giovedì 20 agosto 2009

Le anfore di Panarea, tesoro sconosciuto

Le anfore di Panarea, tesoro sconosciuto
LUIGI BARRICA
GIOVEDÌ, 20 AGOSTO 2009 LA REPUBBLICA - Palermo

Ritrovate da una nave oceanografica a duecento metri di profondità

Ora, tangibile, c´è la prova: altri due relitti carichi di anfore sono stati individuati a poco meno di duecento metri di profondità, nelle acque antistanti Panarea. Relitti praticamente intatti, vista l´ubicazione degli stessi e quindi difficilmente raggiungibili. Una scoperta possibile tramite l´utilizzo dell´ecoscandaglio, posizionato a bordo d´una nave oceanografica, impiegata proprio per quelle ricerche. E a comprovare la presenza di quelle navi, risalenti forse al III e II secolo a. C., esistono delle foto nelle quali sono evidenti i contorni dei natanti e i loro carichi quasi completamente sommersi dalla sabbia.
I responsabili della ricerca non hanno specificato la latitudine e longitudine delle navi, proprio per evitare che tombaroli marini, anche muniti di batiscafo, facciano scempio di quelle anfore, così come, tristemente, le cronache hanno raccontato dalle Eolie. Tra qualche mese, comunque, sarà avviato un progetto di recupero coordinato dalla Soprintendenza del mare di Palermo, diretta dall´archeologo Sebastiano Tusa.
Operazione complessa e delicata alla quale l´assessore regionale ai Beni culturali, onorevole Lino Leanza, «offre piena disponibilità, consapevole che quei tesori - sostiene l´assessore - debbono essere restituiti al loro splendore e ammirati da tutti nel museo di Lipari».
E in effetti nei fondali di Panarea è stata scoperto un vero tesoro, composto, con gli altri relitti simili individuati negli anni scorsi nei mari eoliani, da almeno 4-5 mila anfore. Insomma, ancora una volta attorno a queste isole è evidente un cimitero di navi, naufragate con i loro carichi, quasi sempre per collisione con scogli o spezzati da possenti onde. Basti pensare che, certificati e fotografati, nei fondali dell´arcipelago tra i 25 e i 70 metri, dormono undici relitti, romani o greci, alcuni dei quali assolutamente intatti. Non solo: tracce evidenti di un glorioso passato legato alla marineria eoliana sono state scoperte anche ad appena sette metri di profondità e ad un solo metro dalla battigia. È il caso del porto, risalente all´età romano-imperiale, trovato a Lipari l´anno scorso in località Sottomonastero, composto da mura di cinta, templi, e pavimentazione, sopra il quale una società privata vorrebbe realizzare un megaporto turistico privato, per la spesa di oltre 100 milioni di euro.

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