martedì 17 marzo 2009

Morgantina, un monumento particolare

Morgantina, un monumento particolare
Giovanna Cirino
Giornale di Sicilia, 19/9/2006

In principio non fu creato per gli spettacoli

Nel 1958 l'American Journal of Archaeology pubblica la notizia dell'identificazione della città greco-sicula di Morgantina, in provincia di Enna. La città era stata fondata dai Siculi (Morgeti) sui Monti Erei, nell'altura della Cittadella; la sua esistenza era certificata dai documenti storici, ma non era ancora stata localizzata. Secondo alcuni studiosi l'altopiano di Serra Orlando era l'ultimo posto dove cercare la città dei Morgeti, anche se Diodoro Siculo aveva situato l'antica Morgantina non lontano da Agira. Gli scavi di Serra Orlando, erano stati autorizzati nell'agosto del 1955, da Luigi Bernabò Brea, Sovrintendente alle Antichità di Siracusa.
Erik Sjoqvist e Richard Stillwell condussero gli scavi della missione archeologica americana della Princeton University. Armati di picconi e speranze, baciati dal sole e dalla fortuna, scoprirono alcune monete con la scritta hispanorum. Le monete erano state battute dalla zecca degli Ispani, i mercenari a cui Roma dopo la conquista della Sicilia, aveva ceduto Morgantina e il suo territorio. «Wonderful, Eureka, Bingo», quale fu l'esclamazione non è dato saperlo, ma di sicuro i due esperti compresero di aver fatto centro: Morgantina era stata ritrovata!
La scoperta nel 1962 di un'epigrafe nel proscenio del teatro, in cui era scritto il nome Morgantina, ne confermerà l'identificazione. 1 resti monumentali del sito raccontano più di mille anni di storia, dalla fondazione della città in età preistorica, fino al suo abbandono in età imperiale: l'agorà, le lussuose dimore e soprattutto il suo particolare teatro. L'edificio teatrale di Morgantina, infatti, non era stato concepito come spazio per le rappresentazioni. Non sorgeva, a differenza di altri teatri classici, in un luogo periferico alla pòlis, ma nel centro monumentale, vicino all'agorà, con vista sulla scena urbana. La sua ubicazione indica l'importanza politica di luogo per le assemblee popolari, di ekklesiastéiron, la grande gradinata, con 16 file di alti gradini per sedersi durante le riunioni politiche che potevano prolungarsi anche per un'intera giornata.
Nella sua struttura iniziale (dal 350 al 325 a.C.), il teatro era costituito solo dall'orchestra e dalla cavea che, secondo alcuni studiosi, era di forma trapezoidale. Simile quindi ai teatri arcaici di derivazione micenea e alla struttura adiacente che delimita l'agorà e che costituiva un punto di osservazione collettivo, da cui seguire le celebrazioni religiose delle divinità. Cerimonie che si svolgevano nel vicino santuario consacrato agli dei Ghé, Hermes, Plutone, Demetra e Kore. Un théatron, dunque, dalla duplice funzione politica e religiosa.
Un «teatro quadrato» nella vallata dell'agorà, così come lo descrive Tommaso Fazello, nella sua Storia della Sicilia del 1558. L'assenza di strutture sceniche esclude in quella prima fase la destinazione a uso teatrale nel senso classico della parola.
Nelle successive sistemazioni (dal 317 al 275 a.C), viene edificata invece una struttura scenica, e il primitivo impianto perde la sua funzione di théatron per assumere quella di teatro vero e proprio in grado di contenere fino a 5.000 spettatori, di cui circa 2.000 trovavano posto nei sedili di pietra e il resto sulla terra battuta a monte della gradinata. L'edificio è da quel momento in grado di soddisfare entrambe le funzioni di «teatro» e di ekklesiastéiron.
Con l'intervento di restauro, eseguito di recente dalla Provincia regionale di Enna con fondi comunitari, all'importanza storico-artistica del monumento-teatro, si aggiunge quella del «valore» che viene dalla fruizione dell' edificio teatrale, e che può ospitare rappresentazioni classiche e contemporanee. Già da due anni l'associazione «Capua Antica Festival», organizza un'interessante rassegna, «Teatri di Pietra Sicilia», legata alla valorizzazione del territorio e delle aree archeologiche-monumentali di gran parte dell' Isola. Grazie al progetto Theatrum Théatron, promosso con il sostegno e patrocinio del ministero ai Beni e le Attività Culturali, la kermesse é arrivata lo scorso anno anche in Sicilia e tra le novità di quest'estate, vi é stato l'ampliamento della rete. Quest'anno oltre al Teatro Antico di Morgantina, al Parco Archeologico di Palmintelli e al Tempio di Héra a Selinunte, sono state coinvolte nel progetto la chiesa di San Giovannello alla Giudecca a Orti-gia, il teatro Pietrarosa di Pollina e l'area del teatro di Eraclea Minoa.
La storia del patrimonio archeologico siciliano è fatta di personaggi illustri, analisi autorevoli, scoperte importanti, dovute alla passione infinita di chi lo ha amato e rispettato. Al tempo stesso è una storia costellata da vicende rocambolesche, furti di dipinti su commissione, sistematiche spoliazioni di mosaici e statue.
Le monete, i tesori d'argento e i gioielli rinvenuti negli scavi clandestini, hanno alimentato quel traffico illegale, culminato nello scandalo del 1988, quando si venne a conoscenza di eccezionali reperti di Morgantina finiti in musei all'estero. L'Italia continua a chiedere la restituzione dei «tesori rubati», 42 opere d'arte trafugate, tra cui un Apollo in marmo e la Venere di Morgantina esposti al Paul Getty Museum in California, e i 14 pezzi degli argenti di Morgantina custoditi al Metropolitan Museum di New York. Le nuove strategie di contrasto contro i sistemi ermergenti del riciclaggio, attuate dai Carabinieri del Nucleo regionale tutela patrimonio culturale, hanno portato a una significativa riduzione dei furti d'arte nell'ultimo semestre. Gli investigatori del reparto speciale dell'Arma, hanno sottolineato che l'alto numero di reperti recuperati «è sintomatico di una situazione endemica di saccheggio dei siti archeologici siciliani da parte di tombaroli».

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