracusa su pirati etruschi (474 ac)

domenica 2 maggio 2010

Tombe greche «sbucano» tra l'aiuola

Tombe greche «sbucano» tra l'aiuola. Di Giovanni: «Valorizziamole»
LA SICILIA Giovedì 29 Aprile 2010 Siracusa

Necropoli nello spartitraffico al centro di viale Santa Panagia Tiche.

Tombe greche nello spartitraffico. Accade in viale Santa Panagia dove i resti di un'antica necropoli fanno capolino in mezzo al verde che arreda le aiuole centrali della grande arteria di Tiche.
Un rilievo archeologico non indicato da segnaletiche nè corredato da didascalie, come fa notare il consigliere comunale Ettore Di Giovanni, nonostante la sua importanza sotto il profilo storico.
«Si dovrebbe valorizzare questa curiosità storica - dice l'avvocato Di Giovanni - che si trova in pieno centro urbano, in una zona molto trafficata di uno dei rioni recenti della città. Lungo un'arteria nevralgica sulla quale ogni giorno passano numerosi automobilisti». I resti antichi sono ubicati nei pressi di un'altra area archeologica che è adiacente al posteggio di via Mazzanti. Anche in questo caso si tratta di emergenze storiche che non sono indicate in alcun modo, nonostante la loro grande valenza testimoniata dalle recenti indagini e dagli studi curati dalla soprintendenza.
«In pochi sanno che nascosti dal verde dello spartitraffico centrale del viale Santa Panagia - aggiunge il presidente della circoscrizione Tiche, Cosimo Burti - ci sono testimonianze greche che meritano di essere valorizzate. Sarebbe opportuno la presenza di cartelli informativi, d'altronde parliamo di resti archeologici di epoca greca».
Le tombe che si intravedono nell'erba dell'aiuola all'altezza della chiesa e del palazzo di giustizia, all'ingresso del viale, poco dopo l'incrocio con il viale Teracati, sono state inglobate nello spartitraffico e così salvaguardate. Ma non si tratta certo di un unicum: altre tombe greche in mezzo al traffico si possono notare lungo via Necropoli Grotticelle, come d'altronde rivela anche la sua toponomastica. Qui, lungo la cosiddetta «salita dell'ambra», si possono scorgere resti di sepolture greche ai bordi della carreggiata.
Una peculiarità che poco stupisce in una città antica quale è Siracusa. Ma che meriterebbe maggiore attenzione a beneficio di turisti e soprattutto degli stessi siracusani.