domenica 2 agosto 2009

Il «giallo» dell’uomo con la freccia in petto sepolto 4.500 anni fa

Il «giallo» dell’uomo con la freccia in petto sepolto 4.500 anni fa
Edoardo Sassi
01/08/2009 CORRIERE DELLA SERA

La scoperta Rinvenuta tomba dell’Eneolitico: forse era un guerriero

Una corsa contro il tempo e contro l’alta marea. Poche ore di scavo stratigrafico condotto con urgenza immediatamente dopo la scoperta, per salvare in extremis quel ritrovamento sulla spiaggia di Nettuno — una sessantina di chilometri a sud di Roma — che gli archeologi preistorici definiscono «eccezionale »: lo scheletro, praticamente integro e con relativo corredo funerario intatto, di un uomo vissuto circa 4.500 anni fa, Età del Rame o Eneolitico, e dunque coevo di Oetzi, celebre mummia rinvenuta al di sotto del ghiacciaio di Similaun nel 1991.

Alto «meno di un metro e 70», ha già un nome anche lui, forse meno suggestivo e poetico del suo «cugino» delle nevi. Ma si è deciso di ribattezzarlo così, Nello , dal nome del carabiniere a capo dell’indagine che ha portato alla sua scoperta a pochi metri dalla battigia in località Torre Astura, zona salvata dalla cementificazione negli anni Sessanta in un territorio sede di un Poligono militare ma aperto ai bagnanti in estate.

A ritrovare Nello (nel maggio scorso, ma la notizia è stata data ieri), dopo una sepoltura di molti secoli e al di sotto di uno strato d’argilla, sono stati infatti i militari del Comando carabinieri Tutela patrimonio culturale (Tpc), durante uno dei voli che l’Arma effettua su zone di interesse archeologico per prevenire abusi e scavi clandestini. «Abbiamo l’occhio allenato — ha spiegato ieri il colonnello Raffaele Mancino, comandante del Reparto operativo Tpc — l’equipaggio in elicottero ha individuato una fenditura nel terreno argilloso e abbiamo subito allertato gli esperti della Soprintendenza. Poteva essere uno scavo clandestino, ma era l’erosione dell’alta marea che aveva scoperto la fossa della tomba. Siamo stati tempestivi, un ritardo e il mare avrebbe distrutto tutto » .

Nello (esposto ieri nella sede del Comando nel rione Trastevere), molto probabilmente fu un antico guerriero: del suo corredo funerario accanto al feretro, oltre a sei vasi, fanno parte infatti anche due lame di pugnale in selce e una punta di freccia ritrovata sopra alle ossa del costato. Non ha più i piedi, portati via probabilmente dall’azione delle maree (stesso destino per la copertura della tomba, di forma ovoidale, larga circa 85 centimetri e lunga 170). Ma benché integre o quasi, le porzioni del suo scheletro sono state spostate quasi certamente dallo sciabordio delle onde (il bacino, ad esempio, appare in posizione innaturale).

Fu quella freccia nella zona del costato a uccidere il guerriero preistorico di Nettuno? «Probabile », la risposta di Marina Sapelli Ragni, soprintendente archeologico del Lazio, e Francesco Di Mario, responsabile dell’area: «Ma saranno le analisi antropologiche — hanno detto i due esperti del ministero dei Beni culturali — a chiarire i dettagli, dalle cause della morte alla datazione certa».

Ora le indagini proseguono, e non è detto che quella di Nello sia una sepoltura isolata. «La presenza di una necropoli eneolitica non è da escludersi e saremmo di fronte a una scoperta straordinaria». Altra «anomalia » solo apparente, la sepoltura in riva al mare. Dai geologi sono infatti arrivate le prime conferme sulla linea di costa, che migliaia di anni fa poteva trovarsi arretrata rispetto a oggi.

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