giovedì 28 agosto 2008

Gavette di ghiaccio, veleni e sciacalli

Gavette di ghiaccio, veleni e sciacalli
Laura Guardini
Corriere della Sera – Milano 28/8/2008

Memorie del '15-'18 Non c'è pace tra i fortini e le trincee dell'Adamello. La vicenda dei musei di Temù
Denunciati dieci «cacciatori di cimeli». Una querela per diffamazione
La «battaglia» tra i due musei della Grande Guerra ha un risvolto giallo, protagonisti i «cacciatori di cimeli»

TEMU'(Brescia) — E ora, tra amministrazione di Temù e Museo della Guerra Bianca in Adamello, è arrivata anche una denuncia per diffamazione: l'ha presentata ieri mattina ai carabinieri il vicesindaco Giuseppe Pasina contro il curatore del museo Antonio Trotti. È il capitolo più recente di una vicenda annosa e complicata, con sullo sfondo la realizzazione della nuova sede del museo: dove però sabato scorso il Comune ha inaugurato il «Museo civico camuno della Grande Guerra», mentre i responsabili dell'altro museo, istituito nel 1974, minacciano di lasciare Temù e trovare sistemazione altrove per le migliaia di reperti del primo conflitto mondiale.
Venerdì scorso il vicesindaco, nonché presidente del nuovo museo («ma che ancora non è formalmente costituito» osservano dal vecchio) ha organizzato una serie di rilievi fotografici in diverse zone dell'Adamello, salendo in quota in elicottero insieme a una ventina di persone.
Nello stesso giorno, i forestali della Provincia autonoma di Trento, guide alpine e volontari del comitato storico della Sat (Società alpinisti tridenti), insospettiti dai numerosi viaggi di elicotteri hanno sorpreso un gruppo di persone — due delle quali denunciate alla magistratura di Trento, indaga il pm Fabio Biasi — con bombe a mano e nastri di munizioni per mitragliatrici. Altri otto «predatori» erano stati denunciati nei giorni precedenti.
Si parla subito di giallo: perché se l'Adamello pullula di «recuperanti» che alimentano un mercato non chiaro (proprio su questo il museo ha compilato un .«decalogo» di raccomandazioni antisciacalli) è ben curioso che il fatto avvenga alla vigilia di un'inaugurazione che divide e produce polemiche.
«Li abbiamo incontrati e fotografati, si sono qualificati come Amici del Museo della Guerra Bianca» racconta Franco Zani mostrando le istantanee scattate alla Vedretta del Lares, sotto il Corno di Cavento durante la ricognizione organizzata dal vicesindaco di Temù.
Dal museo — che una convenzione decennale siglata nel 2006 (e unica nel suo genere) ha reso partner della direzione dei Beni culturali per quanto riguarda studio e tutela dei reperti del '15-'18 — replica Antonio Trotti: «Il Museo non ha autorizzato alcun recupero. Chiunque l'abbia fatto ha commesso un'azione illecita. Ma fuori regola è anche condurre senza permessi il monitoraggio fotografico di un'area che, come chiarito con soprintendenza e carabinieri del Noe, è paragonabile, per delicatezza, a un'area archeologica. Aspettiamo dalla magistratura altre notizie sulle indagini».
Il museo custodisce la sua autonomia, la sua cultura, la sua specificità: «Abbiamo dato a queste operazioni di recupero un carattere di studio scientifico e conservativo che è modello anche per altri, in tutta l'Italia settentrionale».
L'amministrazione di Temù ora vorrebbe «entrare» nel museo: avere più controllo sul direttivo.
«Vorremmo quasi chiedere un sequestro dei beni del museo: non hanno diritto di muovere nulla da qui, come invece hanno minacciato di fare».
E mentre continua la guerra sui ricordi di guerra, i «vicini» trentini stanno a guardare con un distacco piuttosto freddo: «Probabilmente qualcosa è stato portato via anche in territorio nostro benché l'autorizzazione al sorvolo riguardasse solo la parte lombarda dell'Adamello — dice Margherita Cogo, vicepresidente della Provincia autonoma e assessore alla Cultura —. È una vergogna: ma sono certa che l'indignazione stessa della gente porterà a smascherare i responsabili». In territorio trentino, domenica, i vandali si sono accaniti anche contro le serrature della Caverna di Cavento, a 3-300 metri: «Qui stiamo ultimando un'operazione di recupero unica — aggiunge Margherita Cogo —. A metà settembre, quando la caverna sarà "scongelata" avremo la foto di quello che yi accadde quasi cent'anni fa». È aria calda («come un phon») che riporterà alla luce brandine, suppellettili, stufe, anche i diari dei soldati, italiani e austriaci, che qui si avvicendarono a mano a mano che il Cavento era preso e perso dagli uni e dagli altri. Quella guerra, la Grande, è finita. Non questa, la piccola.

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