domenica 22 aprile 2012

Uomini contro (1970) un film di Francesco Rosi



Film completo: Uomini contro (1970) un film di Francesco Rosi con Gian Maria Volonté, Pier Paolo Capponi, Alain Cuny, Franco Graziosi, Mark Frechette, Stavros Tornes, Nino Vingelli, Mario Feliciani, Emilio Bonucci, Daria Nicolodi, Antonio Pavan, Spartaco Conversi, Giampiero Albertini.

Sull'altopiano di Asiago tra il 1916 e il 1917 un giovane ufficiale italiano interventista scopre la follia della guerra e la disumana, insensata incompetenza degli alti comandi. Dal bel libro Un anno sull'altipiano (1938) di Emilio Lussu -- sceneggiato da Tonino Guerra e Raffaele La Capria col regista -- un film che ne ha sfrondato la chiarezza politica, le riflessioni sull'interventismo, la grandezza eroica dei soldati contadini di mezza Italia, a vantaggio di una polemica antiautoritaria e pacifista. L'indubbia efficacia spettacolare di molte pagine riscatta solo in parte la demagogia di fondo. (fonte morandini-mymovies 2012)

sabato 21 aprile 2012

"Costruirono i primi templi" di Klaus Schmidt



NEL CUORE DELLA PREISTORIA
Gobekli Tepe: una straordinaria scoperta archeologica che rivoluziona le nostre conoscenze sul remoto passato dell'uomo e getta una nuova luce sulle antiche tradizioni che hanno originato il racconto biblico della Genesi. Klaus Schmidt, l'archeologo scopritore del primo complesso templare dell'umanita', con questo libro ci conduce per mano dentro l'enigma che attanaglia da sempre gli studiosi della preistoria: donde veniamo e come siamo arrivati fin qui? Davanti a questa domanda cruciale, l'autore non si tira indietro ed avanza ipotesi narrando, in modo coinvolgente, il suo primo impatto con la misteriosa collina di Sanliurfa, nella Turchia orientale, e con i successivi eccezionali ritrovamenti, per poi descrivere con rigore la struttura dell'insediamento neolitico, cercando di interpretare il significato dei colossali pilastri a T disposti a cerchio ed istoriati con straordinari bassorilievi naturalistici o con simboli ancora tutti da decifrare. Il tutto 7000 anni prima delle grandi piramidi egizie e in tempi ancor piu' remoti rispetto all'innalzamento del primo megalite di Stonehenge. Il sito di Gobekli Tepe, con le sue meraviglie provenienti direttamente dall'era glaciale e con quelle che giacciono misteriosamente ancora sotto il manto di terra, e' destinato a cambiare radicalmente la comprensione delle tappe dell'avventura umana.

'La scoperta degli antichissimi templi di Gobekli Tepe (X millennio a.C.) permette per la prima volta di comprendere, con chiarezza senza uguali, come cacciatori e raccoglitori abbiano dato origine alla cultura degli agricoltori sedentari. Un libro affascinante sugli inizi della rivoluzione neolitica.'
(Prof. Dr. Friedemann Schrenk, Direttore della sezione paleoantropologica del Senckenberg Museum di Francoforte)

'Questa è la storia della scoperta di un santuario monumentale che, a rigor di logica, non dovrebbe nemmeno esistere. Prima che venisse in luce, infatti, nessuno avrebbe creduto che i nostri predecessori, già 12000 anni fa, fossero in grado di realizzare opere d'arte e d'architettura di tale portata. In questo libro riccamente illustrato l'archeologo Klaus Schmidt, autore degli scavi, descrive quali forze propulsive abbiano potuto manifestarsi in un momento così cruciale per la storia della civilta' umana.''
(Umberto Tecchiati)

pp. 272, XVI (tavole)
ISBN: 978-88-97264-00-2
Prezzo di Copertina 24.50


La civiltà è nata 7000 anni prima delle piramidi

La civiltà è nata 7000 anni prima delle piramidi 
di Alex Saragosa , 
Il Venerdì, 13/05/2011 
Lo sostiene l'archeologo Klaus Schmidt, che a Gobekli Tepe, in Turchia, ha trovato i più antichi templi costruiti dall'uomo, che, sorpresa, precedettero l'invenzione dell'agricoltura. Sì, il paradiso terrestre esisteva e, anche se non c'entrano nulla serpenti e mele, l'abbiamo perduto. Nel momento in cui abbiamo deciso di rompere il patto con la natura. Questo sembra rivelare una delle più clamorose scoperte archeologiche degli ultimi anni, descritta dal suo autore, il tedesco Klaus Schmidt, del celebre Istituto archeologico di Berlino, nel saggio da oggi in libreria Costruirono i primi templi (Oltre edizioni, pp. 286, euro 24,50). L'edizione italiana è la prima in traduzione, quattro anni dopo quella tedesca. In altri Paesi il libro uscirà in settembre, ma non è prevista un'uscita in lingua inglese, pare per l'ostilità delle élite archeologiche anglosassoni, che mal digeriscono l'idea di dover completamente rivedere la ricostruzione della storia dell'umanità fin qui accettata. "Il più importante sito archeologico del mondo", come l'ha definito l'archeologo sudafricano David Lewis-Williams, si chiama Göbekli Tepe (la "collina panciuta"), ed è un modesto rilievo a nord della città turca di Urfa, vicino al confine siriano. La zona è la parte più settentrionale della cosiddetta "mezzaluna fertile", l'area compresa fra Palestina, Turchia sud-orientale e Iraq. Qui, circa undicimila anni fa, tribù di cacciatori iniziarono a raccogliere e poi piantare cereali selvatici, inventando così l'agricoltura, e diedero il via a una serie di innovazioni - scrittura, città, monumenti, Stati - che avrebbero cambiato il destino dell'umanità. Nel 1994 Klaus Schmidt, studiando siti neolitici nel Nord della mezzaluna fertile, andò a dare un'occhiata a Göbekli Tepe, già visitato, trenta anni prima, da una spedizione americana, che l'aveva liquidato come "cimitero medievale". Schmidt capì che quelli che erano stati presi per lapidi tombali erano in realtà pilastri a T neolitici, cioè rappresentazioni stilizzate di persone, talvolta con volti, mani e una sorta di stola scolpiti. Ce n'erano a decine, dai due ai sette metri di lunghezza. Nelle successive stagioni di scavo, Schmidt e i colleghi turchi hanno dissotterrato e ricostruito quattro grandi cerchi megalitici, dai dieci ai trenta metri di diametro, composti da 43 pilastri a T e muri a secco, decorati da centinaia di bassorilievi, con serpenti, volpi, avvoltoi, cinghiali, gru, leoni, asini, tori, anatre, ibis, insetti, ragni e scorpioni. "In pratica, uno zoo dell'età della pietra" dice Schmidt, "anche se alcune figure potrebbero rappresentare sciamani che danzano vestiti da animali". Sono state anche trovate statuette di uomini con il membro eretto, stipiti decorati con animali in altorilievo, misteriose cornici e anelli in calcare, mentre indagini con il georadar hanno rivelato che sulla collina sono sepolti altri sedici cerchi. Il vero shock è arrivato dalla datazione delle ossa degli animali trovati nei vari strati archeologici, da cui si è scoperto che la realizzazione di Göbekli Tepe è iniziata undicimila anni fa, ed è continuata per 1500 anni, quando tutto è stato sepolto. In altre parole, quando i faraoni costruivano le piramidi di Giza e i celti Stonehenge, i cerchi megalitici di Göbekli Tepe erano già vecchi di sei-settemila anni. "I blocchi di calcare dei pilastri (anche di cinquanta tonnellate l'uno) sono stati estratti e scolpiti da migliaia di persone che non solo non conoscevano ancora ruota, ceramica o metalli, ma non avevano neanche inventato l'agricoltura o l'allevamento. Difatti abbiamo trovato sul posto solo punte di freccia e mucchi di ossa di animali selvatici, soprattutto gazzelle". E questo contrasta con quanto si è sempre creduto, e cioè che l'agricoltura, con il surplus di cibo che produce, e un governo centrale, in grado di coordinare masse di lavoratori, siano condizioni necessarie per realizzare grandi monumenti. Ma le sorprese non finiscono qui. Sui pilastri, sotto le immagini principali, si trovano combinazioni di figure animali e simboli come la mezzaluna, il cerchio o una sorta di "h". "L'aspetto richiama fortemente quello dei geroglifici egizi. Probabilmente si tratta di pittogrammi, dai quali le persone del luogo potevano trarre informazioni. Insomma, l'idea di base della scrittura risulta anticipata di migliaia di anni" dice Schmidt. Ma a cosa serviva questo complesso monumentale? "È ormai impossibile ricostruire il mondo simbolico e spirituale degli uomini di Göbekli Tepe, ma tutto, lì, parla di sacro. L'assenza di raffigurazioni femminili (persino gli animali delle immagini sono maschi) e la predominanza di rappresentazioni di specie pericolose o legate alla morte violenta, così come le statuette falliche, mi fanno pensare che si trattasse di un tempio per i defunti, forse anche un luogo iniziatico, dove i giovani apprendevano i miti". Una sorta di cattedrale neolitica, insomma, capostipite di tutti i luoghi di culto dell'umanità. Le enormi dimensioni dell'impresa, secondo Schmidt, devono aver prodotto un "effetto collaterale" sconvolgente. "Per mantenere le migliaia di persone che costruivano il monumento, a un certo punto la caccia non deve essere più bastata. A pochi chilometri da Göbekli Tepe, c'è il monte Karaca Da, il luogo dove sono stati rinvenuti i capostipiti selvatici del grano coltivato. Da quei campi naturali di cereali gli uomini devono aver cominciato a raccogliere i semi, per avere un cibo abbondante e facile da conservare. Poi, dalla raccolta, si è passati alla coltivazione". Secondo Schmidt, quindi, è stato il primo dei monumenti umani ad aver spinto verso l'agricoltura, non questa verso i monumenti, come si pensava. Nel mondo spopolato uscito da appena due millenni dalla glaciazione, Göbekli Tepe, con la sua ricchezza di acque, pascoli, foreste e prede, doveva essere il paradiso dei cacciatori-raccoglitori. Nel momento in cui fu inventata l'agricoltura, per quel paradiso fu però la fine. Gli uomini, fino ad allora in equilibrio con l'ambiente, cominciarono ad addomesticare o sterminare gli animali che minacciavano i raccolti, a tagliare i boschi, dissodare i terreni, bruciare erbe selvatiche e costruire villaggi vicino ai campi. La loro società egualitaria si stratificò in contadini, guerrieri, capi e sacerdoti. Comparvero conflitti per la terra, schiavitù, epidemie. E nuovi sanguinari dèi scalzarono gli idoli animali. A un certo punto la nuova società agricola deve aver deciso di cancellare l'antico santuario sotto metri di terra. Insomma Göbekli Tepe potrebbe essere il luogo dove l'uomo ha abbandonato il "paradiso terrestre" per entrare nell'era dell'"e tu coltiverai la terra con il sudore 
 della fronte". Un cambio vantaggioso per molti versi, ma non per tutti...

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20 04 2012 Leonardo Gobekli Tepe

20 04 2012 Leonardo

Vi trovate un interessante servizio sul sito archeologico Gobekli Tepe collocato nella attuale Turchia. 

prima guerra mondiale - Russia - danza dei cosacchi


prima guerra mondiale - Russia - danza dei cosacchi.

venerdì 20 aprile 2012

«I templi di Agrigento fabbricati in serie»

«I templi di Agrigento fabbricati in serie»
Giuseppe La Barbera
LA SICILIA Domenica 05 Febbraio 2012


«Invece di parlare dell'armonia sovrana, delle proporzioni infallibili, della purezza, e della sicurezza senza pari dell'architettura ellenica, la prima emozione è molto fiacca. Il nostro occhio, abituato a delle costruzioni enormi, infinitamente variate, infinitamente complesse, è, a prima vista, sconcertato». Non sembrerebbe vero, ma era un severo commento sui monumenti della classicità in Sicilia che il premio Nobel per la letteratura Maurice Maeterlinck (1862-1949) scrisse nel 1924.

Nessuno, tra i viaggiatori del Gran Tour, aveva mai avuto un giudizio così aspro e pesante per la terra degli idilli di Teocrito e dei sogni di Virgilio, ma anche questa era - secondo l'autore - «una prova di autentico amore dire di lei certe utili verità e di non nasconderle puerilmente le piccole colpe che guastano un poco un'ospitalità che sarebbe così facilmente deliziosa».
Poeta, saggista e drammaturgo belga, premio Nobel per la letteratura nel 1911, Maeterlinck venne in Sicilia nell'estate del 1924 per un viaggio in automobile durato meno di otto giorni. A 62 anni, era ormai un autore di grande rilevanza nella letteratura francese. In Sicilia fu infastidito di tutto: dall'accattonaggio, dalla polvere delle campagne, dalla rumorosità delle città, dalle condizioni degli alberghi, dalla banalità dei monumenti. Eppure, nonostante abitasse in «uno dei più bei posti della terra», la Costa Azzurra, aveva visto le spiagge della Spagna, i laghi divini della Lombardia, l'Egitto, la Grecia, la Siria, il Bosforo e la California, «non so perché - scrisse - ma la Sicilia mi sembrava infinitamente più desiderabile».
Palermo era per lui «una città molto banale, volgare, grigiastra sotto il sole ardente, senza una fisionomia, maltenuta. Essa offre, del resto con la sua cappella Palatina, il suo palazzo Reale, con la sua cattedrale, solo delle curiosità di secondo e talora di terzo ordine. Solo i meravigliosi agrumeti che le fanno una cintura d'oro, corrispondono a ciò che l'immaginazione pretendeva dall'attuale capitale dell'antica Trinacria». Ma a qualche chilometro, un'incredibile meraviglia: nell'antico convento dei benedettini, il chiostro di Monreale, «uno dei più grandiosi, dei più belli, dei più suggestivi che si possono vedere».
Volle poi penetrare nella campagna siciliana, vedere l'isola come essa si spiegava e si comportava sotto «il sole di Dio» e di percorrere le strade meno frequentate, ma trovò tutte le locande e tutti gli alberghi della Sicilia, eccettuati quelli di Palermo, Girgenti, Siracusa, Taormina e Messina, «sordide, nerastre e nauseabonde».
Davanti ai templi di Segesta, Selinunte e Agrigento fu in preda ad una allucinazione per quei solitari superstiti d'un magnifico mondo che non è più e, «in una solitudine così vasta, un abbandono egualmente totale di quello di Segesta, in un paesaggio da fine del mondo, piatto, biancastro, sparso di sabbia smorta e del tutto sterile, si vede all'improvviso a Selinunte, un immenso disastro. Enormi tronchi di colonne ancora in piedi, formidabili zoccoli rovesciati, mostruosi capitelli capovolti, giganteschi frammenti d'architravi, cornicioni e frontoni sono stati, così pare, radunati in tre ammassi ineguali, dalla scopa rapida e sprezzante di qualche smisurato cataclisma. E questa una catastrofe lunare o il più insensato degli incubi cubisti. Ci si avvicina turbati, confusi, storditi, sconcertati».
I templi di Agrigento gli sembrarono troppi. «Essi hanno l'aria di essere stati fabbricati in serie su una sagoma invariabile - osservò - la loro architettura è evidentemente il supremo trionfo della logica, della semplicità, dell'equilibrio, ma a forza di ripetersi, questo trionfo finisce per diventare un poco monotono». I suoi giudizi sollevarono le severe critiche di Luigi Pirandello. Non bastarono otto giorni per capire la Sicilia. «L'isola - concluse - è, press'a poco, nuda, arida e disboscata. Le strade sono presso che impraticabili. Si corre per ore senza vedere una casa, un angolo ombroso, un ruscello».

domenica 15 aprile 2012

affresco raffigurante una battaglia da Pylos


affresco raffigurante una battaglia da Pylos.

mercoledì 11 aprile 2012

Un «viaggio» nella colonia greca Naxos Giardini

Un «viaggio» nella colonia greca Naxos Giardini.
LA SICILIA Domenica 26 Febbraio 2012

Il mistero del sito dov'erano ubicati la statua e l'altare di Apollo Archegetes nel racconto del prof. Murray

Giardini. L'enigma del sito dove era ubicata la statua e l'altare di Apollo Archegetes simbolo di Naxos, prima colonia greca in Sicilia e le teorie dello storico Tucidite in merito, sono stati i principali argomenti trattati nel corso di una conferenza realizzata al museo archeologico di Naxos. L'evento, organizzato dalla direttrice del Parco archeologico, dott.ssa Maria Costanza Lentini, fa parte di una serie di incontri di un progetto patrocinato dall'assessorato regionale ai Beni culturali intitolato "Santuari e luoghi di culti: viaggio nella religione antica".
Una sala affollata di studenti universitari e docenti, ha assistito all'affascinante conferenza intitolata "Tucidite e l'altare di Apollo Archegetes" magistralmente tenuta dal prof. Oswyn Murray, uno dei massimi esperti mondiali della storia greca, già docente dal 1968 dell'Università inglese di Oxford, componente della Royal Danish Academy e membro onorario della Scuola Normale Superiore di Pisa. Il suo intervento è stato un excursus storico sulle varie tesi inerenti le fonti delle datazioni a partire dalle quali si fanno risalire le fondazioni delle varie colonie greche in Sicilia ed in particolare quella di Naxos, nonché i punti di partenza di stili come la "pittura vascolare corinzia", la cronologia delle "ceramiche". Tra i maggiori e attendibili storici ai quali si sono riferiti molti studiosi, vi è Tucidite. Su quale testimonianze si basava Tucidite e quali erano le sue fonti? Per molti anni si è ipotizzato che la maggior parte delle date antiche della storia greca si basassero su calcoli generazionali (35 anni per ciascuna generazione). Secondo la tesi sostenuta dal prof. Murray, invece, le date fornite da Tucidite non si basano su calcoli generazionali. ma sono "date assolute" che derivano da fonti considerate affidabili.
Ad esempio, una delle fonti più attendibile è la frase che Tucidite cita in merito alla fondazione di Naxos: «I primi greci a giungere furono i calcidesi dell'Eubea salpando con Teocle come fondatore; essi fondarono Naxos e istituirono l'altare di Apollo Archegetes che esiste ancora oggi fuori dalla città». Una informazione che deriva da Antioco, presa in considerazione e ripetuta da Tucidite che conferisce validità alla fonte.
ROSARIO MESSINA

martedì 10 aprile 2012

Carta della distribuzione della razza umana secondo il X capitolo della genesi


Carta della distribuzione della razza umana secondo il X capitolo della genesi.

sabato 7 aprile 2012

Scoperte tracce di siti medievali forse c'è un altare per sacrifici

Scoperte tracce di siti medievali forse c'è un altare per sacrifici
LA SICILIA Venerdì 02 Marzo 2012 Siracusa

Floridia. Scoperto un altare per sacrifici di animali dal gruppo archeologico dell'Ente Fauna siciliana, coordinato, per la locale sezione, da Concetto Giuliano. La scoperta è avvenuta per caso, in contrada Gesulini, e il reperto non appare nelle carte delle scoperte archeologiche del secolo scorso.
E' un altare diverso da quello scoperto alcuni mesi fa: la località, in quel caso, era Spampinato Culatrello, a pochi chilometri di distanza. Più piccolo e non disposto verticalmente. Difficile la datazione, ma la foggia sembra siculo-anatolica, e il manufatto in pietra pare sia stato utilizzato anche ad altre civiltà. «Eravamo partiti col proprietario del terreno alla ricerca di reperti - racconta Giuliano - di natura vulcanica poiché questo è un territorio che sorge su un'area vulcanica ancora da sondare. Sono state notate anche pietre laviche lavorate da popolazioni autoctone». Poi la sorpresa, mentre Concetto Giuliano stava allacciandosi le scarpe da trekking: gli appaiono sotto i piedi tracce di una conceria di pellame e, soprattutto, questo doppio cerchio dedicato a chissà quale divinità. L'attenzione sulla zona era già alta: anni fa, per il gasdotto, era stata smantellata una necropoli con tombe «a fossa».
«Ci riferiamo a circa 10 anni fa - ricorda - ma non sappiamo cosa sia accaduto. Pare sia stato ricoperto tutto, nel punto in cui, oggi, riusciamo a scorgere segni di un villaggio medievale».
Il nome Gesulini fa riferimento al gesso, e alla presenza del materiale fra queste terre calcaree. «Se ancora si scende di livello nella cava - dice Giuliano - è possibile scoprire altre tombe e testimonianze dei primi abitanti del nostro comprensorio: vicino a una di queste tombe abbiamo ritrovato i due cerchi». Diametro perfetto, quasi tracciato a compasso, segno di una civiltà dotata di conoscenze specifiche.
«A differenza dell'ultimo ritrovato di Cava Spampinato - ricorda - piuttosto asimmetrico, questo si presenta subito come una vasca di raccolta sacrificale, similmente a una minisaia maya».
Il proprietario, il signor Nino Calafiore, asserisce pure che «questo lembo di terra sia stato sfruttato anche da altre civiltà, bizantina compresa». Ipotesi che saranno vagliate dalla Soprintendenza. Non è escluso che il doppio cerchio sacrificale possa essere stato adoperato, nel Medioevo, per la molitura di piccoli quantitativi di olive: allora l'olio si usava per l'illuminazione, non per scopi alimentari. Lo stile rimane siculo-anatolico. Accanto, i simboli dell'era greca, poiché nelle vicinanze sono visibili tombe che recano quelle caratteristiche. Quindi un salto nel Medioevo, quando resiste questo manufatto, assicura Giuliano.
Dopo numerose ricerche sui libri di catalogazione delle biblioteche siracusane e locali, è risultato che l'indistruttibile «testimone del tempo» non è ancora stato classificato o comunque statisticato. Un motivo in più per l'auspicata impennata d'interesse sui monti Climiti, ancora da scoprire».
Roberto Rubino

giovedì 5 aprile 2012

prima guerra mondiale - rifugiati belgi in arrivo in Olanda


prima guerra mondiale - rifugiati belgi in arrivo in Olanda.

prima guerra mondiale - particolare di abitazione distrutta


prima guerra mondiale - particolare di abitazione distrutta.

mercoledì 4 aprile 2012

Alla scoperta dei villaggi preistorici degli Iblei

Alla scoperta dei villaggi preistorici degli Iblei
Michele Barbagallo
LA SICILIA Martedì 06 Marzo 2012


Sarà presentato alla stampa lunedì 12 marzo, alle ore 11 a Ragusa, nella sala riunioni dell'Ufficio Turistico di piazza San Giovanni, il nuovo appuntamento con l'archeologia camarinese in programma il prossimo 20 marzo sempre nel capoluogo. Il direttore del Parco di Kamarina, l'archeologo Giovanni Distefano, il presidente del Centro servizi Culturali, Nino Cirnigliaro, e il presidente dell'Archeoclub, Enzo Piazzese, renderanno noti i particolari dello svolgimento di un appuntamento culturale che per la nostra città sarà un vero e proprio convegno-evento.
Il titolo dell'incontro culturale, "Abitati preistorici costieri e temporanei a Camarina", e i nomi dei relatori invitati a sviluppare il tema, la professoressa Paola Pelagatti dell'Accademia dei Lincei, e il prof. Massimo Cultraro del Consiglio nazionale delle Ricerche, rendono l'appuntamento del 20 marzo un prestigioso momento culturale per la città di Ragusa che grazie alle strategie culturali del Parco Archeologico di Kamarina, permetteranno al pubblico appassionati di storia e di antichità di partecipare ad un eccezionale appuntamento con due nomi illustri dell'archeologia nazionale ed europea. Il prof. Cultraro ha scritto vari volumi fra cui "L'oro dei Miceni". La Pelagatti è stata soprintendente e ordinario di archeologia, oltre che responsabile degli scavi di Camarina, prima di Distefano.
Al convegno del 20 marzo Distefano presenterà alcune straordinarie scoperte archeologiche inedite di villaggi stagionali dei pastori preistorici iblei. Nel corso della conferenza sarà inoltre presentata da parte della Pelagatti l'eccezionale scoperta dei taccuini inediti di scavo di Paolo Orsi nel villaggio preistorico di Banco Grande. In occasione del convegno del 20 marzo sarà presentata l'annata 2008-2009 di notizie degli scavi per cui l'incontro si svolgerà con il favore dell'Accademia nazionale dei Lincei. Il Centro servizi culturali ha fatto sapere che saranno aumentati per il 20 marzo i posti a sedere nella sala conferenze di via Diaz n. 56.

martedì 3 aprile 2012

due navi da un antico disegno ateniese a figure nere


due navi da un antico disegno ateniese a figure nere.

lunedì 2 aprile 2012

Strutture greche di età arcaica scoperte sotto la chiesa dei Cavalieri di Malta

Strutture greche di età arcaica scoperte sotto la chiesa dei Cavalieri di Malta
LA SICILIA Venerdì 24 Febbraio 2012

Strutture greche arcaiche sotto l'ex chiesa dei Cavalieri di Malta. Questo il primo risultato dei saggi di scavo archeologici preventivi curati dalla Soprintendenza in occasione dei lavori di restauro dell'edificio da parte del Comune.
Lo comunica la dirigente del servizio Beni archeologici della Soprintendenza, Rosa Lanteri, che ha seguito i lavori diretti dall'archeologa Annalisa Rivoli. Adesso i tecnici dovranno studiare il materiale venuto alla luce che, nelle intenzioni del Comune, sarà illustrato in un pannello esposto all'interno dell'edificio.
Proseguono dunque i lavori di restauro e consolidamento dell'ex chiesa di piazzetta dei Cavalieri di Malta che sarà destinata a diventare un luogo culturale aperto a mostre, eventi e spettacoli vari. Ieri un nuovo sopralluogo da parte dei responsabili dell'ufficio speciale a Ortigia e della Soprintendenza.
Erano presenti l'ingegnere Pietro Fazio e l'architetto Aldo Spadaro per verificare le condizioni dei lavori attualmente fermi in attesa della consegna di materiali necessari a consolidare la struttura. Poi sarà la volta degli impianti e, come auspicano i tecnici comunali, degli arredi. Ciò al fine di consegnare l'edificio completo entro la fine dell'anno.
i.d.b.

domenica 1 aprile 2012

Appello per salvare il paleolitico

Appello per salvare il paleolitico
IL TEMPO 22/02/2012

Un appello al Ministro per i Beni e le Attività Culturali per evitare che il Museo del Paleolitico di Isernia finisca nel dimenticatoio.

A scrivere a Lorenzo Ornaghi è Emilio Izzo, funzionario della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici. «Signor Ministro – scrive Izzo –, ad Isernia nel 1978 fu rinvenuto quello che a giusto titolo viene definito dal mondo scientifico internazionale come "il più grande e il più ricco giacimento preistorico presente in 'Europa". Nonostante ciò e nonostante ingenti finanziamenti ministeriali e regionali per la realizzazione del "Museo del Paleolitico", tale struttura in quasi trent'anni non ha visto la sua ultimazione». A questo si aggiunge il fatto che di recente il sito sia stato chiuso allo stesso Izzo, con danni inevitabili per la struttura che avrebbe invece bisogno di promozione e tutela. Per questo lo stesso Izzo auspica l'intervento di Ornaghi. «Intervenga sulla questione Ministro, ristabilisca la corretta procedura amministrativa facendo terminare i lavori del museo e per far restituire a chi ha seguito il percorso della struttura da vicino le sue funzioni».