martedì 17 marzo 2009

«Fortuna & Prosperità: dee e maghe dell’Abruzzo antico»

«Fortuna & Prosperità: dee e maghe dell’Abruzzo antico»
è boom di visitatori
ALESSANDRO DI NATALE CELANO
Il Tempo, 12/10/2006

Ben 1500 appassionati hanno voluto ammirare gli antichi reperti, in particolare la statua di Angizia
Ha riscosso grande successo la mostra archeologica allestita nel salone del castello Piccolomini di Celano

Ha riscosso grande successo la mostra «Fortuna & Prosperità: dee e maghe dell’Abruzzo antico», conclusasi lunedì scorso all’interno del castello Piccolomini dopo un mese circa d’esposizione. Il bilancio finale vede un totale di ben 1500 visite, con punte giornaliere che hanno superato le 150. Promosso dalla soprintendenza archeologica e allestita dall'associazione Antiqua con il patrocinio di Regione Abruzzo, Provincia e città dell'Aquila, curato da Adele Campanelli, Flavia De Sanctis e Maria Paola Pennetta, l'allestimento ha offerto ai visitatori la visione di un patrimonio popolare ricchissimo e antichissimo, proveniente dagli scavi effettuati in diverse località: da Alfedena a Campovalano, a Cansano, Fresagrandinara, Carsoli, fino ad arrivare ad Alba Fucens, Tornareccio, Casalbordino e all'area sacra di Luco dei Marsi. Quattro le strutture principali, che hanno voluto raccontare il rapporto che fin dall'antichità l'uomo ha avuto con il mondo del magico: all'inizio l'uomo trova magica la natura che lo circonda, l'acqua, il fuoco, la luna il sole, e la rappresenta; nella seconda fase si accorge che, all'interno del mondo della natura, è l'uomo stesso una creatura magica ed allora comincia a rappresentare se stesso, fino ad arrivare all'intuizione del divino e comincia ad utilizzare oggetti magici, infine, per contrastare l'immobilismo della morte inizia a rappresentare la magia del movimento, del suono della luce. Ogni momento è stato schematizzato attraverso teche contenenti i corrispondenti reperti archeologici, l'approfondimento è stato affidato alle proiezioni visive cui è stata dedicata un'intera stanza del maniero trecentesco. Tra i reperti più ammirati la statua della dea Angitia, che forse più di ogni altro si è prestata a spiegare il rapporto tra uomo e magia essendo la dea una «terribile maga che per prima scoprì la male erbe, maneggiava con maestria i veleni e traeva giù la luna dal cielo».

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