"Così, scoperta dopo scoperta ricostruiamo la storia della città"

"Così, scoperta dopo scoperta ricostruiamo la storia della città"
09/08/2006, La Repubblica, Milano

Parla la studiosa Elisabetta Roffia: "Ogni ritrovamento ci insegna qualcosa"

I LAVORI per i parcheggi sotterranei sono una grande occasione per recuperare una parte della storia della nostra città. Milano è cresciuta su se stessa nei secoli e, in alcuni punti, possiamo pensare che nasconda ancora qualcosa del passato. Per questo ogni volta che qualcuno scava in profondità all'in terno delle mura romane viene seguito passo passo dai nostri archeologi». Elisabetta Roffia, fino alla scorsa settimana sovrintendente ai Beni archeologici della Lombardia (tra pochi giorni il testimone passerà a Luigi Malnati), è donna prudente che non ama fare ipotesi azzardate. Ma, come tutti gli archeologi, lavora per induzione. E di una cosa è certa: «L'archeologo procede per piccoli passi, non sempre per scoperte sensazionali. Ogni piccolo ritrovamento, magari anche il frammento di un oggetto, può essere utile. Il nostro lavoro non è solo quello di salvaguardare il patrimonio antico di Milano, ma anche di ricostruirne la storia».
Lunedì sono iniziati i lavori per il parcheggio sotto piazza San Babila.
Cosa ci può essere sotto l'asfalto?
«Lo sapremo fra qualche settimana. Prima bisogna fare i saggi, poi sapremo se si nasconde qualcosa di archeologicamente rilevante».
Ma in quella zona della città cosa si potrebbe trovare?
«Edifici romani, abitazioni, se qualcosa è rimasto. Capita spesso di scoprire che interventi recenti hanno già spazzato via tutti i resti dell'antichità».
Eppure da qualche anno ogni volta che il Comune fa un buco nell'asfalto viene alla luce qualcosa. L'ultimo ritrovamento è stata la necropoli in corso di Porta Romana.
«Per fortuna qualcosa è rimasto intatto. La zona di massimo interesse per noi è il centro storico, dove sorgeva la città romana.
In particolare vicino ai grandi edifici come il teatro romano [sotto piazza Affari), l'anfiteatro [fra via Arena, De Amicis e Conca del Naviglio), il palazzo imperiale (tra corso Europa e via Circo) . Ma seguiamo anche i cantieri all'interno delle altre cerchie dove sorgeva la città medioevale, o lungo le vie d'uscita come corso di Porta Romana, corso di Porta Ticinese, Corso Italia che possono nascondere le antiche necropoli».
In quanti cantieri state lavorando?
«Sei grandi cantieri, intesi come parcheggi sotterranei. Ma interveniamo anche ogni volta che qualcuno vuole scavare per costruire un garage sotterraneo, una cantina o un ascensore nelle zone a rischio. Più o meno controlliamo una quindicina di cantieri privati all'anno, anche se la maggior parte delle volte non troviamo nulla. Gli interventi dei secoli scorsi hanno distrutto molte tracce della Milano antica».
E se invece si trovasse qualcosa?
«Dipende da cosa si trova. Se sono oggetti o tombe che si possono trasportare allora si rallentano i lavori spostando i ritrovamenti interessanti, se invece ci sono resti di edifici, mura, chiese partono gli scavi archeologici».
A quanti metri sotto l'asfalto si possono trovare resti archeologici?
«La città romana è a pochi metri sotto la strada. Si parla di quattro-cinque metri, a seconda della zona».
Come lavorano gli archeologi nei cantieri?
«Prima di tutto si studiano le carte per cercare di capire cosa fu costruito in quel punto della città nei vari secoli. Poi, quando le ruspe hanno tolto il primo strato di terreno, quello toccato dagli interventi più recenti, gli archeologi fanno un saggio preliminare nel 20 per cento dell'area interessata. Dopo un'accurata indagine valutiamo rischi e costi. Nel caso venga trovato qualcosa di rilevante entrano in scena gli archeologi».

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