lunedì 20 luglio 2009

Restaurato lo scafo su cui gli abitanti tentarono la fuga dalla furia del Vesuvio

Restaurato lo scafo su cui gli abitanti tentarono la fuga dalla furia del Vesuvio
STELLA CERVASIO
GIOVEDÌ, 16 LUGLIO 2009 LA REPUBBLICA - Napoli

L´imbarcazione è esposta da oggi ai visitatori, fu rinvenuta coperta di sabbia nel 1982

È uno dei reperti più importanti mai trovati al mondo. Torna dopo una prima fase di restauro. Non era più grande di un gozzo, ma quella barca doveva portare in salvo gli ercolanesi dalla furia del vulcano. Non riuscirono ad arrivare all´altra sponda. Il "surge", la folata di gas soffiata su Pompei ed Ercolano, colpì prima che quel guscio lungo nove metri, largo due metri e venti e alto neanche un metro, potesse salpare. Fu capovolto, investito in pieno dal vento bollente. E così la trovarono il 3 agosto 1982 nell´area davanti alle Terme Suburbane. Il direttore degli Scavi di Ercolano, Giuseppe Maggi, aveva intuito dalla sabbia che quella doveva essere l´antica spiaggia dove gli ercolanesi, come anime dannate in attesa di essere traghettate, si erano affollati. E così sono riapparsi i loro corpi, un ammasso di ossa senza un inizio e una fine, i trecento uomini, donne, bambini, vecchi senza più identità ma sigillati insieme da una tragedia comune. Mai partiti e mai più ritornati. Come per i terremoti, il miglior riparo gli era parso sotto gli archi costruiti per reggere la sovrastante Area sacra. Aspettavano soccorsi che non sarebbero arrivati.
Sarà esposta da questa settimana ogni sabato e domenica nella Sala della Barca, all´ingresso della città antica, a testimonianza dei diversi effetti che l´eruzione ebbe su Ercolano, dove, a differenza di Pompei, non si conservarono legni.
La barca aveva sei scalmi, tre per lato, un timone esterno a remo che era ancorato alla barca da una cima, anche quello ritrovato durante lo scavo. Lo scafo è composto da tavole spesse tre centimetri collegate tra loro da incassi con il sistema di mortase e tenoni, denti di legno che alloggiano in apposite scanalature. L´allestimento prevede una protezione anche da eventuali scosse sismiche e permette di osservare la barca romana anche dentro lo scafo.
Il restauro che viene presentato oggi alle 15.30 nella sala didattica all´ingresso degli Scavi di Ercolano dal soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, dall´assessore ai Beni culturali Oberdan Forlenza con il direttore degli Scavi Maria Paola Guidobaldi, il sindaco di Ercolano Nino Daniele e, per la Regione, Guglielmo Allodi, avrà una seconda fase. Per i pezzi carbonizzati della barca, attualmente tenuti insieme da un supporto in vetroresina, nel corso dello step successivo è prevista l´eliminazione del supporto e l´ambientazione della barca restituita alla sua forma nella stessa sala su una distesa di sabbia che simulerà la posizione originaria nella quale fu rinvenuta. L´esposizione prevede un percorso attraverso le vetrine che contengono gli altri reperti "imparentati" con la barca ercolanese, un argano, le cime e altri strumenti utili alla navigazione. «Il padiglione della Barca - dice il direttore Guidobaldi - preannuncia la musealizzazione degli scheletri dei fuggiaschi nei Fornici della spiaggia, monumento di un popolo anonimo catturato nel suo ultimo istante di vita». Oggi sarà presentata anche a Villa Maiuri in via IV Orologi la futura sede del Centro Internazionale per gli Studi di Herculaneum, che nasce dalla collaborazione tra Comune, Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e della British School at Roma. Il restauro della barca romana è finanziato con Fondi Por 2000-2006, insieme agli interventi di valorizzazione dei dieci ettari di area archeologica compresa tra Nuovo Ingresso e Villa dei Papiri, dove sono stati realizzati un parco attrezzato, un nuovo ponte di accesso agli Scavi ed è stata messa in sicurezza la Scarpata Nord, che franava a causa dell´abusivismo edilizio della città nuova.

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