martedì 16 settembre 2008

Al Campazzo riaffiora un cimitero longobardo

Al Campazzo riaffiora un cimitero longobardo
BRESCIA OGGI Domenica 14 Settembre 2008

PONTEVICO. I resti umani composti in tombe di mattoni rustici in località Lodovica vengono fatte risalire dalla Soprintendenza all’Alto medioevo

La scoperta archeologica apre nuovi scenari sulla storia del borgo medievale Da domani scattano gli scavi per verificare la consistenza del ritrovamento


Che la valle dell’Oglio bresciana restituisca di tanto in tanto reperti archeologici longobardi è un fenomeno fisiologico quasi come la spiaggiatura dei relitti gettati sui litorali delle isole rocciose dalle navi che hanno fatto naufragio nei secoli. Stavolta però è come le viscere della terra avessero restituito addirittura - per restare nella metafora marinaresca -, la cabina di comando di un veliero antichissimo.
LE DUE SEPOLTURE riafforate a Pontevico aprono infatti nuovi scenari di ricerca che potrebbero ritoccare sostanzialmente le ipotesi storiche su nascita e declino del borgo medievale del Campazzo. La scoperta è avvenuta l’altro giorno, quasi casualmente, in località Lodovica dove è in corso una bonifica agraria. Il lavoro delle ruspe che hanno livellato il terreno e l’esondazione del vicino canale hanno praticamente provocato un piccolo smottamento che ha portato alla luce ossa umane ordinatamente composte in tombe di mattoni rustici.
AD ACCORGERSI DEI RESTI Angelo Urbani e Ottavio Sora, due appassionati di storia sacra che hanno subito avvertito il parroco don Antonio Tomasoni. E’ toccato invece al sindaco Primo Generali innescare il protocollo previsto in questi casi che ha coinvolto a cascata carabinieri, Asl e Soprintendenza ai beni ambientali di Brescia e Milano. L’area è stata transennata dalla Polizia locale per consentire al funzionario delle belle arti Andrea Breda di effettuare un sopralluogo. I primi riscontri escludono che si tratti di una fossa comune allestita - secondo alcuni testi ecclesiastici dell’archivio di Pontevico nel 1600 durante l’epidemia di peste descritta da Manzoni nei Promessi e sposi. Si è rapidamente dissolta anche la suggestiva quanto improbabile ipotesi che le sepolture facessero parte del cimitero tardo romano dedicato a San Vitale che fra l’altro trova cittadinanza solo nelle voci popolari.
LA SOPRINTENDENZA ha comunque già stabilito che le tombe sono quanto resta di una vasta area cimiteriale alto medievale, o forse addirittura più antica, in gran parte cancellata dalle ripetute bonifiche agrarie.
Per avere un quadro più chiaro bisognerà attendere gli scavi e i rilievi che - maltempo permettendo-, inizieranno domani sotto il coordinamento del Gruppo storico archeologico di Manerbio guidato da Maurizio Cavaciocchi. Gli spunti per approfondire la ricerca - secondo gli storici - non mancano: le sepolture sono in aperta campagna, lontano cioè dal nucleo antico del Campazzo. Le tombe insomma potrebbero essere la traccia di un borgo più antico. N.S.

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