lunedì 17 agosto 2009

Un anfiteatro e un tempio fra i tesori dell'antica Cuma

Un anfiteatro e un tempio fra i tesori dell'antica Cuma
PASQUALE DE VITA e LUCA ROMANO
La Repubblica (Napoli) 06/04/2006

UN ANFITEATRO fra i più antichi d'Italia finalmente riportato alla luce. La scoperta di mura fortificate del VI secolo a.C, un tempio di età ellenistica e una necropoli. Sono alcune delle novità emerse dagli scavi di Cuma, che in parte ridisegnano la geografia dell'antica città.
Gli appassionati dovranno tuttavia aspettare almeno un paio d'anni, fino al 2008, per l'apertura al pubblico dei nuovi siti. La fruizione di queste meraviglie è, infatti, l'obiettivo del "Progetto Kyme", un programma di scavi iniziato nel 1994 e giunto alla sua fase conclusiva. Quattro i gruppi di ricerca coinvolti: insieme alla Soprintendenza per i Beni archeologici, il Centre Jean Bérard di Napoli, l'Università Federico II e L'Orientale. Il percorso del futuro Parco Museale si svilupperà lungo un itinerario che va oltre l'acropoli e il mito della Sibilla.
Appena fuori dal perimetro della città antica, a lato della strada che congiunge Cuma a Licola, sono ormai chiaramente visibilili arcate superiori dell'anfiteatro di epoca romana. Anche se già localizzato e riconoscibile, fino a pochi mesi fa era completamente ricoperto da un frutteto. Gli scavi ne hanno riportato alla luce la cavea e metà degli spalti con uno degli ingressi. Scenario di lotte fra gladiatori e giochi di caccia, a volte ospitava il supplizio dei condannati a morte.
«Un'epigrafe ritrovata in un'antica taberna di Puteoli - spiega il direttore dell'Ufficio scavi Paolo Caputo - racconta la crocifissione di una donna avvenuta nell'arena». Costruito alla fine del II secolo a.C, è simile a quello di Pompei: non ha sotterranei e gli spalti sono adagiati sulle pendenze naturali del terreno.
Nella parte settentrionale della città, l'equipe di ricercatori dell'Università "L'Orientale", diretta dal professore Bruno D'Agostino, sta facendo riaffiorare le diverse stratificazioni della cinta muraria. «Si tratta - dice D'Agostino - di una archeologia della paura. È impressionante osservare come i Cumani, sentendosi vulnerabili, abbiano rafforzato ed esteso continuamente le fortificazioni per fronteggiare sempre nuovi nemici».
Addossate al più antico anello difensivo, sono state scoperte le mura fatte costruire alla fine del VI secolo a.C. dal tiranno Aristodemo. Un eroe della Magna Grecia, molto popolare nelle fonti antiche per le sue riforme e per aver respinto l'avanzata degli etruschi. Poi altri ampliamenti, per difendersi da Annibale durante le guerre puniche, e la definitiva sistemazione monumentale con Augusto. «Questa antica barriera - auspica D'Agostino - può svolgere ancora oggi una funzione difensiva, come scudo contro la speculazione edilizia in una zona che ne è profondamente segnata ed è poco tutelata dalle amministrazionilocali».
Subito di fronte alle mura, gli archeologi del Centre Jean Berard cercano il porto della città, sede della flotta di Ottaviano, lontano da dove lo collocano le ipotesi tradizionali. «Crediamo - spiega Priscilla Munzi, dell'equipe dell'istituto francese - che sia qui vicino, in quello che era il Lago di Licola, bonificato agli inizi del '900. Molti sono gli indizi, non abbiamo però ancora la prova definitiva». Per ora sono emerse una piazza basolata e tre strade, tra cui un ampio tratto della via Domiziana. A lato una necropoli con mausolei, recinti funerari e un santuario di età ellenistica. L'ingresso del futuro parco sarà nella città bassa, all'interno della masseria del Gigante, un edificio del 1600, costruito su un tempio di età flavia, che ospiterà un antiquarium. In questa zona il gruppo della Federico II è impegnato negli scavi del foro e del Capitolium. «Stanno venendo alla luce - dice la professoressa Giovanna Greco - i diversi livelli della storia di Cuma: la fase bizantina, quella romana, tracce dell'insediamento sannitico, e finalmente anche testimonianze di età greca».
Curioso il ritrovamento di alcune calcare, forni usati nel medioevo per riciclare gli antichi materiali edili, trasformandoli in calce. Alcuni reperti sono già in mostra nella sezione "NovaAntiquaPhlegraea" del Museo archeologico di Baia: parti del fregio dorico del Capitolium, terracotte e ceramiche del primo periodo della colonizzazione greca e le statue ritrovate in un santuario di Iside lungo il litorale, tra cui una sfinge in granito.

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