lunedì 7 dicembre 2009

Tesori etruschi affiorano dal mare

Tesori etruschi affiorano dal mare
A.R.
Il Tirreno, 7/3/2006

Recuperate anfore, pietre e ceppi di ancora: i resti di un relitto?

CASTIGLIONCELLO. E' un vero e proprio tesoro, fino ad oggi nascosto tra i fondali di Calafuria, quello riportato alla luce dal gruppo Archeosub labronico di Nibbiaia: si tratta di venti anfore etrusche (tipo Py4a), dal corpo ovoidale di 55,5 cm di altezza alcune quasi interamente conservate, un'anfora massaliota e una fenicio-punica. Non solo. I sub rosignanesi sono riusciti a riportare in superficie dal sito della Punta del Miglio (tra il Boccale e Sonnino) materiale litico (una pietra forata, un braccio di ceppo, un catillus di macina e numerose mazzere di tonnarella).
E, tra i reperti di piombo, due ceppi di ancora di età probabilmente tardo repubblicana, 3 barre di appesantimento ed un misterioso oggetto a forma parallelepipeda con un'ansa prensile (tipo maniglia) di 32 cm. di altezza. Non tutti i reperti sono attribuibili ad unico contesto né databili alla stessa epoca. Le anfore etrusche, come quella massaliota e i ceppi d'ancora, tuttavia, rappresentano il ritrovamento più corposo che fa pensare all'esistenza di un relitto etrusco nelle acque antistanti la scogliera di Calafuria. Ipotesi, questa, che il gruppo Archeosub Labronico ha riproposto e ripercorso in un volume pubblicato, e non commerciabile, in cui vengono catalogati i reperti scoperti a largo di Punta del Miglio, una piccola Capo Horn del Mediterraneo già tristemente nota nell'antichità per l'irruenza delle onde e teatro di spettacolari naufragi.
Il tesoro portato alla luce dai sub, insomma, potrebbe in parte essere quello di una nave etrusca che seguiva la cosiddetta «rotta del vino» per trasportare il prezioso nettare di Bacco e l'altra mercanzia dall'Etruria alla Gallia fino all'Iberia e specialmente alle città di Massalia (oggi Marsiglia), Agathé Tyche (oggi Cap d'Agde, in Linguadocia) ed Alicante in Spagna.
La scoperta è stata fatta per caso dai sub dell'Archeosub Labronico, richiamati sul posto da un via-vai di sub indaffarati a portar via roba dal fondo del mare, appoggiati da un natante che, alla vista del gruppo specializzato, si dileguò. Ma già negli anni '70, nello stesso sito teatro della scoperto, erano sparite circa una trentina di anfore saccheggiate da ignoti che, per primi, erano riusciti ad identificare il luogo del relitto. Oggi questi reperti trovati, in momenti diversi, nell'estate scorsa sono stati denunciati ai carabinieri di Castiglioncello e consegnati al museo archeologico di Rosignano. Al ritrovamento, oltre Archeosub, parteciperanno vigili del fuoco di Livorno, sotto l'egida della Sovrintendenza.
Il luogo del ritrovamento è di fronte a Punta del Miglio, alla distanza minima di circa 100 metri dalla riva, su fondali misti, prevalentemente rocciosi, interrotti da anfratti e grotte ad una profondità variabile tra i 15 e 30 metri. «Le ultime scoperte -racconta Gianluca Citi, vice presidente e direttore del nucleo operativo Archeosub (presidente è Letizia Marini) - appartengono al luglio scorso quando ci immergemmo con il nucleo specializzato dei vigili del fuoco recuperando alcune anfore ed altro materiale». Ma le ricerche in questo tratto di mare erano iniziate due anni prima, nel settembre 2003.
Da uno studio di quanto recuperato, grazie anche all' interessamento del dottor Alessandro Papò, esperto archeologo e sub, si è ipotizzato che gran parte del materiale provenga da un mercantile dell'Etruria del V secolo A.C. partito probabilmente dal porto di Vulci o Cerveteri e naufragato, schiantandosi, proprio a Punta del Miglio. Si tratta di una delle prime grandi scoperte fatta lungo le coste italiane.

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