venerdì 14 novembre 2008

A Pompei rivive un´antica tintoria

A Pompei rivive un´antica tintoria
VENERDÌ, 14 NOVEMBRE 2008 LA REPUBBLICA - Napoli

Nella regio V un gruppo di studiosi tenterà di ripetere il procedimento usato dalle antiche fulloniche

Archeologia viva a Pompei. Dopo aver provato a vinificare con vitigni venuti dal passato, dopo i profumi e le spezie che assaporavano gli abitanti estinti dall´eruzione, sabato si tenta un nuovo esperimento. Nella quinta Regio riapre una "fullonica", l´antica tintoria-lavanderia. A Pompei ce n´erano quattro, in quella più famosa, del tintore Stephanus, si approfittava per fare propaganda a un candidato politico del tempo. Per l´esperimento andrà in funzione una caldaia ricostruita dal Centro studi Jean Berard sul modello di quelle originali che sono arrivate fin qui intatte in alcune tintorie della città antica. L´esperimento si svolgerà sotto gli occhi dei visitatori del sito archeologico: sotto un bacino di piombo verrà acceso un fuoco per riscaldare l´acqua mescolata con allume, coloranti e fibre tessili. La dimostrazione pratica verificherà se la ricostruzione del procedimento a opera degli studiosi funziona.
Non solo archeologia spettacolare: la tintura delle stoffe vuole essere l´evento di chiusura del III Simposio Purpureae Vestes dedicato ai tessuti e alle tinture del Mediterraneo Antico. Il convegno organizzato da Universitat de València, dalla Federico II, Centre Camille Jullian, Centre Jean Bérard, cominciato ieri, prosegue oggi all´ Istituto francese Grenoble. Protagonista la città di Pompei che, prima che il Vesuvio entrasse in azione, era un importante centro di produzione di tessuti, dotata di più di trenta officine destinate alla lavorazione dei prodotti tessili.
Il Centre Camille Jullian che ha sede a Aix-en-Provence, associato al Centre Jean Bérard di Napoli, in collaborazione con la Soprintendenza di Napoli e Pompei, sostiene da diversi anni un programma di ricerca per lo studio di questa particolare attività. Alcune tintorie sono state identificate come "officinae infectoriae": veri e propri laboratori che avevano sviluppato processi tecnicamente evoluti, unendo l´uso di tinture vegetali a quello di mordenti (soluzioni fissanti) di origine minerale, tra i quali soprattutto l´allume estratto dalle miniere dell´arcipelago delle Eolie.
(s. cer.)

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