mercoledì 31 agosto 2011

prima guerra mondiale - aereo pronto al decollo sul fronte francese


prima guerra mondiale - aereo pronto al decollo sul fronte francese.

martedì 30 agosto 2011

Ancora dell'epoca romana scoperta nel golfo di Taranto

Ancora dell'epoca romana scoperta nel golfo di Taranto
La Repubblica 21-08-11, pagina 4 sezione BARI

TARANTO - Un ceppo d'ancora che sarebbe, secondo primi accertamenti, di epoca romana (lungo circa 170 cm e pesante 300 kg), è stato individuato e recuperato dai carabinieri del Nucleo subacquei di Bari, e dai colleghi del Nucleo tutela patrimonio culturale, al largo dell'isola di San Pietro, a Taranto.

L'ancora veniva usata dalle navi romane commerciali, dette 'naves onerariae' che, in epoca imperiale, solcavano i mari della costa ionica. Il ceppo, custodito nella sede del comando provinciale dei carabinieri di Taranto, sarà ora esaminato dagli archeologi della Soprintendenza ai beni culturali di Taranto

prima guerra mondiale - artiglieria serba.


prima guerra mondiale - artiglieria serba.

lunedì 29 agosto 2011

Nel museo di Chiusi i capolavori dei sudditi di Re Porsenna

Nel museo di Chiusi i capolavori dei sudditi di Re Porsenna
LAURA LARCAN
GIOVEDÌ, 25 AGOSTO 2011 la repubblica - - Roma
Anfore

Per i 110 anni dalla nascita l´istituto toscano ospita una mostra visitabile per un anno con reperti risalenti al VII secolo a.C.

In principio furono gli "scavini", professionisti dello scavo, antenati illustri dei tombaroli, che all´inizio dell´Ottocento, con la benedizione dei proprietari terrieri, riportavano alla luce tesori per alimentare il commercio internazionale di antichità. Poi, uno spirito civico cominciò a farsi largo, e la smania del business lasciò spazio al gusto della collezione privata. Che aprì la strada all´idea di un museo che svelasse al pubblico i capolavori della terra del mitico re Porsenna, alleato, come vuole la tradizione, con Tarquinio il Superbo per la conquista di Roma.
La grandiosa storia degli Etruschi passa anche per questi momenti, fatti di scoperte, uomini, progetti. E a raccontarla è proprio il Museo Nazionale Etrusco di Chiusi, città tra le più importanti dell´Etruria, che domenica inaugura la grande mostra dedicata ai centodieci anni di vita dell´istituzione. Era il 22 agosto del 1901 quando aprì i battenti, al fianco del duomo medievale, il nuovo edificio di stile neoclassico, progettato dall´architetto senese Giuseppe Partini: «Rappresenta un caso eccezionale in Toscana e in Italia di edificio che nasce per essere un museo – racconta la direttrice Monica Salvini – la maggior parte dei musei, infatti, sfruttavano ex conventi, palazzi storici o ex caserme».
L´esposizione, che resterà visitabile per un anno, ripercorre questa impresa, offrendo per la prima volta pregevoli reperti mai visti, databili fino al VII secolo a.C. chiusi da decenni nei magazzini del museo, restaurati appositamente per l´occasione. Splendidi crateri attici con scene figurate, statue, buccheri, terrecotte, frammenti di affreschi. A questi si aggiungono opere provenienti dai depositi del Museo Archeologico di Firenze. Il tutto si arricchisce di una documentazione inedita d´archivio, con fotografie sui vari allestimenti secondo le mode delle epoche, disegni e stampe ottocenteschi di oggetti e monumenti, fino a curiosità come l´invito da parte del sindaco per l´inaugurazione del museo.
La mostra, dunque, evoca la lunga storia dell´archeologia etrusca di Chiusi, terra che ha restituito capolavori assoluti, come il "Cratere François" del VI secolo a.C. il più antico vaso a volute attico ritrovato, scoperto intorno al 1844 e conservato a Firenze. «Per la straordinaria ricchezza del territorio si formò all´inizio dell´Ottocento un commercio istituzionalizzato di reperti chiusini – dice la Salvini – con protagonisti gli scavini, scavatori di mestiere, abilissimi a riconoscere le tracce. Non solo scoprivano opere, ma le restauravano. Tant´è che oggi i tesori di Chiusi sono al Louvre, Metropolitan o British Museum».
Le tappe verso la nascita del museo sono ben note: «Nel 1831 i notabili mostrano gli oggetti scoperti nelle campagne - dice Salvini – e nel 1860 nasce la Commissione civica archeologica, mentre nel 1871 apre il primo nucleo del Museo etrusco, in tre stanze di via Mecenate». Fino alla svolta del 1901. Via Porsenna 93, Chiusi, Siena. Orari: 9-20, tel. 0578-20177.

Oetzi, la mummia che cambiò la storia

La Stampa 29.8.11
Oetzi, la mummia che cambiò la storia
Vent’anni fa ritrovato in Alto Adige il reperto che ha retrodatato l’Età del Rame e avvalorato l’effetto serra
3300 avanti Cristo. È la datazione attribuita a Oetzi con la tecnica del radiocarbonio. La sua mummia ha 5300 anni
di Piero Bianucci

Tra poco saranno vent’anni esatti. Era il 19 settembre 1991 quando una coppia di alpinisti tedeschi, scendendo dalla Punta di Finale, Alto Adige, a quota 3210 metri vide affiorare dal ghiaccio i resti di un uomo. Una scena macabra ma non insolita. L’estate 1991 aveva già restituito sei corpi di escursionisti periti decine di anni prima. Eppure quella foto diventerà storica.
Non subito, però. I coniugi Erika ed Helmut Simon scesero al Rifugio del Similaun e segnalarono la vicenda, senza suscitare grandi emozioni. Tre giorni dopo erano di nuovo nella loro casa a Norimberga. La polizia italiana dimostrò poco interesse al recupero. Ci pensò la gendarmeria austriaca, e la mummia finì all’Università di Innsbruck.
Erika ed Helmut non potevano immaginare di aver fatto una scoperta che avrebbe cambiato, se non la paleoantropologia, almeno la percezione popolare di questa scienza. I resti che avevano fotografato erano quelli dell’Uomo del Similaun, o l’Uomo venuto dal Ghiaccio, o ancora, nome che poi si è affermato, Oetzi, dal toponimo del luogo di ritrovamento. Quando se ne resero conto cercarono di cavarne la giusta gloria e anche un po’ di soldi: la causa legale si è conclusa solo l’estate scorsa e ha fruttato 175 mila euro. Ma Helmut Simon non se li è goduti: è morto nel 2004 precipitando in una scarpata sulle Alpi di Salisburgo.
Per la mummia approdata a Innsbruck incominciò una serie di retrodatazioni. Era così ben conservata e aveva un aspetto così «moderno» che dapprima si pensò a un alpinista scomparso nel 1941 (ma il suo cadavere era già stato recuperato nel 1952). Qualcuno poi parlò di un escursionista ottocentesco e poco per volta si arretrò fino al tardo Medioevo ipotizzando che l’Uomo del Similaun fosse un soldato di ventura al servizio di un certo conte del Tirolo vissuto intorno al 1420.
Il colpo di scena arrivò con la datazione fatta con la tecnica del radiocarbonio. I risultati ottenuti nei laboratori di vari Paesi non lasciavano dubbi: Oetzi era vissuto fra il 3300 e il 3200 avanti Cristo, la sua mummia ha 5300 anni. Dunque valeva la pena di contendersi resti così preziosi, e le autorità italiane uscirono dalla loro indifferenza per rivendicare la mummia. Numerose spedizioni tornarono sul posto, raccolsero altri reperti, e soprattutto stabilirono che Oetzi era morto in territorio italiano, a 92 metri e 56 centimetri dalla linea di confine tra Italia e Austria. Così, dopo tanta carta bollata e complesse acrobazie diplomatiche, adesso Oetzi a buon diritto dorme il suo sonno nel Museo archeologico di Bolzano, conservato alla temperatura di 6 gradi centigradi sotto zero, in un’atmosfera a umidità controllata.
Decine di migliaia di visitatori ogni anno entrano nella sua «tomba» arredata da vetrine con le suppellettili recuperate, mentre lui, Oetzi, riposa al di là di una finestra antiproiettile di 30 per 40 centimetri: quasi una feritoia alla quale il visitatore deve affacciarsi per gettare uno sguardo fugace sul mondo di 5000 anni fa.
Chi era Oetzi? Era un cacciatore-raccoglitore, forse anche un pastore, alto un metro e 60, con età fra i 30 e i 40 anni, di rango sociale medioalto. Il suo ultimo pasto fu a base di carne di stambecco. Il corpo ha svelato 57 piccoli tatuaggi fatti inserendo erbe secche sotto pelle. Poiché aveva con sé funghi allucinogeni, qualcuno sostiene che era uno sciamano.
Sulla sua fine si è lavorato di fantasia. La spiegazione più semplice è che sia stato sorpreso da una tormenta di inizio autunno e sia morto assiderato: nuove nevicate avrebbero conservato il cadavere intatto. Ma poi si è trovata traccia di una freccia in una scapola, e allora si è pensato a un conflitto. Del resto, Oetzi è stato colto dalla morte mentre riparava il suo arco, ed era ben armato: aveva una lama di selce e un’ascia di rame.
Proprio questa è la cosa scientificamente più interessante. «Oetzi – spiegano gli antropologi Enzo Maolucci e Alberto Salza, curatori di una mostra sui cacciatori raccoglitori al Museo di Scienze naturali di Torino – fa retrodatare di mille anni l’Età del Rame. A modo suo era un pioniere della nuova tecnologia dei metalli, che stava subentrando a quella della pietra». L’altra scoperta importante che dobbiamo a Oetzi riguarda il clima. Nel 1991 due tempeste di sabbia coprirono il ghiacciaio del Similaun accelerandone la fusione: è evidente che mai negli ultimi 5000 anni il clima era stato così caldo. Una prova a favore dell’effetto serra. Un monito per l’uomo del Duemila.

prima guerra mondiale - volontari dell'Ulster


prima guerra mondiale - volontari dell'Ulster.

disegno di propaganda Tripoli è italiana


disegno di propaganda Tripoli è italiana

domenica 28 agosto 2011

sabato 27 agosto 2011

prima guerra mondiale - cucine da campo


prima guerra mondiale - cucine da campo.

venerdì 26 agosto 2011

A Vassallaggi una necropoli dimenticata

A Vassallaggi una necropoli dimenticata
LA SICILIA Giovedì 14 Luglio 2011

San Cataldo. Antico come la storia, il sito archeologico di Vassallaggi è come una gemma incastonata al centro della Sicilia, precisamente a San Cataldo, lungo la strada statale 122 in direzione Serradifalco. Come raccontano le fonti, una delle prime testimonianze scritte riguardanti il sito sarebbe quella di Diodoro Siculo, storico greco antico, che narra della lotta avvenuta nel quarto secolo avanti Cristo tra greci e Siculi, il cui condottiero Ducezio si rifugiò nel centro fortificato di Motyon, che qualcuno identifica proprio in Vassallaggi. Oggi, a distanza di millenni, l'area di circa 27 ettari, che si estende lungo le cinque colline, continua a mostrare suggestive bellezze, ma anche evidenti problemi. Posta sotto vincolo di edificazione dal 1977, già negli anni Sessanta l'area era stata interessata dai primi scavi che portarono alla luce l'area abitata nell'età greca (seconda e terza collina), il muro di cinta ed i santuari. Di questi, si ricordano il santuario dell'area sacra e quello fuori le mura (detto «Santuario della fonte»). Gli scavi, hanno sinora portato alla luce quasi 130 sarcofagi nella necropoli dell'area meridionale di Vassallaggi. Un patrimonio di cultura ed arte, dunque, che merita di essere salvaguardato: di recente, la Regione ha diviso le competenze, assegnando la valorizzazione e la tutela del sito alla Soprintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta, e le attività di scavo e restauro al «Parco Archeologico», che ha presentato progetti, tra cui la realizzazione di un «Antiquarium» a Vassallaggi, che attendono di essere finanziati. Arte, storia e cultura, ma anche folti ciuffi di erbacce alte ad avvilire il contesto: è questo il volto attuale di Vassallaggi e, per questo, a San Cataldo, diverse associazioni si dicono disponibili ad intervenire per rendere fruibile queso tesoro sconosciuto.
Claudio Costanzo

Un futuro per Alba Fucens

Un futuro per Alba Fucens
e.b.
Il Centro 19/7/2011

Massa d'Albe. Ecco la replica dopo le accuse di De Zanet (Sogni in musica)
La Soprintendenza: area valorizzata, non in abbandono

MASSA D'ALBE. La Soprintendenza per i beni archeologici d'Abruzzo risponde alle accuse di Angelo De Zanet (associazione Sogni in musica) sullo stato del sito di Alba Fucens, chiarendo l'iter che l'Ente sta seguendo per la conservazione e la tutela della colonia romana. «Nel sito romano di Alba Fucens sono attualmente in corso, sotto la direzione e con fondi della Soprintendenza lavori di scavo archeologico e di sistemazione dell'area», ha precisato Andrea Pessina, soprintendente per i Beni archeologici, «in modo da poter consentire una migliore fruizione del sito, che ha sofferto dell'assenza di interventi nello scorso anno». Secondo la Soprintendenza per i beni archeologici d'Abruzzo «definire miserabili le condizioni di Alba Fucens non corrisponde a verità. L'attuale sistemazione, decorosa e accogliente, è il frutto di un lavoro quotidiano reso però particolarmente gravoso dalla posizione dell'area archeologica, a mille metri di altitudine, che non facilita certo la conservazione dei resti antichi, mentre li sottopone a una continua usura come mostrano i restauri del secolo scorso che ormai reclamano nuovi ed estesi interventi, in parte già avviati». L'attacco di De Zanet è quindi per la Soprintendenza inopportuno perché accusa l'Ente di «spoliazione del patrimonio di Alba Fucens a danno delle popolazioni locali». «In realtà», continua il soprintendente Pessina, «è proprio grazie a questa ricerca scientifica e all'impegno di studiosi provenienti da ogni parte d'Italia e dall'estero che oggi la località è nota a livello nazionale e costituisce un'occasione fondamentale di crescita culturale e di arricchimento per le comunità locali e per i visitatori. Pertanto le scoperte degli ultimi giorni, per la qualità dei reperti rinvenuti, rivestono una particolare importanza per la ricostruzione delle vicende storiche dell'antica città e non l'ennesima occasione di furto da chi ha il non facile compito di assicurare la salvaguardia del patrimonio archeologico d'Abruzzo». Le noti dolenti ovviamente non mancano e anche i responsabili della Soprintendenza d'Abruzzo ammettono che «a fronte di ripetute e continuative attività di ricerca e tutela svolte il sito soffre della mancanza di adeguate politiche di promozione, azioni per le quali il codice per i beni culturali consente partecipazione degli enti locali e dei privati. Benché l'attenzione del pubblico nei confronti del sito sia costante in Abruzzo, non è mai pervenuta alcuna proposta concreta dai soggetti interessati ad affiancare l'impegno della Soprintendenza, in una prospettiva di collaborazione e condivisione non solo dei meriti e dei risultati, ma anche degli oneri e delle responsabilità».

giovedì 25 agosto 2011

guerra italo-turca - cartolina - L'Italia a Tripoli


guerra italo-turca - cartolina - L'Italia a Tripoli.

mercoledì 24 agosto 2011

martedì 23 agosto 2011

guerra italo-turca - cartolina - Tripoli nostra


guerra italo-turca - cartolina - Tripoli nostra.

lunedì 22 agosto 2011

domenica 21 agosto 2011

guerra italo-turca - propaganda - Gloria al valore italiano


guerra italo-turca - propaganda - Gloria al valore italiano

guerra italo-turca monenti di tregua


guerra italo-turca monenti di tregua

sabato 20 agosto 2011

prima guerra mondiale - riservista serbo a guardia di una ferrovia


prima guerra mondiale - riservista serbo a guardia di una ferrovia.

Prima guerra mondiale - si scavano trincee con protezioni contro i gas


Prima guerra mondiale - si scavano trincee con protezioni contro i gas.

venerdì 19 agosto 2011

due grifoni trainano un carro con diversi strumenti


due grifoni trainano un carro con diversi strumenti.

guerra italo-turca - disegno di propaganda esercito italiano


guerra italo-turca - disegno di propaganda esercito italiano

prima guerra mondiale - addestramento di volontari tedeschi a Berlino

prima guerra mondiale - addestramento di volontari tedeschi a Berlino.

giovedì 18 agosto 2011

Esempio di scrittura Babilonese


Esempio di scrittura Babilonese

Abitazione gallica al Monte Beuvray


Abitazione gallica al Monte Beuvray

Carro etrusco - Modello in terra cotta con barre di ferma metalliche


Carro etrusco - Modello in terra cotta con barre di ferma metalliche.

prima guerra mondiale - Una strada di Belgrado dopo annuncio mobilitazione


prima guerra mondiale - Una strada di Belgrado dopo annuncio mobilitazione

prima guerra mondiale - fronte italiano - vedetta in prima linea si un grotta scavata nel ghiaccio


prima guerra mondiale - fronte italiano - vedetta in prima linea si un grotta scavata nel ghiaccio.

prima guerra mondiale - foto aerea del campo di aviazione francese vicino a Verdun

prima guerra mondiale - foto aerea del campo di aviazione francese vicino a Verdun

Prima guerra mondiale - abitanti di Belgrado accampati per strada a seguito di un bombardamento.


Prima guerra mondiale - abitanti di Belgrado accampati per strada a seguito di un bombardamento.

prima guerra mondiale - Parigi esuli cechi manifestano davanti al monumeto della repubblica


prima guerra mondiale - Parigi esuli cechi manifestano davanti al monumeto della repubblica.

mercoledì 17 agosto 2011

prima guerra mondiale - artigliera germanica - mortaio Howitzer da 21 cm.


prima guerra mondiale - artigliera germanica - mortaio Howitzer da 21 cm.

martedì 16 agosto 2011

lunedì 15 agosto 2011

Avanti Savoia - cartolina propagandistica


Avanti Savoia - cartolina propagandistica

domenica 14 agosto 2011

Guerra italo-turca- disegno di propaganda della presa del forte Hamidie


Guerra italo-turca- disegno di propaganda della presa del forte Hamidie

sabato 13 agosto 2011

Guerra italo-turca - postazione di artigliera tenuta da marinai


Guerra italo-turca - postazione di artigliera tenuta da marinai

venerdì 12 agosto 2011

disegno di proganda della guerra italo-turca raffigurante la vittoria italiana

disegno di proganda della guerra italo-turca raffigurante la vittoria italiana.

giovedì 11 agosto 2011

La battaglia di Bengasi - 19 ottobre 1911


La battaglia di Bengasi - 19 ottobre 1911.

mercoledì 10 agosto 2011

prima guerra mondiale - cannone tedesco


prima guerra mondiale - cannone tedesco.

Foto di trince durante la guerra di conquista della Libia - Guerra Italo-Turca


Foto di trince durante la guerra di conquista della Libia - Guerra Italo-Turca

martedì 9 agosto 2011

Archeologia, ritrovata terza tomba sulla Sannitica

Archeologia, ritrovata terza tomba sulla Sannitica
IL GIORNALE di NAPOLI – 30 luglio 2011

Nuovi reperti archeologici affiorano dalla statale Sannitica. Ritrovata una terza tomba risalente, come le due scoperte qualche giorno fa, al quarto secolo avanti Cristo. Durante i lavori di scavo della Terna per il passaggio di alcuni cavi elettrici dell'Enel, il ritrovamento a circa cinque metri di profondità. La struttura, interamente in tufo, è molto simile altre due. All'interno sono stati ritrovati resti umani e vasellame in ottimo stato di conservazione. Tra questi, anche un corredo funerario: anfore e contenitori per oli. Subito sul posto l'archeologa Bianca Cavallaro, che ha provveduto a repertare il tutto per conto della Soprintendenza ai beni culturali. Nelle tombe ritrovate qualche giorno fa, due corpi umani l'uno accanto all'altro. Il ritrovamento, secondo prime analisi, è da ricollegare alla presenza sul territorio di piccoli insediamenti sanniti durante il quarto secolo avanti Cristo. Sulla Statale, infatti, nel corso degli anni, sono state fatte varie scoperte in questo senso, tali da avvalorare la tesi. In particolare, sulla parte di strada che collega Cardito, Casoria e Afragola. Diverse, infatti, le tombe risalenti al IV-III secolo a.C. ritrovate negli anni. Nel 1961 in località Cantariello fu scoperta la celebre tomba dipinta oggi esposta al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, mentre nel 1982 ritornò alla luce una necropoli in località Sanguineto. Adesso toccherà a storici e accademici dirimere la matassa e dare un nome alla popolazione che ha abitato i luoghi. Antica è la querelle tra alcuni storici locali sull'etnia stanziatasi sul territorrio in quei tempi. Per alcuni sarebbero provenienti dalla vicina Acerra, per altri si tratterebbe dei Sanniti.

guerra italo-turca - disegno raffgiurante la condizione dei soldati al fronte - Pensieri

guerra italo-turca - Pensieri

Guerra italo-turca - fucilazioni

Guerra italo-turca - fucilazioni

Guerra italo-turca . foto propagandistica - la cattura della bandiera del profeta - battaglia del 26 ottobre 1911


Guerra italo-turca . foto propagandistica - la cattura della bandiera del profeta - battaglia del 26 ottobre 1911

disegno propagandistico italiano nella guerra italo-turca per la conquista della Cirenaia e Tripolitania - Lo sbarco a Tripoli


disegno propagandistico italiano nella guerra italo-turca per la conquista della Cirenaia e Tripolitania - Lo sbarco a Tripoli.

disegno propagandistico italiano nella guerra italo-turca per la conquista della Cirenaia e Tripolitania - i combattimenti a Bumiliana


disegno propagandistico italiano nella guerra italo-turca per la conquista della Cirenaia e Tripolitania - i combattimenti a Bumiliana

Bengasi - Mercato del Pane agli inzi del 900



Bengasi - Mercato del Pane agli inzi del 900

disegno propagandistico italiano nella guerra italo-turca per la conquista della Cirenaia e Tripolitania

disegno propagandistico italiano nella guerra italo-turca per la conquista della Cirenaia e Tripolitania.

lunedì 8 agosto 2011

Scoperta nel Viterbese una montagna "sacra"

Scoperta nel Viterbese una montagna "sacra"
Paola Lo Mele
IL TEMPO 27/07/2011

Una montagna "sacra" nel cuore dell'Etruria dove tremila anni fa si offrivano voti agli dei e si bruciavano oggetti sacri in loro onore. Un antico villaggio, sulle pendici del monte Cimino, abitato da comunità protostoriche che vivevano di coltivazioni, allevamento e guerra.
È la "scoperta" portata a galla da un'équipe di archeologi dell'Università La Sapienza di Roma e della soprintendenza ai Beni archeologici dell'Etruria meridionale, dopo tre anni di scavi sulle alture di Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo.
I ritrovamenti, risalenti al 1000 a. C., sono stati presentati ieri sul posto, in località La Faggeta. Sulla sommità del monte, a oltre mille metri di altezza, negli ultimi tre anni l'equipe degli archeologi, coordinati dal professor Andrea Cardarelli, ha condotto gli scavi portando alla luce «una serie di stratificazioni di materiali derivanti da roghi» e una serie reperti di culto risalenti alla stessa epoca. Una «chiara evidenza votiva», secondo il docente della Sapienza che spiega: «Non sappiamo molto di queste popolazioni, perché molto antiche, ma sappiamo che le attività religiose di allora passavano proprio attraverso il fuoco. In onore degli dei venivano bruciati oggetti sacri, cibi o animali».
All'ombra dei faggi, nel cuore della montagna sacra, gli archeologi sono ancora a lavoro. Si tratta di un gruppo di venti persone (soprattutto giovani studenti della Sapienza) che ogni estate, da tre anni, scavano nella montagna per far rivivere usi e costumi di una civiltà precedente a quella etrusca. Tanti i reperti portati alla luce: il manico di una tazza decorata e la rotellina di un carro votivo, ma anche oggetti di uso quotidiano come fornelli domestici, vasi da cucina, fusaiole per filare la lana. «Era un villaggio abitato da comunità protoetrusche - spiega l'archeologo Andrea Schiappelli -. Non sappiamo se fosse abitato tutto l'anno o solo d'estate. Possiamo immaginare che parte della comunità fosse costituita da guerrieri perché la montagna era difesa da una cinta muraria».
«Dopo aver scoperto questo grande villaggio, abbiamo sperato che ci potesse essere anche un luogo dedicato al culto sulla sommità del monte – gli fa eco il collega Nicola Ialongo – e quando ne abbiamo rinvenuto le tracce è stata una grande emozione».
Ma gli interrogativi sono ancora tanti. Laura D'Erme della Soprintendenza ai Beni archeologici dell'Etruria meridionale si domanda: «Quali rapporti intercorrevano tra gli abitanti del monte Cimino e la vicinissima comunità di Soriano? La montagna era abitata dalla classe dominante? Era questo il punto di riferimento religioso dell'Etruria? Solo altri scavi potranno darci queste risposte».

Die streunenden Hunde des Notstands

Die streunenden Hunde des Notstands
Henning Klüver
Süddeutsche Zeitung 30/7/2011

Wie man mit viel Geld noch mehr Schaden anrichtet: Die italienische Denkmalspolitik and der zweite Untergang Pompejis

Ist Pompeji noch zu retten? Diese und ähnliche Schlagzeilen machten im Sommer vor drei Jahren die Berlusconi-Regierung hellhörig. Sie war nach dem Wahlsieg vom April 2008 wieder an die Regierungsmacht gekommen und schickte einen Notkommissar, einen Beamten des Zivilschutzes, in das mit 66 Hektar Grundfläche größte Ausgrabungsgebiet Europas. Denn Pompeji ist nicht nur ein Problem für Archäologen: Die Ausgrabungsstätte prägt das Image des Landes wie kaum ein anderes Kulturgut. Die kommissarische Leitung sollte aufräumen, einen Notstand beseitigen. Die Regierung in Rom erkannte eine Chance kulturbewusst zu sein und Effizienz zu beweisen. Jetzt aber scheint Italien dabeizusein, die Ausgrabungsstätte mit viel Geld kaputtzusanieren.
Der Publizist Gian Antonio Stella warnt zusammen mit seinem Kollegen Sergio Rizzo in einem jüngst erschienenen Buch mit dem Titel "Vandali" ("Vandalen", Rizzoli Editore) vor den Folgen einer Kulturpolitik, die lange Zeit an eigentlich selbstverständlichen Erhaltungsmaßnahmen spart, dafür aber später (zu spät) mit vollmundig verkündig-ten Notaktionen rettend eingreifen will. Im Gespräch beklagt er, dass Italien "vor allem unter der Berlusconi-Regierung, aber nicht nur unter ihr, die pflegliche, die tägliche Instandhaltung verlernt hat." Heute herrsche überall die Logik des Notstandes.
Eine Folge dieser Notstandspolitik ist, dass in Pompeji öffentliche Finanzmittel in Millionenhöhe zum Fenster hinaus geworfen werden. Ein neuer Eingangsbereich wird bislang nicht genutzt. Dagegen hat man einen monströsen Betonbunker als Lagerhalle mitten im Ausgrabungsgebiet gebaut. Die Kosten stiegen von veranschlagten 3,9 Millionen auf über 5 Millionen Euro. Derweil blättern Fresken ab, brechen antike Mauern zusammen und stürzen 2000 Jahre alte Häuser ein. Zur Wartung eines antiken Domus gehören Wärter. Viele wurden jedoch entlassen und deren Stellen gestrichen - 709 waren in der Anlage im Jahr 2004 beschäftigt, heute sind es 505. Neben den Fresken bilden wohl die Mosaiken den größten Schatz der antiken Stadt. Aber es gibt langst keinen Mosaik-Handwerker mehr, and im Domus des Cecilio Giocondo wachsen Schimmel and Gras über die Bodenbilder.
Mit teuren Großeingriffen versucht man, Dinge wieder in Ordnung zu bringen, die man jahrelang hat verkommen lassen. Das gilt für das Kolosseum in Rom, für die Ausgrabungen in Catania, für das antike Zentrum von Agrigent, aber vor allem für Pompeji. Es sei zum Haareraufen, sagt Gian Antonio Stella. Italien sei lange ein Vorbild für andere gewesen, hier seien die ersten Gesetze zum Denkmalschutz geschrieben worden. "Wenn die Italiener sich nicht um ihr historisches Erbe gekümmert hatten, dann würde es heute ein Siena nicht mehr geben." Dann gäbe es kein Venedig, "Venedig ist ein Wunder der pfleglichen Wartung." Genau diese Wartung fehlt heute in Pompeji.
Doch auch die Wartungsgeschichte hat ihre Mangel. Fehlrestaurierungen der fünfziger and sechziger Jahre mit zu schweren Materialien müssen nach and nach rückgängig gemacht werden. Das ist teuer and auch unbequem, weil Pompeji mit Absperrungen and Schließungen noch mehr zu einer Baustelle würde, als es jetzt bereits ist. Stattdessen hat man die "Event-Restaurierung" in den Vordergrund gestellt. Mit vielen Absurditäten: für einen Berlusconi-Besuch, der dann nie stattfand, wurde ein Teppichboden über die Achse des Cardo bis zur Domus Lucrezio Frontone gelegt and wieder leicht mit Kieselsteinen verdeckt - Kosten: 81 000 Euro. Viel schlimmer: Stella hatte mit einem Artikel im Corriere della Sera gezeigt, wie etwa die angebliche Restaurierung des antiken Großen Theaters unter Einsatz von Beton jedweder Denkmalspflege Hohn spricht. Sinn der Operation war es gewesen, das Theater für Großveranstaltungen vom Opern- oder Konzertabend bis zum Schlagerfestival zu nutzen. Es gehe darum, Pompeji besser zu "valorisieren", wie es in der Sprache der Kulturpolitiker heißt. Anfang Juli wurde das Große Theater angesichts einer brutalen Fehlrestaurierung gerichtlich beschlagnahmt and eine juristische Untersuchung eingeleitet. Das neapolitanische Opernhaus San Carlo, dessen Orchester unter Riccardo Muti vor einem Jahr die "restaurierte" antike Spielstätte eröffnet hatte, verzichtet auf weitere Auftritte. In der Notstandslogik waren Aufträge an dubiose Firmenkonsortien eingegangen, die vollendete Tatsachen in Beton schufen. Die Kosten für das Große Theater waren von veranschlagten 500 000 Euro auf fast 6 Millionen Euro explodiert. So wird eine Kulturpolitik ad absurdum geführt, deren Ziel es ist, Italien zu einem "kulturellen Disneyland" zu machen. Das jedenfalls hatte der ehemalige McDonald's-Manager Mario Resca, der vom Kulturministerium für Fragen der Verwertung engagiert worden war, noch im Januar wörtlich als Ziel verkündet. In Pompeji wurden deshalb große Videoprojektionsanlagen aufgebaut. Und bei Internetauftritten lernt man die Namen der streunenden Hunde in der Ausgrabungsstätte kennen. Allein die Zahlung der 55 Tiere hat 102 000 Euro verschlungen, 1850 Euro pro Tier. Rund 79 Millionen Euro wurden in den vergangen drei Jahren für Pompeji ausgegeben - nur ein Teil davon floss in den Erhalt der Anlage. Dafür wurde gleich nach der Berufung des Notverwalters der langjährige wissenschaftliche Leiter für die archäologischen Museen and Ausgrabungsstätten von Pompeji and Neapel, Pier Giovanni Guzzo, in den Zwangsruhestand versetzt. Der weltweit anerkannte Archäologe hatte sich bereits in früheren Jahren den "Valorisierung" widersetzt, es allerdings nicht verstanden, seine Instandhaltungsmaßnahmen einer Öffentlichkeit verständlich zu machen, die bei jeder Schließung eines Domus Skandal and Schlendrian vermutete.
Nach der Abberufung von Guzzo war die Stelle lange verwaist. Dann wurde sie zu einem Karussell. Die heutige Leiterin Teresa Elena Cinquantaquattro ist die vierte Soprintendentin in Neapel seit September 2009. Sie ist zudem zuständig weitere Kommunen, zu denen auch die Ausgrabungen von Herculaneum, Stabia and Oplontis gehören. Die Archäologin Agnes Duckwitz von der Münchener Stiftung "Phoenix Pompeji" beklagt in einem Radio-Interview, Pompeji verfüge über keine Sponsoring-Abteilung, die umweltverträgliche Sponsoring- und Fundraising-Konzepte ausarbeite and internationalen Hilfsfonds koordiniere.
Eine Unesco-Kommission kam nach einem Besuch der Ausgrabungsstätte zu dem Schluss, dass der Ort keine "theatralische Präsentation" benötige. Das "nackte Pompeji in seiner Herrlichkeit" sei ausstrahlungskräftig genug. Doch man müsse mit einem Pflegeplan die tägliche Wartung der Anlage sicherstellen. Der Unesco-Bericht, so schrieb die Zeitung la Repubblica, werde im Kulturministerium ignoriert, weil er die von der Regierung zu verantwortende kommissarische Leitung kritisiere and eine Rückkehr zu den Planungen von Guzzo fordere.
Die kommissarische Leitung hat inzwischen wieder der gewöhnlichen Verwaltung Platz gemacht. Privatgruppen and Universitäten auch aus den USA oder aus Frankreich sind bereit, Geld, Wissen and Können in Pompeji zu investieren. Doch werden sie vom Ministerium wie von der Lokalpolitik immer wieder verprellt. Die italienische Regierung hat inzwischen eine Sonderfinanzierung mit insgesamt 105 Millionen Euro für Pompeji and andere Ausgrabungsstätten im Land verabschiedet. Geld ist also nicht das Problem. Wie es ausgegeben wird schon.

Dalla Sardegna a Vetulonia il viaggio delle navi-gioiello

Dalla Sardegna a Vetulonia il viaggio delle navi-gioiello
SARA LANDI
GIOVEDÌ, 04 AGOSTO 2011 Il Tirreno

Al museo Falchi una mostra che attraversa il tempo e il mare

Fino a novembre preziosi reperti provenienti dai nuraghi e dalle tombe toscane riuniti insieme per la prima volta

VETULONIA. La voce del mare col suo potente moto ondoso accoglie il visitatore che ha l’impressione di camminare sulla sabbia sotto un cielo di vele, tra reperti che eccezionalmente si trovano per la prima volta riuniti nello stesso allestimento, in una delle sale del museo civico “Isidoro Falchi”.
È “Navi di bronzo. Dai santuari nuragici ai tumuli etruschi di Vetulonia”, la mostra-evento in corso fino al 6 novembre e nata nel progetto “Notti dell’archeologia” che per il 2011 in Toscana ha scelto come tema “le acque degli antichi”. La mostra è infatti incentrata sugli scambi, commerciali e culturali, tra due terre divise e al tempo stesso unite dal mare, la Sardegna della civiltà nuragica e l’etrusca Vetulonia.
Ieri la direttrice del museo Simona Rafanelli ha consegnato a una delegazione dell’amministrazione comunale castiglionese, formata dal vicesindaco Elena Nappi, dall’assessore alla cultura Federico Mazzarello e dal consigliere comunale con delega per il “Progetto Vetulonia” Walter Massetti, il catalogo fresco di stampa e presentato il servizio di bus navetta (curato da Tiemme) che con una corsa giornaliera porterà i turisti da Riva del Sole e da Castiglione della Pescaia fino a Vetulonia. Uno strumento in più per consentire ai turisti di godere a 360 gradi delle bellezze del territorio castiglionese, anche di quelle più fuori mano.
La mostra raccoglie per la prima volta in Italia una flottiglia di quindici navicelle nuragiche trovate all’interno dei corredi funerari dei principi etruschi e testimonianza dei fitti scambi commerciali tra una sponda e l’altra del Tirreno. Ancora incerta la loro funzione (si pensa fossero usate come lampade o come bruciaprofumi), ma quel che è certo è che questi modellini bronzei di imbarcazioni erano considerati dall’aristocrazia etrusca uno status symbol di prestigio destinato ad accompagnare il defunto nel suo ultimo viaggio.
L’allestimento comprende anche altri oggetti che testimoniano la rete di scambi tra Vetulonia e la Sardegna, con alcuni prestiti importanti da altri musei archeologici come il Tridente trovato nella omonima tomba di Vetulonia e conservato al Museo archeologico di Firenze.
La direttrice del territorio di Vetulonia per la Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana Bianca Maria Aranguren, in visita ieri alla mostra, ha sottolineato «il valore scientifico e il forte impatto emotivo sul visitatore» della mostra; mentre Elisabetta Mangani, del Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma (uno dei tanti musei nel progetto delle “Navi di bronzo”), ha parlato di «iniziativa lodevole per tutto il territorio, da divulgare e far conoscere il più possibile».
La mostra può essere visitata tutti i giorni di agosto e settembre con orario 10-14 e 16-20. La visita è compresa nel biglietto di ingresso al museo le cui collezioni fino al 6 novembre si arricchiscono dunque di questo piccolo tesoro portato dalle onde del mare.

domenica 7 agosto 2011

Una piramide in Italia



SARDEGNA - Monte D'Accoddi (SS): La ziqqurat mesopotamica sarda - Il tempio è stato datato risalente al 4500 a.C., al Neolitico Medio, quando vi erano insediamenti di capanne a pianta circolare di paglia e legno. Larea sacra è impreziosita dalla presenza del menhir e da un altare sacrificale, oltre che da un omphalos o pietra rotonda. Allinizio vi era solo una rampa alla cui sommità vi si trovava un edificio che era il tempio vero e proprio, intonacato di rosso ocra, ma di esso resta oggi solo il pavimento. Effettivamente Monte D'Accoddi fu scoperto proprio così, scavando una collina di terra; si decise di farlo perchè la collina era troppo anomala agli occhi che passavano di lì per caso, una collina quasi artificiale in un luogo pianeggiante.
Ancora oggi permane un fortissimo senso di sacralità che non può far a meno di invadere chi si reca in questo luogo sacro.

sabato 6 agosto 2011

Riapre dopo 38 anni il piccolo museo coi resti della necropoli

Riapre dopo 38 anni il piccolo museo coi resti della necropoli
VENERDÌ, 15 LUGLIO 2011 IL TIRRENO

Dal 30 luglio visitabile dalle 17,30 alle 20. La direttrice Regoli: «Sarà legato alla storia del territorio»

CASTIGLIONCELLO. Il visitatore in vetrina, come un pezzo da museo. E i veri reperti archeologici liberi, negli scaffali adagiati sulle pareti di quel modello di urna fittile dell’età ellenestica, a forma di tempietto, che si mostra nel verde del Poggetto che domina Punta Righini. Lo volle così, nel 1912, Luigi Adriano Milani, soprintendente alle Antichità dell’Etruria e direttore del Regio Museo Archeologico di Firenze, nonché nonno del famoso don Lorenzo, priore di Barbiana.
Dopo l’annuncio dei lavori di restauro fatto da palazzo civico l’anno scorso (320mila euro, contributo europeo e finanziamenti di Regione e Comune), siamo finalmente al momento della verità per il museo archeologico di Castiglioncello che il 30 luglio prossimo sarà inaugurato dopo 38 anni di stop. Chiusura che risale al 1973 quando la Soprintendenza lo spogliò degli oggetti qui custoditi perché la struttura era ormai preda dell’incuria, di una difficile manutenzione e del declino dei piccoli spazi museali.
Eppure, sebbene modesto nelle dimensioni architettoniche, quello di Castiglioncello è considerato un museo nazionale. Lo volle assolutamente Luigi Milani per dare una collocazione ai reperti della necropoli di Castiglioncello e per realizzarlo ottenne dal barone Fausto Patrone una piccola porzione di terreno sulla cima del Poggetto di Punta Righini. C’erano da collocare 163 reperti archeologici rivenuti dagli scavi della Torre Medicea che Diego Martelli propose al Milani. Il quale fu poi l’artefice di due ampie campagne di scavi che consentirano di far venire alla luce, nella più turistica delle nostre frazioni, circa 350 tombe. «Il 30 luglio riapriremo al pubblico questo luogo - spiega Edina Regoli, direttore del museo archeologico di Rosignano ed artefice del progetto di riapertura di Castiglioncello - che fu già concepito in modo innovativo da Luigi Milani per conservare e preservare la memoria storica di Castiglioncello. Abbiamo pensato ad un restauro che recepisse questo disegno innovativo evitando un recupero retrò. Il visitatore si troverà collocato in una vetrina dalla quale potrà apprezzare i reperti che, invece, saranno collocati negli scaffali ai lati della struttura, in modo da utilizzare al meglio gli spazi». In questi giorni tecnici ed operai della Gopion, impresa specializzate nelle vetrine museali, stanno ultimando i lavori. Dal 30 luglio inaugurazione ed apertura per tutta l’estate, con orario dalle 17,30 alle 20.
Non cela la soddisfazione per questo piccolo gioiello che torna a nuova vita il sindaco Alessandro Franchi. Il quale sottolinea l’importante contributo della Regione per il restauro e l’opportunità di valorizzare il turismo attraverso la rinnovata proposta del museo archeologico.