lunedì 7 dicembre 2009

Le scoperte di La Grave. Carbonara. II rito dei neolitici

Le scoperte di La Grave. Carbonara. II rito dei neolitici
Cristina Iule
La Gazzetta del Mezzogiorno, 2 dicembre 2006

Vasi, macine e statuette: in un centinaio di reperti laprova di un insediamentodi 5 mila anni fa

La preistoria rivive al quartiere barese di Carbonara. Di notevole interesse storico-culturale è la scoperta archeologica di un nutrito corredo dell'età neolitica avvenuta in località «La Grave», accanto alla masseria Stevanato. Un centinaio di pezzi, fra vasi, coppette, macine e statuette, risalenti all'età della pietra hanno documentato che il territorio di Carbonara, appunto, era abitato già cinquemila anni fa.
Gli scavi, avvenuti a gennaio del 2004 nel corso di alcuni lavori dell'Acquedotto Pugliese, sono stati condotti dall'archeologo barese Michele Sicolo sotto la guida della archeologa Francesca Radìna, funzionario della Soprintendenza dei Beni Archeologici della. Puglia. Un patrimonio di inestimabile valore è venuto alla luce in una Circoscrizione che si riconferma, per l'ennesima volta, territorio assai fertile per l'archeologia pugliese. Risale, infatti, al 1988 la prima scoperta, nella zona dell'ex mulino «Elia» a Ceglie del Campo, di una necropoli composta da ventisette tombe risalenti al III-IV secolo a. C. Qualche tempo dopo, sempre nelle vicinanze, fu individuata un'altra necropoli: ventuno tombe del VII-VIII secolo a. C. e ancora, nella zona adiacente a via Vaccarella trentatré tombe del IV-VI secolo a. C. vennero alla luce insieme ad una medaglia di bronzo risalente al II secolo a. C.
L'ultima scoperta è stata soltanto il culmine di una serie di interessanti ritrovamenti. È quanto hanno sottolineato durante l'incontro con gli archeologici Radina e Sicolo, nella chiesa di Sant'Agostino di Carbonara, l'assessore al Patrimonio della Provincia di Bari Nicola Acquaviva, il presidente della IV Circoscrizione Carbonara-Cerglie-Loseto-Santa Rita Rocco De Adessìs ed il presidente della commissione circoscrizionale Cultura Carlo Mazza.
«Dobbiamo ringraziare anche l'Acquedotto Pugliese -ha dichiarato Francesca Radina - che ci ha consentito di intralciare in qualche modo i lavori di posa in opera delle tubature, per consentirci di effettuare gli scavi. Non è sempre facile ottenere una collaborazione di questo tipo. Inoltre, dobbiamo ringraziare la caparbietà dell'archeologo Sicolo se questo patrimonio è venuto alla luce».
E, infatti, proprio Sicolo accortosi di alcune fosse di varie dimensioni ha voluto vederci chiaro. «A prima vista - ha spiegato l'archeologo - potevano sembrare silos agricoli, ma la loro struttura mi fatto pensare al periodo neolitico».
Il corredo, ritrovato in un silos alto un metro e settanta centimetri, è stato interamente restaurato nei labo-ratori della Soprintendenza. Migliaia di frammenti ricomposti con pazienza certosina, hanno confermato che in quella fossa cinquemila anni fa era stato compiuto un rito con ossa umane e di un bue, teschi umani e macine per il grano. Forse un rito propiziatorio.
Il più interessante dei reperti ritrovati è una statuetta di argilla di quattro centi-metri raffigurante la testa di un animale a metà fra un ariete ed un maiale. Per esporre i reperti al pubblico bisognerà aspettare la conclusione dei restauri del materiale - preziosissimo dal punto vista storico e tuttavia senza mercato - del quale non è ancora deciso chi sarà l'affidatario, ha precisato Francesca Radina.

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