lunedì 3 gennaio 2011

Il futuro del sito archeologico tra assenza della classe politica e battaglia del mondo scientifico

Il futuro del sito archeologico tra assenza della classe politica e battaglia del mondo scientifico
Marcello Madau
Nuova Sardegna 31/12/2010

E’ assai opportuno che il Convegno internazionale di antichistica Africa Romana da poco conclusosi a Sassari abbia promosso un ulteriore appello per Tuvixeddu, compendio ambientale ed archeologico fondamentale per la città di Cagliari con il suo sistema dei colli, con i segni della preistoria, una delle più importanti necropoli puniche del mondo, le testimonianze romane e quelle della modernità. Hanno protestato a centinaia storici, archeologi ed epigrafisti di tutto il mondo di fronte ad una vergogna tutta sarda e tutta nazionale, su animazione e spinta del Magnifico Rettore dell'Università di Sassari Attilio Mastino. Con motivazioni attente. Contro l'ennesimo misfatto sul quale non ha vigilato un ministro dei Beni e delle attività culturali che dicono, e ci auguriamo, dimissionario o sfiduciato. Tuvixeddu è un bene paesaggistico che si fonda su una risorsa archeologica di incredibile rilevanza: per dimensione, storia, architetture. Aspetti pittorici, corredi tombali con materiali punici e greci di fabbrica ateniese. Nonostante le battaglie decennali, l'area è oggetto di una speculazione immobiliare che prosegue con modifiche gravi e irreversibili. Accanto alla passione ed agli appelli di intellettuali e cittadini, iniziando da Giovanni Lilliu sino a quello promosso prima dal Cagliari Social Forum e infine dal Manifesto Sardo ed Eddyburg, con migliaia di firme pesanti in tutta Italia (il voluminoso dossier del 2007-2008, con i saggi degli studiosi, l'acceso dibattito e le adesioni, è in rete all'indirizzo: http://www.manifesto-sardo.org/wp-content/uploa-ds/2007/b9/Dossier-3—Tuvixeddu.pdf), vi è una classe politica che ha dato su Tuvixeddu principalmente il peggio di sé. L'esperienza regionale di Renato Soru ha avuto il grande merito di mettere al centro il problema, con un'azione purtroppo attraversata da errori sia procedurali sia politici, come il tentativo di imporre un certo tipo di progetto al meritorio lavoro della Commissione Regionale per il Paesaggio. La classe politica al governo capeggiata da Cappellacci ha dato seguito alla tradizione cementificatrice dei ceti dei quali è espressione, talora con promesse di soluzione, soprattutto da parte sardista, alla quale in maniera 'bipartisan' si è creduto, o fatto finta di credere, per ingenuità e soprattutto per non agire. Si sono persino sentite prese di distanza: in fin dei conti, secondo alcune correnti rozzamente nazionaliste, Tuvixeddu è l'espressione di antichi colonizzatori, essendo necropoli di fase cartaginese. Un'ottica davvero preoccupante. Cosa salveremo della tutela dei monumenti ragionando così? Se il concetto di identità ha una sua validità, ecco chi lo tradisce e snatura davvero. Discorsi probabilmente astratti perché intanto la necropoli, circondata dalle orribili fioriere di cemento autorizzate a suo tempo dalla Soprintendenza Archeologica, è sotto sequestro da parte della speculazione edilizia. Non sappiamo se la speranza sia possibile, di fronte alla sostanziale assenza della classe politica e in ogni caso alla scarsa efficacia della sua azione. La battaglia del mondo scientifico la farà riemergere? E chissà se Tuvixeddu entrerà nel dibattito che si prepara per le elezioni a sindaco di Cagliari. Ne dubitiamo. Se così non fosse, non dovrà essere in ogni caso un argomento bandiera, perché è in gioco un discorso più ampio e difficile, che ci auguriamo venga sollevato all'attenzione generale dei cittadini: il modello di città da scegliere, per capire se paesaggi e monumenti saranno centrali oppure ospiti indesiderati, al massimo monumenti danneggiati per i concerti della contemporaneità.

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