lunedì 17 agosto 2009

Sorpresa! Sotto Cremona ho scoperto un'altra Pompei

Sorpresa! Sotto Cremona ho scoperto un'altra Pompei
Chiara Moniaci
Oggi 26-APR-2006

Affreschi meravigliosi, ricchi mosaici, fontane decorate: «Qui ci fu un insediamento paragonabile alla città sepolta dal Vesuvio», dice Lynn Passi Pitcher. «Ed è la conferma che Vespasiano, nel 69 d.C., mise a ferro e fuoco la città latina». I segreti degli scavi che stanno facendo la storia

E' Cremona, aprile nata negli Stati Uniti, ha fatto l'asilo in Alaska, le elementari in Virginia, medie e liceo in Germania, due anni di università in America e si è laureata alla Statale di Milano. Ma passerà alla storia per avere scoperto la «Pompei lombarda»: nell'urbe dove studiò Virgilio c'era un insediamento paragonabile per ricchezza a Pompei, la città sepolta dall'eruzione del Vesuvio nel 79 dopo Cristo. Esattamente dieci anni prima, nel 69 d.C, 40 mila soldati misero a ferro e fuoco Cremona, l'antica colonia latina fondata nel 218 a.C: lo narra Tacito nel capitolo 33 del terzo libro delle Storie. Ma prima di questi scavi non c'erano conferme precise.
«È effettivamente uno dei più importanti ritrovamenti romani di tutto il Nord Italia», dice Lynn Passi Pitcher, con un simpatico accento anglosassone e due profondi occhi azzurri. L'«Indiana Jones in gonnella», che ha tre figli e una passione infinita per il suo lavoro, è arrivata in Italia nel 1970 per motivi di studio e ci è rimasta per motivi di cuore. Dal 1978 è ispettore ai Beni archeologici della Lombardia e nel 1983, a Cremona, ha fatto questa eccezionale scoperta, di cui solo recentemente si è scoperta l'enorme portata.
«Si salvarono solo le tracce dei muri degli edifici», racconta la dottoressa Pitcher passeggiando tra anfore, pozzi e resti di mosaici nell'immensa area (2.000 metri quadrati) degli scavi, nella centralissima piazza Marconi, a due passi dallo splendido Duomo romanico.
«Durante la guerra civile, le truppe di Vespasiano scavarono delle buche poi riempite con le macerie delle distruzioni: la nostra fortuna! Perché tutto quello che sta sopra queste "buche rosse" è databile dopo il 69, tutto quello che c'è sotto, prima. Questo è un fatto eccezionale perché il problema di chi fa questo lavoro è la datazione, spesso incerta. Se in un bar di oggi c'è appeso un telefono dei primi del Novecento, un archeologo del Tremila, trovandolo durante uno scavo non sarebbe portato a pensare che ai nostri tempi si usava così?».
Il primo «saggio», o scavo esplorativo, del 1983 ha fatto scoprire l'edificio più grande. Nel 2002, con gli altri due saggi, è stata ritrovata una domus, cioè un'abitazione di città, e un'enorme cisterna: «Questo ci dice che avevano bisogno di molta acqua, non solo per usi domestici, ma anche per i giochi d'acqua delle fontane, e ci fa capire che siamo in presenza di un grande sviluppo urbanistico. Non solo: i reperti denotano una ricchezza straordinaria. Ci sono elementi di una fontana, per esempio, di un genere che finora è stato trovato solo nel Lazio e in Campania, con conchiglie di mare, frammenti di vetro, parti colorate in blu egizio. Il padrone doveva essere ricchissimo: li deve aver visti durante un viaggio in Centro Italia, gli sono piaciuti e ha chiamato gli artigiani per farseli fare. Questi capitelli di un edificio privato fanno parte di un colonnato realizzato in pietra di Vicenza. C'è una gamba di tavolo in rosso antico, raffi-natissimo, fatto con pietra della Tunisia e costruito a Roma, con decori: fiori a calice, un uccellino; è dello stesso tipo di quelli trovati a Pompei, ma ancora più bello. Nella cisterna ci sono affreschi di cui, secondo gli esperti, sono autori maestranze dall'Italia centrale; sono simili a quelli trovati nella casa di Augusto o di Livia, con decorazioni a finto marmo, foglie di alloro con bacche, ghirlande a motivi floreali, delfini...».
Nell'area transennata, mentre tutt'intorno i cremonesi fanno acquisti alle bancarelle del mercato, tre ragazzi armati di elmetti, pale, carriole e secchi lavorano vicino a grossi
Sull'area archeologica sorgerà un maxi-pareheggio
mucchi di terra: fanno parte dell'equipe di una trentina di laureati e laureandi in Scienze dei Beni culturali (un tempo Archeologia) che lavora al progetto. La ruspa sposta blocchi di terra, pronta per essere setacciata minuziosamente; i secchi accolgono una prima grossolana suddivisione dei reperti - una bocca di brocca, un pezzo di ceramica di vernice nera, un pezzo di anfora -che verranno poi catalogati minuziosamente e riposti in un magazzino di fianco agli scavi (nelle cassette gentilmente cedute dagli ambulanti a fine giornata, che prima contenevano frutta, ora «ossa lavorate», «vetri», «metalli»...). «Il Palazzo dell'Arte che si affaccia proprio su -piazza Marconi potrebbe essere una buona soluzione per un museo archeologico, una volta che qui ci sarà il parcheggio», prosegue Pitcher. Già, dal prossimo settembre cominceranno i lavori e nel 2008 là dove c'era la «Pompei lombarda» ci saranno pneumatici e tubi di scappamento. Uno scandalo? Uno schiaffo alla cultura? «Neanche per sogno», dice l'ispettore, che non ha mai voluto fare i concorsi per diventare sovrintendente perché ama troppo il lavoro sul campo.
«Tra noi e l'amministrazione comunale c'è stata fin dall'inizio un'intesa totale. Abbiamo concordato i lavori e per quel tempo avremo concluso la ricerca: potremo ricostruire la planimetria degli edifici e capire più a fondo la vita delle città in età romana. È da scavi come questo che si recuperano i dati che fanno la Storia. In più le tre zone archeologicamente importanti saranno musealizzate e visitabili: ora tocca agli architetti presentarci dei buoni progetti, noi siamo aperti alle proposte: bisogna essere moderni». E detto da una grande archeologa fa proprio effetto!

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